Frasi
Frasi di Alessandro Spina
8 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 8 citazioni di Alessandro Spina, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Alessandro Spina (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Alessandro Spina
A Isfahan visitai una volta una bottega dove dinanzi a un grande telaio verticale una donna, con alla destra e alla sinistra tre giovinette, annodava un tappeto. Udire le parole di Cristina al Collegio di Musica o sull'Aventino non è che replica di quell'immagine, sorprenderla in bottega mentre con un gran foglio davanti annoda le frasi. Il nodo è un segreto di noi orientali, che così procediamo nel compiere la tela. Per questo, Lilla Cristina, la Sua opera ci appartiene. Ha rubato il nostro tempo, cioè il nostro computo del tempo − e così ci onora.
Come nelle fiabe da lei tanto amate, Cristina, senza neanche proporselo, entra nella gara del romanzo e stravince perché ha in mano il talismano che schiude le porte: il talento appunto.
Forse l'opera che è anche un romanzo, è una delle rare possibilità oggi di scrivere un romanzo. D'altronde ogni opera d'arte ha un legame oscuro, e talvolta risolutivo con ciò che è involontario. Bisogna asciugare la vita a mano a mano che sgorga, dice Chamfort. Qui la vita ci lascia la sua ombra mobile, la vita è fuggita e l'ombra resta, come se la scrittura fosse ombra consolidata (è nell'ombra appunto che la vita si perpetua). Tutto ciò è lontano quanto mai da ogni progetto letterario [...]Da Fra romanzi dintrattenimento e romanzi castigo, il romanzo ingenuo di Cristina Campo, Parte seconda in Conversazione in Piazza Sant'Anselmo e altri scritti, p. 162.
La Bruyère scrive:
«Celui qui n'a égard en écrivant qu'au goût de son siècle songe plus à sa personne qu'à ses écrits: il faut toujours tendre à la perfection, et alors cette justice qui nous est quelquefois refusée par nos contemporaines, la posterité sait nous la rendre».
Ecco un ritratto preordinato di Cristina. Quanto agli amici, è ovvio che sono i primi posteri.
Parentesi sui ritratti. Deve vedere quello del conte Stauffenberg − ma la trascrizione è approssimativa, come quella dei nomi arabi −, il "congiurato" del 20 luglio 1944. Un viso che si legge e si medita come un libro. Ho mandato questo ritratto a un amico, come si segnala Törless: finestre che si aprono dinanzi a noi, dalle quali non si riesce più a staccarsi.
L'ospitalità intellettuale
Un'educazione religiosa ricevuta nell'infanzia dovrebbe insegnare che, diciamo paradossalmente, l'io è un cosmo completo di tutto, che ha solo in una realtà invisibile il suo specchio e il suo traguardo; un cosmo completo di tutto, è solo la sua ombra che ha anche una vicenda e valenza sociale. (p. 256)
Le memorie sono un genere autosufficiente, oppure diciamo che l'autore stesso è autosufficiente, recita con cura anche dinanzi a una platea sgombra. (p. 414)
Chi non è capace di togliere il confine fra il reale e l'immaginario vive spesso una vita desolata; chi confonde è padrone del suo destino e da solo bilancia il mondo. (p. 415)
La memorialistica è spesso una via segreta di solitudine (bastino gli esempi supremi di Saint-Simon e del cardinale di Retz). Gli avvenimenti avvengono dietro le quinte, consegnati cioè a un libro inesistente sulla scena sociale: ma, miracolo della carta, il testo poi pubblicato svela una via luminosa; la lettura, a sua volta esperienza solitaria, prende il posto del reale, e il lettore fa la stessa strada solitaria del memorialista, ne è l'ombra, chi sa nulla di lui nel silenzio in cui è immerso!
Le vie del possibile sono labirintiche. (pp. 415-416)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026