Frasi
Frasi di Cesare Balbo
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 12 frasi di Cesare Balbo: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Cesare Balbo (conte di Vinadio, patriota e politico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Cesare Balbo
E tu rispondi con un illustre: – Mi tengo da nulla se mi considero; ma da molto, se mi vi paragono.
Ecco i verde-vestiti; or deh proteggavi / L'itala sorte.
Fa meglio che chi fa male; fa più che chi fa nulla; fa quel poco, e dormi in pace: e venga poi la gloria, o non venga, venga la riconoscenza o la sconoscenza degli uomini, che importa tanto poi? Che te n'importa, se pur credi in Dio?
Le cospirazioni sono opere da medio evo più che dell'età presente o future; da civiltà sconnessa, non da una ferma; il temerle come il farle, è da uomini rimasti indietro; e fra le numerose condizioni della civiltà presente che contrastano alle cospirazioni, la pubblicità sola basterebbe a farle impossibili.
Sono raffreddato, il che mi fa sembrare lo scalone del vostro palazzo più lungo, se non vi trovo, e sempre corto, se vi trovo.
Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni: sommario – Citazioni
Il fatto sta che gli eventi tutti di questa guerra dimostrano ora facilissimamente ad insegnamento (che Dio voglia non disperdere) delle generazioni future, che la somma, che il tutto di questa prima, ardita, forse temeraria, generosa guerra d'indipendenza, era, doveva essere, non poteva non essere se non nell'esercito piemontese; che questo doveva dunque serbarsi, salvarsi, mantenersi, accrescersi, aiutarsi, incoraggiarsi, lodarsi, amarsi, e quasi adorarsi unicamente da tutta Italia; e tenersi perciò dal suo capo coraggiosamente, inalterabilmente sulla difensiva, ogni volta che non venisse un'occasione quasi sicura di offensiva; e prendersi questa allora solamente, e finché durasse l'occasione, tornando poi alla difensiva, dando tempo alle popolazioni di procacciarsi armi ed esercitarvisi, ed ai principi italiani di mandar aiuti, ed ai popoli di accorrervi; dando tempo, insomma, a quel tempo che è il più grande alleato di tutte le guerre d'insurrezione, che era allora il solo nostro. Ma le stolte grida fecero fare una guerra tutta opposta, una guerra in furia, una guerra che volevasi corta e grossa; e questo fu l'errore che perdette tutto, che il perderà, se occorre, altre volte; perché da questo nacquero tutti gli altri, piccoli e grandi, numerosi, di rado interrotti, sempre risorgenti, e finalmente fatali. (vol. II, Appendice, p. 215)
Il periodo de' sette mesi che seguì tra la prima e la seconda campagna di nostra guerra d'indipendenza fu così fecondo d'errori e d'insegnamenti politici, come era stato il primo di militari; fu anzi un cumulo, un precipizio, un vero baccanale d'inciviltà. La guerra d'indipendenza aveva fatto tacere le esagerazioni di libertà, la stolta idea dell'unità: cessata ora la prima, scoppiarono quelle e questa. Se l'Italia media o meridionale fossero state mature all'indipendenza, allora si sarebbe veduto, allora sarebber sorte sottentrando al vinto Piemonte: ma fu tutto all'opposto; d'allora in poi non sorse, non accorse un battaglione da quelle due Italie imbelli e distratte. (vol. II, Appendice, pp. 233-234)
Dicono di Cesare Balbo
Cesare Balbo dedicò le Speranze d'Italia a Gioberti, e il libro superò Gioberti nel dimostrare quanto l'idea di Mazzini in una Italia unita fosse puerile, sostenibile soltanto da politici da caffè. Consapevole che l'Italia non era mai stata uno Stato o una nazione in senso stretto, Balbo, da storico, era convinto che gli italiani non avrebbero mai accettato di sacrificare i loro capoluoghi di provincia per una capitale nazionale. Tuttavia, a differenza di Gioberti, pensava che il papato, lungi dal volere l'esistenza di un più ampio Stato italiano, sarebbe stato con più certezza il suo nemico. Prima di parlare di un primato degli italiani, diceva, è meglio moderare le nostre ambizioni e attendere di poter parlare di parità con gli altri paesi.
Non comprendo come un uomo di tanto talento, e che aveva avuto qualche parte in affari di governo, e studiava politica, abbia potuto immaginare progetti che nella pratica, nelle condizioni in cui la monarchia di Savoia si trovava e si trova, non avevano ombra di probabile effettuazione.
Un uomo che pare un eroe di Plutarco e uno scrittore che pare Plutarco.
Il suo ingegno, la sua esperienza e le domestiche opinioni l'avevano di buon'ora messo nelle file dei riformatori, prevedendo saggiamente la breve durata dell'opera stolta dei restauratori. La medesima saggezza lo rimosse da ogni eccesso, lo tenne separato dai settarj, anche quando uomini di buona fede pari alla sua, ma d'ingegno più fantastico, si mescolavano a loro; e lo fece sempre nemico ed acerbo contradittore di ogni esagerazione, di ogni follia politica.
L'Italia era stata sempre l'idolo de' pensieri suoi; e quando non poté o non credé servirla più, si piacque a illustrarne il passato, e trarre da esso a pro dei suoi concittadini esempio e regola per l'avvenire. La sua Storia d'Italia (cioè la parte che venne alla luce) e le sue Storiche Meditazioni svelarono l'uomo pratico, il profondo politico nello storico erudito; additarono insomma l'uomo che seguendo le orme del , cerca nella storia le ragioni dei fatti e gli utili insegnamenti.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026