Ritratto di D. H. Lawrence
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Frasi

Frasi di D. H. Lawrence

41 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 41 citazioni di D. H. Lawrence, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

D. H. Lawrence (scrittore, poeta e drammaturgo britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di D. H. Lawrence

​A Chiasso, piccola e deprimente cittadina, presi un caffè e osservai l'andirivieni alla dogana. I funzionari doganali svizzeri e italiani avevano gli uffici a pochi metri di distanza, e tutti dovevano fermarsi. Entrai e mostrai il mio sacco al funzionario italiano, poi presi un tram e andai al Lago di Como.
Da Crepuscolo in Italia, 1916; citato in Repubblica e Cantone Ticino. (2025). Guida letteraria della Svizzera italiana [Data set]. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.15720436. https://www4.ti.ch/decs/dcsu/uapcd/osser
A guardar giù, al golfo di Salerno, a sud-est, in un giorno turchino, a veder la scura costa del tutto rocciosa, le chiare rocce montane, torna in mente Ulisse, ed è come ricuperare un perduto sé, mediterraneo, anteriore a noi. (citato in Piero Nardi, La vita di D. H. Lawrence, Mondadori, 1947, p. 406)
Ahimè, quel Natale era solo una festa domestica, una festa di dolciumi e balocchi. Perché gli adulti non cambiavano i loro cuori d'ogni giorno, non si abbandonavano all'estasi? Dov'era l'estasi? (da The Rainbow)
Citato in Mario Praz, ‪Fiori freschi, ‬Garzanti, Milano, 1982, p. 62.
Ciclamini dal rosa d'alba, / quasi in gioia, generati / dalla pietra, giovani / ciclamini / che arcuano / risvegliano, rizzano / le orecchie / come giovanissime, delicate / levriere, / mezzo rideste all'aperta, non / ancora esperita vista del / giorno / piegando indietro le loro / orecchie fatte a petalo / incapaci di sentire / levriere / che chinano i loro musi rosa / e malinconici giù / e respirano lievi, ritrose / a svegliarsi al nuovo giorno / eppure quasi in gioia. (da Ciclamini siciliani)
In Poesie, a cura di Giuseppe Conte, Mondadori, Milano, 1987, pp. 61-62. ISBN 88-04-29733-6
E se c'è un cielo, lui è là, e lui mi dormirà accanto in modo che io possa dormire. (da L'amante di Lady Chatterley)
[...] fiori-torce dell'oscurità / nebbiosa e blu, oscura blu vampata / di Ades, lampade nere delle sale / di Dio, che bruciate blu scuro / e diffondete buio, buio blu, come le lampade / pallide di Demetra diffondono / luce, guidatemi allora, fatemi strada. // Passatemi una genziana, datemi una torcia / che io mi guidi da solo con l'azzurro / forcuto di questo fiore giù / per le scale sempre più buie dove / l'azzurro si ottenebra sull'azzurro / dove anche Persefone va, proprio ora / dal freddo di Settembre verso il regno / cieco dove il buio si sveglia sul buio / e Persefone, lei, non è che una voce, / qualcosa di invisibile, avvolto / nel più profondo buio delle braccia / di Ades, trafitto dalla passione di densa tenebra / tra gli splendori delle torce di oscurità / che spandono buio / sulla sposa perduta e sul suo sposo. (da Genziane di Baviera)
In Poesie, Mondadori, 1987, pp. 122-123.
Mai ho provato una nostalgia più profonda di quella che ho provato per la Sicilia leggendo Verga, per la Sicilia, dico; per la splendida Sicilia che penetra profonda nel sangue. Splendida Sicilia, così limpida nella sua bellezza, così vicina alla bellezza fisica dell'antica Grecia!
Citato in Verga? È meglio di Flaubert, Repubblica.it, 12 febbraio 1995.
La coscienza è sinonimo di paura della società oppure, nel migliore dei casi, di paura di se stessi. (da L'amante di Lady Chatterley)
La libertà è una grande realtà. Ma significa, soprattutto, libertà dalle menzogne.
Da Pornografia e oscenità.
Non io, non io, ma il vento che m'investe! (da Canto di un uomo che è giunto a buon fine, in Tutte le poesie)
Perché il passato non si seppellisce decorosamente da solo, invece di star lì ad aspettare di essere ammirato dal presente?
Da St. Mawr.
Sesso e bellezza sono inseparabili, come vita e coscienza. E l'intelligenza che accompagna sesso e bellezza, e da essi deriva, è intuizione.
Da Sesso e bellezza.
Strana cosa è lo spirito del luogo. La nostra era meccanica si sforza di abbatterlo, ma senza ruscirci. Alla fine lo strano, sinistro spirito del luogo, così diverso e contrastante nei diversi luoghi, ridurrà in frantumi la nostra unità meccanica, e tutto quanto crediamo realtà scoppierà come un pallone, lasciandoci con tanto d'occhi.
Da Libri di viaggio e pagine di paese: Crepuscolo in Italia; Mare e Sardegna; Introduzione alle Memorie della Legione straniera di Maurizio Magnus; Mattinate al Messico; Luoghi etruschi; Genti, paesi e razze, introduzion

Frasi da «Figli e amanti»

E infatti accade a volte che la vita s'impadronisca di noi, ci trascini, compia sul nostro corpo tutto il ciclo della nostra storia, sino all'ultimo. Eppure è come se non fosse stato nulla, come se le cose ci fossero scivolate sopra, senza che ce ne rendessimo conto. (cap I, p. 45)
A dispetto degli igienisti, il sonno è più salutare quand'è condiviso da un essere amato. Il calore, la sicurezza, la pace e quell'intimo conforto che derivano dal contatto dell'altro, lo intessono infatti come una specie di dolcissimo velo che avvolge interamente anima e corpo. (cap. IV, p. 124)
«Essere religioso è una cosa e la religione un'altra» diceva. «Per me anche un corvo è religioso quando rotea nel cielo. Eppure lo fa soltanto perché si sente portato dal vento e non perché si creda eterno.» (Paul Morel: cap. IX, p. 358)
Così egli lasciò Miriam, e Miriam rimase sola. Poche persone si curavano di lei e lei di poche si curava. Rimase sola con se stessa, aspettando. (cap. XI, p. 423)
In fondo in fondo credo che tu ti compiaccia di questo senso di colpevolezza. Forse anche Eva se ne compiaceva quando fu cacciata dal Paradiso. (Paul Morel a Clara: cap. XII, p. 439-440)
Ecco quel che dobbiamo provare tutti. Una vera, autentica pienezza di sentimento. Una volta, una volta almeno, durasse pure tre mesi soli. (Paul Morel: cap XII, p. 444)

Scheda del libro «Figli e amanti»

Frasi da «L'amante di Lady Chatterley»

Si ritiene che il mondo sia colmo di possibilità ma, nella maggior parte dei casi, nell'esperienza personale si riducono a pochissime. Vi sono miriadi di pesci nel mare… forse… ma a quanto sembra, la stragrande maggioranza è composta da sgombri o aringhe, e se non si è uno sgombro o un'aringa, si hanno scarsissime probabilità di incontrare altri tipi di pesci nel mare. (IV; 1988, p. 70)
Il romanzo può informare e incanalare in altre direzioni il flusso di coscienza della nostra simpatia, e può distogliere la nostra simpatia dalle cose morte. Di conseguenza, il romanzo, se costruito a dovere, può svelare i luoghi più segreti della vita; perché è proprio, e soprattutto, nei luoghi delle passioni segrete della vita che la corrente delle conoscenze sensitive deve fluire e rifluire, purificante e tonificante. (IX; 1988, p. 163)
Il pubblico non apprezza ora se non ciò che lusinga i suoi vizi. (IX; 1988, p. 163)
Non hanno abbastanza cervello per diventare socialisti. Non sono abbastanza seri e mai lo saranno per prendere davvero sul serio una qualsiasi cosa. (signora Bolton: IX; 1988, p. 168)
Inutile tentare di scrollarsi di dosso la propria solitudine. Bisogna tenercisi aggrappati per tutta la vita. Solo a volte, di tanto in tanto, il vuoto si colmava. A volte! Ma occorreva attendere l'occasione propizia. Rassegnarsi alla propria solitudine e tenercisi aggrappati, per tutta la vita. E poi accettare le rare occasioni in cui il vuoto si colma, se capitano. Ma bisogna che capitino, spontaneamente. Non si può forzare la mano al destino. (X; 1988, p. 222)
È forse l'unica cosa che non ti permettono di fare, quella di essere franchi e schietti in materia di sesso. Si può essere sudici quanto si vuole. Anzi, più ci si comporta sudiciamente riguardo al sesso, e più la cosa va loro a genio. Se invece si crede nel sesso e non si vuole che sia infangato, allora ti fregano. È il solo folle tabù superstite, il sesso inteso come una cosa naturale e vitale. Non ne vogliono sapere, e sono pronti ad ammazzare, piuttosto di permettere ad altri di praticarlo. (XVII; 1988, p. 377)
Ed è così che siamo fatti. Per pura forza di volontà isoliamo le nostre intuizioni interiori dalla consapevolezza di ciò che ammettiamo pubblicamente. Ciò provoca uno stato di paura, o di apprensione, che rende dieci volte più duro il colpo, quando lo riceviamo. (IXX; 1988, p. 408)

Scheda del libro «L'amante di Lady Chatterley»

Frasi da «Mare e Sardegna»

Così ci fermiamo al Dazio, la casetta della dogana in città, e Vestito di Velluto deve pagare per della carne e del formaggio che porta con sé. Dopo di che scivoliamo via nella fredda strada principale di Nuoro. Penso che questa è la patria di Grazia Deledda, la scrittrice, e vedo una bottega di barbiere: De Ledda. E grazie al cielo siamo alla fine del viaggio. Sono le quattro passate. (cap. 6, p. 209)
Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo.
La Sardegna è un'altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient'affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime… Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.
La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia.
E improvvisamente ecco Cagliari: una città nuda che si alza ripida, ripida, dorata, accatastata nuda verso il cielo dalla pianura all'inizio della profonda baia senza forme. È strana e piuttosto sorprendente, per nulla somigliante all'Italia. La città si ammucchia verso l'alto, quasi in miniatura, e mi fa pensare a Gerusalemme: senza alberi, senza riparo, che si erge spoglia e fiera, remota come se fosse indietro nella storia, come una città nel messale miniato da un monaco. Ci si chiede come abbia fatto ad arrivare là. Sembra la Spagna, o Malta: non l'Italia.
Fredda Cagliari di pietra: in estate devi essere di un caldo rovente, Cagliari, come una fornace.
Cagliari è molto ripida. A metà c'è uno strano posto chiamato i bastioni, un ampio spazio pianeggiante simile a una piazza d'armi con alberi, curiosamente sospeso sopra la città, e dal quale parte un piano inclinato, simile a un ampio viadotto di traverso sopra alla strada a chiocciola che si inerpica verso l'alto. Sopra ai bastioni la città continua a salire ripida verso la Cattedrale e la fortezza.
Ma ancora mi ricorda Malta. Persa tra Europa e Africa, appartiene a nessun luogo. Appartiene a nessun luogo, non essendo mai appartenuta a nessun luogo. Alla Spagna e agli Arabi e ai Fenici, più di tutto. Ma come se non avesse mai veramente avuto un destino. Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia.
Oh strette, buie, umide strade che salgono verso la Cattedrale, simili a fessure. Per un pelo schivo un enorme secchio di sciacquatura che precipita giù dal cielo. Un ragazzino che stava giocando per la strada, la cui schivata non è cosi netta, guarda in su con quell'ingenuo, impersonale stupore con cui i bambini osservano una stella o un lampione.

Scheda del libro «Mare e Sardegna»

Paesi etruschi

Gli etruschi lo sanno tutti, erano il popolo che occupava l'Italia centrale, ai tempi della prima Roma e che i Romani, da buoni vicini come sempre annientarono per far posto a una Roma con la 'erre' maiuscola. Non li avrebbero sterminati tutti, ce n'erano troppi, ma riuscirono a cancellarli come nazione e come popolo. Fu l'inevitabile risultato di un espansionismo con la 'e' maiuscola, la sola ragion d'essere di gente come i romani.
Forse perché un pazzo uccide con un sasso un usignolo, egli è per questo più grande dell'usignolo? Forse perché il Romano fece fuori l'Etrusco, egli era per questo più grande dell'Etrusco? Oh no! Roma è caduta, e il fenomeno romano con essa. L'Italia di oggi è nel suo polso molto più etrusca che romana; e sarà così sempre. L'elemento etrusco è in Italia come l'erba dei campi e come il germogliare del grano: e sarà così sempre.
Gli Etruschi sono stati senz'altro i meno romani di tutti i popoli mai vissuti in Italia, proprio come i Romani dell'antica Roma, sono stati certo i meno italiani, almeno a giudicare dagli italiani di oggi.
Gli etruschi non furono distrutti, ma furono spogliati della loro essenza… Il sapere degli etruschi divenne mera superstizione, e i principi etruschi diventarono grassi e inerti romani.

Dicono di D. H. Lawrence

Frieda era completa, ma limitata; Lawrence, in confronto a lei, era incompleto come essere umano, ma illimitato nei sogni, nei risentimenti, nella capacità di formulare idee generali, nell'inventare e interpretare simboli. Come un agnellino legato a un solido piolo, dava inutili strattoni alla corda, e pietosamente si disperava.
Mabel Dodge Luhan
Ondoyant et divers – fu detto giustamente di Lawrence: incerto, tortuoso e declamatorio. Il fatto è che malgrado il genio e le folgorazioni, il mondo di questo scrittore troppo a lungo cullato dalla madre, e troppo tardi giunto alle esperienze virili, restò in sostanza un mondo femminile: la sua sensibilità, le intolleranze, le inquietudini, il rifiuto del metodo, lo sdegno d'ogni sistema sono tipici della donna. Quando parla di quella "metà della vita umana che appartiene alle tenebre" e proclama che le nozioni del sangue ci provengono o attraverso la madre (durante la vita uterina) o attraverso il sesso, esprime in sostanza la fede nel ritorno al grembo materno, al caldo rifugio, alla buia sapienza delle origini, alla Zona delle Madri; dà forma a un'aspirazione indistinta di tutti noi, che è al fondo a tutte le nostre sazietà e stanchezze, che riporta le nostre membra addormentate alla posizione che ebbero nell'alveo materno.
Maria Luisa Astaldi

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026