Ritratto di Edward Lear
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Frasi

Frasi di Edward Lear

16 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Edward Lear raccolte in un'unica pagina: 16 frasi, divise per libro e argomento.

Edward Lear (scrittore e illustratore inglese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Edward Lear

Mio buon Giuseppe mi sento che muojo. Mi renderete un sacro servigio presso i miei amici e parenti, dicendo loro che il mio ultimo pensiero fu per loro, specialmente il giudice, Lord Northbrook e Lord Carlingford. Non trovo parole per ringraziare i miei buoni amici per tutto il bene che mi hanno sempre fatto. Non ho risposto alle loro lettere perché non potevo scrivere, perché appena prendevo la penna in mano che mi sentivo morire.
Riportate da Franklin Lushington in una lettera a Lord Carlingford del 6 febbraio 1888; da Lettere dall'Italia 1837-1887, p. 273
Un'escursione mattutina mi ha fatto conoscere le bellezze del luogo che è una perfetta oasi di pace, tra tanti scialbi paesaggi. I pittoreschi edifici della città (che sembra occupare la sezione di una più antica area); la valle sottostante, con il il limpido ruscello ed i maestosi castagni; le numerose sorgenti; le innumerevoli cave nelle rocce circostanti. ora adibite a stalle per le capre che si raggruppano in masse scure su rupi sovrapposte; i conventi e le chiese disseminate qui e là nei sobborghi: le case affollate e le solenni guglie del centro abitato; il castello degno dei migliori quadri di Poussin, con la bella torre laterale che domina l'intera scena: non è facile trovare tanti elementi suggestivi in uno spazio così limitato, nemmeno in Italia.
Da Viaggio in Basilicata (1847); citato in Ina Macaione, Architetture ecologiche nel turismo, nel recupero, nelle città-natura della Basilicata, Franco Angeli, 1999, p. 24

Diario di un viaggio a piedi

Mi spostavo velocemente attraverso viottoli interminabili delimitati da fichi d'India e aloe, inoltrandomi in profumati aranceti, incontrando via via, tanti alberi di dolcissimi fichi. Reggio è davvero un immenso giardino e, senza dubbio, un luogo di tali delizie, come credo ne esistano pochi altri sulla terra. (Editori Riuniti, 1992, pp. 13-14, )
Reggio Calabria è un grande giardino, uno dei luoghi più belli che si possano trovare sulla terra.
Da questo posto c'è uno dei panorami per cui i pochi viaggiatori che passano da Reggio a Napoli per terra sono abituati a dare entusiasmatiche lodi; una piatta passeggiata o piattaforma, semi circondata da sedili e da una balaustrata, il ritrovo serale dove si ozia a Palmi, finisce da una parte con un gruppo di chiese e altre costruzioni della città, e dall'altra parte cala a picco nel mare blu, un perpendicolare precipizio coperto di cactus
Eravamo quindi diretti a Canolo, che ci era stato descritto dai nostri amici di Gerace come un "luogo tutto orrido, ed al modo vostro pittoresco".
A Canolo eravamo obbligati a recarci perché ci era stata descritta dai nostri amici di Gerace come «un luogo tutto orrido, ed al modo vostro pittoresco». (2002, pag. 112)
Il villaggio per se stesso è schiacciato e spinto in un nido di rocce appuntite subito dopo il vasto precipizio che si chiude attorno al Passo del Mercante, e quando da una parte si guarda a questa barriera di pietre, e poi, girando attorno si guarda il mare distante e le colline ondulate, nessun contrasto può essere più rimarchevole. (2002, pag. 113)
All'ora del pranzo, il bravo vecchio Don Giovanni Rosa ci ha divertiti e intrattenuti con la sua amabile semplicità e buona educazione. Lui è stato solo una volta in vita sua (ed ha 82 anni) a Gerace, e mai più in là. «Perché dovrei andare?» ha detto, «Se, quando morirò, come dovrò ben presto, troverò il Paradiso come Canolo, sarò molto felice. Per me «Canolo mio» è sempre stato come un Paradiso — sempre mi sembra Paradiso, niente mi manca». (2002, pag. 114)
Lontano, sotto di noi, c'era Casalnuovo, una delle città che sono state ricostruite dai frammenti del fatale periodo di devastazione [...]. Situata sopra la piana, questo moderno e poco pittoresco successore della prima città presenta strade lunghe, affiancate da case basse a un piano, con chiare tegole rosse e nessun lato della sua composizione offre qualcosa da ammirare o caratteristiche pittoresche. (2002, pag. 123)
[...] il pomeriggio è passato girando attorno a Casalnuovo per ottenere delle vedute caratteristiche della sua posizione e della grande pianura dove è situato. Questo non è facile; studi di alti ed eleganti oliveti, e ricchi sfondi alla maniera di Claude, sono innumerevoli, ma la scelta fra queste scene è difficile. (2002, pag. 124)
[..] siamo saliti a Terranova, una volta la più grande città del distretto, ma completamente distrutta dal terribile disastro del 1783. La vecchia città e completamente distrutta è seppellita negli abissi e sotto spaccature e vallate, e la sua erede è formata da una singola sbandata strada con umili case di apparenza malinconica. Tutta la superficie circostante sembra stravolta e distrutta. (2002, pag. 127)

Escursioni illustrate negli Abruzzi

La pianura di Avezzano, l'azzurro chiaro del lago, Alba e il Velino con le sue belle cime, o sotto il sole oppure adombrati da nuvole passeggere; le montagne lontane oltre Sulmona coperte di neve, il passo brullo di Forca Carusa, la rupe scoscesa di Celano: tutte queste cose assieme, in una splendida mattina italiana, erano uno spettacolo da non potersi guardare senza esserne conquistati. (p. 23)
Quello che a Trasacco mi è piaciuto di più è stata una vecchia torre, dalla strana forma, quadrata alla base, rotonda nella parte superiore, che dominava in lungo e in largo sul lago, con il Velino dietro di sé in lontananza. (p. 26)
Rieti, l'antica Reate (Cramer, Anc. It., I, 314), una città sabina di grande antichità e ora sede del governo di una delle Delegazioni in cui si dividono gli Stati Pontifici, si trova sul Velino, all'estremità di una vasta e fertile pianura , la cui bellezza può essere poco apprezzata solo da un visitatore frettoloso. Dalle varie ville o dai vigneti situati sui fianchi delle colline boscose che circondano da ogni lato la pianura, si possono avere magnifiche vedute della città [...] Credo che ben rare volte ho osservato un panorama più bello di quello che offrono le torri di Rieti e il suo tranquillo contorno di vigneti, come nella mia ultima sera di permanenza. (p. 52)
Ricorderò sempre le ventiquattro ore trascorse a Celano con grande piacere; ricorderò la mattina nei freschi prati ai piedi della città, girando tra gli alti pioppi avvolti dalle viti, fino a quando il sole andava a battere sulle immense rocce e costringeva ognuno a ritirarsi sotto i ripari per il fresco; i meriggi senza nuvole quando tutto era tranquillo; le calme sere, così piene di piacevoli avvenimenti; il ritorno al tramonto nella città insieme a gruppi di contadini che trasportavano il loro grano, o insieme a schiere di ragazze, ciascuna delle quali portava sulla testa la conca piena d'acqua, attinta alla pura sorgente ai piedi della roccia.
Durante la notte, la distesa del lago era calma e lucente, che sembrava d'argento, sotto la finestra del palazzo al chiarore della luna piena; l'antico castello proiettava le sue lunghe ombre sulla città addormentata. (p. 81)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026