Frasi
Frasi di Andrea Perrucci
15 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 15 frasi di Andrea Perrucci: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Andrea Perrucci (drammaturgo, librettista e gesuita italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Dell'arte rappresentativa, premeditata e all'improvviso
Dove il Matto stimandosi Medico, così dice al Servo, come ammalato, adoperando la vescica gonfia, ò il bastone: Recipe di malanni due drappesi, / Un'oncia di catarro, ò tosse asmatica; / D'ernia ventosa, sanguigna ed acquatica, / Di cancari, e di gotte ana due pesi. / Misce con acqua di gomme francesi / Fior di descenzo e polvere lunatica, / Con scrupoli di colica, e fatica, / Poni di male Pasque un par di mesi. / Vi sian trocisci di rabbia canina / Con lepra buona, e rogna, che ti gratti, / con l'anticore, e peste che sia fina. / Siano in rompiti il collo indi disfatti: / Credi, se piglierai tal medicina, / O che sani, ò che crepi, ò che ne schiatti.
Fuoco che Donna dà è sempre infernale.
Il soggetto non è altro che la tessitura delle scene sopra un argomento formato, dove in compendio si accenna un'azione che deve dirsi e farsi dal Recitante all'improvviso, distinguendosi per atti e scene. [...] Questi soggetti o son fatti apposta per rappresentarsi all'improvviso o sono presi da commedie distese dagli antichi o moderni, ridotte a stilo di potersi rappresentare all'improviso per rifuggire il tedio d'un lungo concerto, che richiede la Comedia premeditata, e per rimediar subito ad una ricreazione con quei personaggi, che si haveranno alla mano [...] potendosi anco in poco tempo rappresentare più, e diverse Commedie all'improviso, quando nella premeditata sarà sempre la stessa doppo una lunga fatiga.
Io però se prendo a dar norma d'arte rappresentativa, mi protesto di quella voler scrivere, che chiamò Tullio: "Imitatio vitae, speculum consuetudinis, imago veritatis"; e che serva ad morum salubrem expurgationem, come autenticò lo Stagirita, che vaglia ad erudire le menti, a far detestare i vizii, & ad abbracciare le virtù, con portare sulle scene, gli esempi dell'enormità punite, e dell'azioni gloriose premiate.
I Vecchi son come gli alberi, che quando non fanno più frutti si tagliano per lo fuoco.
Le bravure alle volte sogliono esser premeditate per accomodare à luogo, e tempo delle quali ne hà composto un tomo Francesco Andreini marito della rinomata Isabella, al quale ce ne rimettiamo per non esser lunghi.
Le facezie ridicole consistono negli spropositi, o deformità della natura, nei volti contraffatti, caricature di naso, fronti aguzze, calvizie, orecchie lunghe, storpi di gambe, i quali difetti, contraffacendosi con maschere e con abilità, tanto sono compatibili e commiserabili nel vero, tanto sono ridicoli nella finzione. Ridicolissimo sarà uno Zanni con occhi piccini, volto nero e ciglia irsute, buffo in tutte le posture; così come un Pulcinella tutto un pezzo, sgarbato di persona e sciocco in tutti i gesti.
Per scoprir, per parlar la mente adopro, / Penso assai, poco tento, e nulla scopro.
Tanti fiumi di grazie Amor mi versa, / che in mar di gioir l'alma è sommersa.
Un affamato desio non si nutrisce con lo sguardo.
Un occhio assetato mal si sazia con gli sguardi.
Dicono di Andrea Perrucci
Molto diversamente dobbiam parlare del poemetto L'Agnano Zeffonnato, del quale Andrea Perruccio, e Fardella Siciliano vivente tra noi ci arricchì, e che quantunque non sia un perfetto lavoro, è però pieno di molti pregi, e di non volgari poetiche bellezze.
L'edizione è tanto scorretta quanto brutta. È verisimile, che la povertà, in cui visse l'autore non gli permise pubblicare il suo poema in miglior forma. [...] Certamente non merita questo grazioso poema di cader nell'oblio; anzi è da annoverarsi tra i più distinti, e preggevoli del nostro dialetto o si riguardi la ricchezza della fantasia, o la felice imitazione dell'Ariosto, del Tasso, e soprattutto della Secchia Rapita del Tassone, che sembra esser quello, che più d'ogn'altro ha preso ad imitare.
Il soggetto è fondato sopra una antichissima tradizione del nostro volgo, il quale è persuaso, che nel luogo ove oggi è il suddetto Lago d'Agnano vi fosse stata una città ingojata poi da una subitanea eruzione: tradizione, che quantunque non appoggiata sopra verun sicuro monumento storico, non merita assoluto disprezzo. [...]
La Malattia d'Apollo Idillio dello stesso. Va impresso dietro al poema dell'Agnano Zeffonnato. È un ingegnoso Idillio, in cui si finge Apollo divenuto ernioso per effetto de' rancori, che gli cagionano non meno i cattivi poeti, che la cattiva sorte loro.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026