Ritratto di Alessandro Barbero
Alessio Jacona · CC BY-SA 2.0

Frasi

Frasi di Alessandro Barbero

50 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Alessandro Barbero raccolte in un'unica pagina: 50 frasi, divise per libro e argomento.

Alessandro Barbero (storico e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Alessandro Barbero

Quando si tratta di grandi avvenimenti come il nostro Risorgimento c'è rischio che la storia venga mitizzata, che la retorica e la propaganda di parte semplifichino eventi e conflitti di non facile interpretazione. Gli storici di mestiere sanno che il Risorgimento è un fenomeno più complesso di quello che si legge sui libri di testo o che si vede sui monumenti nelle strade e nelle piazze. Non c'è niente di nuovo, è risaputo che il Risorgimento è stato gestito da personalità in forte contrasto fra loro... [...] Cavour è stato lì per lì per impiccare Garibaldi che se avesse potuto avrebbe fatto altrettanto. [...] I tempi sono maturi perché si possa guardare a quegli eventi con l'occhio della storia che non ha paura di rilevare contraddizioni e realtà e non quello della retorica e della propaganda. Non c'è nessun problema per l'identità nazionale perché se si va a vedere le condizioni dell'epoca è stata una stagione straordinaria. Seppur con tutti i difetti hanno avuto un'abilità e una fortuna miracolose [...] hanno preso decisioni difficilissime per lo più senza sbagliare col coraggio di sacrificare le proprie posizioni per raggiungere un compromesso quando c'era bisogno. L'impressione è quella di una stagione memorabile della nostra storia con tutti i limiti che tutti gli uomini politici hanno, che magari li avessimo oggi...
Dall'intervista Barbero: "L'Unità? Una vera impresa politica", affaritaliani.it, 8 settembre 2010.
Il revisionismo di oggi è [...] mitologico [....] propagandistico e di parte, non serio, non critico. È semplicemente il piacere di reinventare il passato, mentendo quando c'è bisogno, per servire a fini ideologici attuali. [...] L'unico punto su cui si può dibattere è in realtà un equivoco. È vero che l'industria al sud non era in ritardo rispetto al nord in quel momento. Il problema è che industria era insignificante dappertutto in Italia. Il meridione era entrato già dal tardo medioevo in declino. Coloro che hanno piacere di raccontare queste fregnacce diranno che a Napoli è stata costruita la prima ferrovia d'Italia la Napoli – Portici, ma nel 1860 non c'era nient'altro, le reti stradali del mezzogiorno erano insignificanti rispetto a ciò che c'era al nord semplicemente perché un governo passivo e spaventato del progresso non aveva voluto proseguire in quella direzione. L'analfabetizzazione era 10 volte superiore alle zone più avanzate del nord un abisso. Tutti altri elementi statistici danno senso di divario abissale.
Si può raccontare la storia in forma lieve, senza essere troppo ponderosi, rispettando tuttavia le fonti e la verità storica. Montanelli era molto bravo a scrivere, ma in fondo ne sapeva poco, gli piaceva gigioneggiare, sprofondava nell'anacronismo. Oggi ci si è accorti che, nel raccontare la storia, essere rigorosi ed essere divertenti non è conflittuale.
Dall'intervista Alessandro Barbero: levate la polvere alla storia e vi divertirete, lastampa.it, 30 gennaio 2011.
La gente crede che a chiedere un favore si indebolisca, perché poi si rimane in debito verso quelli che te l'hanno fatto... non è affatto così. Chiedere un favore è come chiedere un prestito per investirlo in un grosso affare. Poi si rimane in debito, certo, e prima o poi bisogna restituirlo. Ma intanto quello che ti ha fatto il prestito è diventato diciamo così, il tuo socio. Ha interesse che le cose ti vadano bene, non che ti vadano male. Ti ha fatto un favore, e vuole che tu ti trovi in condizione di restituirlo. Vuole che si sappia che quelli a cui lui fa dei favori, hanno successo.
Da Gli occhi di Venezia, p. 315
[...] erano convinti, e me lo dicevano in tono sincero e accorato, che il Sud fino all'Unità d'Italia fosse stato un paese felice, molto più progredito del Nord, addirittura in pieno sviluppo industriale, e che l'unificazione – ma per loro la conquista piemontese – fosse stata una violenza senza nome, imposta dall'esterno a un paese ignaro e ostile. È un fatto che mistificazioni di questo genere hanno presa su moltissime persone in buona fede, esasperate dalle denigrazioni sprezzanti di cui il Sud è stato oggetto; e che la leggenda di una Borbonia felix, ricca, prospera e industrializzata, messa a sacco dalla conquista piemontese, serve anche a ridare orgoglio e identità a tanta gente del Sud. Peccato che attraverso queste leggende consolatorie passi un messaggio di odio e di razzismo, come ho toccato con mano sulla mia pelle quando i messaggi che ricevevo mi davano del piemontese come se fosse un insulto.
Sono andato a vedere se la documentazione immensa – perché ogni burocrazia, ogni Stato, ogni esercito produce un'immensa documentazione – prodotta in quegli anni permette davvero di ricostruire cosa è successo a quei uomini, a quegli fra loro che sono stati effettivamente portati al nord come prigionieri di guerra alla fine del 1860, e a tutti gli altri. La documentazione permette di ricostruire in modo molto dettagliato cosa volevano fare di loro le autorità sabaude, cosa gli hanno fatto e cosa è accaduto a questa gente... è la storia di un'epoca di conflitto, di guerre, di traumi, non è in nessun modo una storia di sterminio... il punto che a me interessa è: si dice, si scrive e si crede che lo Stato italiano tra il 1860 e il 1861 ha scientificamente sterminato migliaia di italiani, facendoli morire di fame e di freddo. Questo non è vero.
Estratto dalla videopresentazione Barbero vs Neoborbonici - La sfida di Fenestrelle, Bari, Libreria Laterza, 5 dicembre 2012; video disponibile su youtube.com (min. 13:10-14:08).
Quando una cosa comincia a essere necessaria, di solito qualcuno la inventa.
Dall'intervento a Superquark, Rai 1, 8 agosto 2013; video disponibile su rai.tv (min. 1:28:50).
Lo Ius primae noctis è una straordinaria fantasia che il medioevo ha creato, che è nata alla fine del medioevo, ed a cui hanno creduto così tanto, che c'era quasi il rischio che qualcuno volesse metterlo in pratica davvero, anche se non risulta che sia mai successo davvero. In realtà è una fantasia: non è mai esistito.
Dalla conferenza Medioevo da non credere. Lo ius primae noctis, Festival della Mente, Sarzana, 31 agosto 2013.
Da molti anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello dicendoci che i totalitarismi son tutti uguali, che l'Unione Sovietica di Stalin e la Germania di Hitler erano la stessa cosa... e allora anche il loro accordo sembra meno strano. La realtà è che per allora, per la gente di allora, è uno shock immenso. Perché la Germania nazista e l'Unione Sovietica comunista appaiono come i due paesi più contrari e nemici che ci siano. E lo sono! È una prova del cinismo, dell'astuzia, e della freddezza straordinarie sia dei nazisti, sia di Stalin e del suo gruppo, il fatto che facciano questo accordo, da cui il mondo rimane esterrefatto. Stalin ha deciso che gli inglesi e i francesi son troppo molli, non lo vogliono l'accordo , "perciò lo faccio coi nazisti, alla faccia loro, perché io ho bisogno di essere sicuro! [...] Tanto poi non lo manterremo il patto, ma per il momento ci serve!".
Dalla conferenza Come scoppiano le guerre? La seconda guerra mondiale, Festival della Mente, Sarzana, 2014; video disponibile su youtube.com (min. 46:27).
Sarebbe bene se, diversamente da Roberto Benigni nel suo film , ci ricordassimo che a liberare Auschwitz e le sue vittime sono stati i "malvagi comunisti sovietici" e non i "buoni americani" [...]. Ecco, vedete come si sfuma tra la memoria vera, la memoria ricostruita? Quanta gente ha visto il film e si ricorderà per sempre che Auschwitz è stata liberata dagli americani? Ecco, la storia è un'altra cosa.
Dalla conferenza L'eredità di Roma con Nicola Gardini e Alessio Sokol, Festival èStoria, 12 giugno 2017; video disponibile su youtube.com (min. 33:11).
I ragazzi dei GAP sono partigiani improvvisati, senza nessuna esperienza, a corto di armi, a corto di munizioni. Quelle poche armi e munizioni che hanno, le hanno perché a Roma esiste anche una resistenza militare monarchica, organizzata da ufficiali del Regio Esercito [...], solo gli ufficiali dell'esercito riescono a rimediare armi ed esplosivi e, ovviamente - fornirle ai partigiani comunisti - qualche discussione c'è; però poi alla fine le danno, perché gli ufficiali hanno le armi e gli esplosivi ma i comunisti le usano.
Dalla conferenza Le reti clandestine. Una rete di partigiani: i GAP di Roma e l'attentato di via Rasella, Festival della Mente, 2 settembre 2017; video disponibile su youtube.com (min. 25:32).
Furono i nostri alleati francesi e britannici a pretendere la testa di un comandante che aveva subito una disfatta così rovinosa . E i politici, che non amavano affatto il comandante supremo, furono ben felici di cogliere l'occasione per sostituirlo con Armando Diaz. In particolare il nuovo presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando, ex ministro degli Interni, era da tempo in rapporti gelidi con Cadorna.
Dall'intervista di Antonio Carioti, Caporetto, l'arma segreta tedesca. Sull'Isonzo trionfarono i tenenti, corriere.it, 12 ottobre 2017.
Non è poi così diverso dal suo predecessore, i due sono il prodotto di uno stesso sistema. Di certo Diaz migliora il trattamento delle truppe, anche se qualche misura per sollevarne il morale era già stata presa. Inoltre la situazione sul Piave è diversa da quella che si era creata sull'Isonzo per oltre due anni. Cadorna doveva attaccare, mandando i soldati al macello in territorio asburgico. Invece a Diaz basta respingere gli assalti di un nemico ormai esausto. E può fare appello al sentimento nazionale di soldati che adesso si battono per difendere la patria.
I tedeschi uno può pensare quello che vuole, ma la guerra la sapevano fare. Hanno fermato di netto lo sbarco americano. Gli americani sono inchiodati sulle spiagge di Anzio, non si muovono più. Su un muro di Trastevere compare una scritta "Americani resistete, veniamo noi a liberarvi".
Dalla conferenza al Festival della Mente, 24 marzo 2018; video disponibile su youtube.com (min. 12:16).
La storia è diversa della memoria: la memoria è infatti soggettiva e non può essere condivisa ma pacificata. La memoria è una trappola. La storia è ricostruire i fatti all'interno del loro contesto, a volte è l'interpretazione dei fatti se i fatti sono acclarati. Non esiste una storia oggettiva, proprio perché l'orientamento personale rischia di offuscare il giudizio.
Citato in Alessandro Barbero all'Università del Dialogo, sermig.org, 14 novembre 2018.
Gli Stati Uniti dal 1945 a oggi non sono mai stati, credo, in pace in senso stretto. Nel senso che non ci fosse qualche posto del mondo dove dei soldati americani stavano combattendo e morendo.
Dall'incontro Facciamo pace all'Università del Dialogo, 14 novembre 2018; video disponibile su youtube.com (min. 1:27:38).
L'idea che dopotutto la Resistenza abbia avuto poco o nessun peso, in termini strettamente militari, è da relegare nell'armamentario dei luoghi comuni, apparentemente così veri e invece imprecisi e faziosi.
Dal discorso per il giorno della Liberazione a Vercelli, 25 aprile 2019; video disponibile su youtube.com (min. 20:43).
Siamo un Paese particolarmente variegato e frazionato e litigioso e spaccato, più della Francia di sicuro, o della Germania che è comunque un Paese di grandi diversità e che però non è così profondamente litigioso. E in più c'è la grande diversità geografica... Al di là del pittoresco, l'Italia è tuttora un Paese per metà fascista e per metà antifascista. E lo è sempre stato, salvo che si è fatto finta che i fascisti non fossero proprio la metà, che fossero una minoranza, invece sono chiaramente la metà del Paese.
Dall'intervista di Matteo De Giuli e Stella Succi, La storia secondo Alessandro Barbero, iltascabile.com, 26 luglio 2019.
Si va troppo in fretta a dare importanza a queste cose. Il movimento esisteva da qualche settimana e già ci si chiedeva quale fosse il loro programma; ma sono solo un'increspatura nella storia.
Dall'intervista di Giulia Ricci, Alessandro Barbero: «A Torino i partiti non rappresentano più nessuno», torino.corriere.it, 8 gennaio 2020.
Non c'è stata alcuna risposta europea a questa emergenza . Da questo punto di vista l'Europa non esiste, l'Unione Europea è inesistente. Oltre a essere inesistente negli spiriti, nel senso che si è visto che ogni Paese comunque pensa esclusivamente a sé stesso, con la meravigliosa eccezione della Cina che ci manda medici [...], tutte le decisioni sono prese a livello del singolo Paese, i dati vengono raccolti e comunicati con criteri che ogni Paese ha scelto, e che non sono per nulla trasparenti fra l'altro. L'inesistenza totale dell'Europa in questo che è il più grande avvenimento storico degli ultimi 20 o 30 anni è qualcosa su cui bisognerà evidentemente poi riflettere a cose finite, perché è drammatica.
Dalla diretta social con Giuseppe Laterza, #CasaLaterza, 19 marzo 2020; video disponibile su youtube.com (min. 24:31).
La guerra, Hitler, l'ha persa nel momento stesso in cui ha attaccato l'Unione Sovietica, nel giugno del 1941, perché si è messo contro un nemico di cui non immaginava la potenza, i tedeschi avevano sottovalutato clamorosamente la potenza industriale, le capacità organizzative, la volontà di resistenza e la forza militare dell'Unione Sovietica.
Da un audiolibro, 11 maggio 2020; video disponibile su youtube.com (min. 2:19).
La Germania di Hitler era un Paese fondato su una concezione razziale, sull'idea del popolo eletto, i tedeschi, e gli altri popoli inferiori, fra cui noi italiani, naturalmente, e poi i subumani da eliminare: gli ebrei, gli zingari, ecco... in Unione Sovietica non c'era niente del genere. E se uno invece uno va a cercare un Paese che negli anni 30 aveva una politica razziale molto precisa e ufficiale, ecco con grande sorpresa scopriamo che gli Stati Uniti, la più grande democrazia del mondo di allora, erano un paese ufficialmente razzista, dove c'era una politica razziale, dove la popolazione era censita per razze, tutt'ora fra parentesi, ma dove soprattutto, in una parte dell'unione, i neri erano discriminati concretamente, non avevano diritti politici.
Dall'intervento I totalitarismi nel XX secolo a #Maestri, Rai 3, 2020; video disponibile su raiplay.it.
Sono sempre stato orgogliosamente di sinistra e continuo a esserlo. Ma la sinistra, oggi, è rimasta ingabbiata nel mondo intellettuale e nei salotti borghesi: non è più radicata, come un tempo, tra le fasce popolari. È una sinistra più attenta ai diritti umani, temi comunque nobilissimi, che non al conflitto economico e sociale. Ma è un problema della sinistra di tutto l'Occidente.
Dall'intervista di Filippo Femia a La Stampa, 23 giugno 2021; citato in Alessandro Barbero: "Il reddito di cittadinanza va fortificato", vassallidibarbero.it.
Il sogno che gli operai potessero diventare la parte più avanzata, più consapevole della società, e prendere il potere nelle loro mani, è fallito; il risultato è che nei Paesi occidentali non c'è più nessun partito che si presenti alle elezioni dicendo "noi rappresentiamo gli operai e vogliamo portarli al potere". Ma la sinistra era quello, nient'altro. Invece la destra, cioè la rappresentanza politica di chi vuole legge e ordine, rispetto dell'autorità e libertà d'azione per i ricchi, e non si sente offeso dalle disuguaglianze sociali ed economiche, è ben viva. E in un mondo dove la destra è molto più vitale della sinistra è inevitabile che la lettura del passato vada di conseguenza, e che si possano diffondere enormità come quella per cui il comunismo sarebbe stato ben peggio del fascismo.
Da Daniela Ranieri, Intervista ad Alessandro Barbero "Le foibe furono un orrore, ma ricordare quei morti e non altri è una scelta solo politica. Il Giorno del Ricordo? È una tappa di una falsificazione storica", ilfattoq
La lotta di classe c'è stata e l'hanno vinta i ricchi... e non hanno preso prigionieri.
Citato in Marcello Colasanti, Barbero e le donne: l'ennesima polemica inutile (e voluta), agoravox.it, 26 ottobre 2021.
Nella Seconda guerra mondiale i vincitori erano dalla parte giusta, ma non faccio fatica a dire che hanno commesso orrori. Che i sovietici hanno sterminato gli ufficiali polacchi nelle fosse di Katyn, che Churchill ha fatto morire milioni di indiani ai tempi della carestia del Bengala, non faccio fatica a dire che i bombardamenti aerei degli alleati sulle città italiane e tedesche siano stati indiscriminati.
Dall'intervista al liceo Torricelli di Somma Vesuviana; citato in Selvaggia Lucarelli, La lezione dello storico Alessandro Barbero che tra Putin e Zelensky non si schiera, editorialedomani.it, 19 maggio 2022.
Io penso che essere di destra o di sinistra, a volte, è una cosa proprio banalmente viscerale. Gli studenti manifestano in piazza: ti fanno simpatia, e ti vien voglia di capire cosa vogliono questi ragazzi, o ti danno fastidio, ti fanno rabbia, e speri che arrivi la polizia a bastonarli?
Dall'intervista di Gregorio Romeo, Piazzapulita, LA7, 3 novembre 2022; video disponibile in Fascismo, Barbero sul rischio di una deriva autoritaria in Italia e sui conti con il passato della Meloni, la7.it, 4 novembre 20
Dov'è il confine tra immaginario e reale? [...] La storia è sempre fatta da due elementi che bisogna far stare insieme anche se in realtà sono come l'acqua e l'olio. Da una parte i fatti oggettivi che succedono, dall'altra i riflessi che provocano nella testa della gente.
Da un intervento al Salone del Libro di Torino; citato in Chiara Sandrucci, Salone del libro, 70 metri di fila per Alessandro Barbero. Firmacopie da record, torino.corriere.it, 10 maggio 2024.
Il romanzo può fare quello che alla storia è vietato.
Il primo è essere appassionati di quello che si sta per raccontare e poi essere onesti intellettualmente: dire la verità facendo capire ai propri studenti che non è sempre facile farlo.
Dall'intervista di Ludovica Passeri, Alessandro Barbero: "L'università? Non mi manca perché sono circondato da giovani", tg24.sky.it, 10 maggio 2024.
Storia e filosofia continuano a essere insegnate dallo stesso docente. È ancora dalla riforma Gentile che [...] ci si illudeva che si potessero mettere insieme le due cose. In realtà la riforma Gentile dava il primato alla storia, e pensava che anche della filosofia si dovesse insegnare la storia. Non so quanto voi percepite se il vostro docente è laureato in storia o filosofia, di solito l'approccio cambia molto. Noi storici la pensiamo come Salvemini: la filosofia non sarebbe dannosa, sarebbe solo inutile, se non fosse che fa perdere tempo. È uno scherzo, la filosofia serve molto, ma è una cosa diversa dalla storia.
Da un intervento al Salone del Libro di Torino; citato in Barbero: "Storia e filosofia continuano a essere insegnate dallo stesso docente, ma sono diverse", orizzontescuola.it, 11 maggio 2024.
È legittimo dire che nei nostri paesi il tasso di democrazia e benessere è incomparabile con altri. L'errore logico, invece, è dire che questi Paesi vogliono il bene del mondo e che gli altri, illiberali e malvagi, sono un pericolo per il resto del mondo. Non c'è nessun motivo di pensare che un Paese democratico non sia un pericolo per altri Paesi e che invece uno autoritario lo sia automaticamente. È un pregiudizio privo di senso. È poi sbagliato pensare che il mondo sia cominciato ieri.
Dall'intervento alla "Festa del Fatto Quotidiano", Roma, 9 settembre 2025; citato in Davide Petrizzelli, Barbero sul rischio invasione dalla Russia: "Un errore logico che non giustifica l'aumento delle spese per le armi"
Dire che l'Europa è moralmente superiore alla Cina funzionerebbe se anche i cinesi la pensassero così. Invece i cinesi conoscono la propria storia e la nostra. Quante volte la Cina ha invaso l'Inghilterra? Mai. Quante volte l'Inghilterra ha invaso la Cina? Come minimo tre negli ultimi due secoli. Due volte per evitare la proibizione dell'oppio coltivato in India, imponendo le proprie regole. La terza volta insieme agli altri europei per sedare la rivolta dei boxer. La storia insegna che noi siamo sempre stati una minaccia per loro, non viceversa.
Non sono sicuro che un cristiano o un musulmano, dalla totale e perfetta appartenenza alla propria religione, possano dirsi pienamente compatibili con dei cittadini laici. Ma la Repubblica è fatta per tener dentro tutti. Purché si rispettino principi di fondo, come l'uguaglianza, il rispetto delle regole da parte di tutti e l'impegno a non sollevare gli uni contro gli altri.
L'Islam in senso religioso è certamente diviso, come lo è anche il Cristianesimo. Oggi siamo abituati a una visione irenica in cui tutte le varie fedi cristiane coesistono abbastanza bene e dove solo una, quella cattolica, ha un leader di statura internazionale come il papa. Quindi, soprattutto noi che viviamo in un paese cattolico, tendiamo a pensare che il cristianesimo sia più unitario, cosa che non è, e ad immaginarci un Islam monolitico, quando in realtà non lo è affatto.
Nella tradizione islamica non c'è una sola interpretazione. O meglio, un maestro può anche dire che l'interpretazione vera sia la sua, ma il maestro della moschea accanto può sostenere il contrario. E poi c'è da dire che, anche laddove i testi sacri sono estremamente espliciti, i fedeli di ogni religione, storicamente, hanno sempre avuto una grandissima capacità di dimenticarseli e di considerarli tacitamente decaduti. Per cui, quand'anche qualcuno dimostrasse che un certo passo del Corano inciti a fare la guerra agli "infedeli", la questione diventerebbe quella di aiutare il mondo musulmano a non pensare più a quel versetto. Così come è accaduto per noi nel mondo cristiano, che certo non andiamo più ripetendo la massima di San Paolo "La donna taccia nell'assemblea!". Sta scritta nel Nuovo Testamento, ma fingiamo che non ci sia. Insomma, in tutte le religioni, un conto sono i libri sacri con le loro contraddizioni, dove si può trovare tutto ciò che si vuole. Un altro è l'atteggiamento dell'interprete. Qui, la sfida è incoraggiare chi trova significati che facilitano convivenza e tolleranza anziché chi trova messaggi aggressivi, che pure ci sono.
È indubbio che esista un Islam intollerante, come del resto è esistito un Cristianesimo intollerante. Anzi, per gran parte della sua storia, il Cristianesimo è stato molto intollerante. Però, oggi, noi viviamo in una fase felice perché il Cristianesimo, nel suo insieme, è molto più tollerante di una volta, pur avendo le sue sacche di intolleranza, specie in materia di vita sessuale.
[...] noi italiani viviamo in una democrazia in cui una maggioranza cattolica, dal concordato del '29, impone al paese leggi che ne mutuano la visione confessionale. È un fatto di cui molti nemmeno si accorgono, mentre ad altri dà un po' fastidio. Ora, dal punto di vista teorico, per uno stato laico questo non sta in cielo né in terra. Però, in pratica, sappiamo tutti che nella nostra repubblica si può convivere. Avere una maggioranza cattolica che in Italia vieta certe leggi e ne impone certe altre è una seccatura, è un fastidio, è un limite della nostra libertà.
[...] la storia non ha leggi, non ha certezze, la storia è caotica come la vita di ciascuno di noi, è influenzata da mille cose che non possiamo prevedere, va in direzioni che non ci aspettiamo, non si può irrigidire in leggi. Però, secondo me, una legge della storia c'è: non bisogna invadere la Russia. Ebbene, anche questa legge così semplice, evidente, facile da capire, i più potenti politici degli ultimi secoli l'hanno ignorata alla grande! Io per me sarei tentato di aggiungere anche l'Afghanistan, devo confessarvi... (min. 06:26-07:08)
La storia potrebbe anche essere magistra vitae, però bisogna che ci sia qualcuno che vuole imparare. (min. 08:38-08:44)
Finché una cosa sta succedendo, avviene nella totale incertezza, nella totale fluidità. Poi una volta che una cosa è successa, acquista una forza spaventosa, acquista la stabilità di un macigno. Sono successe le cose. Sono quelle. Ed è allora che noi, per una stortura che è comune a tutti noi, diciamo: ah be', doveva andare a finire così per forza! Capite il problema logico: lo dici solo dopo. Prima non lo dici mai [...] (min. 13:43-14:15)
Per tanto tempo gli storici [...] hanno raccontato del grande Regno di Israele, che mille anni prima di Cristo esisteva in Palestina, un grande e potente regno, con una grande città come capitale: Gerusalemme. Grandiosi edifici, il tempio di Salomone, i suoi gloriosi Re Davide, Salomone. Gli storici raccontavano questo, perché le uniche fonti che avevamo erano i racconti dell'Antico Testamento. Poi gli archeologi israeliani hanno cominciato a scavare alla ricerca di questo grande regno e della sua grande capitale. Hanno cominciato a scavare, hanno continuato a scavare, dopo un po' hanno cominciato a dirsi "Mah, sai che qui non viene mica fuori niente?! Veramente siamo arrivati allo strato di mille anni fa", non c'era niente. Qualche focolare di nomadi. Dopo un po' gli storici e gli archeologi israeliani hanno cominciato a dirlo che loro stavano trovando questo. Ovviamente i politici israeliani non sono stati contenti, e neanche l'opinione pubblica, ma — e va detto a imperituro onore degli archeologi israeliani — gli archeologi israeliani sono andati avanti e hanno dimostrato che il grande Regno di Israele mille anni prima di Cristo non è mai esistito. Non c'era Gerusalemme, non c'era il tempio di Salomone, non c'era niente. Solo dei nomadi che vagavano nella steppa. (min. 56:10-57:38)
Il nazismo è un'ideologia inventata in Germania da Hitler e i suoi soci, è durata 20 anni; essere nazista vuol dire essere d'accordo con quella cosa. Il comunismo è esistito per 150 anni, in tutto il mondo, ha avuto milioni di fedeli e militanti. In alcuni casi questi sono andati al potere e hanno commesso delitti. Ma il comunismo non ha mai voluto dire prendere il potere per mandare la gente nei lager. Erano quelli che lottavano per i diritti della povera gente, e finivano loro nei lager.
In qualche cassetto ho una tessera del PCI firmata da Enrico Berlinguer, con la falce e il martello; voglio vedere chi venga a dirmi che me ne devo vergognare.
Alcuni volutamente confondono antisemitismo e opposizione alla politica israeliana. [...] C'è chi ha interesse a impedire che si critichi lo Stato di Israele. Questo è un antisemitismo inventato.
Possono passare secoli in cui un sistema iniquo riesce a farsi accettare, magari anche a creare consenso, e poi esplode. Non c'è motivo di pensare che questo capitalismo disgraziato stia per finire, ma non c'è nemmeno certezza che un giorno la Rivoluzione non arrivi.
Si ostinano a pensare che i nazisti erano meglio dei comunisti, [...] si cerca di non far ricordare l'entusiasmo con cui molti polacchi hanno partecipato allo sterminio degli ebrei. Nella loro concezione distorta può nascere l'idea che la falce e martello faccia orrore quanto la svastica.
È un lungo elenco. Io in genere sono uno che non fa classifiche. [...] Siamo entrati in una lunga epoca in cui ormai la guerra di classe l'hanno vinta i ricchi, e i ricchi saranno sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri. Quella è una cosa grossa effettivamente, e a me angoscia. Io sono abbastanza egoista e autistico da dire: «Vabbè, io vivo la mia vita». Però se ci penso quella è la cosa che fa più rabbia, ecco, più che angoscia la cosa che fa più rabbia del mondo di oggi. Perché poi non lo dice nessuno, lo dicono quelli che tanto nessuno sta a sentire. Però ufficialmente va tutto a meraviglia: viviamo in democrazia. [...] Adesso esce qualche articolo su come i miliardari in Italia si sono raddoppiati negli anni della pandemia . Però [...] non è colpa della pandemia: è proprio che l'Occidente ha preso quel giro lì. Ma noi ce lo ricordiamo: è tutta colpa di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, che brucino all'inferno. (min. 1:50-2:50)
La scuola serve a fare sì che gli esseri umani abbiano tutti un terreno comune, ricco, complesso; imparino a confrontarsi con situazioni diverse, con vite diverse. tu studi letteratura, impari a vivere altre vite oltre alla tua; studi la storia, ed è la stessa cosa. E anche lo studio scientifico, che a me personalmente è alieno – strappavo la sufficienza a gran fatica –, anche quello ti apre la testa e ti aiuta a pensare. [...] È chiaro, ci sono indirizzi di scuola che ti insegnano anche i fondamenti del tuo futuro mestiere. Meno male che l'alberghiero ti insegna a cucinare! Però anche all'alberghiero si studia anche la letteratura, e la storia: questo significa aprire le teste delle persone. Ora la sensazione che il discorso sia: «Siccome l'economia è l'unica cosa che importa, il profitto è l'unica cosa che importa; e l'economia ha bisogno di tecnici, di esecutori, non di gente che critica! Magari forse andare a scuola troppo a lungo a cosa serve, se non a creare appunto della gente che poi non ubbidisce?». Io ogni tanto ho l'impressione che poi inconsciamente le classi dirigenti nostre di oggi, dell'Occidente di oggi, abbiano un po' in testa questa cosa qui. È chiaro che se invece che a scuola per un po' di ore li mandi a lavorare, sotto un capo che li dà degli ordini, con cui non è che discuti ma ubbidisci, cominci [...] prima. (min. 13:40-15:20)
[...] benché le foibe siano chiaramente una tragedia, uno dei tanti episodi spaventosi della seconda guerra mondiale, stabilire per legge che in Italia quello specifico episodio, quella specifica tragedia viene trasformata in un giorno che tutti devono ricordare è una scelta politica, forzata; è una scelta ideologica, è una scelta divisiva [...]. (min. 16:40-17:22)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026