Frasi
Frasi di Corrado Alvaro
49 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Corrado Alvaro raccolte in un'unica pagina: 49 frasi, divise per libro e argomento.
Corrado Alvaro (scrittore, giornalista e poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Corrado Alvaro
L'arte non è altro che la forza di suggestione di un particolare.
L'invidia ha gli occhi e la fortuna è cieca.
La critica, quella generalmente professata, è l'arte di risuscitare i morti e di far morire i vivi.
La disperazione più grave che possa impadronirsi d'una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile.
La sua lingua, al principio ripicchiata e di vocabolario, diviene nel meglio della sua opera un modo d'esprimersi naturale, come si esprimono gli elementi nella luce; le sue manie a un certo punto investono l'uomo e divengono rimpianti di angeli decaduti, incubi, segni del destino. Tanto è vero che non c'è grande poeta senza idee fisse.
La vita non è altro che una comunione di solitudini.
Sono abbastanza indigeno per rendermi conto dell'animo con cui i miei connazionali lavorano inconsciamente a rovinarsi la reputazione.
Il nostro tempo e la speranza
L'educazione sarebbe l'arte di parere inoffensivi. ("Morale della moda: Sapere stare al mondo")
L'uomo non si conosce abbastanza per misurare quello di cui ha bisogno. ("Che cos'è la felicità: Tedio")
Non esiste difetto che, alla lunga, in una società corrotta, non diventi pregio, né vizio che la convenzione non riesca ad elevare a virtù. ("Che cos'è la felicità: Tempi truccati")
Frasi da «L'uomo è forte»
Soltanto gli uomini sono capaci di ridire vecchie parole con un vecchio tono, scordando gli anni che sono passati (1944, p. 12)
Morire, ma essere un uomo. Morire, ma vivere (1944, p. 16)
Quello d'insegnare qualcosa a qualcuno, è un compito meschino, e non da artisti. La civiltà e il progresso oggi offrono tante forme d'insegnamento che l'arte se ne potrebbe ritenere dispensata. L'arte è l'artista stesso. (1944, p. 22)
Frasi da «Quasi una vita»
Al mio paese, la piccola borghesia considera una grande prova di abilità arrivare a ingraziarsi con tutti i mezzi, anche i più bassi, chi comanda. La furberia al posto di ogni altra qualità umana. Chi non vi riesce è un imbecille, e chi non vi si adatta, un pazzo. 'Ha relazioni' è al mio paese dire molto.
Chi ha denaro paga, ma mai di persona. L'intelligenza paga corpo e beni.
Come si appanna una donna trascurata. Appassisce come un fiore inaridito.
Dei Greci, i meridionali hanno preso il loro carattere di mitomani. E inventano favole sulla loro vita che in realtà è disadorna. A chi come me si occupa di dirne i mali e i bisogni, si fa l'accusa di rivelare le piaghe e le miserie, mentre il paesaggio, dicono, è così bello.
Gli uomini di fatica, di affari, di pensieri, nello stato di riposo, su una spiaggia, per esempio, sembrano di quelle belve in cattività dei giardini zoologici.
I calabresi mettono il loro patriottismo nelle cose più semplici, come la bontà dei loro frutti e dei loro vini. Amore disperato del loro paese, di cui riconoscono la vita cruda, che hanno fuggito, ma che in loro è rimasta allo stato di ricordo e di leggenda dell'infanzia.
Il cinema, a furia di rendere tutto patetico e sentimentale, rende cinici. Non dà all'uomo che atteggiamenti. Così quando si fa una letteratura sentimentale. Vedere in pratica come la storia contemporanea e il costume sono atroci e crudeli.
Il meridionale ha un tale desiderio del potere, poiché non conoscendo una libera società dipende tutto dai potenti, che è entusiasta del potere qualunque esso sia. [...] Generalmente immaginano comprato con occulte manovre chi poi professa idee, qualunque idea, anche se del partito dominante. Insomma, è la disistima dell'individuo in ogni caso; l'uomo non può essere che un folle impratico o un venduto.
Infantile, incostante, premurosa, irritabile, con una civetteria che conduce a lungo le assiduità e gli accostamenti amorosi, è la donna abituata a vivere coi vecchi.
In Balzac vi sono tre categorie della passione: cercatori, collezionisti, quelli che la godono. Oggi è il tempo dei collezionisti.
Katherine Mansfield si diede a quello che fu poi suo marito, una sera in cui non poterono sopportare lo spettacolo d'una prostituta che si guardava nello specchio.
L'italiano aspetta sempre una grande fortuna o avventura che non arriva. Ma non dispera.
L'uomo è il prodotto dei suoi errori.
La borghesia e la democrazia vuote di ideali non hanno altro cemento che il nazionalismo. Perciò si affida ai condottieri.
La lontananza è il fascino dell'amore. Amarsi vicini è difficile.
La passione per l'infinito ci spinge verso la donna. Infinito, non finito?
La ragazza che ha la mania di far casa, senza accorgersene e senza volerlo finisce col vivere con molti uomini uno dopo l'altro.
La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un italiano. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, o dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incredibili involuzioni.
La storia oggi sembra un susseguirsi di fenomeni naturali. Gli uomini acquistano la fatalità degli elementi. Tutto sembra preparato da lungo tempo e covato da azioni e reazioni simili a quelle delle acque del sottosuolo della terra.
Lo spreco della vita in tempi di tedio è già un piacere e uno sport.
Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool.
Nessuna libertà esiste quando non esiste una libertà interiore dell'individuo.
Osservavo a un prete della Sacra Rota che, spesso, per ottenere l'annullamento del matrimonio, le parti giurano il falso. «Può darsi», mi risponde, «ma all'Inferno ci vanno loro, però».
Se non vi fossero gli onesti, ma predicanti l'amoralità come , il mondo sarebbe d'una insopportabile virtù o ipocrisia.
Tutti accettano una menzogna convenzionale, anzi la trovano meravigliosa. Uno ha il coraggio di insinuare che non è bella, e anzi che non è vera. E così via, da una parola all'altra, tutti finiscono col giudicarla falsa, ignobile, ributtante.
Volgari si nasce. La volgarità, nelle arti, la volgarità piacevole, che vi incanta, è inimitabile. È un dono di natura come il genio.
Un epigramma corre tra i preti a proposito del Papa milanese: «Ecce panis romanorum – Factus cibus lombardorum» Come i preti parlano dei difetti dei preti, gola, furberia, ecc. Al modo delle donne: o piuttosto di tutte le comunità, soldati, società monosessuali.
Una nave di emigranti tornava in patria. Alcuni di questi emigranti, in vista della patria, impazzirono vaneggiando di essere diventati tutti ricchi.
Un treno nel Sud
La dignità è al sommo di tutti i pensieri, ed è il lato positivo dei calabresi, come è la difficoltà contro cui si può urtare inconsapevolmente, poiché è qualche volta tutto quanto ha l'uomo. (p. 133)
Quasi tutto quello che si legge qui della Calabria, a parte la letteratura dialettale, è rivolto in genere a magnificare una Calabria che non esiste più, e cioè le colonie greche, e Sibari, e Locri. La tendenza è al classico. (p. 164)
Il calabrese è curioso di conoscere e di sapere, la sua delizia è ascoltare le persone colte che parlano, anche se a lui non arriva interamente il senso dei grandi e profondi concetti. È come il povero davanti allo spettacolo di una festa apparecchiata, non per lui, ma di cui gli arrivano i suoni, le luci, i colori. Senza invidia. Con un cocente rimpianto d'un bene fatto per tutti gli uomini. (p. 204)
[...] l'Italia meridionale le ha fatte tutte , considerandole un'evasione e una breccia per l'emigrazione. Ora l'Italia meridionale tenta un'evasione interna [...] meridionalizza la nazione. (p. 207)
Dicono di Corrado Alvaro
Il suo ultimo ideale, risolutamente umanistico, era, come scriverà nellUltimo diario, «una letteratura che arrivi all'apice della cultura».
L'Alvaro è scrittore in cui il mattone è sempre più significante della parete, il colore più della struttura. Spesso, nei suoi libri, il pensiero tende alla dissolvenza, l'affabulazione stilistica circuisce l'oggetto narrativo sino a nasconderlo.
Nei suoi momenti migliori, l'Alvaro è scrittore che sa darci insieme il sentimento e il risentimento, la passione e il rimorso, l'adesione dell'intelligenza alla vita e il senso di colpa.
Uomo di fede, egli è in verità testimone di due religioni, quella laica della storia e quella più torbida dell'esistenza, quella dell'intervento della ragione e quella, passiva, della vita condotta dagli impulsi del destino.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026