Frasi
Frasi di Duns Scoto
9 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 9 citazioni di Duns Scoto, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Duns Scoto (frate, filosofo, teologo e beato cattolico scozzese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Duns Scoto
Bisogna negare [...] che si possa naturalmente riconoscere l'ente come il primo oggetto del nostro intelletto, secondo la completa indifferenza dell'ente nei confronti tanto del sensibile quanto del non sensibile, e [bisogna] anche [negare] ciò che dice Avicenna: che esso è naturalmente conosciuto.
È necessario che all'uomo, nella sua attuale condizione, sia ispirata in modo soprannaturale una dottrina speciale, che egli non potrebbe conseguire mediante il lume naturale dell'intelletto?
I filosofi sostengono la perfezione della natura e negano la perfezione soprannaturale; i teologi, al contrario, conoscono il difetto della natura, la necessità della grazia e la perfezione soprannaturale.
La conoscenza soprannaturale necessaria all'uomo è trasmessa in modo sufficiente nella Sacra Scrittura.
Dicono di Duns Scoto
La filosofia di Duns Scoto è qualificata per criticismo e sottigliezza. A motivo forse della sua predilezione per gli studi matematici – predilezione che dicesi abbia presa da Ruggero Bacone – Scoto fu troppo inclinato a rigettare come inconcludenti gli argomenti filosofici dei suoi predecessori. Egli attaccò senza distinzione di scuola ed evidentemente senza il menomo rispetto al prestigio del gran nome, le dottrine di Alessandro di Hales, di S. Bonaventura, di Ruggero Bacone, di Enrico di Gand e di S. . È tale la sottigliezza delle sue speculazioni, che anche una mente educata nei modi del pensiero scolastico trova considerevole difficoltà a seguire il filo del suo ragionamento.
Pure accordandosi con S. , che filosofia e teologia sono scienze distinte, Scoto insiste sull'inferiorità della prima, sostenendo che la ragione umana è incapace di sciogliere alcuni problemi, come l'immortalità dell'anima. la sua dottrina su questo punto s'accosta pericolosamente al principio averroistico che ciò che è vero in teologia può esser falso in filosofia.
Scoto è l'erede delle grandi figure francescane del XIII secolo. Lungi dall'essere un declino del tomismo , Scoto è la più alta espressione della teologia francescana dopo le condanne del 1277.
Se tanti encomj ha ricevuti il S. Dottore ne' tempi dei progressi delle lettere, quanti non dovette riceverne ne' tenebrosi secoli in cui visse? Egli comparve qual vero prodigio, e per tal cagione venne raffigurato coll'emblema del Sole che sgombra le tenebre. Regnò in tutte le scuole, e specialmente in quelle dell'inclito suo Ordine, ove tuttavia riscuole la giusta venerazione e rispetto. Ma in mezzo a tanta gloria dovette incontrare validi oppositori, fra' quali primeggiò il Francescano Giovanni Duns, detto Scoto dalla sua patria Scozia, del quale si feron seguaci i figli del Patriarca d'Assisi, essendosi verificato fin da quei tempi che i sommi ingegni deggiono avere chi si opponga a' loro sistemi, e sien pure tali da non meritar disapprovazione.
Tommaso e Scoto non si ergono più come due figure parallele e antagoniste: sono percorsi dalla medesima corrente, la storia. Questa introduce una continuità, una comune appartenenza, e fa risalire molto più a monte i motivi della loro divergenza: la pluralità delle scuole, l'eterogeneità dei corpus, la successione delle controversie consentono di dipanare una diversità di posizioni che non si riduce a un senso unico della storia. L'opera di Scoto s'inscrive nell'infinita, insistente ripetizioni delle dispute, che reitera senza tregua le medesime autorità, spostando in modo infimo ma paziente il loro senso, rimodellando senza posa la struttura della loro argomentazione.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026