Frasi
Frasi di Daniello Bartoli
26 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Daniello Bartoli raccolte in un'unica pagina: 26 frasi, divise per libro e argomento.
Daniello Bartoli (gesuita, storico e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Daniello Bartoli
Anco da questi e singolarmente da' Tartari di Niuche detti Chin, e sono più orientali, vien difesa la Cina per munizione a mano, cioè quella tanto famosa muraglia, di cui qui è luogo di ragionare. Il capo o fondatore della imperiale famiglia Cin, una delle antichissime, principe in prodezza d'armi e in opere più che reale magnificenza glorioso sopra ogni altro nelle istorie dei cinesi e per diverse cagioni continuo in memoria de' letterati, fosse sogno che ne avesse o predizione fattane da indovini (che in ciò non s'accordano gli scrittori, e forse non v'ebbe altro che buon avviso di providenza), presentì che i Tartari, quanto prima lor ne venisse il bello, metterebbono ogni opera allo sforzo di rompere i confini e scender giù ad inondare e tutta riempir di loro nazione la Cina. Perciò consigliatosi col suo gran cuore, non solo a chiuderla loro al presente ma tale alzarvi un riparo che ne la sicurasse anco ne' secoli avvenire, determinò, per quanto si distendono quelle frontiere a settentrione, armarle di muraglia invincibile al contrasto e de' Tartari e del tempo. Né indugiò punto a mettere mano all'opera.
Ella è tutta intramezzata di saldissime torri e spesse, che con bella proporzione e di spazio e d'altezza si lievano sopra 'l muro; e v'ha perpetuamente soldati in guernigione, quanti son di vantaggio a difendere que' tanti passi di cortina che fanno ala alla torre che guardano. Così anche castelli fortissimi alla difesa di quelle poche porti che fu necessario aprire nella muraglia
Io non l'ho mai voluta alle mani con niuno, né a campo aperto in battaglia, né in isteccato a duello. Ma se pur mai con alcuno, al certo nò co' Grammatici; terribili huomini, sì come quegli, de' quali le parole non son parole, ma fatti. E guardimi Iddio da punto mai stuzzicarli; ché, e per poco s'adirano, e se dan di piglio a que' loro squadernati Vocabolarij, come fossero lo Scongiuratore di Michele Scotto, in solamente aprirli, ne fanno saltar fuori, a guisa di Spiriti presti a ogni loro comando, tanti, non dico Nomi, e Verbi, ma Sopranomi, e Proverbi, che men periglioso sarebbe trovarsi in mezzo d'uno sciame di calabroni attizzati, che fra essi.
[...] la più bella parte d'un discorso è la bellezza dell'argomento: e chi lavora di cervello sa per prova, che il suggetto ingegnoso aguzza mirabilmente l'ingegno e pare quasi, che la materia nobile somministri da sé pensieri degni di sé, ambitiosa d'esser nobilmente trattata.
Le gran mutazioni si vogliono imprendere con gran consiglio e andar lento per andar sicuro: altrimenti, invece d'un bene da savio, due mali da pazzo s'incontrano, che sono determinare senza giudicio e pentirsi senza rimedio. (da La missione al gran )
Le spine sono a cento per una delle rose. (da L'uomo al punto)
Tutta murata a pietre vive riquadrate, di vena forte per reggere a ogni tormento d'aria e d'acque; e, sia verità o giunta al verisimile, corre tuttavia fra' cinesi che il re Cin mandò gittar bando la testa a' capimastri dell'opera, se dove l'una pietra s'immargina e combacia coll'altra le giunture vi fossero tanto disgiunte che vi si potesse conficcare un chiodo: la quale, ove sia non altro che espressione d'ingrandimento, pur non avrebbe luogo a fingersi, se eziandio la riquadratura e 'l commesso de' marmi non fosse opera esquisitamente condotta.
La geografia trasportata al morale
Io non vorrei, che per falso , credeste, che il veder gli Antipodi, dove hora son su 'l condurvi, fosse per costarci un viaggio d'almeno undicimila miglia, quante se ne contan di qua perfino alla parte opposta del Mondo. Tutto arrovescio del vero; e sì fattamente, che la via da non vi giunger mai, è l'andarvi: e n'è chiarissima la ragione; peroché non ci sono Antipodi, se non piè contra piedi; né si possono a dirittura, altrimenti, che su le punte del diametro della terra: dunque ne dobbiamo essere un mezzo Mondo lontani. (parte I, cap. XIX, Gli antipodi; 1664, p. 295)
[...] col più fino dell'arte, non solamente dissimulata, o , ma perdutavi dentro, parea quel corpo , come già gli huomini di Deucalione da' sassi, così egli per divin magistero nato di sé medesimo. E per non dir nulla della ben intesa proportione delle sue membra, tutte rispondenti al perfettissimo naturale; e del morbido, e del risentito, senza l'un discordare dall'altro; e della viva, e spiritosa attitudine, con che e posava, e sopra sé medesimo si ergeva; il volto era in lui temperato d'un sì bello, e sopra tutti difficile misto d'aria, che non si distingueva qual fosse in lui che vincesse, o l'amabile giustamente voluto in una effigie del Sole, o il maestoso altrettanto dovuto alla faccia d'un Dio. (parte I, cap. XX, Rodi; 1664, p. 308)
[...] questo impareggiabile Re' de' monti, l'Atlante che ci sovrasta. Miratelo, come tutto monta in sé stesso, e si rizza, e la superba testa e volge verso la sempre da lui temuta, e sempre a lui nemica Europa, in atto di riconoscerla, e spiarla: e come allarga lo smisurato dorso verso quella gelosa frontiera della sua Africa, in atto di sicurarla, e difenderla con le spalle. Né per molto che sia quel che ne veggiamo, è egli perciò né il tutto dell'Atlante, né il più; ma solamente il sommo. (da L'Atlante, p. 79)
La ricreatione del savio – Citazioni
Una sola, e diritta come un raggio di luce, è la via del vero: infinite, e contrarie son quelle, che uscendone menano al falso. (libro I, cap. IV; 1659, p. 55)
La radice, che tanto teme, che il ciel non la vegga, il sol non la tocchi, l'aria non l'offenda, ben intendente di qual sia il suo ministerio, tutta si ficca giù sottoterra, e nel suo nascere tenerissima, pur la trafora, e penetra, e vi dirama, e spande: e tanti tronchi, e rami, e barbe gitta per tutto, che ella sembra un albero capovolto, e sepolto: e perciò viva perché sepolta, altrimenti, a , si muore. Quivi ella è in prima fondamento della che sostiene, e ben rispondente ad essa, cioè per le alte, profondo, per le ampie, diffuso, per le scosse da' turbini, ripartito, e fermo da ogni lato onde che tragga il vento: come gli alberi delle navi, che si tengono alle sarti, le quali a guisa di braccia da ogni intorno l'afferrano, e 'l fermano. Oltre a ciò, la radice è tutto insieme quelle che animali la bocca, il ventre, e 'l fegato. Succia l'alimento, il concuoce, il trasmuta in sugo, indifferente a ricevere le diverse forme delle diverse parti, che a sé il derivano. (libro I, cap. VII; 1659, p. 97)
Udite: potea parere il giorno troppo più onorato con le opere della mano, di che la notte è priva, se a questa non si davano in iscambio di quelle le opere dell'ingegno. Il dì dunque ha le fatiche, la notte i pensieri; e convenienti all'uno e all'altro, quello lo strepito, questa il silenzio. (libro I, cap. X; 1839, p. 97)
Ma prima di condurvi innanzi le chiocciole mi convien fare come quel savio dipintore Teone raccordato da Eliano, che non prima svelò l'immagine d'un soldato in arme esposta a un gran popolo curiosissimo di vederla, che da un pieno coro di musici facesse udire una sonata in istile guerriero, come di sfidar due eserciti a battaglia, per cui poiché vide gli spettatori aver conceputo un non so che di spiriti marziali, ritrasse la cortina dal quadro e v'apparì il soldato in sì fiero atto d'uscire addosso al nemico, che come il descrive l'istorico, sembrava avere il lampo negli occhi e 'l fulmine nella destra, tanto appariva terribile con lo sguardo e formidabile con la spada, corrente poi di foggia e in un portamento di vita, quale appunto sta bene ad un portato per impeto di furore. Tal era il soldato di Teone, per cui mostrare egli prima dispose gli animi de' riguardanti con quella sonata invitantegli a un vero spettacolo di battaglia. (libro I, cap, XI; 1839, p. 101)
E non s'è egli mostrato sommamente ammirabile Iddio, nel variare in cento, e più diverse maniere, il circolarsi, e ravvolgersi d'una chiocciola in sé stessa? Puossi dir cosa più eguale, più determinata, più semplice? e, pur nelle mani sue, divenuta capevole di sì grand'arte. Alcune si girano con volute, campate l'una, fuori dell'altra, appunto come se si attorcigliassero intorno a un fuso: e procedendo in lungo, assottigliano, e fino in punta digradano con ragione. Altre, all', tutte in loro stesse ritornano: e dicami Archimede, che sì ingegnosamente ne scrisse, chi insegna loro a condurre una linea in ispira, sì perfettamente, che in nulla non ismisuri? Dicammi gli Architetti, che tanto penano a disegnar con regola le Volute, e pur non mai altro che false, mentre, per più non sapere, le compongono d'alcuna parte di circolo, e circolo elle non sono, avvegnaché circolari: chi ne ha infusa la regola alle chiocciole? nate maestre in un'arte, di cui essi ancor non si veggono buoni discepoli. (libro I, cap. XI; 1659, pp. 173-174)
[...] lavorare a Grottesco [...] tutto è, si può dire, un mosaico di spropositi insieme commessi, tanto più bello, quanto le parti sono tolte di più lontano, e in più sciocche forme si adunano. Spuntar dal gambo d'un fiore il collo d'una gru, finito in un capo di , con quattro corna di lumaca che buttan fuoco: fiorire al mento d'un vecchio una coda di pavone per barba, e una folta zazzera di coralli, a un altro le braccia viti, le gambe essere attorcigliate, gli occhi due lumicini accesi nel guscio di una conchiglia, il naso zufolo, gli orecchi un paio d'ali di , e specchiandosi in una rete, si vede dietro risponder l' d'un mammone: e di cotali fantastiche bizzarrie, quante i dipintori ne sogliono . Ma pur anche in ciò ha mestieri di senno, che come ogni albero in ogni albero non s'innesta, così né anche ogni parte a ogni parte nel grottesco ben si congiunge, e capriccio vuol essere, non , né vi campeggia meno la saviezza del nel disporre, che la pazzia dell'ingegno nell'inventare. (libro I, cap. XVI; 1659, pp. 284-285)
E giacché siamo nel volerne risapere tutto tragga fuori, e ci mostri le mani e misuriangliele, se per avventura elle fossero come quelle del re Artaserse, cioè d'Assuero marito d'Ester soprannominato Longimano, perciocché l'una mano avea più lunga dell'altra; e intendasi perch'egli ad alcuni dà scarsamente e solo quando è bisogno o gli aiuti della grazia, o i beni che chiamiam di fortuna ad altri si abbondantemente che lor sopravanza e traboccano. (libro II, cap. III; 1839, pp. 201-202)
Del sole Sant'Anastagio Sinaita, portò una strana opinione ch'egli fosse da Dio creato qua su la terra, indi levatone e trasportatolo al quarto cielo, di dove quella virtù che giù basso giacendo potea diffondere a pro di pochi, diffondesse a beneficio di tutti, e colà fosse come il cuore della natura, dal cui vital calore ella si anima e de' cui spiriti ha vigore per muoversi ed operare. (libro II, cap. VII; 1839, p. 240)
Dicono di Daniello Bartoli
Pari o somigliante a quel terribile e stupendo Bartoli non abbiamo nessuno. Il quale nelle Istorie volò come aquila sopra tutti i nostri scrittori.
Alla prosa d'arte si ascrivono prevalentemente le opere di Daniello Bartoli, che pur trattano argomenti storici, speculativi, scientifici, religiosi, perché tra le facoltà dello scrittore sormonta il piacere descrittivo della parola, e, si potrebbe dire, la stremata e rotta poesia del dizionario.
Il Bartoli, come tutti i Gesuiti, non ha un affetto mai, non ti fa sentire mai un affetto neppure pei Santi dei quali egli parla, onde tu non sai se egli creda davvero quello che dice: nessun pensiero mai, né ti fa mai meditare. Egli ebbe memoria forte, e fantasia gagliardissima, però il suo stile è tutto immagini, tutto frasi, tutto parole; è un giuoco, una fantasmagoria, e niente altro. Dentro è vuoto, senza pensiero, senza vita, senza verità, senza ordine: e un fascio di fattarelli tratti da tutti gli scrittori sacri e profani, o descrizioni di ogni minima inezia.
Il Bartoli rappresenta la mentalità tipica del letterato del Seicento: meravigliosa padronanza della forma, assoluta mancanza o deficienza di pensiero. Non si direbbe davvero che egli sia venuto al mondo una generazione dopo il Galileo e il Sarpi.
Il Marino della prosa fu Daniello Bartoli, fabbro artificiosissimo e insuperabile di periodi e di frasi, di uno stile insieme prezioso e fiorito. È stato in ogni angolo quasi della terra; ha fatto migliaia di descrizioni e narrazioni: non si vede mai che la vieta di tante cose nuove gli abbia rinfrescate le impressioni. Retore e moralista astratto, pieno il capo di mitologia e di sacra scrittura, copiosissimo di parole e di frasi in tutto lo scibile, colorista brillante, credé di poter dir tutto, perché tutto sapeva ben dire. La natura e l'uomo non è per lui altro che stimolo e occasione a cavargli fuori tutta la sua erudizione e frasario. Altro scopo più serio non ha. Estraneo al movimento della coltura europea e a tutte le lotte del pensiero, stagnato in un classicismo e in un cattolicismo di seconda mano, venutogli dalla scuola, e non frugato dalla sua intelligenza, il suo cervello rimane ozioso non meno che il suo cuore; e la sua attenzione è tutta intorno alla parte tecnica e meccanica dell'espressione. Tratta la lingua italiana, come greco o latino, come lingua morta, già fissata, e da lui pienamente posseduta.
Chi vuol persuadersi dell'immensa moltiplicità di stili e quasi lingue diverse rinchiuse nella lingua italiana, consideri le opere di Daniello Bartoli.
Il p. Dan. Bartoli è il Dante della prosa italiana. Il suo stile in ciò che spetta alla lingua è tutto a risalti e rilievi.
Uomo che fra tutti del suo tempo, e fors'anche di tutti i tempi, fu quello che e per teoria e scienza e per pratica, meglio e piú profondamente e pienamente conobbe la nostra lingua.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026