Ritratto di Augusto
Joel Bellviure · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Augusto

14 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 14 citazioni di Augusto, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Augusto (primo imperatore romano (r. 27 a.C.–14 d.C.)). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Augusto

Alle calende greche. (citato in Svetonio, Vita di Augusto, 87)
Affrettati adagio. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 580)
Giurò sulle mie parole tutta l'Italia. (da Res Gestae Divi Augusti, I, 5)
Traduzione di Anna Maria Tunzi, dal volume: Pagine di Pietra: i Dauni tra VII e VI a.C.
Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo. (citato in Svetonio, Vite dei Cesari, Aug., XXVIII, 3)
La commedia è finita. Applaudite! (citato in Svetonio, Vite dei Cesari, Aug. II, 97-99)
Si fece, da allora, un gran parlare di Augusto, e i più sottolineavano banali coincidenze: lo stesso giorno era stato, tempo addietro, il primo della ascesa al potere e adesso l'ultimo della vita; era spirato a Nola, nella stessa casa e nello stesso letto di suo padre Ottavio. (Publio Cornelio Tacito)
Varo, restituiscimi le mie legioni! (citato in Svetonio, Vite dei Cesari, II, 23)
Svetonio riporta che Augusto, dopo la sconfitta di Varo a Teutoburgo pronunciò questa frase

Dicono di Augusto

Fu nemico giurato della fretta e dell'inutile ostentazione di audacia. Suo motto preferito era: «Affréttati lentamente», con questa aggiunta: «Un condottiero prudente è meglio di uno temerario», oppure: «È fatto abbastanza presto ciò che è fatto abbastanza bene». Di quanti poi si esponevano a un grave pericolo per ottenere un piccolo vantaggio, diceva: «Sono simili a quegli sciocchi che pescano servendosi di ami d'oro perdendo i quali nessuna preda vale a compensarne il valore».
Luca Canali
L'opera politica di Augusto consisté [...] non nel restaurare ciò che esisteva prima delle guerre civili, ma nel consolidare e riadattare con le necessarie modificazioni ciò ch'era stato creato dalle guerre civili. Egli prese alcuni provvedimenti per rendere quant'era possibile innocuo l'esercito nei riguardi politici. Le legioni, infatti, furono stanziate non già in Italia, ma alle frontiere dello Stato romano: in Italia stazionava soltanto un piccolo corpo di truppe, la guardia pretoriana dell'imperatore.
Michail Ivanovič Rostovcev
Quel che soprattutto colpisce, nella grande sorte di Ottaviano Augusto, è la sua apparente metamorfosi, dal bandito Ottaviano all'olimpico Augusto. Apparente, perché nei due volti di questo stupefacente Giano traspare evidente l'impronta caratteristica dominante dell'ipocrisia.
Giorgio Ruffolo
Restano i giardini, o orti pensili, o che fosse Semiramide la prima che ne facesse, o Ciro, re di Persia. Si fanno per ornamento de' Palazzi; e Cesare Augusto piantò cipressi che crebbero in notabile altezza sopra la muraglia del suo Mausoleo, come oggi a Roma si veggono piantare sopra le stalle del palazzo di S. Marco, dove sono vigne ed arbori sopra le volte delle muraglie, tutte cose pensili. Servono ancora a ricreazione delle più belle stanze per il godimento della veduta della verdura, comechè il più delle volte si fan venire o in su i cortili dove s'affacciano l'occhiate di tutte le finestre, o da una banda, o a rincontro delle stanze del primo piano, o della sala senz'alzare i piedi per arrivarvi, e poter quasi di camera côrre l'insalata, e di notte col lume della lucerna, e avere le frutte a ore strane.
Giovan Vettorio Soderini
Il tenero rispetto di Augusto per una libera costituzione, che avea egli stesso distrutta, non si può spiegare che con un attento esame del carattere di questo scaltrito tiranno. Un sangue freddo, un cuore insensibile, ed un animo codardo gli fecero prendere, all'età di diciannov'anni, la maschera dell'ipocrisia, che mai più non si tolse dal viso.
La morte di Cesare gli stava sempre dinanzi agli occhi. Aveva, è vero, colmati i suoi aderenti di ricchezze e di onori, ma si ricordava, che gli amici più favoriti del suo zio erano stati nel numero dei congiurati. La fedeltà delle legioni potea difendere la sua autorità contro una ribellione scoperta, ma la loro vigilanza non poteva assicurare la sua persona dal pugnale di un risoluto repubblicano; ed i Romani, che veneravano la memoria di Bruto, avrebbero applaudito a un imitatore di lui.
Sapeva Augusto, che gli uomini si lasciano governare dai nomi, nè fu ingannato nell'aspettativa di credere, che il Senato ed il popolo avrebber sopportato la schiavitù, purché fossero rispettosamente assicurati che tuttor godevano dell'antica lor libertà. Un Senato debole, ed un popolo avvilito si riposarono con piacere in questa dolce illusione, finché la mantenne la virtù, o la prudenza dei successori d'Augusto.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026