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lunedì 5 maggio 2014

Chi ben comincia…

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Queste righe iniziali appartengono a un capolavoro della narrativa. L’incipit con cui Vladimir Nabokov, geniale autore russo, presenta la sua Lolita al mondo. Il romanzo traccia la strada agli scrittori americani di ultima generazione e contiene elementi tanto scabrosi da destare immediato scalpore. Malinconico, ricercato, responsabile di un termine provocante entrato nella cultura di massa, Nabokov cattura il lettore e lo intrattiene, giocando con lui come il gatto con il topo, donando un nuovo significato alla parola giocatore – esperto scacchista quale è –. 

Il compito di attrarre l’interesse verso un nuovo titolo, tra gli scaffali di una libreria o di una pagina virtuale, spetta alla copertina. Quindi alla trama. Ma l’elemento definitivo, quello che spinge un lettore all’acquisto o meno dell’opera, è rappresentato dall’incipit. La prima pagina deve essere assolutamente convincente e fornire, anche sommariamente, un’idea esplicativa di quello che sarà l’intero libro. Per ottenere questo scopo non esiste una regola ferrea. Ci sono invece varie teorie e studi che affermano di come sia indispensabile intraprendere una strada piuttosto di un’altra. Ad esempio, per le sue caratteristiche, un buon metodo sarebbe di scrivere l’incipit alla fine dell’opera: quando ogni elemento avrà preso posizione sopra la scacchiera – drago di un Nabokov! – e saremo nella condizione di coglierne ogni sfumatura. 
Occorrerà coinvolgere e suggerire al lettore l’esistenza di alcune domande, sottili o provocatorie, purché interessanti. Altra tecnica efficace consiste nell’uso del flashback: calare l’attore dentro una situazione figlia di un precedente passato, di un qualcosa responsabile di azioni/conseguenze che hanno portato il personaggio a compiere un determinato percorso. Oppure fornire un inizio al cardiopalma, attraverso una fuga da qualche drammatico avvenimento o verso un obiettivo importante.

Nel mio romanzo di prossima uscita l’incipit, in versione corta, si focalizza nelle prime quattro righe, con l’ingresso in scena della protagonista. Tuttavia una sua versione più estesa copre buona parte della pagina uno, a dimostrazione che la lunghezza effettiva è opinabile. In linea di massima, un incipit deve: a) trasmettere al lettore una forte emozione ; b) illustrare, in modo semplice ma incisivo, pochi principali elementi ; c) sorprendere, sfidando la logica senza mai stravolgerla ; d) frantumare le regole e porre le basi per riscriverne di nuove ; e) essere figlio del suo tempo, contenere il linguaggio del pubblico a cui è rivolto ; f) intrigare, in primis, lo scrittore. L’ultimo punto sembrerà scontato e il meno importante, chiudendo la lista di queste regole-non-regole. Sbagliato. Qualsiasi cosa si scriva – bella o brutta non importa, ci penserà il pubblico a stabilirlo –, il compito principale dell’autore è di sentirla nelle sue corde. Perché solo così potrà padroneggiarla. Sotto questo punto di vista, l’esempio di Lolita è illuminante. Nell’incipit di Nabokov non ci sono domande, ma affermazioni che possono sbalordire e alcune delle regole-non-regole citate tra il punto a) e il punto e). C’è anche, in larga dose, il punto f): l’autore russo intriga, principalmente, se stesso. Si diverte, si appassiona, corre sul filo come un esperto funambolo. Prende le parole, le porta in aria a volteggiare tra i cirri, ideando una danza elegante e ardita, in virtù di un nome: Lo. Li. Ta. 
Fammi conoscere le tue opinioni lasciandomi un commento QUI.

4 commenti:

Andrea Marinucci Foa ha detto...

Mi piace la tua idea di incipit. Francamente non pensavo all'incipit in questo modo, ma come ouverture musicale, un preludio al ritmo del romanzo. Mi accorgo che ho comunque rispettato almeno alcuni degli elementi che sottolinei (l'emozione del lettore non saprei, ma ci ho provato), pur senza cercare di fare un incipit strategico.
Grazie per il tuo articolo. E' molto interessante!

Andrea Marinucci Foa

Mario Pacchiarotti ha detto...

Conosco l'importanza dell'incipit nel catturare il lettore, ma soprattutto nel segnare un patto tra chi scrive e chi legge.

Nonostante questo non riesco a essere razionale quando ne affronto la scrittura, e lascio che venga fuori da sé, senza farmi troppe domande, senza fare troppe analisi, e lasciando che a guidarmi sia solo l'istinto.

Temo che non sia una grande strategia, ma non sono capace di trovarne un'altra :-)

Alberto Camerra ha detto...

@Andrea Marinucci Foa

Non mi è molto chiaro se ti riferisci a una tua opera musicale o se ti riferisci a una tua opera di genere letterario.
L'incipit è comunque un elemento abbastanza soggettivo - lo metterei al pari della punteggiatura, sotto certi aspetti, che può variare a seconda dello stile di chi scrive -.
Grazie a te per la tua preziosa opinione e commento.
L'augurio di una buona giornata.
:-)

Alberto Camerra ha detto...

@Mario Pacchiarotti

Penso che la tua idea, sullo sviluppo di un incipit, sia assolutamente plausibile. Io stesso, per generare il mio, ho riscritto da capo più volte il capitolo uno del nuovo romanzo. E sono arrivato al risultato di farmelo piacere solo dopo la conclusione di tutto il testo, quando ormai la scacchiera era disposta in ordine con le sue pedine.
Grazie a te per la tua opinione e l'augurio di una buona giornata.
:-)

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