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giovedì 3 aprile 2014

Editor… chi?

«Quindi hai scritto un nuovo libro?» «Sì. Ho terminato proprio ieri di lavorare al testo, insieme alla mia editor.» «Editor… chi? Cosa sarebbe una editor?» Il breve stralcio di dialogo qui riportato è avvenuto pochissimi giorni fa, tra me e una mia curiosa nuova lettrice. Avere la possibilità di scambiare qualche parola con chi ti segue è sempre illuminante: ti permette di comprendere come, alcune cose, date per scontate, non lo siano invece affatto. È credenza generale che la scrittura di un libro sia un lavoro che riguarda due fattori unici e distinti: l’autore dell’opera e lo strumento – oggi il computer – con cui il manoscritto prende forma. Un dogma vero, ma non del tutto. 

Con l’avvento del self-publishing è cresciuto il numero di coloro che tentano la strada della scrittura, grazie a dei meccanismi di pubblicazione, come la tecnologia digitale degli eBook, meno rigidi dell’editoria tradizionale. Ne consegue un’offerta libraria molto nutrita (mi è capitato di conoscere self-publisher, giovanissimi, con all’attivo dieci/quindici eBook). Troppo spesso però, l’ansia di esserci comunque e subito, porta l’autore a sfornare una serie di nuovi titoli affidandosi esclusivamente a se stesso e facendosi carico di compiti quali: grafica, marketing ed editing – con risultati non sempre ottimali, trattandosi di tecniche molto differenti tra loro –. Quest’ultima importante funzione richiede settimane di impegno.

Nessun libro può esimersi dall’editing, sia esso frutto della penna di uno sconosciuto o di un affermato scrittore. L’editor, ruolo coperto da un professionista di una casa editrice o da un esterno, spesso laureato in lettere, o comunque con un’eccellente padronanza della lingua e specializzato in narrativa, se di tale si tratta: ha il compito di individuare tutti gli errori, imprecisioni, lacune di cui l’opera soffre e di segnalarli all’autore. Non soltanto a livello di ortografia – compito, questo, destinato di norma al correttore di bozze –, ma anche di struttura della trama, credibilità e sviluppo dei personaggi, informazioni storico culturali, efficacia della presa sul lettore. Deve operare suggerendo tagli del testo, aggiunte e limature.
In pratica è una sorta di supervisore: un direttore d’orchestra capace di cogliere l’essenza individuale, dei quaranta elementi che la compongono, e di capire se vi siano delle increspature che mettano a rischio la melodia dell’intero collettivo. Un editor, se bravo, consente di trasformare un romanzo da buono a eccellente. La sua vera abilità consiste nel perfezionare il libro senza stravolgerlo. Per quanto un autore possa essere capace, non avrà mai una delle qualità che lui deve avere: l’obiettività. Ci sono casi in cui tagli di un centinaio di pagine, su tomi di seicento, hanno fatto la differenza. Naturalmente, chi svolge l’editing non deve solo essere severo e preciso, ma anche fornire allo scrittore le motivazioni dettagliate per cui il libro debba subire quanto indicato da lui stesso. L’autore ha il diritto e il dovere di difendere le proprie idee, di lasciarsi convincere o di creare un aspro confronto. L’importante è mirare a un unico risultato comune: quello di rendere il libro migliore possibile. Di offrire al lettore, vero giudice finale, una pubblicazione resa solida da ogni singolo passaggio per conquistare un posto nella sua libreria di casa.
Fammi conoscere le tue opinioni lasciandomi un commento QUI.

16 commenti:

Alessandro ha detto...

Quanto mi piace questo blog! Ebbene, ecco la questione, che sembrerà sciocca e banale ma la pongo lo stesso. Come ci si procura un o una editor? La risposta più ovvia sarebbe: in una casa editrice. Non credo, però, che sia così semplice e, dunque, come muoversi per chi è alla sua prima avventura da autore?

Grazie in anticipo.

Alberto Camerra ha detto...

Mettendo da parte la "risposta più ovvia", che implicherebbe lunghi e spinosi approfondimenti, la figura dell'editor è oggi facilmente raggiungibile: è sufficiente digitare "servizi di editing" su google per veder comparire un totale - al momento - di 467.000 risultati.
Ce n'è davvero per tutti i gusti: dalle associazioni al pod, dai liberi professionisti agli editor in erba.
La soluzione migliore, come per tutte le cose, è provare. Magari contattandone una manciata, per cominciare, quattro-cinque nominativi, tra quelli che maggiormente ispirano e chiedere come lavorano - meglio se in grado di offrire un minimo di portfolio dei lavori svolti in precedenza -.
Spero di esserti stato d'aiuto.
Grazie a te per l'intervento.

http://claudinegiovannoni.wordpress.com ha detto...

Il paragone dell'orchestra e del suo direttore calza a pennello! Un bravo “editor” riesce a darti spunti di riflessione interessanti, come tu magnificamente spieghi. Il più delle volte è anche formativo poiché da “esterno” e parte non in causa, riesce a distaccarsi dall’emozione provata dalla scrittore la quale molto spesso ci trasporta un po’ la mano 
Per quanto riguarda il pubblico (lettori) tutto è da riscrivere ! Ho sentito di persone che leggono unicamente ciò che è fortemente pubblicizzato dalla stampa, quindi il marketing è la pedina vincente.
Poi, fortunatamente o sfortunatamente, durante la lettura si accorgono di avere preso un grosso granchio... e neppure terminano il romanzo che finisce su di uno scafale della libreria ad impolverarsi.
Ebbene sì, potrei farti la lista delle mie disavventure letterarie, quando ancora giovane abboccavo a tutto ciò che il marketing ti presentava come “romanzo imperdibile”.
Ora mi lascio guidare da altre emozioni, molto più profonde, scegliendo con altri criteri,nelle librerie o prendendo a prestito in biblioteca, ciò che leggo .
Nella musica solitamente si sceglie in base a gusti personali, senza lasciarsi convincere dalle critiche. E questo a prescindere dal genere musicale… ma anche qui si può cambiare col trascorrere del tempo.
Potrei seguitare, ma non desidero tediare i tuoi lettori!
Sereno fine settimana, a presto
:-)claudine

Alberto Camerra ha detto...

@claudine

Un editor ha certamente i meriti e gli oneri che vediamo nel mio articolo e che tu, con la preziosità dell'esperienza diretta, sottoscrivi.
Ha comunque un altro importantissimo compito, ed è il naturale sviluppo del percorso di lettura, come abbiamo osservato: il dono del distacco obiettivo.
Non va trascurata la sua funzione di primo lettore: se riusciamo a emozionarlo/a, cosa difficile ma non impossibile, è un basilare passo in avanti verso il gradimento del libro, da parte di un pubblico potenziale.
La questione del marketing è ben diversa e complicata. Merita di essere approfondita nel prossimo futuro come, del resto, avevo in programma di fare.
;-)
L'augurio per un sereno fine settimana anche a te e grazie per il tuo contributo!

So.Se ha detto...

Ecco, ho scoperto, allora, di essere...una editor. Non sono presuntuosa, anche perché "come" lo faccio, non spetta certo a me dirlo, ma si, sono una editor. Da anni correggo le bozze di un amico che scrive i generi più disparati e poi autopubblica, e confermo che la parte più difficile non è certo quella di correggere errori o imperfezioni, ma proprio cercare di essere obiettiva ed imparziale, coniugando la libertà espressiva e di contenuti dello scrittore con la miglior stesura possibile dal punto di vista di chi legge. E' un "lavoro" che mi appaga molto.

Alberto Camerra ha detto...

@So.Se

Non è sicuramente facile riuscire a rimanere imparziali, quando si corregge l'opera di un amico. Sono però certo che il tuo amico te ne sarà grato, poichè, a fare i complimenti eventuali, c'è sempre tempo.
Grazie per il tuo intervento.
:-)

Giovanna Barbieri ha detto...

Questo articolo è realmente molto interessante e tocca argomenti spinosi. Come fidarsi di un editor che non si conosce? Sarà bravo oppure sprecherà il mio denaro?
Anche io come se, se ho scoperto di amare il lavoro di "editor". Nel senso che più di un amica/o si rivolge a me per avere opinioni imparziali sui loro scritti. Correggo grammatica e cerco di trovare incongruenze. Mi diverto e mi appaga ;) e anche loro sono felici.

Alberto Camerra ha detto...

@Giovanna Barbieri

Per orientarsi sulla scelta dell'editor, sarebbe meglio richiedere un portfolio dei lavori eseguiti, oppure leggere qualche suo testo pubblicato on line, scorrere almeno l'elenco delle opere a cui ha messo mano. Farsi, insomma, un'idea generale. Quindi sottoporgli una parte del nostro manoscritto e vedere la sua metodologia di lavoro.
Se si tratta di un editor serio, accetterà senza problemi di eseguire un minimo di prova.
Grazie per il tuo contributo al mio articolo.
:-)

Anonimo ha detto...

quanto costa all'autore che si autopubblica un editor?
C'è un elenco di professionisti che lavorano privatamente se l'autore non riesce ad essere letto da una casa editrice?

Alberto Camerra ha detto...

@Anonimo

Non esiste un tariffario preciso. Ogni professionista si fa pagare in base alla propria esperienza ed onestà.
Potrai trovare costi da 1 euro a cartella, come da 5 euro a cartella.
Per quanto riguarda la tua seconda domanda, vedi la mia prima risposta in alto.
Ricorda però di firmarti, la prossima volta.
Grazie.

Daniala Volonè ha detto...

Bell'articolo Alberto. Complimenti, davvero interessante.

Alberto Camerra ha detto...

@Daniela Volontè

Grazie, Daniela!
:-)

Fabio ha detto...

E' sempre illuminante leggere di esperienze altrui, per chi, come me,si affaccia ancora al mondo della scrittura come un gioco figure professionali come l'editor sono pura fantascienza, ma ho sempre sottoposto al vaglio di alcuni amici fidati le pagine più promettenti. L'esigenza di un giudizio critico si fa sentire, purtroppo è davvero difficile trovarlo in una persona vicina per quanto competente possa essere.

Grazie per aver condiviso le tue esperienze,
Fabio.

Alberto Camerra ha detto...

@Fabio

Gli amici sicuramente servono, per avere una prima opinione su quanto abbiamo scritto. Ma, anche in caso di mancanza di editor, è opportuno trovare delle opinioni al di fuori della propria cerchia: magari amici degli amici, persone che non ci hanno mai letto e che non ci debbono nulla. Si possono trovare attraverso il passaparola, come accade per la maggior parte delle cose.
Grazie per il tuo contributo.
:-)

Mario Pacchiarotti ha detto...

Ho fatto l'esperienza. Trovata una editor per caso, ho chiesto un preventivo e trovandolo accettabile abbiamo fatto un lavoro di editing "leggero".

Considero il risultato positivo, non solo il testo è migliorato, ma l'editor mi ha aiutato a identificare alcuni errori ricorrenti in cui incorrevo, e a modificare anche in parte lo stile. Credo sia quindi un doppio guadagno, sul piano del singolo testo che viene editato e sul piano personale, come crescita dell'autore.

Alberto Camerra ha detto...

@ Mario Pacchiarotti

Certo. Non va sottovalutato nemmeno l'aspetto della crescita personale: un editor è in grado, come la tua stessa esperienza ha mostrato, di individuare le lacune di uno stile personale e di indicare il percorso necessario a migliorarle. Questo sarà utile, soprattutto, in chiave di lavori futuri, facendo tesoro di quanto appreso.
Grazie per il tuo contributo.
:-)

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