Poeta e scrittore
Giacomo Lubrano
gesuita, poeta e scrittore italiano
Giacomo Lubrano (gesuita, poeta e scrittore italiano).
Nato a Napoli il 12 settembre 1619, è morto il 23 ottobre 1693 a Napoli.
Biografia in breve
Giacomo Lubrano (Napoli, 12 settembre 1619 – Napoli, 23 ottobre 1693) è stato un gesuita, poeta e scrittore italiano.
Il nome completo è Giacomo Antonio Lubrano; il cognome è attestato anche, secondo l'uso dell'epoca, nella grafia Lubrani. Per la stampa delle sue poesie si servì anche dello pseudonimo Paolo Brinacio (che è un anagramma imperfetto del vero nome, con sostituzione della "u" con la "o").
Come poeta è considerato uno dei più importanti marinisti.
Sacerdote gesuita, fu famoso predicatore, come testimoniano molti poeti, cronisti e critici contemporanei, durante la sua vita ebbe notorietà principalmente, se non esclusivamente, per le sontuose prediche, che rappresentano un esempio probabilmente insuperato di virtuosismo verbale e metaforico.
Sopravvivono poche notizie sulla sua vita, parte per la scarsità dei documenti, parte perché essa non fu caratterizzata da eventi di rilievo.
Fonte: Wikipedia, voce «Giacomo Lubrano» · licenza CC BY-SA 4.0
Frasi celebri di Giacomo Lubrano
Con qual magia di cristallina lente, / picciolo ordigno, iperbole degli occhi, / fa che in punti d'arene un Perù fiocchi, / e pompeggi da grande un schizzo d'ente?', // Tanto piacevol più, quanto più mente; / minaccia in poche gocce un mar che sbocchi'; / da un fil, striscia di fulmine che scocchi; / e giuri mezzo tutto un mezzo niente.' // Così se stesso adula il fasto umano, / e per diletto amplifica gl'inganni, / stimando un mondo ogni atomo di vano. // Oh ottica fatale a' nostri danni! / Un istante è la vita; e 'l senso insano / sogna e travede eternità negli anni. (L'occhialino)
Mortalità, che sogni? ove ti ascondi / se puoi perire a un alito di fato? / Dei miracoli tuoi il fasto andato / or né men scopre inceneriti i fondi.' // Sozzo vapor da baratri profondi / basta ad urtar con precipizio alato / alpi di bronzo'; e in polveroso fiato / distrugge tutto il Tutto' a regni, a mondi. // Di ciechi spirti un'invisibil guerra / ne assedia sempre, e cova un vacuo ignoto / a subitanee mine' in ogni terra. // A' troni ancora, a' templi è base il loto: / su le tombe si vive; e spesso atterra / le nostre eternità breve tremoto. (Terremoto orribile accaduto a Napoli nel 1688)
Napoli fu non è. La pompa altera / de le glorie già sue si volse in duolo. / Busto e tomba di sé, sul nudo suolo / pianger si può, ma non veder qual era.' // Con aereo velen la Morte arciera / omicide sbalzò le Parche a volo'; / e di Grandi e Plebei recisi a stuolo, / l'insepolto carname i Cieli annera.' // Son macelli i Palagi, urne le sponde / del bel Sebeto'; e sospirando stassi, / d'orride insanguinato l'onde. // Passeggier, bagna i lumi', affretta i passi, / fuggi, ché di spavento ombre feconde / spira la Morte ancor viva ne' sassi. (Napoli disertata dopo il )
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Domande frequenti
Quando e dove è nato Giacomo Lubrano?
Le opere di Giacomo Lubrano sono di pubblico dominio?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026