Frasi
Frasi di Antonio Genovesi
13 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 13 citazioni di Antonio Genovesi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Antonio Genovesi (scrittore, filosofo ed economista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Antonio Genovesi
Il più grande ostacolo alla perfezione delle cose umane è il credere che siano perfettissime. (da Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze)
La marea del pubblico trascina fino i giganti. (da Della Diceosina)
Mi piace che il giureconsulto sappia le lingue, sappia la storia: ma se non sarà filosofo riempirà i suoi commentari di ciarle. (da Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze)
Tutte le leggi sono pezzi di filosofia. (da La logica per gli giovinetti)
L'amore è o animale, o razionale. L'amore animale ha tutti i fenomeni d'una febbretta, quando è nel suo aumento: frequenza ed espansione di polsi, palpitazioni di cuori più sensibili, inquietudine di tutta la macchina, deliri, sogni, guance rubiconde, ecc. E quando quest'amore tira a lungo senza conseguire il desiderato fine, genera i segni d'una febbre continuata per lungo tempo: inappetenza, lassezza, pallore, emaciamento, lentezza e bassezza di polsi, debolezza e vacillamento di testa, e delle volte una morte etica. Dunque l'amore ha la sua sede e cagion fisica nel diaframma, nel cuore e nel sangue. I primi moti di quest'amore sono dolcemente piacevoli per quelle momentanee e continuate pressioncine nascenti e cadenti in tempi cortissimi ed eguali, per la forza dell'immagine dell'oggetto amato. Ma continuando poi, le percosse divengono più forti e lunghe; ond'è che essendo le cadute momentanee, comincia a prevalere la premitura dolorosa, e con ciò la tristezza e la malinconia. Così anche un vento mediocre, se continua, prima increspa il mare, poi fa che ondeggi, e ultimamente tempesti. In fatti l'amore quando tira a lungo, se vi si mischia la disperazione di conseguire il bene che si ama, diventa, come nelle febbri acute, frenesia: e dove venga ad unirsi la gelosia, furore. (da Logica e metafisica)
[...] non so se è falso in tutto, ma son certo che quella parte appunto, in cui il credo anch'io vero, sia quella che mostra sino ai ciechi la bontà dei suoi abitanti, avvegnaché non faccia troppo onore alla loro sapienza.
Lezioni di economia civile
Tutti i contratti e tutti i patti, che hanno nome e causa, discendono dal jus naturale e hanno forza per la legge di natura; perché nel jus di natura e sotto la natural legge tutti gli uomini si considerano come eguali. I sovrani medesimi, in tutti i patti e i contratti di jus gentium con i loro sudditi, contraggono da privati. (p. 115)
Sarà sempre verissima questa massima di Lucano: Non sibi, sed domino gravìs est, quae servit egestas. [...] Io non saprei che dirmi d'una massima d'un principe de' secoli passati, Che Impoveriscano (i sudditi) ma servano: temo i sudditi troppo comodi. E le ragioni della mia ignoranza sono: 1 Che si può fare che i popoli sieno agiati e obbedienti (i Chinesi). 2 Che la disubbidienza non vien mai dalle ricchezze, ma o dalla parziale amministrazione della giustizia, o dalla sproporzionata ragion delle tasse. 3 Che i popoli pezzenti o desertano, o tumultuano perpetuamente. E la catena de' comodi che lega l'uomo alla repubblica: e chi è così legato alla patria, è sempre sottomesso all'obbedienza di un savio governo. (p. 155)
Il mutuo è contratto di pura beneficeuza e di sincerissirua amicizia: è dunque un beneficio. Ora i beneficj non si apprezzano, ne si danno ad interesse. Chi adunque esige usura del puro mutuo, distrugge la natura del beneficio; converte l'amicizia e l'umanità in mercanzia, e per sì fatto modo si studia di sbarbicarla da' cuori umani. Questo è contro il sistema del genere umano, e con ciò contro la legge naturale. Se Platone, Aristotele, Catone, Varrone insegnavano questo, essi avevano senza dubbio nessuno la ragione dal canto loro. (p. 168)
Dicono di Antonio Genovesi
Avendo sostituito alla credulità il dubbio filosofico, all'autorità il raziocinio, fu accusato come eretico, e non fu salvo che per la tolleranza del pontefice Benedetto XIV.
A Napoli va debitrice l'Italia della restaurazione della moderna filosofia razionale, che da quel regno si propagò per tutta la penisola. Il Telesio, il Bruno ed il Campanella aveano cominciato a scuotere il gioco ; il Vico ed il Genovesi lo levarono dal collo degli Italiani e lo infransero.
Che i romani non temano di produr troppo, e rammentino ciò che inculcava il nostro Genovesi: che un popolo abbondante in grano, vigne ed olivi è da natura costituito creditore degli altri.
Eh, Genovesi mio, adopera gli abbindolati stili del Boccaccio, del Bembo e del Casa, quando ti verrà ghiribizzo di scrivere qualche accademica diceria, qualche cicalata, qualche insulsa tiritera al modo fiorentino antico o moderno; ma quando scrivi le lue sublimi Meditazioni, lascia scorrere velocemente la penna; lascia che al nominativo vada dietro il suo bel verbo, e dietro al verbo l'accusativo senza altri rabeschi.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026