Frasi
Frasi di Bret Easton Ellis
31 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 31 citazioni di Bret Easton Ellis, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Bret Easton Ellis (scrittore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Bret Easton Ellis
Mio padre era un uomo violento, collerico, interessato solo ai soldi. In realtà è a lui che mi sono ispirato per la figura di Patrick Bateman. Ed è per questo che Bateman doveva ritornare nelle pagine di Lunar Park. Sentivo il bisogno di liberarmi una volta per tutte dal fantasma dell'uno e dell'altro: e così è stato.
Ho letto tutto di lui, e all'inizio, quando dopo aver terminato American Psycho ho cominciato ad abbozzare Lunar Park, volevo scrivere semplicemente un romanzo horror, di genere. Poi è morto mio padre, e ho accantonato il progetto per scrivere Glamorama, che invece è una sorta di romanzo alla Ludlum.
Non c'era nessuno come lei nell'universo letterario americano: Fernanda era «vera».
Ciò che le persone sembrano dimenticare tra questi miasmi di narcisismo fasullo, e nella nostra nuova cultura dell'ostentazione, è che l'autoaffermazione non deriva dal mettere un “mi piace” a questo o a quello, ma dall'essere fedele al tuo incasinato e contraddittorio io – il che talvolta, in realtà, significa essere un hater.
Farebbe il troll sui social media usando account falsi? Si vanterebbe su Twitter dei suoi successi? Userebbe Instagram per ostentare la sua ricchezza, i suoi addominali, le sue potenziali vittime? È possibile. Negli anni '80, ai tempi di Patrick Bateman c'era una possibilità di nascondersi che ora non c'è, viviamo in una cultura completamente esibizionista. Per me non era tanto un personaggio quanto un'idea e anche ora lo avvicinerei nello stesso modo di allora per affrontare la sua paura più grande: qualcuno gli presterebbe attenzione? È una delle cose che lo manda più ai matti perché a causa del conformismo della vita aziendale, nessuno può davvero distinguere una persona dall'altra (e in fondo che differenza c'è, si chiede il romanzo). Le persone sono così perse nel loro narcisismo che non sono in grado di distinguere un individuo dall'altro (e per questo Patrick se la cava nonostante i suoi crimini): è un atteggiamento che mostra quant'è cambiata poco l'America dalla fine degli anni Ottanta: molte cose sono state semplicemente amplificate e accettate. L'ossessione che ha Patrick per sé stesso, con le sue antipatie e simpatie, con la sua attenzione dettagliata e ossessiva per tutto quello possiede, indossa, mangia, guarda, ha certamente raggiunto una nuova apoteosi. Per molti versi il testo di American Psycho è la più completa serie di selfie di un uomo.
Io non sono Patrick Bateman, il protagonista del libro, lo psicopatico che alcoltella cani e barboni, taglia la gola a un bimbo allo zoo, tortura, squarta e brucia e cerca di mangiare femmine bellissime nel suo appartamento di lusso sulla 81ª strada a Manhattan, lo stesso stabile dove abita l'attore Tom Cruise.
Sono abituato alle accuse: depravato, perverso. Fin dal mio primo romanzo, Meno di zero. Lascio dire. Semplicemente io racconto ciò di cui ho conoscenza, cioè le giovani generazioni americane allo sbaraglio nelle grandi città.
Non so perché Bateman uccide. Chi lo può sapere? Io so solo che queste cose accadono, si leggono ogni giorno sulle pagine dei giornali, si vedono nei film. Io rappresento questa vita assurda, della mia America.
Scrivendolo pensavo sarebbe stato letto come una satira, nonostante ci fossero dei lati oscuri nel racconto della vita di uno psicopatico. Credevo che lo humor potesse prevalere sulla violenza.
Alla critica American Psycho non è piaciuto per due motivi: innanzitutto, lo stile. Semplice, disadorno, privo di giudizi. Se scrivi così non sei considerato un buon narratore. Non adoperi quattordici metafore per descrivere un albero e allora stabiliscono che non sei bravo. Poi c'è la questione del soggetto. I critici pensano che un serial killer non possa essere un buon soggetto per un romanzo. Inoltre nel mio romanzo non c'è un'esplicita condanna morale. Ho lasciato che il narratore parlasse per se stesso.
È la società che lo circonda a creare Patrick Bateman, senza preoccuparsi di fermarlo ma anzi incoraggiandolo. Bateman e gli altri protagonisti dei miei libri hanno tutto, questo è il punto. Quando si è in una posizione nella quale si possiede tutto e tutto ti è dato e non devi lottare per ottenere niente, una certa noia ti assale, molto pericolosa. È una noia che può condurti a commettere stupri, omicidi, ogni genere di orrori. Si tratta di un abuso di libertà, che esiste nel mio paese e in molti altri, dove la gente pensa per il solo fatto di essere ricca di potersi permettere qualsiasi cosa: se hai abbastanza denaro puoi assassinare qualcuno sapendo che dopo potrai comprarti i migliori avvocati, e così via.
Ho riletto quel romanzo per la prima volta sei mesi fa [...]. E la cosa che mi ha sorpreso di più è che non mi ha sorpreso di più è che non mi ha imbarazzato. Quando l'ho scritto ero molto giovane, molto arrabbiato. Temevo che dopo tanto tempo non mi sarei sentito troppo a mio agio. Invece ho scoperto che quel libro non è niente male. È un pezzo di storia, ed è divertente, anche se all'epoca questo aspetto non venne assolutamente capito. Ma la cosa che mi dà più soddisfazione è che al libro non importa nulla dei lettori. Non gli interessa farsi amare, non desidera piacere a ogni costo. Ha un suo anti-stile, che poi ovviamente è uno stile, ma non si preoccupa delle reazioni del pubblico. È un romanzo molto duro. Non scende a compromessi. E sono orgoglioso di averlo scritto a quel modo, giovane com'ero.
Gli Anni 80 non sono mai finiti. Quello che ora definisce un'epoca, al contrario del passato, quando a contare era la politica, è la cultura pop. Musica, modelle, cose del genere. Durante le scorse elezioni in USA alla maggioranza degli americani non importava nulla della controversia Gore/Bush. Piuttosto, erano interessati all'ultima boy-band o allo sport. La nostra vita è sempre più governata dall'industria dello spettacolo. Riviste come Time o Newsweek hanno regolarmente in copertina le attrici di Sex and the City. E credo che gli Anni 80 si siano insinuati segretamente nei '90, per vincere nel 2000.
Di sicuro [...] oggi la ricezione di American Psycho è radicalmente cambiata. Per me, nel '91, fu un'esperienza tremenda; tutti lo odiavano, ricevevo minacce di morte. Se allora mi avessero detto che American Psycho sarebbe diventato quello che è mi sarei messo a ridere. La sua crescente popolarità tuttavia dimostra che non sono state le polemiche a farlo vendere, ma il passaparola dei lettori.
Lasciamo perdere. Non avrei mai autorizzato un sequel, se la mia agente non mi avesse fatto firmare un contratto sbagliato. Hanno in programma anche American Psycho 3 e 4, ambientati a Las Vegas e Hollywood. Roba da matti.
Chiunque giudichi Foster Wallace un genio letterario dovrebbe essere incluso nel Pantheon degli imbecilli.
David Foster Wallace possedeva una tale pretenziosità letteraria da farmi vergognare di appartenere alla stessa industria editoriale.
Foster Wallace è il migliore esempio di scrittore contemporaneo che sbava per raggiungere il tipo di spaventosa grandezza culturale che non è mai riuscito a conseguire. Un impostore.
Il più sopravvalutato scrittore della nostra generazione è David Foster Wallace.
Non ho stima per lui. Infinite Jest è illeggibile. Il suo stile è mediocre, le storie confuse e piene di quel finto sentimentalismo del Midwest.
Ho scritto The Canyons nel gennaio-febbraio 2012 e nella mia vita stavano succedendo tante cose che ho inserito nella sceneggiatura del film. Certo, la mia vita non è così complicata come quella dei protagonisti di The Canyons.
Mi piace questa sensazione angosciante, nichilista di The Canyons e anche a Paul Schrader, è nel nostro Dna, questi sono i personaggi che vogliamo esplorare. Siamo affascinati da Christian, siamo interessati alla ragione che porta Tara-Lindsay Lohan a fare quello che fa.
Quando scrivi una scena di sesso in una sceneggiatura non stai scrivendo un porno, stai scrivendo un dramma. In The Canyons ci sono tre o quattro scene di sesso, ma sono state inserite perché funzionali allo sviluppo della storia, non per incuriosire le persone. Se vuoi eccitarti guardi un porno, questo non è un film porno, è un dramma, ed è un puro caso che parli di relazioni sessuali tra ragazzi di Los Angeles. Mentre scrivevo le scene di sesso mi facevo delle domande, mi chiedevo: "In che modo questo porta avanti la trama del film?", "Come condizionerà i personaggi?", "Quali rivelazioni potrebbero emergere grazie a queste scene?".
Frasi da «Lunar Park»
«Papà, mi dai un succo di frutta?» «Che ne dici di un bicchiere d'acqua, tesoro?» «Papà?» «Sì?» «Mi dai un succo di frutta?» «Che ne dici invece di un bicchiere d'acqua, tesoro?» «Papà, mi dai un succo di frutta?» «Okay, tesoro, vuoi un succo di frutta?» «No, fa lo stesso, dammi solo un bicchiere d'acqua». È come provare e riprovare di continuo una pièce di Beckett, cazzo. (Bret: II; p. 49)
Il matrimonio è una figata. Sesso senza limiti. Risate. Ah, già, e compagnia assicurata. (Bret: II; p. 51)
Nella scrittura si adatta l'evidenza alla conclusione cui si vuole arrivare e raramente si dice la verità. (XIII; p. 163)
Prima l'uomo prende un drink, poi il drink prende un drink, poi il drink prende l'uomo. (Jayne: XVIII; p. 221)
Dicono di Bret Easton Ellis
Ellis scrive libri che sono cataloghi. È la sua forza. Come David Hockney, quello delle piscine, che cita: ti sembra di vedere un suo quadro, dove i particolari sono molto nitidi. Anche le descrizioni dei delitti. Certe immagini non mi lasciano più.
Spesso Ellis non è stato capito. È successo a Jonathan Swift, quando scrisse che per risolvere il problema della fame bastava mangiarsi i bambini. Era il '700, però. Sono passati invano alcune centinaia di anni.
Temo che Ellis non sia tra gli scrittori più amati della scena letteraria americana: non è in linea con il pensiero dominante, non scrive storie consolatorie, non sa cosa sia un lieto fine, se ne sbatte delle aspettative di critica e pubblico scrivendo solo e sempre quello che vuole e quando ha voglia di farlo. Naturalmente, ne paga le conseguenze.
Una delle cose più difficili da rendere in un romanzo sono i dialoghi. I suoi sono sempre credibili. Ti sembra di sentire la voce dei personaggi.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026