Frasi
Frasi di Aleksandr Sergeevič Puškin
60 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 60 citazioni di Aleksandr Sergeevič Puškin, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Aleksandr Sergeevič Puškin (poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Aleksandr Sergeevič Puškin
Biasimate un uomo, sviscerate tutti i suoi difetti, nessun altro uomo intercederà per lui. Ma basta che facciate della leggera ironia su un membro del gentil sesso e subito tutte le donne insorgeranno compatte contro di voi, esse formeranno un sol popolo, una sola setta.
Di quale ardore brucia un bacio in mezzo al gelo.
Dove non arriva la spada della legge, là giunge la frusta della satira.
Ella è convinta che il suo sguardo lacrimoso sia irresistibile – e se pensasse lo stesso del suo riso certamente non farebbe che sorridere.
Gli zigani, in schiera rumorosa, / per la Bessarabia vanno vagabondi.
Il crudele è un po' più debole e la paura vive in un'anima languente di passioni.
Il rispetto per il passato, ecco il tratto che distingue l'istruzione dalla barbarie; le tribù nomadi non hanno né storia né nobiltà.
Io Puskin ho scritto Le Lettere. Voi signori professori, critici, editori siete i postini, soltanto i postini.
Bertold: Io non ho bisogno dell'oro, cerco la sola verità.
Martin: Io me ne infischio della verità, io ho bisogno di oro.
L'inganno che ci eleva, mi è più caro / delle oscure e basse verità.
La felicità – cosa maledetta! La felicità è un grande forse. Io sono l'Ateo della felicità!
La parola di un poeta è essenza del suo essere.
La sottigliezza non è ancora intelligenza. Anche gli sciocchi e i pazzi a volte sono straordinariamente sottili.
Nati non siamo per l'azione, / né per il lucro, né alle schiere: / ma solo per l'ispirazione, / i dolci suoni e le preghiere.
Nell'ateismo non vi è alcuna consolazione. Sfortunatamente, è la visione del mondo più ragionevole. (da una lettera privata)
Sulla riva deserta di onde, / egli stava, preso da pensieri profondi.
T'amo, o città di Pietro, o creatura / armoniosa, amo le tue severe / forme, del fiume il corso maestoso; / amo il granito delle tue riviere, / dei tuoi cancelli bronzei la fattura / elegante, e il crepuscolo pensoso / delle tue notti illuni trasparenti / quando nella mia stanza leggo e scrivo / senza lume e son chiare le dormienti / strade deserte e luccica d'un vivo / chiarore la guglia dell'Ammiragliato...
Borìs Godunòv – Citazioni
Da lontano ci allettano la gloria, il lusso, e l'amore scaltro delle donne. Io son vissuto a lungo e di molto ho goduto; ma solo da quando il Signore mi portò nel monastero conosco la beatitudine.
Dio è grande! Egli dà saggezza alla giovinezza, dona forza alla debolezza...
Gli uomini giudicheranno le tue parole, le tue azioni; le tue intenzioni le vede solo Dio.
Il primo: Il padre era un furfante; i figli sono innocenti.
Un altro: La mela non cade lontano dal melo.
Il saltimbanco non è amico del pop.
L'abitudine è l'anima degli stati.
L'amore intorbida la mia immaginazione...
La scienza ci orna le esperienze della vita che fugge rapidamente.
O Dio, Dio! Fra poco comparirò davanti a te – e non ho tempo di purificare la mia anima con la contrizione.
Oh, come sei pesante, corona di Monòmaco!
O figlio caro, tu entri in quegli anni quando un volto di donna ci agita il sangue. Conserva, conserva la santa purezza dell'innocenza e la superba pudicizia; chi s'è abituato ad affogare i sensi nei viziosi godimenti ancora giovane, fattosi uomo diventa cupo e sanguinario, e la sua mente innanzi tempo s'oscura. Sii sempre il capo nella tua famiglia.
Lo zar: Prega per me, povero Nikòlka.
L'idiota: No, no! Non si può pregare per il re Erode: la Madonna non vuole.
Sempre [...] la tolleranza è indifferente.
Siano i nostri corpi i gradini per il tuo trono di zar.
Un potere vivo è odioso alla plebe. Essi sanno amare soltanto i morti.
Evgénij Onégin – Citazioni
Chi ha vissuto e pensato, questi non può nella sua anima non disprezzare gli uomini. (cap. I, st. XLVI)
L'abitudine ci è data dall'alto: essa è il surrogato della felicità. (cap. II, st. XXXI)
Si può essere un uomo saggio / e pensare alla bellezza delle proprie unghie.
Un monarca fiacco e astuto, calvo e bellimbusto, scansafatiche, per caso sfiorato dalla gloria, su di noi regnava allora. (cap. X, st. I)
Il Cavaliere Avaro
I denari per noi sono buoni sempre, ad ogni età. (scena I)
Tutto è a me sottomesso, io a niente; io sono al disopra di ogni desiderio; sono tranquillo; conosco la mia potenza: mi basta di averne coscienza... (scena II)
La solitudine e l'ozio rovinano i giovani. (scena III)
Frasi da «Il convitato di pietra»
Di tutti i godimenti della vita la musica cede solamente all'amore; ma anche l'amore è una melodia. (scena II)
Donn'Anna: Chi siete dunque?
Don Giovanni: Un'infelice, vittima di una passione disperata. (scena III)
È dunque, Donn'Anna, segno di follia desiderare di morire? Se io fossi folle io vorrei restar tra i vivi. (scena III)
La Rusalka
L'uomo è come il gallo; chicchirichì! sbatte appena le ali e via – la donna invece è come la povera chioccia; stattene seduta a covare i pulcini.
Nel mondo non c'è beatitudine durevole: né la stirpe illustre né la bellezza, né la forza né la ricchezza, nulla può evitare la sventura.
È terribile diventar pazzo. È meno pesante morire. Un defunto lo guardiamo con rispetto. Diciamo per lui le preghiere. La morte fa tutti eguali a lui. Ma l'uomo privato dell'intelligenza, cessa d'essere un uomo. La parola gli è data invano, egli non la sa dominare, in lui la belva riconosce un suo fratello; è oggetto di derisione per gli uomini; ognuno può far di lui quello che vuole, Dio non lo giudica.
Frasi da «La figlia del capitano»
A questo punto si offrì di insegnarmi a giocare a biliardo.
«Questo» diceva «è indispensabile per noi militari. Durante una campagna, per esempio, capiti in un posticino sperduto: di che ti vuoi occupare? Non si può mica sempre picchiare gli ebrei... Per forza andrai in trattoria e ti metterai a giocare a biliardo; perciò bisogna saper giocare!» (p. 21)
Distruggendo il pensiero amoroso, / La mia bella scordare vorrei; / E ahimè, Maša sfuggendo, / La libertà forse riavrò! (p. 47)
Da un cane selvatico ci si deve contentare di prendere anche un solo ciuffo di lana. (cap. IX, p. 101)
La donna di picche – Citazioni
Il giuoco m'interessa moltissimo ma non sono in condizioni di sacrificare l'indispensabile nella speranza di procacciarmi il superfluo. (p. 245)
Chi non sa conservare l'eredità paterna morirà in miseria, nonostante qualsiasi sforzo demoniaco. (p. 264-265)
Due idee fisse non possono esistere contemporaneamente nel campo morale, come nel campo fisico due corpi non possono occupare il medesimo spazio. (p. 276)
Frasi da «Mozart e Salieri»
Genio e malvagità non vanno d'accordo.
Si dice: non c'è giustizia sulla terra. Ma esiste forse in cielo?
Spesso [...] la vita mi è sembrata una ferita insopportabile.
Dicono di Aleksandr Sergeevič Puškin
Aveva ragione Puškin a ritenere che il poeta, aldilà della sua stessa volontà, è un profeta.
In Ucraina avevamo 800 vie intitolate a Pushkin e quasi nessuna dedicata agli autori ucraini uccisi da Stalin negli anni 30. Ora non è più così. Penso che sia corretto creare una mappa ucraina per l’Ucraina.
La burocrazia, con lo zar Nicola in testa, era furiosamente irritata da quest'uomo, che anziché comportarsi da buon servitore dello Stato nei ranghi dell'amministrazione ed esaltare le virtù convenzionali nei suoi scritti (se proprio doveva scrivere), componeva versi estremamente arroganti e estremamente indipendenti e estremamente perfidi che palesavano una pericolosa libertà di pensiero nella novità della versificazione, nell'audacia della fantasia sensuale e nella tendenza a prendersi gioco di tiranni grandi e piccoli. La Chiesa deplorava la sua frivolezza. I funzionari di polizia, gli alti burocrati e i critici al soldo del governo lo definivano un verseggiatore superficiale; e poiché si rifiutava di servirsi della penna per copiare noiosi documenti in un ufficio governativo, Puškin, uno dei più colti europei del suo tempo, veniva tacciato di ignorante dal conte Thingamabob e di tonto dal generale Donnerwetter. I metodi usati dallo Stato per soffocare il genio di Puškin furono la condanna all'esilio, la censura feroce, le vessazioni continue, gli ammonimenti paterni e infine un atteggiamento favorevole a quelle canaglie che alla fine indussero Puškin a battersi in duello mortale con uno spregevole avventuriero venuto dalla Francia monarchica.
Pushkin non è Putin, ovviamente, ma quando i miei amici ucraini si indignano per la presenza delle sue statue ad ogni angolo di strada del loro paese e mi chiedono cosa diremmo noi francesi se fossimo circondati da statue di Goethe, ammetto li capisco.
Puškin non è né primo né l'ultimo: retaggio della grandezza è la sofferenza, sofferenza che viene dal mondo esterno, e sofferenza interiore, che viene da noi stessi.
Tale è, quasi sempre, il carattere dell'ispirazione di Puškin: così casta e semplice, così ingenua e sincera nell'obbedire col canto allo stimolo dell'occasione.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026