Frasi
Frasi di Anna Banti
14 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Anna Banti raccolte in un'unica pagina: 14 frasi, divise per libro e argomento.
Anna Banti (scrittrice e traduttrice italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Anna Banti
Nessuno che non abbia buttato almeno un'occhiata sulla solenne etichetta di Cambridge o di Oxford potrà ammirare abbastanza quel che la sapiente e capricciosa penna della Woolf ne trasse, citando i responsabili di aule dove la scienza, il greco, il latino, la filosofia conducono una vita liberalmente conventuale.
Una donna: proprio quello che una fanciulla non ha voglia di diventare, checché le sia successo. Ma c'è poco da scegliere, e meno ce n'era nel milleseicentoventidue o venticinque, a Roma. Così Artemisia alzò la testa, e fece il conto dei suoi averi: bel viso, bella mano, bella persona, talento, quattro casse, duecento ducati, un marito vivo o morto: eredità che la fanciulla spirante e noncurante le trasmetteva e di cui si affrettò a prendere il comando. In un lampo, seppe che il maggiore di questi beni era il marito, condizione perché gli altri fruttassero: intanto si premuniva, d'istinto, contro malevolenze e curiosità, imitando, da stupirne le dame di Toscana, così brave a farsi rispettare. Riconosciuto definitivamente il suo stato, forte all'improvviso di una voglia di vivere e prosperare che le fanciulle non hanno, sacrificava per la prima volta, con animo sgombro, all'astuzia, la dea dei poveri che non vogliono morire.
Frasi da «Noi credevamo»
La verità è che nulla amo di Torino: non il suo ordine, non la sua mediocre civiltà piena di sussiego. Odio i suoi impiegatucci, i suoi militari, i suoi uomini politici. (2010, p. 14)
Un mezzanino compresso come la groppa di un burocrate servile, un imperioso piano nobile, tronfio di architettoniche ostentazioni, il terzo piano per il rentier borghese che ama il decoro e il risparmio; in cima le mansarde, concesse con sopportazione ai decaduti, agli studenti, agli artisti, gente tenuta d'occhio e congedata alla prima scadenza d'affitto non corrisposta. Io abito al terzo piano, ma nel concetto del guardaportone in giamberga non debbo ispirare maggior fiducia degli inquilini delle soffitte. Siamo "napoletani", noi, soggetti da guardarsene, da sorvegliare, qualcosa di mezzo fra il brigante e l'imbroglione. (2010, p. 15)
A Procida, per dispetto o per polemica, mi ero accostato a delinquenti comuni, deducendo dai loro discorsi sino a che punto il regime borbonico avesse corrotto la plebe: già ho rammentato la mia familiarità con un capo brigante. Ma a un carceriere no, non avevo mai potuto indurmi a parlare da uomo a uomo, la sua vita, le sue miserie e come si fosse ridotto a esercitare un mestiere così vile, non m'interessavano, mi bastava disprezzarlo e giudicarlo peggiore di una qualunque schifosa bestia. Adesso mi sorpresi a riflettere che un carceriere – Gennaro, per esempio – poteva essere non del tutto ignobile e conservare qualche buon sentimento. (2010, p. 139)
Non mi arresi dunque e insistetti: «E quando il massaro ti consegnò ai gendarmi non ti rivoltasti per una punizione così crudele? Non hai mai sperato che il mondo possa cambiare e che tutti gli uomini abbiano il diritto di sfamarsi decentemente?».
Con una spallucciata si schermì e una smorfia cattiva gli ricompose in faccia l'insolenza dello sgherro. «Voi parlate così perché siete un signore e avete il cervello pieno di fumi che è la disgrazia di chi vi dà retta. Che diritti e diritti? Mio padre ci ha creduto, gli avevano montata la testa e si è visto quel che ci ha guadagnato. Chi ha fame s'ingegna, si capisce, ma il maialetto era del massaro e lui ha fatto bene a legarmi all'asino, così avrei fatto anch'io al suo posto, se lasciava correre mi sarei mangiato tutto il gregge. Peggio per chi sta sotto e chi dà ascolto ai chiacchieroni». (2010, pp. 146-147)
Frasi da «Un grido lacerante»
Una nonna la si ascolta, ma non si tien conto di quel che dice. (p. 148)
[...] gli uomini invecchiando [...] diventano personaggi venerabili, guardate Nestore, guardate gli Eremiti. La donna vecchia, invece, se non è madre, diventa una esecrabile strega. (p. 155)
Molte cose la gente immagina e crede sull'inevitabile declino della vecchiaia: ipotesi spesso sbagliare. Non è vero, per esempio, che la memoria dell'età tarda non registri il presente, i giorni e i fatti recenti, per rivolgersi soltanto al passato. (pp. 160-161)
Presente e passato sono un istante da catturare e stringere come una lucciola nella mano. (p. 161)
Film
Noi credevamo (2010)
Dicono di Anna Banti
Alla morte di Anna Banti, che avvenne nell'agosto 1985, il cordoglio ufficiale fu scarso. Era come se la grande scrittrice continuasse ad essere guardata da lontano, con una punta di apprensione. Perché? Non rispecchiava i gusti del pubblico medio. Per lunghi anni, dirigendo la parte letteraria della rivista Paragone, aveva gestito severamente un potere. Era omaggiata ma si teneva distante dal mondo delle ambizioni comuni e dalle persone comuni.
Caratteristica saliente di Anna Banti fu, fin dall'inizio, l'orgoglio intellettuale. Non voleva essere confusa con gli altri, tanto meno con le altre, rifiutava qualsiasi discorso banale, diffidava delle facili amicizie. Perseguiva, in arte, mete alte ed esigenti.
Teneva Alessandro Manzoni sul comodino e ogni sera leggeva una pagina dei Promessi Sposi. «Mi abbandonavo con delizia all'onda di quel respirare calmo, profondo».
Dal Manzoni trasse elementi congeniali: una lente equanime per un giudizio etico, il culto del verosimile sentito come «un vero veduto dalla mente per sempre». E trasse la forza di dedicarsi al genere letterario che divenne suo: l'invenzione storica fondata sulla memoria. Fondata soprattutto sulla condizione femminile e sulla esclusione dalla storia.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026