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venerdì 9 giugno 2017

Scriverò Wonder Woman

Presto o tardi, se non si è particolarmente prevenuti verso alcuni media rispetto ad altri, gli autori di narrativa prestano la loro penna anche al fumetto. Sono un autore di letteratura disegnata, uno scrittore che sostituisce le descrizioni, l’espressione dei volti, delle pose, dell’ambientazione, con dei disegni. Il mio disegno cerca di essere una scrittura. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni, avrebbe detto Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese. Non esiste un buon fumetto senza un buon testo, inutile girarci intorno. Francis Lacassin, studioso e saggista francese, ideatore della prima cattedra di Storia del fumetto alla Sorbona, ritiene questo media la nona arte.

Ancora oggi, chi lavora nel fumetto, trova terra fertile come poche tra i cugini d’oltralpe. Nonostante la presa popolare, il fumetto francese, forse proprio per la sua circoscritta natura europea, ha una diffusione inferiore rispetto alla matrice americana. Gli Stati Uniti sono riusciti a dar luce a delle icone che, da decenni, riescono a sollecitare l’immaginario di intere generazioni di lettori attraverso vari mezzi di diffusione, oltre al fumetto: dal cinema alla televisione, dalla radio al teatro e fino ai libri.

Joe R. Lansdale, uno dei miei scrittori preferiti, alterna abitualmente lavori narrativi a opere prettamente fumettistiche; ha lasciato la sua firma su Batman, su Tarzan, su Conan il barbaro e ha creato il ciclo letterario, approdato di recente in televisione, di Hap & Leonard. Io stesso ho iniziato a scrivere e a disegnare contemporaneamente, sempre in ambito indipendente, lavori che sono apparsi sul circuito delle fumetterie e delle edicole specializzate. Spesso sento ripetere, da chi mi legge, che immergersi in un mio racconto o romanzo è come trovarsi davanti a un film, a una storia che avanza per sequenze di immagini. Credo sia parte del mio DNA, come per altri autori lo è descrivere i caratteri delle persone o l’approfondita analisi del linguaggio dei fiori.
Se mi fosse offerta l’opportunità di prendere in mano le redini di una collana a fumetti, e se potessi scegliere, vorrei sceneggiare un personaggio femminile, perché li amo maggiormente e perché sono da sempre sottovalutati dagli editori internazionali. In ambito fantasy, mi piacerebbe lavorare su Red Sonja, la diavolessa con la spada nata sulle pagine di Conan il barbaro, entrambi creati da Robert E. Howard. Non sottovaluterei di certo la meno conosciuta Dark Agnes, sempre di Howard. In ambito italiano sogno di scrivere Satanik, personaggio nero di Max Bunker. In ambito supereroistico, in casa Marvel Comics, adoro Aurora degli Alpha Flight e Black Widow. In casa DC Comics punterei senza alcun dubbio a Supergirl – la cuginetta del più celebre Superman, rilanciata di recente da un serial televisivo dalla qualità altalenante – e a Batgirl, la figlia del commissario Gordon di Gotham, per la quali stravedo. Ma la mia preferita, la vera icona femminile più importante dell’editore di Burbank che racchiude mito, leggenda, avventura come pochissime altre figure editoriali possono vantare, è certamente la principessa amazzone Diana: Wonder Woman. Di recente giunta finalmente sul grande schermo, interpretata dall’israeliana Gal Gadot – che nel ruolo ha convinto tutti, fans e critici, perché credibile e bella all’inverosimile – l’eroina della DC Comics è stata brevemente persino ambasciatrice onoraria dell’Onu. Cosa mi manca per lavorare su Wonder Woman? Un corso accelerato di lingua inglese e una massiccia dose di fortuna. Poi conquisterò l’America.
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