Ritratto di Carlo Denina
Rijksmuseum · CC0

Frasi

Frasi di Carlo Denina

9 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Carlo Denina raccolte in un'unica pagina: 9 frasi, divise per libro e argomento.

Carlo Denina (presbitero e storico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Carlo Denina

Amo più gl'ingegni moderni, che i vecchi pedanti.
Citato in Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura Italiana, Vol. III, p. 23, Giovanni Mazzajoli Editore, Livorno 1852.
Quest'uomo divenuto d'allora in poi sì famoso, nacque e fu nella prima sua gioventù allevato in Lintz nell'Austria superiore, dove il di lui padre era stato Capitano di nave sul Danubio. L'Imperator Francesco I colà passando lo conobbe in condizione ed in congiuntura poco diversa da quella in cui Menzicoff fu conosciuto dal Russo Czar Pietro I, poiché serviva da garzone in una bottega, davanti alla quale il Principe si fermò domandando un rinfresco. Parvegli di trovare nel garzoncello che glielo presentò, vivacità, spirito e contegno, che lo mostravano meritevole di più nobile destinazione. L'Imperatore fattolo venire a Vienna lo mise in un Collegio dove s'insegnavano la storia, la geografia, e le lingue orientali, e poi lo mandò a praticarsi in affari Diplomatici a Costantinopoli, dove qualche anno dopo fu rimandato in qualità d'Internunzio. Se prestiamo fede ai documenti che Soulavie inseri ne' suoi libri, il Baron Thugut fu segretamente pensionato dalla Corte di Luigi XV per le notizie importanti che comunicava agli Ambasciatori e Ministri Francesi residenti alla Porta. Onde all'avvenimento al trono di Luigi XVI fu in gran pericolo di essere denunziato a Vienna come traditore della sua Corte.
Mémoires sur le regne de Louis XVI, Tom. IV, Epoque V, Chap. 3.

Saggio istorico-critico sopra le ultime vicende della letteratura

In Alemagna il più rilevante cangiamento che seguisse nella letteratura fu questo, che dove la più parte sì de' prosatori, che de' poeti fino alla famosa guerra di sette anni scrivevano in lingua latina, dopo l'anno 1760, si diedero d'allora in poi a scrivere in lingua volgare; e questa vicissitudine fu sì generale che molti libri anche di semplice erudizione destinati non alla moltitudine degli idioti, o semidotti, ma ai professori di lettere e di scienze, sono scritti in lingua volgare. Di là venne che gli scrittori Tedeschi trovarono assai più lettori che prima tra i loro nazionali professori o amatori di lettere e di scienze, ma molto meno fuori della Germania. Anche oggidì que' pochi scrittori che sulle de' loro antenati continuarono a scrivere in lingua latina, sono dall'altre nazioni se non più letti, almeno più rinomati. (tomo IV, cap. IV, p. 48)
Gottsched nato in villaggio vicino a Koenigsberg, cento leghe lontano da Berlino, e più ancora da Dresda e da Lipsia, fece in quella Capitale della Prussia Reale i primi studj nel tempo, che l'entusiasmo per le cose di Francia regnava così nelle classi inferiori, come nelle più distinte e nelle scuole. Ei coltivò bensì la lingua francese, ma s'applicò egualmente alla studio della letteratura greca e latina, e molto più ancora della tedesca. Fuggito dal natio paese e dagli stati Prussiani per non essere forzatamente arrolato fra i Granatieri di Re Federico Guglielmo I passò a Lipsia, dove con alcuni suoi foglj periodici se la prese contro l'abuso allora dominante di comporre una frase tedesca di quattro o di cinque parole, con due o tre voci latine, o francesi. Nel tempo stesso con le traduzioni dal francese in tedesco parte sue e parte della moglie, non meno di lui letterata, propagava di fatto non solamente la letteratura, ma anche la nuova filosofia francese. (tomo IV, cap. IV, pp. 51-52)
Odierna Kaliningrad.
[...] il più felice e fecondo autore, che la Germania vanti oggidì, quello che operò quasi una terza rivoluzione nella lingua e nella letteratura tedesca, venne a primeggiare nel centro della spiritosa e ben colta Sassonia [...]. Questi è Wieland, il quale non prese parte nelle controversie grammaticali de' Sassoni e degli Svizzeri, e propender dovea naturalmente a questi ultimi che egli riguardava come suoi vicini di patria, e più prossimi suoi paesani, per esser egli nativo di Biberach città della Svevia. Mostrossi anche più inclinato alla letteratura inglese, che alla francese, e divenne principal capo della moderna scuola tedesca, e fu dagli ammiratori suoi per la moltitudine e la varietà delle opere date alla luce paragonato a Voltaire. (tomo IV, cap. IV, pp. 56-57)

Dicono di Carlo Denina

Benché il Denina fosse in età di anni circa, non cessò mai di scrivere, di rivedere e correggere le sue opere; ed ottuagenario attendeva ancora alla stampa or dell'una or dell'altra, e manteneva verdi tutti i suoi spiriti, tanto che appar prodigio di vita operosa e instancabile.
Felice Daneo
Carlo Denina si valse delle opere del Muratori, e del Giannone principalmente, per compilare le sue belle Rivoluzioni di Italia; onde è d'uopo il porlo dopo di coloro che gli aprirono il cammino; e lo sgombrarono dei bronchi e dei sassi che troppo arduo lo rendevano.
Giuseppe Maffei
Il Denina fu di mezzana statura, sottile di persona, non però di membra: il volto avea aperto, l'occhio vivace e mobile, così come ardente ne era l'indole e quasi irrequieta: sciolta la lingua e facile il parlare tanto nell'italiana come nella francese favella. Mente fecondissima e piena di alto sapere, a scrivere portavalo il proprio genio e stimolavanlo i vari casi della vita che gli furono di grande occasione a fare, ma pur cagion di poca castigatezza nella dizione ed efficacia dello stile; ma questi difetti non toccano l'opera sua principale delle Rivoluzioni d'Italia; onde per comune consenso fra i classici scrittori è annoverato.
Felice Daneo
Il Denina non vive nella ricordanza dei dotti italiani, che per mezzo delle sue Rivoluzioni d'Italia, in cui cominciando dagli Etruschi, e passando poi ai Romani, viene sottilmente investigando le cagioni della loro grandezza e decadenza ; indi tratta dell'invasione dei barbari, del sistema feudale e canonico, delle repubbliche dei bassi tempi e del risorgimento della potenza italiana.
Giuseppe Maffei

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026