Frasi
Frasi di Adolfo Bioy Casares
76 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 76 frasi di Adolfo Bioy Casares: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Adolfo Bioy Casares (scrittore argentino). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Adolfo Bioy Casares
A margine delle cose che non capiamo del tutto, inventiamo racconti fantastici, per azzardare ipotesi o per condividere con gli altri le vertigini della nostra perplessità.
C'è qualcuno che non abbia inteso che l'ansia della ricerca e dell'attesa non si misura con il valore di ciò che si cerca o si attende?
come un inesauribile specchio riflette visi diversi nei quali il lettore si riconosce sempre.
[...] il suicida è un individuo più impaziente che filosofico: la morte arriva troppo presto per tutti.
Invecchiare e distrarsi (si sa) sono la stessa cosa.
[...] l'intimità non consiste unicamente nello spogliarsi e nell'abbracciarsi, come le persone ingenue s'immaginano, ma nel commentare il mondo.
La nostra libertà è limitata da ciò che il prossimo si aspetta da noi.
[...] la vita consiste nell'adattarsi all'incoerenza.
Molti ritengono che l'intelligenza sia un impedimento alla felicità. Il vero impedimento è l'immaginazione.
«Non sei contrario allo sciopero perché pensi che da una rivoluzione uscirà un governo migliore di quello attuale?»
«Non sono mica pazzo – replicò Arruti. – Tutti i governi fanno schifo, ma a un cattivo governo di nemici preferisco un cattivo governo di amici».
«Quello di adesso è di nemici?»
«Diciamo che è della tua gente, non della mia».
«Non sapevo che tu ed io fossimo nemici».
«Non lo siamo, Arturo, né lo saremo mai. Né tu né io facciamo politica. Una gran bella cosa».
«Eppure, scommetterei che le idee ce le prendiamo più a cuore dei politici».
«Quella gente non crede a nulla. Pensano solo a farsi strada e a comandare».
Ogni fantasia è reale per chi ci crede.
Voi credete che l'ambiente naturale dell'uomo sia la civiltà, ma io vi domando: non potrebbe essere l'uomo una bestia intelligente ma feroce che, predestinata a suicidarsi, ha inventato la civiltà, strada lunga e tortuosa, per arrivare all'obiettivo di divorarsi da sé, come una spregevole iena priva di pietà? Da migliaia di anni a questa parte reprimiamo i nostri istinti: l'aggressività, l'animalità eccetera. Si direbbe, dunque, che la civiltà ha vinto. Non crediatelo. Esplosioni di criminalità dovunque, un bambino delinquente a testa, psicanalisti che scoprono nel prossimo un groviglio di demoni, sono altrettante prove del fatto che gli istinti stanno recuperando terreno, che la marea della civiltà sta alla fine ritirandosi.
Fu sufficiente quella sera per passare dall'altro lato e diventare sostenitore della scrittura deliberata. Sarebbe a dire: "Bene, voglio scrivere su questo argomento e voglio risolvere questo preciso problema di scrittura". Ossia: ordinare la mia scrittura in tal modo che tutto fosse volto verso uno stesso lato e facilitasse la scrittura; e che arrivasse al lettore, lo divertisse, lo portasse un po' fuori pista e che gli proponesse alcune idee per il futuro, ma per il futuro del libro; e che egli potesse pensare che il libro sarebbe arrivato a questo, a quell'altro e all'altro ancora, e che poi arrivasse a una di queste idee che forse lui non avrebbe scelto, che lo sorprendesse un po' ma che potesse dire: "Mi aspettavo una cosa del genere, ma potevo averne previsto un'altra". Infatti ho sempre creduto che il tutto deve avere un po' di sorpresa, per non scoraggiare il lettore, che ha voglia di chiudere il libro ed andarsene. Ma la sorpresa non può essere totale, poiché una sorpresa totale quasi non si avverte, o si avverte come un'arbitrarietà, e ciò non è una bella cosa per un libro. È bene che la sorpresa si avverta come una cosa che il lettore abbia potuto prevedere, ma che non ha previsto. (p. 85)
Mi sembra che si è sempre un po' ingiusti nel dire che un buon libro è migliore di un altro buon libro. (p. 86)
È quello che dico spesso: che lo stile deve essere cortese con il lettore. (p. 123)
Io dico sempre che viaggiamo dal paese dell'ignoranza verso il paese della relativa conoscenza. (p. 159)
[...] io consiglierei anche un po' quello che soleva consigliare Borges, in modo più spettacolare che utile: disse che, nello scrivere un racconto, devi trovare l'inizio e trovare la fine, e scrivere il racconto è viaggiare da quell'inizio fino a quella fine. Be', è così, ma con un'eccezione: non si può avere l'inizio e la fine di qualcosa che non si sa. Allora il racconto è già un po' disegnato prima che tu abbia l'inizio e la fine e bisogna dargli quell'inizio e quella fine e, mentre lo stai facendo, l'immaginazione, che non è così docile, ti suggerisce personaggi, luoghi, dettagli. (pp. 183-184)
Diario della guerra al maiale – Citazioni
Parlando nessuno si capisce. Ci capiamo, in pro e in contro, come branchi di cani che attaccano o respingono un nemico occasionale. (cap. I, p. 7)
La vita sociale è il bastone migliore per avanzare nell'età e negli acciacchi. (cap. I, p. 11)
La gente afferma che molte spiegazioni sono meno convincenti di una sola, ma la verità è che per quasi ogni cosa le ragioni sono più di una. Si direbbe che si possa sempre trarre qualche vantaggio dal fatto di fare a meno della verità. (cap. II, p. 21)
L'accettazione delle proprie limitazioni può essere una triste saggezza. (cap. III, p. 19)
Segretamente l'uomo è un bambino travestito da adulto. (cap. IV, p. 30)
Vidal pensò che nella vita arriva sicuramente un momento in cui una persona, qualunque cosa faccia, annoia soltanto. Resta allora solo un modo per recuperare il prestigio: morire. (cap. XVI, p. 82)
Oggi tutti sono intimi; amico, nessuno. (Isidro Vidal: cap. XIX, p. 92)
Si lamentò: «Quando uno vive, si lascia andare, distrattamente.» Se avesse reagito, si sarebbe ripreso da quella distrazione, avrebbe pensato a Néstor, alla morte, a persone e a cose che erano scomparse, e se stesso, alla vecchiaia. Rifletté: «Una grande tristezza dà libertà.» (Isidro Vidal: cap. XIX, p. 97)
– Il vecchio è la prima vittima della sovrappopolazione – affermò il ragazzo basso. – La seconda mi sembra più importante: l'individuo. L'individualità sarà un lusso proibito per ricchi e poveri. (cap. XX, p. 100)
– È come se ci fosse un tacito accordo – osservò Arévalo. – Una metà della società può fare quel che vuole, l'altra no. È sempre stato così. (cap. XXII, p. 108)
Qualcuno, forse Jimi, più probabilmente Arévalo, aveva detto che certe bruttezze estreme possono avere un effetto stimolante per l'amore, al quale basta poco per trasformarsi in follia. (cap. XXIV, p. 117)
– La gioventù è in preda alla disperazione – ripeté Faber. – In un prossimo futuro, se dura il regime democratico, l'uomo vecchio sarà il padrone. Pura matematica, intendiamoci. Maggioranza di voti. Cosa ci dicono le statistiche? Che la morte oggi non arriva più a cinquant'anni ma a ottanta; e che domani arriverà a cento. Benissimo. Con uno sforzo d'immaginazione provate a pensare al numero di vecchi che si accumulano in questo modo e al peso della loro opinione nell'esercizio della cosa pubblica. Finirà la dittatura del proletariato, e cederà il passo alla dittatura dei vecchi. (cap. XXXI, p. 145)
[...] ogni vecchio è il futuro di un giovane. (Dottor Cadelago: cap. XL, p. 178)
– La donna e il bambino non sanno frenare l'impazienza, ma noi uomini abbiamo imparato ad aspettare. Anche se non c'è niente alla fine dell'attesa, aspettiamo. (Dottor Cadelago: cap. XL, p. 179)
«La malattia non è il malato», pensò, «ma il vecchio è la vecchiaia e non ha altra via di uscita che la morte.» (Isidro Vidal: cap. XLI, p. 182)
Forse uno dei pochi insegnamenti della vita era che nessuno deve rompere una vecchia amicizia perché scopre una debolezza o una miseria nell'amico. In casa sua si era accorto che ognuno degli inquilini, nell'intimità, era schifosamente debole, ma anche, in mezzo alle varie complicazioni del vivere e del morire, coraggioso. (cap. XLV, p. 192)
Dormire al sole – Citazioni
La gente non ama nessuno quanto il proprio odio. (cap. 1)
A me non è mai piaciuta l'idea di traslocare. Sono attaccato alla casa, al pasaje, al quartiere. Ora la vita mi ha insegnato che, come ogni amore non corrisposto, anche quello per le cose alla lunga si paga. (cap. 3)
Di notte l'uomo ragiona in modo bizzarro. Trova credibile tutto quello che è minaccia e spavento, ma ignora senza difficoltà i pensieri che possono tranquillizzarlo. (cap. 23)
Non le è mai passato per la testa che si possono amare le persone per i loro difetti? (cap. 66)
Dormire al sole – Citazioni su Dormire al sole
La rappresentazione della vita quotidiana [...] è d'una continua comicità e spontaneità caricaturale [...]. È un mondo che può ricordare lo sgangherato mondo popolare di Queneau, anche come registrazione di discorsi casalinghi o al caffè, e anche un po' la regressione dei personaggi di Gianni Celati e le loro gags verbali, ma senza lo spessore del sottolinguaggio, tutto più sulla commedia [...] L'intrigo «metafisico» del romanzo, con le anime scambiate, gli esperimenti coi cani ecc. è quanto mai rudimentale e sgangherato. Il romanzo vive per il grottesco della commedia popolare d'un mondo di tonti e per la vitalità dei personaggi e delle macchiette. Sarei favorevole a pubblicarlo perché si legge con grande facilità e divertimento [...]. (Italo Calvino)
Gli affanni – Citazioni
[...] non c'è niente di meglio che parlar male di chi non è presente per dare più calore alla convivenza. (p. 260)
Innamorarsi di una donna così scomoda è il peggiore incidente. Uno non riesce mai a dimenticarla. Le donne ragionevoli, al confronto, sembrano scialbe. (Federico Alberdi: p. 261)
Io diffido di quelli che pensano molto. Non amano la vita, le girano le spalle, non la conoscono. (Milena: p. 268)
Il sogno degli eroi – Citazioni
Nel futuro c'è tutto, perché tutto è possibile. (cap. XIII)
Gauna si domandava se un uomo poteva essere innamorato di una donna e desiderare, con disperato e segreto impegno, di liberarsi di lei. (cap. XXVI)
Il destino è un'utile invenzione degli uomini. (cap. XXXV)
L'eroe delle donne – Citazioni
Il tempo non ha sempre la stessa durata. Una notte può essere più corta o più lunga rispetto a un'altra notte con lo stesso numero di ore. [...] E c'è di più: il presente può combinarsi, alla prima disattenzione, con il passato e, probabilmente, con il futuro. (Lartigue: p. 154)
Lartigue assicurò che un uomo e una donna che vanno avanti insieme su questo mondo di Dio sono separati da un abisso e che se qualche volta si trovano d'accordo, è perché c'è stato un malinteso, senza dubbio volontario. (p. 155)
Persino per i narratori di racconti fantastici arriva il momento di capire che il primo obbligo dello scrittore consiste nel commemorare quei pochi avvenimenti, quei pochi luoghi, e, più di ogni altra cosa, quelle poche persone che il destino ha mescolato definitivamente con la sua vita o anche solo con i suoi ricordi. (p. 156)
[...] la scoperta di una crepa nell'imperturbabile realtà ci attrae tutti quanti. (p. 156)
– Con chi fuggì la star?
– Con chi vuoi che sia fuggita? – rispose don Nicolás. – Con l'eroe.
– L'eroe delle donne – osservò Laura, – non sempre è l'eroe degli uomini.
Lartigue rispose:
– Una grande verità; ma non dimentichi, signora, che nei film l'eroe è uno solo. (p. 172)
Io credo che la smania di dormire che abbiamo sia dovuta alla volontà di sfuggire alla notte. Non ha mai smesso di farci paura. (p. 182)
Frasi da «L'invenzione di Morel»
[...] il mondo, grazie al perfezionamento della polizia, dei documenti, del giornalismo, della radiotelefonia, delle dogane, rende irreparabile qualsiasi errore della giustizia, e diventa un inferno unanime per i perseguitati. (p. 26)
[...] credo che perdiamo l'immortalità perché la resistenza alla morte non ha subito alcuna evoluzione; ogni suo perfezionamento insiste sulla prima idea, rudimentale: mantenere vivo tutto il corpo. Bisognerebbe cercare soltanto la conservazione di ciò che interessa la coscienza. (p. 32)
Forse tutta quest'igiene di non sperare è un po' ridicola. Non sperare dalla vita, per non rischiarla; considerarsi morto, per non morire. A un tratto tutto questo mi è sembrato un letargo spaventoso, allarmante; voglio che finisca. (p. 45)
[...] quella corte dei vizi che si chiama il mondo civile [...] (p. 46)
La spontaneità è fonte di grossolanità. (p. 65)
[...] nella solitudine è impossibile essere morti. (p. 82)
L'uomo e la copula non sopportano lunghe intensità. (p. 83)
[...] forse abbiamo sempre voluto che la persona amata avesse un'esistenza di fantasma. (p. 109)
Dicono di «L'invenzione di Morel»
Bioy rinnova letterariamente un'idea che Sant'Agostino e Origene confutarono, che Louis Auguste Blanqui ragionò e che Dante Gabriele Rossetti disse con musica memorabile. (Jorge Luis Borges)
Mi credo libero da ogni superstizione di modernità da qualsiasi illusione che l'ieri differisca intimamente dall'oggi o dal domani; ma considero che nessun'altra epoca possiede romanzi di così ammirevole trama come The Turn of the screw (Il giro di vite) , come Der Prozess (Il Processo) , come Le Voyageur sur la terre (Il viaggiatore sulla terra) , come questo che è riuscito a scrivere, a Buenos Aires, Adolfo Bioy Casares. (Jorge Luis Borges)
Romanzo algido, geometrico, intimamente loico, popolato di araldici emblemi più ancora che di simboli. L'invenzione di Morel ribadisce un'antica illusione degli umani: che a divenire immortali sia sufficiente conseguire la Forma:la Forma formata e compiuta, definitivamente sottratta dall'arte alla corruttibilità della vita. (Michele Mari)
Ricordando l'esilio in villa dell'allegra brigata boccaccesca, l'isolamento di Morel e dei suoi amici (ma più che l'isola la loro villa è la Forma fissa) stabilisce che la morte è fuori, e che ogni possibilità di sopravvivenza è legata al soggiorno dentro i circolari o pentacolari confini dell'artificialità. (Michele Mari)
L'opera – Citazioni
[...] il viaggiatore è un uccello che viaggia con la gabbia [...]. (p. 221)
L'uomo pigro è infaticabile nell'inventare pretesti per rinviare il lavoro. (p. 224)
Giorni o ore di convivenza sotto lo stesso tetto provocano nelle persone autentiche metamorfosi. Perplessi assistiamo al graduale fiorire di incanti: un'insospettata morbidezza del braccio, o quella regione inesplorata tra l'orecchio e la nuca, bianca come i fianchi crudi di un pezzo di pane, investita di non so quale desiderabile intimità, o gli occhi, che all'improvviso rivelano una ferocia in cui si vorrebbe entrare come nelle acque di un fiume. (p. 226)
La parte dell'ombra – Citazioni
[...] il fatto che tra i nostri migliori ricordi vi sia un film versa sulla vita una strana luce [...]. (p. 193)
[...] l'impazienza proviene dal cuore, e quindi è inutile cercare motivi che la giustifichino; troveremmo soltanto pretesti. (Veblen: p. 202)
La serva altrui – Citazioni
L'allegria dell'amore / volli spiegarti. / Non bastan le mie arti. (Urbina: p. 128)
La vita non è drammatica, ma vi sono persone drammatiche, che dobbiamo evitare. (Urbina: p. 129)
Per viali di sogno / sto camminando; / ti vedrò: quando? (Urbina: p. 130)
Portatrice di polline, farfalla, / la rosa / su te brilla / che fiorirà radiosa. (Urbina: p. 131)
Oh notti di Rosario, / sul vostro asfalto orinai / con fervore letterario. (Urbina: p. 131)
È facile innamorarsi. Innamorarsi, no: comportarsi da innamorato. (Urbina: p. 134)
Giardino perduto, / sabbia, vento, nulla. / Ti ho conosciuto. (Urbina: p. 137)
La trama celeste – Citazioni
Io sono sempre stato metodico, e noi uomini metodici, che siamo immersi in oscure occupazioni e trascuriamo i capricci delle donne, sembriamo pazzi, o sciocchi, o egoisti. (Servian: p. 5)
Disse che c'era un tipo di donna, e addirittura una donna determinata e unica, per l'animale che è nascosto in ogni uomo, e aggiunse qualcosa come che è una disgrazia trovarla, perché l'uomo comprende quanto sia decisiva per il suo destino e la tratta con timore e con rozzezza preparandosi un futuro d'ansia e di monotona frustrazione. (Servian: p. 10)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026