Ritratto di Chimamanda Ngozi Adichie
fronteirasweb · CC BY-SA 2.0

Frasi

Frasi di Chimamanda Ngozi Adichie

11 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Chimamanda Ngozi Adichie raccolte in un'unica pagina: 11 frasi, divise per libro e argomento.

Chimamanda Ngozi Adichie (scrittrice nigeriana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Chimamanda Ngozi Adichie

Dovremmo essere tutti femministi.
Dall'omonimo discorso per TEDxEuston, 2012.
I romanzi migliori sono quelli che riescono a essere importanti senza essere come le medicine: hanno qualcosa da dire, sono ampi e intelligenti ma non dimenticano mai di essere divertenti e di avere al centro personaggi ed emozioni.
Da Il mio buio oltre la siepe, Internazionale, n. 1089, 13 febbraio 2015, p. 89.
Insegniamo alle ragazze a farsi piccole.
Dal discorso We should all be feminists, 2012.
La misura della nostra umanità dipende, in parte, da come consideriamo chi è diverso da noi. Non possiamo – non dovremmo – provare empatia solo per chi è come noi.
Da Perché non sono come noi?, Internazionale, n. 1049, 1 maggio 2014, p. 91.
La virilità è una gabbia piccola e rigida dentro cui rinchiudiamo i maschi.
Da Femminismo necessario, Internazionale, n. 1079, 28 novembre 2014, p. 106.
Provate a immaginare cosa potremmo fare, se tutti quanti avessimo le scarpe.
Da Lezioni di nazionalismo ottimista, Internazionale, n. 851, 18 giugno 2010, p. 18.
Se non fossi africana, forse non mi renderei conto che l'Africa non ha bisogno di pesci in regalo, ma di solide canne da pesca e di un equo accesso allo stagno. Forse non capirei che sì, le nazioni africane hanno dei leader disastrosi, ma hanno anche persone dinamiche, capaci di agire e con tante cose da dire. Forse non saprei che quell'Africa ha le sue divisioni di classe e che ci sono africani ricchi che non hanno derubato i loro paesi. Forse non riuscirei a convincermi che i paesi africani corrotti sono anche pieni di persone furiosamente oneste e che i conflitti violenti riguardano il controllo di risorse (a volte per motivi del tutto artificiosi) molto scarse.
Da Madonna degli africani, Internazionale (originale in: Washington Post), n. 670, 1° dicembre 2006, p. 59.
I continui riferimenti alla tradizione orale, quando si parla di autori africani, mi infastidiscono. Sono frutto di una visione romanticizzata della nostra letteratura.
Di continuo mi vengono rivolte domande sulla cultura africana «autentica» e incontaminata, trascurando il fatto che i rapporti commerciali con i portoghesi, per esempio, risalgono al quattordicesimo secolo, e che – come in ogni parte del mondo – ci sono stati scambi culturali che hanno portato a una costante evoluzione. Ma quando si parla di Africa, forse perché qui ha avuto inizio il genere umano, tutto questo viene dimenticato, e si idealizza una presunta «primitività», quanto vi è di «selvaggio» e di «puro» nella nostra cultura.
La guerra del Biafra mi ossessiona da quando ero bambina: i miei nonni sono morti durante il conflitto, e in particolare la figura di mio nonno paterno, che ho conosciuto attraverso le parole di mio padre, mi coinvolge e mi emoziona.
Fra le poche cose che il regime militare è riuscito a fare bene in Nigeria c'è stata la sistematica distruzione della vita intellettuale, del dissenso. Pur di sopravvivere, molti intellettuali si sono visti costretti a umilianti compromessi, hanno scelto di collaborare, accettando incarichi governativi, o comunque la loro dignità morale ne è stata danneggiata. Rispetto agli anni Sessanta, quando la vita culturale in Nigeria era molto vivace, il clima è oggi decisamente meno stimolante. Ma ci sono segnali che lasciano intravedere un cambiamento. La fine della dittatura ha allentato la tensione, e fuori dal paese gli editori sembrano pronti a scommettere sulla nostra letteratura.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026