Politico e banchiere
Luigi Luzzatti
giurista, economista e politico italiano (1841-1927)
- Nascita
- 1º marzo 1841, Venezia
- Morte
- 29 marzo 1927, Roma
- Sepoltura
- cimitero del Verano
- Attività
- politico, banchiere, economista, giornalista, scrittore
Luigi Luzzatti (giurista, economista e politico italiano).
Nato a Venezia il 1º marzo 1841, è morto il 29 marzo 1927 a Roma.
Biografia in breve
Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista, economista, banchiere e politico italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911.
Luigi Luzzatti è stato, nella storia d'Italia dalla sua Unità nel 1861, uno dei tre presidenti del Consiglio ebrei, insieme ad Alessandro Fortis e Sidney Sonnino. Fu durante il mandato di Luzzatti che, il 17 marzo 1911, ricorse il cinquantenario dell'Unità d'Italia, festeggiato con mostre ed eventi pubblici.
Insieme con Edoardo Deodati e Francesco Ferrara fu fondatore della Università Ca' Foscari di Venezia. Fu altresì il fondatore della Banca Popolare di Milano e, dalla sua nascita nel 1865 al 1870, presidente di questo istituto di credito; dal 1870 al 1927 ne fu presidente onorario. È stato inoltre fondatore nel 1864 della Banca Popolare di Lodi, insieme con Tiziano Zalli. Nel 1903 fondò anche l'Istituto Autonomo Case Popolari.
Fonte: Wikipedia, voce «Luigi Luzzatti» · licenza CC BY-SA 4.0
Frasi celebri di Luigi Luzzatti
Il valore è il rapporto di scambio tra due elementi di ricchezza considerati come equivalenti, di qualunque natura, durevoli od effimeri, materiali od immateriali, presenti o futuri, generali o particolari.
Il credito è il nome che si dà ad una certa proprietà immateriale. Ciò è chiaro quando ben si distingua il certificato di deposito dal titolo fiduciario.
Il certificato di deposito rappresenta la merce allogata nei docks, e il titolo indipendente dalla mercanzia non avrebbe alcun valore. Ma quando una persona consegna ad un banchiere del denaro in cambio d'una tratta, il banchiere diventa proprietario della somma, e crea a favore del suo cliente un titolo di credito che si può trasferire a piacimento e scambiare col denaro o con qualche altro valore. (p. 18)
Ora la maggior parte delle operazioni commerciali di un paese riposa sul credito personale, come lo dimostra la moltitudine delle cambiali, perché se il pegno e l'ipoteca fossero la regola generale, assai sottile sarebbe il numero degli affari e l'industria languirebbe. Perciò l'onore e la lealtà sono le condizioni necessarie pello sviluppo del credito, e la cerchia dei prestiti si allarga o si restringe secondo l'indole morale e l'educazione dei popoli.
Ma quaggiù la varietà dei climi, delle terre, delle altitudini è una legge universale, la uniformità monotona costituisce una eccezione, onde l'ineguaglianza delle fortune che dipende dall'ingegno, dalla virtù, e spesso anche dal capriccio del caso, è la condizione fatale dell'umanità. (p. 22)
Ora appunto il credito avviva quei beni che forse rimarrebbero inoperosi e stagnanti, può far passare allo stato di capitale attivo una ricchezza inerte, e in questo senso se la locuzione non fosse pericolosa in tal modo che si deve sempre astenersene, il credito crea capitali, o meglio ancora è un'operazione utile che eccita le ricchezze dormenti e con un continuo allettamento le stimola a fecondarsi. (pp. 23-24)
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Domande frequenti
Quando e dove è nato Luigi Luzzatti?
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026