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giovedì 5 febbraio 2015

Tra racconto e romanzo

Scrivere storie comporta sempre una serie di precise scelte. Dipende dalle idee, dal desiderio di raccontare una vicenda intricata o di focalizzarsi su pochi importanti dettagli. Nel primo caso lo sviluppo è più vicino al concetto di romanzo, nel secondo possiamo parlare di racconto. Alcuni esperti del settore preferiscono suddividere, per comodità, i testi in ragione della loro lunghezza. Non esiste un confine preciso: c’è chi definisce racconto uno scritto che non supera le trenta pagine e chi stabilisce tale limite in prossimità delle cinquanta. 

Oltre si parla di romanzo, che può essere breve se rimane tra le cinquanta e le cento pagine, lungo se supera le duecento. 
Un racconto è sempre il vello d’oro, mentre il romanzo è la storia della ricerca del vello d’oro, scrive l'argentino Julio Cortázar, abile narratore di genere fantastico ricordato per Il gioco del mondo e un corposo elenco di altre opere. Il romanzo vanta quindi una trama principale e la vicenda di uno o più protagonisti, nel suo spazio si dipanano sottotrame, talvolta su piani temporali differenti, che hanno il compito di costruire l’ossatura del libro. È come se l’autore prendesse tra le mani un grande ammasso di fili e ne sbrogliasse la matassa seguendo un percorso noto soltanto a lui: la sua bravura consiste nel mostrare un cammino coerente a chi lo legge. È un impegno laborioso, irto di ostacoli. Specie per la quantità di materiale destinata all’intreccio narrativo.

Se lo scrittore non svolge al meglio il proprio dovere, il lettore rischia di perdersi nei meandri del libro. Oppure di zoppicare in una parte di esso, magari nella lettura di un capitolo superfluo o troppo macchinoso. Se il romanzo necessita di una struttura complessa e armonica, il racconto, nonostante un numero di parole inferiori, presenta difficoltà da non sottovalutare: la sua conformazione prevede la massima cura del dettaglio, l’esclusione, l’emozione istantanea. Cortázar paragona il racconto all’immediatezza di una fotografia. Al pari di un fotografo, lo scrittore di novelle deve selezionare e scegliere dei particolari rinunciando ad altri. Volendone dare un’ulteriore definizione, potremmo stabilire che il romanzo dilata la realtà cercandone le cause, mentre il racconto la riduce puntando alla loro essenza. Nel mio laboratorio di scrittura, dal 2007 presento in rete varie serie di singoli racconti, spesso inferiori alle due pagine ciascuno. L’errante cavaliere è nato proprio come racconto di circa tre pagine. L’ho ripreso e trasformato in un racconto lungo, cambiandone titolo e contenuti, mantenendo la traccia originale ma evolvendola verso nuove direzioni. Il fantasy classico di quel testo è diventato un paranormal romance intriso di urban fantasy – molto più vicini alle mie corde –. Conclusa la stesura principale, siamo ora in fase di editing. La vicenda ruota attorno a una ragazza molto particolare ed è ambientata in uno dei luoghi più suggestivi della nostra incantevole Europa. Al fianco della protagonista femminile c’è un giovane cavaliere, pronto a dar vita a una storia d’amore che affronta le pieghe del tempo. La proposta vedrà luce in esclusiva per il mercato digitale. 
Fammi conoscere le tue opinioni lasciandomi un commento QUI.

6 commenti:

Roberto Bonfanti ha detto...

Ottimo articolo, concordo in pieno. Il racconto deve focalizzarsi sul dettaglio, mentre il romanzo necessita di uno sviluppo più ampio.

Alberto Camerra ha detto...

@Roberto Bonfanti

Infatti, Roberto: non è solo una questione di pagine.
A prima vista potrebbe esserlo ma, nel momento in cui ci imbattiamo in un libro di cinquanta/sessanta pagine, stabilirne il genere a priori è veramente complicato.
Grazie per il tuo intervento.
:)

Mala Spina ha detto...

La classificazione romanzo-racconto è un po' aleatoria. Spesso sento parlare di lunghezza in termini di parole. Se non sbaglio gli americani considerano fino a 17.000 parole racconti e racconti lunghi da 17.000 parole in sù si entra nel romanzo breve e romanzo.

Io ancora non ho capito cosa scrivo. Mi piace considerarli racconti lunghi.

Alberto Camerra ha detto...

@Mala Spina

In linea teorica, perché per l'appunto non esistono limiti precisi, un altro elemento di differenziazione è rappresentato dal prezzo: sulla carta, un racconto dovrebbe costare meno di un romanzo.
Scrivere un testo di cinquanta/sessanta pagine e scriverne uno di duecento/trecento, comporta un dispendio maggiore di tempo, editing e impegno per il secondo formato.
Sebbene, ai nostri tempi moderni, con l'avvento della stampa digitale e del libro elettronico, anche i costi sono stati ammortizzati notevolmente.
Tuttavia, persino lo scrittore più prolifico si rende conto di quanto possano pesare 40/50.000 parole rispetto a 15/17.000.
Grazie per il tuo intervento.
:)

edvige ha detto...

Personalmente preferisco un racconto ben scritto che un romanzo che divido in 3..inizio, metà e fine.
Però, io credo che sia più difficile scrivere un bel racconto che un romanzo in quest'ultimo ci si può un pò salvare ....
Buona fine settimana.

Alberto Camerra ha detto...

@edvige

Hanno entrambi i loro gradi di difficoltà. Principalmente il tempo di scrittura: per quanto un autore possa essere veloce, non è la stessa cosa scrivere trenta/quaranta pagine invece di cento/duecento e più. Poi l'editing, per lo stesso motivo.
Certo; può dare maggior soddisfazione un primo piatto, rispetto a una cena completa. Specie se vogliamo sentirci leggeri a tavola.
Grazie per il tuo intervento.
:)

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