Scrittore e sacerdote cattolico
Ugo Mioni
presbitero e scrittore italiano
- Nascita
- 16 agosto 1870, Trieste
- Morte
- 9 febbraio 1935, Montepulciano
- Attività
- scrittore, sacerdote cattolico, opinionista, giornalista
Ugo Mioni (presbitero e scrittore italiano).
Nato a Trieste il 16 agosto 1870, è morto il 9 febbraio 1935 a Montepulciano.
Biografia in breve
Ugo Mioni (Trieste, 16 agosto 1870 – Montepulciano, 10 febbraio 1935) è stato un presbitero e scrittore italiano.
Prolifico scrittore, fu autore di oltre 400 opere fra opuscoli, articoli e volumi a stampa. Una parte consistente di essi è rappresentata da romanzi d'avventure, molti dei quali pensati per un pubblico di adolescenti, vagamente sul modello della narrativa di Verne e Salgari.
Piero Chiara lo ricorda nel racconto "Nelle Montagne Rocciose" (in "Casa per casa, la vita"), dove lo considera un plagiatore di Karl May, intenzionato a scrivere romanzi più casti di quelli di Salgari, e comunque gli unici ammessi nel collegio frequentato dallo scrittore.
Fonte: Wikipedia, voce «Ugo Mioni» · licenza CC BY-SA 4.0
Frasi celebri di Ugo Mioni
Il maggior problema che forse agita la mente umana si è quello dell'origine del male, del dolore. Donde il dolore? In parecchi casi esso è certo la conseguenza di un abuso di libertà; è il castigo di una colpa personale. Molte volte però non lo si può dire, perché l'uomo nasce infermo, zoppo, gibboso, povero, sciocco. Il concetto che Dio possa punire i figli per i peccati dei genitori sembrava ai bramani indegno della divinità; essi non potevano assurgere al concetto del male quale occasione di fare il bene ed esercizio di virtù. Ed eccoli ideare la metempsicosi, colla persuasione di aver sciolto il grave problema. L'uomo soffre per le proprie azioni malvagie; per colpe tutte sue, commesse in un'esistenza precedente, dimenticata, ma ciò non ostante vera e reale. Egli non deve dunque lamentarsi dei propri dolori, né ribellarsi alle divinità; non ricorda le sue esistenze antecedenti, ma le ha realmente vissute, e perciò è ben giusto che ne paghi il fio. Cerchi con opere buone, con volontarie macerazioni e con abbondanti offerte ai bramani, di sodisfare per quelle colpe, onde rinascere a vita migliore, in una casta superiore e magari suprema. (cap. II, pp. 15-16)
Gautama non si è mai sognato di fondare una nuova religione, né universale né per i soli indiani. Egli non fu teologo né lo volle essere. Fu filosofo. Cercò a lungo una soluzione del grande problema delle origini del dolore e della sua cessazione; godette quando ritenne di averla scoperta; fu felice di poter insegnare al mondo la via media per poter distruggere il dolore e portare all'uomo addolorato pace e tranquillità; fondò un ordine religioso per diffondere la sua dottrina; ma non volle combattere e meno che meno distruggere il bramanismo o sostituirlo con un'altra religione. (cap. VII, pp. 60-61)
Gautama nega [...] recisamente l'esistenza di un'anima. Questo è il caposaldo della sua dottrina; il caposaldo che basta da solo per allontanarlo dalle file dei riformatori religiosi e dirlo semplice filosofo.
Gautama non si stanca di negare l'anima. La credenza in un'anima è sakkayaditthi, cioè l'eresia dell'esistenza individuale, uno dei tre grandi errori che vanno maggiormente fuggiti e condannati. La dottrina dell'anima è attavada, ossia uno degli anelli nella grande catena del male; essa è una delle quattro upadana, ossia cause di ogni male, e particolarmente della nascita, della decadenza, della morte, dei dolori, del gemito, delle sofferenze, delle noie e della disperazione. (cap. VII, pp. 62-63)
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Domande frequenti
Quando e dove è nato Ugo Mioni?
Le opere di Ugo Mioni sono di pubblico dominio?
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026