Ritratto di Benvenuto Cellini
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Frasi

Frasi di Benvenuto Cellini

14 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 14 citazioni di Benvenuto Cellini, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Benvenuto Cellini (scultore, orafo e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Benvenuto Cellini

[...] eccellentissimo uomo che lavorava di medagliette cesellate fatte su piastre e molte altre cose; fece alcuna Pace lavorata di mezzo rilievo e certi di un palmo, fatti di piastre sottilissime d'oro. (Citato in Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, vol 3, Gli artisti lombardi, Ulrico Hoepli, Milano, 1917, cap. IV, p. 329)

La vita – Citazioni

[...] molti io passo, e chi mi passa arrivo. (proemio)
[...] Quello che Idio mi dà, sempre m'è caro [...]. (libro I, capitolo III)
[...] la più parte degli uomini, quando gl'invecchiano, insieme con essa vecchiaia impazzano [...]. (libro I, capitolo IX)
In nella casa che tu vuoi stare, / vivi onesto e non vi rubare. (libro I, capitolo X)
[...] quando il povero dona al ricco, il diavol se ne ride. (libro I, capitolo XX)
[...] le gatte di buona sorte meglio uccellano per grassezza che per fame: – Così quella sorte degli uomini dabbene che sono inclinati alle virtù, molto meglio le mettono in opera quando egli hanno abundantissimamente da vivere; [...]. (libro I, capitolo LVI)
Gli è ben vero che si dice: "Tu imparerai per un'altra volta". Questo non vale, perché la vien sempre con modi diversi e non mai immaginati. (libro II, capitolo XVII)
[...] un pazzo ne fa cento [...]. (libro II, capitolo LXXI)

Dicono di Benvenuto Cellini

Benvenuto Cellini ha scritto un meglio stile che non alcun altro Italiano; uno stile più schietto e più chiaro, perché più secondo l'ordine naturale delle idee, le quali non ne presentano mai il verbo prima del nominativo, e non ce lo collocano mai in punta a periodi e a una gran distanza da quello.
Giuseppe Baretti
Il Cellini risente nelle sue opere della incompiuta e non perfetta educazione: egli non riunì nelle sue mani le tre arti, come molti artefici del primo periodo del Rinascimento o qualcuno dei suoi contemporanei: a lui fanno difetto il sentimento architettonico e il gusto pittorico. Se egli fosse stato anche architetto, non ci avrebbe dato certo la elegante base del Perseo: ma avrebbe più organicamente concepito tutto l'insieme dell'opera, così da renderla più equilibrata e più solidamente costruita. Se avesse posseduto il senso pittorico, avrebbe studiato con meno monotona insistenza tutti i particolari delle sue sculture per cercare invece, con la varietà della tecnica, una maggiore efficacia; ma quel trattare egualmente, con lo stesso sentimento, con la stessa finitezza le parti accessorie e le principali, non può a meno di togliere all'opera energia e vita.
Igino Benvenuto Supino
Nelle sue memorie, Benvenuto Cellini ci dice che, dopo un terribile sogno o una visione avuti durante la sua reclusione a Castel Sant'Angelo, un alone di luce compariva mattina e sera sopra l'ombra della sua testa, che si trovasse in Italia o in Francia, ed era particolarmente visibile quando l'erba era bagnata di rugiada. [...] Sebbene sia una costante, non ci si fa normalmente caso e, per quanto riguarda l'esaltabile immaginazione di Cellini, sarebbe una base sufficiente per dare adito a superstizioni. Inoltre, lui ci comunica che lo mostrava a pochissime persone. Ma non sono davvero distinti dagli altri coloro che sono consapevoli di un tale privilegio?
Henry David Thoreau
Per lui essere un artista non significava più essere il proprietario rispettabile e posato di una bottega; significava essere un virtuoso per i cui favori i principi e i cardinali dovevano competere.
Ernst Gombrich
Quel Benvenuto Cellini dipinse quivi sé stesso con sommissima ingenuità, e tal quale si sentiva d'essere [...], cioè animoso come un granatiere francese, vendicativo come una vipera, superstizioso in sommo grado e pieno di bizzarria e di capricci; galante in un crocchio d'amici, ma poco suscettibile di tenera amicizia; lascivo anzi che casto; un poco traditore, senza credersi tale; un poco invidioso e maligno; millantatore e vano, senza sospettarsi tale; senza cirimonie e senza affettazione; con una dose di matto non mediocre, accompagnata da ferma fiducia d'essere molto savio, circospetto e prudente. Di questo bel carattere l'impetuoso Benvenuto si dipinge nella sua vita senza pensarvi su più che tanto, persuasissimo sempre di dipingere un eroe. Eppure quella strana pittura di sé stesso riesce piacevolissima a' leggitori, perché si vede chiaro che non è fatta a studio, ma che è dettata da una fantasia infuocata e rapida, e ch'egli ha prima scritto che pensato; e il diletto che ne dà, mi pare che sia un po' parente di quello che proviamo nel vedere certi belli ma disperati animali armati d'unghioni e di tremende zanne, quando siamo in luogo da poterli vedere senza pericolo d'essere da essi tocchi ed offesi.
Giuseppe Baretti

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026