Frasi
Frasi di Banana Yoshimoto
62 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 62 frasi di Banana Yoshimoto: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Banana Yoshimoto (scrittrice giapponese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Banana Yoshimoto
In ogni caso la felicità è sempre dietro l'angolo: la felicità arriva all'improvviso, indipendentemente dalla situazione e dalle circostanze, tanto da sembrare spietata [...]. È imprevedibile come lo sono le onde e il tempo. I miracoli sono sempre in attesa, senza far distinzione per nessuno.
L'unica cosa che mi sembra sicura è che il corpo e la mente delle persone ricevono e trasmettono molte più informazioni di quanto le persone stesse non pensino. Questa colorazione misteriosa a volte mi spaventa, perché mi dà la sensazione di essere completamente esposta, a volte mi conforta e mi stringe il cuore.
L'unica cosa di cui ero certa era che sotto lo stesso cielo, sia che io pensassi a lei o lei a me, ci auguravamo a vicenda di essere felici. Una sensazione concreta al punto da riuscire a toccarla.
La bellezza non è scomparsa del tutto.
La cosa che mi ha colpito di più di Milano fin dalla prima volta, quella che per me rappresenta un po' l'immagine di Milano, è la nebbia. Per me Milano è la città della nebbia perché in autunno ho visto questa nebbia incredibilmente fitta, un tipo di nebbia che in Giappone non avevo mai visto, e l'ho trovata splendida, bellissima.
Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo [...]. Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un certo punto si sono allontanate da me. Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diverso, e con le quali, invece, per qualche ragione non è andata bene. [...] In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho incontrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nessun modo. Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mondo profondo e lontano, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici.
Da ragazzina ero ossessionata dall'idea di non essere normale, ma quando ho visto le immagini dei film di Dario Argento ho sentito che mi veniva concessa la possibilità di stare al mondo. Sono numerosi i suoi sostenitori che, come me, dopo aver visto i suoi film hanno addirittura rinunciato all'idea di suicidarsi.
L'Italia è un paese in cui riesco ad essere me stessa e a diventare contemporaneamente una persona dalle mille facce. Paese che accogli tutto, che aiuti la bellezza degli esseri umani a fiorire, fantastica Italia...
La solitudine è una condizione drammatica dei giovani, accentuata dall'inesperienza. Chi è giovane vive la solitudine come scacco e ne ha terrore. Per questo gli adolescenti cercano il branco, per superare la paura.
Mi piace usare parole straniere, soprattutto inglesi, ma non voglio che rovinino la mia fatica di scrivere nel più bel giapponese possibile, bello da leggere.
Frasi da «Amrita»
Nel vederti cambiare così in fretta, mi viene da pensare che in realtà l'essere umano è un contenitore. Solo un contenitore, il cui contenuto può cambiare. Anche in un'altra persona che cammina per strada. Seguendo il corso del destino, tu metti nel contenitore una cosa dopo l'altra, ma nella parte più profonda e segreta del tuo essere, in questo semplice contenitore c'è qualcosa che assomiglia a 'Sakumi', forse un'anima, non so, e solo quella per qualche ragione non cambia, è sempre lì, accoglie tutto e cerca di godere della vita. E se penso che sarà in te fino a quando morrai, provo una strana tenerezza, quasi un dolore, insomma mi sconvolge completamente.
Poiché non sono riuscita a scrivere questo romanzo come avrei voluto sentivo di non amarlo.
Eppure credo che forse mai più in tutta la mia vita potrò scrivere qualcosa con lo stesso abbandono, la stessa spontaneità.
Nel pensare a questo, la mia gratitudine va a Giorgio che ha amato Amrita molto più di me, e che traducendolo in italiano, una lingua che adoro, ha cercato di infondergli una nuova vita.
Frasi da «H/H»
Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perché una si è stancata dell'altra, per propria volontà o per volontà dell'altra persona. Ma non è così. I periodi finiscono, come cambiano le stagioni. Semplicemente. È una cosa su cui la volontà individuale non ha nessun potere. Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere di ogni momento. Noi, fino all'ultimo, vivemmo nella gioia.
Frasi da «Il coperchio del mare»
Per me le cycas, i fukugi, la canna da zucchero e gli alberi baniani erano piante molto rare, delle vere novità. Avrei voluto continuare a guardarle per sempre. E ne ero rimasta talmente affascinata da credere di essere innamorata. Eppure nel mio caso era la costa di Izu, per quanto deprimente fosse come zona, l'unico luogo dove il mio cuore potesse tornare in qualsiasi momento, nello stesso modo in cui quello della signora aveva fatto ritorno su quell'isola con il suo mare e i suoi alberi. Per me nessun altro posto al mondo poteva esistere all'infuori di Izu, con il suo panorama e le sue piante illuminate dal sole della sera.
Frasi da «Kitchen»
Anche chi ama prima o poi dovrà morire. Però intanto è vivo.
La strada è sempre decisa, non però in senso fatalistico. Sono il nostro continuo respirare, gli sguardi, i giorni che si susseguono a deciderla naturalmente.
La separazione e la morte sono atroci. Però un amore che non sembri l'ultimo della vita, per una donna non è che un inutile passatempo.
Volevo dormire alla luce delle stelle. Volevo svegliarmi nella luce del mattino. A parte questo, tutto il resto mi era completamente indifferente.
Quanti anni avevo quando ho capito che su quel sentiero buio e solitario l'unica luce possibile era quella che io stessa avrei emanato? Anche se sono stata cresciuta con amore, mi sono sempre sentita sola.
Sembrava una cosa straordinaria e allo stesso tempo una cosa da niente. Un prodigio, ma anche la cosa più naturale del mondo. Conservo in me una sensazione indefinibile, che le parole potrebbero dissolvere. C'è ancora tanta strada. Forse nel susseguirsi delle notti e dei risvegli che verranno, uno dopo l'altro, anche questo momento diventerà un sogno.
Non avevo nessuno al mondo del mio sangue, potevo andare in qualunque posto, fare qualunque cosa. Provai una sorta di vertigine.
Il suo comportamento energico mi piaceva molto, lo ammiravo, disprezzavo me stessa perché non ero capace di imitarlo. A quei tempi.
Finii di leggere e ripiegai con cura la lettera. Avvertii con una fitta al cuore una lieve traccia di profumo di Eriko. Anche questo profumo, pensai, col tempo finirà per svanire, e aprire questa lettera non servirà più a ritrovarlo. È la cosa più crudele.
Quando mi innamoravo, io partivo sempre con un grande slancio, a sentii che avrei potuto innamorarmi a poco a poco, in conversazioni come quella, come quando le stelle appaiono da qualche spiraglio di un cielo coperto di nuvole.
L'incredibile naturalezza e semplicità di quella conversazione tra madre e figlio mi diede una specie di capogiro. Sembrava una scena di Vita da strega. L'allegria più naturale nelle circostanze più anormali.
Era un pomeriggio sereno, senza vento, senza nuvole, e i dolci raggi forati del sole penetravano nella stanza vuota che era stata la mia patria.
"Mai più." Il sentimentalismo che queste due parole portano con sé e la sensazione che limitino le cose che verranno, me le rende antipatiche. Tuttavia mi si erano affacciate alla mente con un'autorità e una cupezza la cui forza non sarebbe stato facile dimenticare.
Aveva parlato guardandomi dritto negli occhi, lentamente, con calma, con la buona fede di chi vuol convincere un assassino ad arrendersi.
Non riuscivo a distinguere bene quelle cose che di solito l'occhio registra senza difficoltà: i pali della corrente, le luci, le automobili in sosta, il cielo nero. C'era una strana bellezza nelle loro distorsioni surreali. Sembravano assalire gli occhi da ogni parte. Non potevo trattenere l'energia che abbandonava il mio corpo a una velocità incredibile. Si perdeva nell'oscurità con un sibilo.
Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo.
Io e Yuichi a volte siamo saliti sino in cima ad una scala sottile, nelle tenebre più nere, e da lì abbiamo spiato il calderone dell'inferno. Guardavamo quel mare di fuoco incandescente ribollire, con il fumo che ci colpiva il viso quasi fino a farci perdere i sensi. Per ognuno dei due l'altro era sicuramente la persona più vicina al mondo, l'amico insostituibile. Tuttavia, non ci tenevamo per mano. La nostra natura ci spinge a reggerci in piedi da soli, per quanto disperati possiamo essere. Però quando vedo il suo profilo inquieto illuminato dal fuoco abbagliante, penso: Ma sì, forse proprio questa è l'unica cosa vera.
I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa.
Con tutta me stessa avrei voluto fermarmi: smettere di camminare, smettere di vivere. Il pensiero che ci sarebbe stato un domani, e poi un dopodomani, e poi una settimana, non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni a venire con quella sensazione di sconforto totale mi ripugnava. Mi era ingrata anche la mia stessa figura che percorreva le strade come quelle di qualsiasi altro passante notturno senza rivelare lo scompiglio che aveva dentro.
Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli.
Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d'animo, gran parte della storia è incisa nei sensi. E cose di nessuna importanza, insostituibili, ritornano così all'improvviso, in un caffè d'inverno.
Lo so con certezza. Era il cristallo scintillante dei tempi felici, riaffiorando all'improvviso dal sonno profondo della memoria, che ci aiutava ad andare avanti. Il profumo di quei giorni tornava a spirare nella mia anima come un fresco soffio di vento.
Scrivo romanzi perché c'è sempre stata una cosa, una sola cosa che volevo dire, e voglio a tutti i costi continuare fino a quando non ne potrò più. Il mio libro è l'inizio di questo cammino ostinato.
Conquistare e crescere: credo che in queste due azioni sia scritta la storia spirituale di ognuno, con tutte le sue speranze e potenzialità. Ci sono tanti amici, tante persone che conosco che vanno sempre più avanti, lottando con la vita di ogni giorno come sanno, con impeto o con dolcezza.
Questo mio primo libro è dedicato a tutti loro.
L'ho scritto mentre facevo la cameriera in un locale.
Dedico Kitchen a Hiroshi Terada della Casa Editrice Fukutake shoten, Plenilunio a Akio Nemoto, anche lui della Fukutake shoten, e Moonlight Shadow a Jirō Yoshikawa che mi ha fatto conoscere la canzone omonima di Mike Oldfield che è stata lo spunto di questo racconto. Infine, dedico a mio padre la felicità di quando ho potuto gridare: "Il libro è uscito!" Scusa per la stranezza della dedica, papà, ma ti prego di accettarla. grazie di tutto.
E poi vorrei dire a tutte le persone sconosciute che leggeranno questo mio primo, immaturo lavoro, che se li facessi sentire anche solo un pochino più sollevati, non ci potrebbe essere per me gioia più grande. in attesa di ritrovarci la prossima volta, vi auguro con tutto il cuore ogni felicità.
Frasi da «L'abito di piume»
Pensai che la gentilezza disinteressata delle persone, le loro parole spassionate, fossero come un abito di piume. Avvolta da quel tepore, finalmente libera dal peso che mi aveva oppresso fino a quel momento, la mia anima stava fluttuando nell'aria con grande gioia.
Era da molti anni che non scrivevo più un vero romanzo adolescenziale.
Ho cominciato a lavorarci in un periodo di smarrimento totale, tanto da non riuscire a portare a compimento la parte della delusione d'amore della protagonista. Sono stata costretta addirittura ad accantonarlo, proponendomi di riprenderlo in mano una volta che mi fossi riavuta... poi invece la storia mi è piovuta giù dal cielo.
Ho l'impressione che sia un romanzo uscito dalla penna di qualcun altro e pertanto mi sento libera di dire che penso trasmetta molta tranquillità. Non credo sia un romanzo strepitoso, il contenuto poi non è un gran che, qua e là però ci sono dei passaggi che mi piacciono molto.
Trovo che sia una storia molto simile a una favola.
Mi farebbe piacere se qualcuno che sta affrontando un brutto momento la leggesse e riuscisse ad alleviare le proprie sofferenze, senza pensare di trovarci dei messaggi particolari.
Frasi da «Lucertola»
Lui: "Scusa un attimo. Che lingua stai parlando?" chiesi. Non sono sicuro nemmeno di questo.
Lei: Non è esattamente una lingua straniera: parlo una lingua che solo tu e io possiamo capire. Esiste una lingua così per tutti.[...]
Lui: E se le persone sono più di due? come funziona questa storia della lingua?
Lei: Se si è in tre, c'è una lingua per quelle tre persone, e se se ne aggiunge un'altra, la lingua cambia di nuovo. [...] Ma se al tuo posto ci fosse seduta una simpatica vecchietta che vive da sola, userei una lingua che sa di solitudine. Con un uomo che sta per andare con una puttana, una lingua che sa di desiderio. Tutto qui.
Lui: E se ci fossimo io, la vecchietta, il tipo che va a puttane, e tu?
Lei: Quanto la fai lunga! [...].
Io credo che la concezione secondo cui "la vita è un'esperienza infernale" e quella secondo cui "la vita è un'esperienza paradisiaca", sebbene opposte, siano entrambe visioni mentali che hanno la stessa "quantità di significato" e per tanto si equivalgono. Non si tratta di scegliere quale è buona o cattiva, giusta o sbagliata, ma di riconoscere che le idee di inferno e paradiso prendono forma nel corso di un processo ininterrotto che chiamiamo "io". È soprattutto questo processo ininterrotto che qui mi interessava descrivere.
I personaggi di questi racconti sono tutti alle soglie di una trasformazione a cui potremmo dare il nome di "speranza": a un tratto si accorgono di qualcosa che fa rivivere loro sensazioni dimenticate e scoprono l'esigenza di entrare in azione come non hanno mai fatto in passato. Il loro disagio, la loro angoscia nel fare i conti con i propri fardelli spirituali e il sollievo della liberazione sono gli altri temi che tratto nel libro.
Questo è il mio primo libro di racconti ed è stato pubblicato in Giappone nel 1993. A rileggerlo adesso lo stile mi sembra piuttosto immaturo, ma sono sicura che Giorgio avrà fatto in modo di tradurre al meglio anche i punti più deboli. Un giorno, quando avrò fatto progressi nello studio dell'italiano, mi piacerebbe leggermi nelle sue traduzioni.
In alcuni di questi racconti compaiono dei templi buddhisti e shintoisti del Giappone, e vi è accennato il tema della religione. Inoltre, ho cercato di raccontare il senso di insoddisfazione diffuso oggi tra chi vive a Tōkyō. e che non so se i lettori italiani condividano con noi: una vaga Sensazione che ci sia qualcosa che non va senza sapere esattamente cos'è.
Frasi da «N.P.»
Il regista Jodorowsky ha affermato, a proposito del suo film El Topo: "If you're great El Topo is a great picture, if you're limited El Topo is limited". La frase mi è piaciuta tanto che ho pensato di creare il personaggio di Sui in modo che incarnasse questo principio. Farne un microcosmo che il lettore stesso potesse trasformare in una poco di buono o in un bodhisattva, secondo il proprio punto di vista.
Tuttavia non ho avuto abbastanza forza e non sono riuscita a realizzare questa idea come avevo immaginato. Me ne rammarico. Se non altro però mi sento appagata di aver potuto riaffiorare con più grinta i punti che nella stesura di presagio triste mi avevano lasciata insoddisfatta. Inoltre in questo libro sono riuscita, nei limiti del possibile, a inserire tutti i temi dei miei romanzi precedenti (omosessualità femminile, l'amore tra consanguinei, telepatia ed empatia, l'occulto, la religione ecc.) nello spazio particolare e ristretto di un piccolo quartiere e nell'ambito di pochi personaggi.
Se mi guardo indietro, l'anno e mezzo in cui ho scritto questo libro è stato per me, in molti sensi, un periodo pieno di difficoltà, eppure eccitante e felice. Mi sembrava sempre, sempre, di sbagliare, ma forse è da questa sensazione che si muovono i primi passi ogni volta.
Tutti inclusi voi e io, abbiamo intorno a noi "persone con problemi". Persone che camminano portando con sé qualcosa con cui è difficile vivere, che si tratti di un talento speciale o di un handicap. Ma poiché siamo tutti portati, a cominciare da me, a dimenticarci facilmente che qualunque persona in questo mondo ha il diritto di vivere come crede e dove le pare senza dover avere paura di nessuno, ho voluto riaffermare questo diritto con tutte le mie forze, qui e adesso, in questo libro.
E infine a tutte le persone che ho incontrato nel corso di questo anno e mezzo, a quelli che mi hanno scritto lettere di incoraggiamento, e soprattutto a tutti coloro che hanno avuto la bontà di leggere questo libro, grazie di cuore. In un sereno pomeriggio di novembre, col raffreddore, mangiando un kaki.
Frasi da «Sly»
Sono stata in Egitto nella primavera del 1995 [...].
Prima di recarmici, pensavo di pubblicare soltanto un diario sullo splendido viaggio che avrei fatto, non ero per niente sicura di riuscire a trovare l'ispirazione per un romanzo. E invece sono rimasta talmente colpita dal fascino di quel paese, che ho sentito la necessità quasi impellente di raccontare una storia. È inutile, accada quel che accada, io sono una scrittrice di romanzi.
Sì, la vista di quei luoghi dove ha avuto origine l'umanità possiede una carica che non permette di avere dubbi.
Nell'edizione giapponese, questo libro si componeva delle splendide illustrazioni di Hara Msumi, delle foto esclusive di Yamaguchi Masahiro e della mia storia.
Mi preoccupa un po' fare uscire il romanzo da solo, anche se per la prima volta sono riuscita a descrivere Roma, una città che adoro. Un capitolo brevissimo, eppure, mi riempie di gioia sapere che lo leggiate voi italiani. Un giorno, vorrei scrivere qualcosa in cui il vostro paese abbia un ruolo un po' più speciale.
Frasi da «Sonno profondo»
Il sonno viene come l'avanzare della marea. Opporsi è impossibile.
Blu scuro, è il colore della notte dove si concentrano e si bloccano i nostri occhi, le orecchie, le parole, tutto quanto.
Queste tre storie raccontano "la notte" di alcuni personaggi che si trovano in una situazione di blocco, in una fase in cui il flusso regolare del tempo si è interrotto. Perciò si può dire che fra tutt'e tre c'è una stretta affinità e che in un certo senso formano insieme un solo lungo racconto. E poi se non si fosse capito, ognuna è basata in gran parte sulla mia storia personale. Tutte le mie esperienze di questo periodo, dal mangiare le anguille al vedere i fuochi, dal troppo dormire al troppo bere agli incontri con le persone, sono confluite in questo libro insieme a tante altre emozioni, solo cambiate nella forma. Sono emozioni che continuo a cercare anche adesso, in un vagabondaggio accanito e senza sosta.
Se le persone potessero leggere questo libro semplicemente con piacere, ciò mi renderebbe felice. Se poi qualcuno che si trova nelle condizioni dei personaggi di questi racconti, leggendoli dovesse trarne un po' di serenità, questo per me sarebbe davvero il massimo.
In una giornata di giugno del primo anno Heisei, nel sole di mezzogiorno.
Carissimi amici italiani.
Sapere che un mio libro viene pubblicato in Italia mi fa provare ogni volta una gioia immensa.
L'Italia è un paese dove riesco con grande naturalezza a essere me stessa e contemporaneamente a diventare una persona dalle mille sfaccettature. Posso essere una giovane fanciulla, una bambina innocente, una donna matura, oppure una scrittrice consapevole di sé, un cucciolo fedele, una dea innamorata dell'arte, una viaggiatrice con lo zaino sulle spalle, una turista insaziabile, una fanatica della cucina, e poi ancora e ancora mille altre cose...
Paese che accogli tutto, che aiuti la bellezza degli esseri umani a fiorire, fantastica Italia, ti adoro.
E infine a tutti voi che avete preso in mano il mio libro, cittadini di questo paese speciale, nelle cui vene scorre l'amore per la bellezza e il piacere, grazie.
Nella speranza che le notti raccontate in queste pagine possano raggiungere il cuore delle bellissime notti italiane!
In Giappone, guardando un viale dove le foglie di gingko stanno mutando in un giallo dorato.
Frasi da «Tsugumi»
Ogni anno vado in vacanza con la mia famiglia sulla costa occidentale della penisola di Izu. Andiamo sempre nello stesso posto, nello stesso albergo, ormai da più di dieci anni, tanto che per me è un po' come essere a casa. Lì non succede mai niente di speciale, e io trascorro le mie estati nella noia.
Ho scritto questo romanzo perché volevo lasciare impresse da qualche parte le sensazioni di quei giorni: quel "non esserci niente", il ripetersi delle nuotate, delle passeggiate e dei tramonti, con il mare sempre presente. Così che, se per caso io o qualcuno della mia famiglia dovessimo perdere la memoria, ci basterebbe leggere questo libro per riuscire a ricordare quel luogo. E poi ancora una cosa: Tsugumi sono io. Con il brutto carattere che mi ritrovo, non poteva essere altrimenti.
Venire in Italia, lo scorso anno per ricevere il premio Scanno è stata un'esperienza felicissima.
[...] Quei giorni trascorsi a ridere circondata dai miei amati amici italiani, le parole del mio caro Dario Argento:"Che bella mano che hai, me la vorrei portare a casa!". La bellezza al di là di qualsiasi immaginazione del Vaticano visitato di notte durante un giro in macchina.
Giornate così intense non capitano spesso nella vita. Giornate di una felicità intensa, concentrata. Ed è inseguendo quel vivido miraggio che le persone riescono a tirare aventi e a invecchiare... nella speranza che vacanze come quelle possano ripetersi ogni anno.
Tsugumi è un romanzo che parla di questo. Di un'intensa estate di un gruppo di ragazzi che non tornerà mai più. Del mare e del primo amore. Mettendo da parte le crudeltà del mondo reale ho semplicemente raccontato un pallido sogno.
Uno di quelli che tutti noi facciamo da piccoli.
Dicono di Banana Yoshimoto
Si è molto discusso sulla sua scelta di adottare un nome d'arte stravagante come 'Banana'. Vi si è voluta vedere addirittura un'intenzione provocatoria nei confronti dell'immagine di impegno rappresentata dal padre. Interrogata in proposito Banana smentisce. Dice di averlo scelto solo perché attratta dalla bellezza dei fiori rossi del bijinshō detto anche red banana flower. È una risposta in perfetto stile giapponese che rievoca l'impegno di Bashō, il grande poeta del diciassettesimo secolo, che prese il nome dall'albero del banano. Nella scelta di questo nome, che contiene lo spirito irriverente dello shōjo manga e l'omaggio alla grande tradizione giapponese, c'è già il sapore acerbo e sapiente di una nuova scrittura.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026