Frasi
Frasi di Antonio Manzini
13 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Antonio Manzini raccolte in un'unica pagina: 13 frasi, divise per libro e argomento.
Antonio Manzini (attore, sceneggiatore e regista italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Antonio Manzini
Credo in poche regole: essere il più precisi possibile quando si descrivono sentimenti e azioni che li esprimono, trovare parole appropriate al concetto da rendere, limitare avverbi e termini di poca significanza, perseguire specificità della voce per fatti e personaggi. A seconda della storia, o del momento, ne va cercata una diversa: drammatica, ironica, colorita, o magari speziata di neologismi dialettali. Ma soprattutto, per metterle in modo chiaro sulla pagina, è fondamentale avere idee chiare su cosa si vuole scrivere.
L'ospedale Sant'Eugenio si erge squallido e spettrale in una bella via residenziale del quartiere EUR, abitata dai pini e costeggiata da ville, non distante da quello che la generazione di Rocco chiamava il Palasport o Palaeur e che era stato ribattezzato con Palalottomatica nell'epoca delle corporazioni e degli sponsor. Era un declino del quale non si vedeva la fine. Qualche giorno prima la cupola della basilica dei santi Pietro e Paolo era stata coperta da un'enorme pubblicità di una marca di borse che, forse, finanziava un restauro della chiesa. C'era da aspettarsi, dunque, che il Circo Massimo sarebbe stato ribattezzato Fiat 500, dal momento che a giorni se ne attendeva il lancio, la fontana di Trevi Acqua Ferrarelle e i portici di San Pietro gli Abbracci del Mulino Bianco. Da quella sponsorizzazione selvaggia non si sarebbe salvato niente, forse neanche l'abito corale del papa.
Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
«Una cosa strana...[...] Sono stata ieri in un ospedale, e come oggi stavo dietro ad un vetro, ma per vedere il figlio di mia sorella appena nato.»
«E oggi hai visto uno che se ne sta andando. Capito, Elena? L'ospedale è tipo un aeroporto. Aerei che decollano e altri che atterrano.» (da La ruzzica de li porci)
Frasi da «La costola di Adamo»
Italo annuì condividendo in pieno l'opinione del suo capo. Sapeva infatti che le seccature o rotture di coglioni della vita, il vicequestore le aveva catalogate per gradi. Dal sesto in su.
Nella sua personalissima scala di valori al sesto grado c'erano i bambini che urlano nei ristoranti, i bambini che urlano nelle piscine, i bambini che urlano nei negozi, in generale i bambini che urlano. Poi le telefonate che offrono impossibili contratti convenienza per luce-acqua-gas-cellulare, la coperta che scappa dal materasso e scopre i piedi in una fredda notte d'inverno e gli apericena. Al settimo grado c'erano i ristoranti lenti nel servizio, gli intenditori di vino e il collega che aveva mangiato aglio la sera prima. All'ottavo gli spettacoli che andassero oltre l'ora e un quarto, fare o ricevere regali, le macchinette dei videopoker e Radio Maria. Al nono grado c'era l'invito a un matrimonio, a un battesimo, a una comunione o anche semplicemente a una festa. I mariti che si lamentano delle mogli, le mogli che si lamentano dei mariti. E al decimo grado, sul podio più alto delle rotture di coglioni, il massimo che la vita bastarda gli poteva propinare per rovinargli le giornate, regnava sovrano il caso di omicidio sul groppone.
Non esistono delitti perfetti. E sa perché? perché sono stati commessi. E tanto basta. Semmai esistono colpevoli molto fortunati.
Frasi da «Pista nera»
Rocco Schiavone aveva una sua personalissima scala di valutazione delle rotture di coglioni che la vita insensibilmente gli consegnava ogni giorno. La scala partiva dal sesto grado, ovvero tutto ciò che riguarda i doveri casalinghi. Giri per negozi, idraulici, affitti. Al settimo c'erano invece i centri commerciali, la banca, le poste, i laboratori di analisi, i dottori in generale con un'attenzione particolare ai dentisti, per finire con le cene di lavoro o con i parenti, che almeno grazie a Dio se ne stavano a Roma. L'ottavo grado vedeva in primis il parlare in pubblico, poi le pratiche burocratiche di lavoro, il teatro, riferire a questori o magistrati. Al nono i tabaccai chiusi, i bar senza l'Algida, incontrare qualcuno che gli attaccasse delle chiacchiere infinite, e soprattutto gli appostamenti con agenti che non si lavavano. Poi per ultimo c'era il decimo grado della scala. Il non plus ultra, la madre di tutte le rotture di coglioni: il caso sul groppone.
Le poste sono come le unghie e i capelli. Quando uno muore quelli continuano a crescere. E così fanno lettere e bollette. Continuano ad arrivare al destinatario anche se è già sottoterra.
Frasi da «Fate il vostro gioco»
Il Poker è dieci per cento fortuna, cinquanta tattica e quaranta osservazione.
Ci sono delle regole, imbecille, e te non le conosci, questo è chiaro. E adesso ti dico il decalogo Schiavone, apri bene le orecchie e metti a memoria. Non si ruba sul luogo di lavoro, non si ruba negli spogliatoi di una palestra, non si ruba ai ragazzini, alle mamme, ai vecchi e si ruba ai ladri, ai corrotti, ai figli di puttana e ai mercenari. Non si ruba alle mignotte, si ruba ai papponi, non si rubano le pensioni, si svaligiano le banche, ammesso che hai i coglioni e sai fare un lavoro pulito. Non si ruba al tossico, si ruba al fornitore. Non si ruba il portafogli del cadavere, ma quello dell'omicida. E soprattutto, quando si ruba, se si vuole rubare, non ci si fa beccare. Come vedi è piuttosto semplice.
Brizio alzò il bicchiere pieno di vino. «A che brindiamo?» Chiese Rocco.
«A che voi brinda'? A noi, all'amicizia, alla vita, alla Roma?»
«Lascia perde l'ultima. Basta a noi, all'amicizia e alla vita.»
«[...] La giustizia sarà lenta ma ha i suoi tempi, di ricerca, di riflessione. Non si può sparare a zero e decidere il colpevole.»
«È così» Prese la parola Baldi. «La giustizia non si fa con la rabbia o con la fretta. Si fa con calma e onestà. Se spariamo a zero e non approfondiamo non pagano i colpevoli, o quantomeno non pagano tutti i colpevoli.»
«Sono stato a Udine. Trovato in gran forma Enzo Baiocchi».
«Sempre detto che a certa gente il carcere dona»
«E mi sono fatto due chiacchiere con il nostro amico.» Si fermò e guardò il vicequestore. «Mi ha detto un sacco di cose interessanti. Per esempio che io non ero andato troppo lontano dalla verità.»
«Quale verità?».
«Quante ce ne sono secondo lei?».
«Lei è un uomo di legge, dottor Baldi, quindi saprà meglio di me che le verità sono tante. Dipende da che prospettiva le inquadriamo.»
ELP
«Vuoi un caffè?».
«No, grazie. L'ho preso a casa di Fabiano».
Rocco si alzò e accese la macchinetta. «Io me lo prendo invece. Fabiano... Non è un bellissimo nome... e parla uno che si chiama Rocco. Io poi vorrei capire, ma tu sei Sandra o Alessandra?».
«Io mi chiamo Alessandra Camilla Eleonora Jacopa Buccellato. E meno male che non ho preso il cognome di mamma sennò l'appello in classe sarebbe durato una mezz'ora in più».
«Io solo Rocco. I miei non avevano manco i soldi per darmi un secondo nome».
«Era gratuito».
«Ma sai, quando uno è povero ha paura anche a chiedere, perché sa che tanto non se lo potrà permettere».
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026