Frasi
Frasi di Carlo Casalegno
11 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Carlo Casalegno raccolte in un'unica pagina: 11 frasi, divise per libro e argomento.
Carlo Casalegno (giornalista e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Sappiamo tutti che Jawaharlal Nehru, Primo ministro indiano, è uno dei massimi protagonisti della storia contemporanea. Ammiriamo la sua carriera prodigiosa (nato suddito di colore di S.M. britannica, oggi tratta da pari a pari con Elizabetta) e ci rendiamo conto che c'è in lui il tratto rarissimo che distingue i grandi capi: la fantasia creatrice. Ma possiamo dire veramente di conoscerlo? Non è facile per un occidentale.
Come tutti i realizzatori, crede nell'azione ed è paziente e fermo: non sarebbe, diversamente, un uomo politico. Ma non c'è in lui alcuna traccia di attivismo. Egli applica la dottrina che ritiene giusta con una sorta di sereno distacco.
Il meno machiavellico degli uomini politici. Ma anche il meno dogmatico ed astratto.
Rispetto la forte personalità morale di don Milani, ma non riesco a vedere in questo sacerdote coraggioso il profeta della nuova società.
Pur riconoscendone il valore di rottura, non sono disposto a prendere come vangelo la Lettera a una professoressa: certa facile sociologia protestataria mi sembra avventata e demagogica.
Non siamo più, per fortuna, all'epoca di Scelba, quando gli agenti dovevano pattugliare le spiagge per misurare i costumi da bagno, si sequestrava Il Mondo per "fotografie oscene", la censura teatrale e cinematografica respingeva le idee che non avevano la benedizione del parroco, dei Comitati civici e del questore.
Tutti sappiamo perché don Milani è considerato in certi ambienti un corruttore della gioventù: era pacifista, difendeva gli obiettori di coscienza, giudicava incompatibili militarismo e cristianesimo.
Vedere nelle quattro pagine di una ormai vecchia relazione confidenziale una manovra reazionaria è costruire un falso propagandistico. Si rimprovera al prefetto di rivelarsi sollecito dell'ordine pubblico, cioè di far bene il suo mestiere [...]. Viene fatto rimpiangere che a Milano manchi l'uso comune, per esempio, in Calabria, di coprire i muri con striscioni «Viva il Vescovo», «Viva il Sindaco», «Viva Misasi»: altrimenti meriterebbe scrivere «Viva il Prefetto» in piazza del Duomo.
Non conosciamo le idee politiche del prefetto Mazza: ma nel suo rapporto [...] c'è una sola frase discutibile, e magari degna di condanna: il rammarico che non si possa, come in Francia, sciogliere i «gruppuscoli» con misure amministrative. Per fortuna in Italia non è dato al governo un cosi rischioso strumonio d'arbitrio. In tutto il resto, il rapporto riassume dati che ogni lettore di giornali già conosce, e che ogni abitante del centro di Milano può confermare.
Che cosa si può rimproverare al prefetto? Qualcuno contesta il numero dei guerriglieri, ma è la stessa cifra indicata al nostro Pansa – e mai smentita – dal questore Allitto, uomo non sospettabile di benevolenza per i fascisti, in un'intervista a Capodanno. Altri deplorano l'allusiva indicazione a una prevalenza numerica dell'estrema sinistra: ma è un dato che risponde a verità, anche se alleanze dirette e indirette potrebbero rendere meno isolata, e quindi politicamente più inquietante, l'estrema destra. Ma forse il prefetto è condannato soprattutto per avere accolto la tesi detestata degli «opposti estremismi».
Il prefetto di Milano ha l'appoggio di Nenni. Il quale, in un'intervista a L'Europeo, sottolinea certo la «grande differenza morale e storica» tra i due estremismi [...]; ma afferma che sul piano materiale «un atto di violenza maoista e un atto di violenza fascista sono la stessa cosa». Ed i prefetti, i questori, i magistrati, lo stesso ministro dell'Interno non possono discutere i fattori morali e storici, quando le idee sono appoggiate dai manganelli o dalle bombe, e si importano nelle nostre città i metodi della guerriglia indocinese o cubana.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026