Frasi
Frasi di Alessandra Necci
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Alessandra Necci raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.
Alessandra Necci (scrittrice e biografa italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Alessandra Necci
È, Maria Walewska, una di quelle donne che antepongono l'amore, e l'amore per un solo uomo, a tutto il resto. E lo fa con tale nobiltà, tale generosità di sé, da meritare di essere uno dei miti di quell'Ottocento che è il secolo del Romanticismo. Se Napoleone, con il suo bisogno di assoluto e la sua vocazione al titanismo, è assurto, soprattutto dopo la morte, a emblema romantico per eccellenza, Maria ne è il perfetto doppio al femminile. Sturm und Drang, emotività, passione, spiritualità, fantasia, anelito alla libertà, patriottismo, sublimazione dell'amore, capacità di sacrificio... Tutti i temi del Romanticismo sono presenti, scorrono nelle vene di lei, che sarebbe stata una degna eroina di uno dei romanzi dell'epoca. Non è un caso che il mito di Maria Walewska, donna di cuore e di passioni, sia giunto sino a noi, aureolato da tanta fama.
Papà andava a trovare Francesco Cossiga al Quirinale e io, adolescente, lo accompagnavo, ma senza entrare nello studio del capo dello Stato. Che ho invece frequentato in seguito. Nella sua casa di via Ennio Quirino Visconti mi tendeva trabocchetti: "Sai dirmi chi era père Joseph?". E io: certo, presidente, François Leclerc du Tremblay, il cappuccino passato alla storia come "eminenza grigia", confidente del cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII. Ci rimaneva male: "Non è possibile! L’hai letto su Wikipedia".
Mai avvenuta. Era l'autunno del 1989. Presi io la telefonata con cui chiesero a papà di portare a Palazzo Chigi il suo curriculum. Lui aveva già in mente il futuro dell'Enimont: 40 per cento pubblico, 40 privato, 20 sul mercato. Scelsero invece Gabriele Cagliari, che così andò incontro al suo tragico destino. Quando 16 anni fa mio padre morì, investito mentre era sulla bici in Puglia, Cossiga mi scrisse una lettera. Lo definiva "mio buon antico amico che tanto ha dato al Paese e a cui il Paese ha restituito tanto poco".
L'anno seguente, nominandolo commissario delle Fs, gli disse: "Avvocato Necci, ci sono due tipi di matti: quelli che si credono Napoleone e quelli che pensano di risanare le Ferrovie e far arrivare i treni in orario. Non sapeva che la figlia aveva una tale passione per Bonaparte da considerarsi fra i primi, come apprese la sera in cui venne a cena da me.
L'ambasciatore americano Maxwell Rabb e quello francese Jacques Andréani, perché per lui la Francia era una seconda patria, così come lo è per me. E poi le più belle intelligenze d'Italia: Bruno Visentini, Giuliano Amato, Emilio Colombo, Gianni e Cesare De Michelis, Guido Bodrato, Paolo Cirino Pomicino, Rino Formica, i sindacalisti Cofferati, D'Antoni e Trentin. Ero incantata come Alice nel paese delle meraviglie.
No. Papà è sempre stato repubblicano. Quando erano ospiti Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini, autorizzava me e mio fratello Giulio, che ha tre anni di meno, a coricarci più tardi. Al secondo, ministro della Pubblica istruzione, chiedemmo di ripristinare la festa della Befana. Per ingraziarselo, Giulio gli offrì le vignette di Giorgio Forattini che lo raffiguravano. Ma Spadolini non gradì.
Preferisco quelli tacitati dalle leggende nere. Lo faccio per ridare voce a mio padre. Lo chiamavano Lorenzo il Magnifico. Il 15 settembre 1996 fu arrestato, accusato di ogni genere di reato, costretto a lasciare le Fs. Sei mesi dopo la Cassazione stabilì l’assenza di gravi indizi di colpevolezza. I procedimenti giudiziari a suo carico si conclusero con 42 assoluzioni. In uno gli fu ridotta la pena nei vari gradi di giudizio, finché poi il processo tornò al punto di partenza. Il tema della riabilitazione non manca mai nelle mie biografie. Non è vero che la storia la scrivono i vincitori: la scrive chi sopravvive, chi ha l'ultima parola. La storia è sempre contemporanea, insegna Benedetto Croce. Le passioni umane non cambiano nel corso dei secoli. L'invidia è un motore potentissimo. Come la Medusa, pietrifica chi la guarda. Ebbe un ruolo rilevantissimo nella caduta di mio padre, al cui caso si adatta la frase del cardinale Richelieu: "Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini e io vi troverò del materiale sufficiente per farlo impiccare".
Papà aveva un innato senso dello Stato. Lottava per il progetto Paese, si opponeva alla svendita del sistema industriale italiano. Gli davano del visionario, in realtà era un battitore libero. Sosteneva che una nazione priva di infrastrutture non avesse futuro. L'idea dell'Alta velocità fu sua. Ma, come scrisse, sottovalutò "alcuni segnali, assolutamente inequivoci e inequivocabili, di rischio", provenienti da mondi lontanissimi. Non piaceva un'Italia forte che fosse al centro del sistema euromediterraneo. Un collaboratore arrivò a dirgli che gli era apparsa in sogno la Madonna per chiedergli di farlo desistere dal progetto. Alcuni americani influenti gli chiesero: "Ma perché vuole costruire la Tav?". Ricordiamoci del Rinascimento. Chi chiamò gli stranieri in Italia alla fine del Quattrocento? Ludovico il Moro, vero padrone di Milano.
Sempre. Un Pendolino fu battezzato Romolo, come il fondatore di Roma. Era anche il nome di mio nonno ferroviere. Ma oggi non c'è un Frecciarossa che si chiami Lorenzo, come colui che cambiò il volto dell'Italia. Era l'amministratore delegato, eppure papà non chiese nemmeno di essere assunto dalle Fs, figurava come consulente esterno. Se ne andò senza la liquidazione. Nelle Ferrovie non maturò neppure la pensione.
Una in particolare: il luogo. A parte Sant'Elena, l'isola dove Napoleone morì in esilio, sono stata per mesi in tutte le località dove vissero i miei personaggi. Ma la storia è davvero maestra di vita? «Insegna solo a chi vuole imparare».
Con Isabella d'Este. Mi piace moltissimo il suo motto inciso nei camerini del Palazzo Ducale di Mantova, "Nec spe nec metu", né con speranza né con timore. Non le somiglio nello sprezzo per i sentimenti umani e ormai è tardi per tentare d'imitarla. Mi sento vicina anche a Caterina de' Medici, capace di attendere senza mai demoralizzarsi. Quando penso a lei, mi viene naturale concludere che quasi tutti hanno un prezzo, bisogna solo capire qual è, ma pochi sono gli esseri umani che hanno un valore. La vita mi ha molto dato e molto tolto. Le ingiustizie segnano, però ti spingono a lottare, a risalire. Oggi empatizzo con il dolore degli altri. Non è poco, sa?
Dicono di Alessandra Necci
Figlia di Lorenzo Necci, che fu presidente di Enimont e poi commissario straordinario e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, la scrittrice è cresciuta dando del tu alla storia.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026