Frasi
Frasi di Émile Zola
42 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 42 citazioni di Émile Zola, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Émile Zola (giornalista e scrittore francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Émile Zola
Andarono a sedersi sotto l'albero morto. La lavandaia si mise la cesta accanto ai piedi. Di fronte a loro, Montmartre allineava le file dei suoi alti e grigi caseggiati, fra ciuffi di esili verzure; e quando rovesciavano all'indietro la testa, potevano vedere il cielo ampio, puro e ardente che sovrastava la città, attraversato a settentrione da un volo di piccole nubi bianche.
Arrivati in place Vendôme, mentre la comitiva ne ammirava la colonna, il signor Madinier pensò di mostrarsi galante con le signore: propose loro di salire sulla colonna, da cui si poteva guardare Parigi. L'offerta sembrò a tutti divertente. Sì, sì, si doveva salire: ne avrebbero riso per chissà quanto tempo. La cosa non mancava certo d'interesse, per chi non aveva mai lasciato la terra ferma. [...] E cominciarono a salire. I dodici si arrampicavano in fila lungo la stretta spirale della scala, inciampando nei gradini consunti, tenendosi contro il muro. Quando l'oscurità si fece pressoché totale, non si sentirono che risatine soffocate. Le signore lanciavano gridolini. I signori facevano loro il solletico, davano pizzichi nelle gambe. Ma sarebbero state ben sciocche a protestare: bastava fingere che ci fossero dei topi.
Fino a tanto che avrete qualche cosa di vostro, e che il vostro livore contro il borghese non proverrà da altro che dal vostro rabbioso bisogno d'essere borghesi a vostra volta, non sarete degni mai della felicità.
Fra cent'anni Les fleurs du mal verranno ricordati solo come una curiosità.
Ha mostrato come il mondo può essere bello, io invece ho scritto come il mondo può essere brutto.
Il talento del Signor Manet è fatto di semplicità e di esattezza. Senza dubbio, davanti alla natura incredibile di alcuni dei suoi colleghi si sarà deciso ad interrogare la realtà, solo con sé stesso: avrà rifiutato tutta la perizia acquisita, tutta l'antica esperienza, avrà voluto prendere l'arte dall'inizio, cioè dall'osservazione esatta degli oggetti. Si è dunque messo coraggiosamente di fronte a un soggetto, ha visto questo soggetto per larghe macchie, per opposizioni vigorose, e ha dipinto ogni cosa così come la vedeva.
La scienza ha promesso la felicità? Non credo. Ha promesso la verità, e la questione è sapere se con la verità si farà mai la felicità.
La verità è in cammino e niente la fermerà.
Non ho che una passione, quella della verità, in nome del genere umano che tanto ha sofferto e che merita la felicità.
Non potremmo cominciare ad accordarci sull'amore che dobbiamo agli animali? [...] e ciò semplicemente in nome della sofferenza, per porre fine a tale sofferenza, l'abominevole sofferenza di cui vive la natura e che l'umanità dovrebbe sforzarsi di ridurre il più possibile; in nome di una lotta continua, l'unica che sarebbe saggio combattere.
Paul Cézanne può aver avuto il genio di un grande pittore, ma non ha mai avuto la perseveranza di diventarlo.
«Se ti permettessero di salvarne dieci, chi sceglieresti? Scelta difficile. Se fossi la potenza infinita, li salverei tutti. Perché questi e non quelli? Certo io non posso vedere tutto essendo limitato, ma mi sembra che la Vergine non faccia opera di buon giustizia distributiva, e che sia crudele scegliere. Sembra, come la natura, obbedire al caso, senza giustizia». – Mi ha risposto che anche lui ci aveva pensato spesso, ma che bisognava inchinarsi alle decisioni della divinità, i cui atti sfuggono al nostro giudizio. Anche lui avrebbe voluto salvarli tutti. – La sua storia del malato che tornava tutti gli anni […] Volle convincerlo che, se la Vergine non lo salvava, era perché lo riservava a gioie future straordinarie. Gli salvava l'anima. – «Non è quello che veniva a cercare», ho risposto. In effetti, se tutti vogliono guarire, è la Terra che vogliono, non il Cielo.
Si forgia il proprio stile sulla terribile incudine delle scadenze quotidiane.
Un'opera d'arte è un angolo della creazione visto attraverso un temperamento.
[...] una macchina moderna, smisurata, una specie di macchina a vapore, di caldaia destinata alla digestione di un popolo; un gigantesco ventre di metallo, inchiavardato, saldato, fatto di legno, vetro e ferro, che funziona con il calore del riscaldamento, lo stordimento e l'agitazione furiosa delle strade […].
Frasi da «Germinale»
Quando non si è i piú forti, bisogna bene essere i piú giudiziosi. (Richomme: I, V; 1951, p. 56)
Spegni la candela, non m'occorre, per vedere di che colore sono i miei pensieri.
Aumentare il salario, che forse si può? Una legge di ferro lo fissa allo stretto necessario; all'indispensabile, perché l'operaio possa mangiare pane e sputo e procreare dei figli. Se il salario scende sotto quel livello, l'operaio crepa; e la richiesta di nuovi operai lo fa risalire. Se supera quel livello, cresce l'offerta di manodopera e lo fa calare. È l'altalena delle pance vuote, la condanna a vita alla galera della fame. (Souvarine: III, I; 1951, p. 133)
I soli piaceri che restavano , quello di sborniarsi e d'ingravidare la moglie. (III, III; 1951, p. 152)
– Pane! pane! pane! – Pane! come se bastasse! L'aveva il pane, lui ; ma non era meno per questo il piú infelice degli uomini. Il rimpianto della sua vita fallita, la vita del cuore, l'unica che gli importasse, lo prese alla gola come una mano che lo strozzasse. Ah, no; non bastava aver del pane per essere felice! Chi era quell'idiota che faceva dipendere la felicità dalla spartizione dei beni? Codesti acchiappanuvole di rivoluzionari, potevano bene distruggere la società e farne sorgere una nuova; con l'assicurare a tutti un tozzo di pane non darebbero all'umanità una gioia di piú né la libererebbero da un solo dolore! Al contrario, sarebbe l'infelicità che farebbero regnare sulla terra; perché persino i cani finirebbero per urlare di disperazione il giorno che, non piú paghi di soddisfare i loro istinti, illusi di elevarsi, cadessero in balía delle passioni che nulla può saziare. No, il solo bene era non esistere; ma, dovendo nascere, nascere albero, nascere pietra; granello di sabbia, meglio ancora, che non sa del piede che lo calpesta. (V, V; 1951, pp. 320-321)
La folla: una forza cieca che continuamente divora se stessa. (VII, I; 1951, p. 405)
Frasi da «Il sogno»
La verginità è sorella degli angeli, è il possesso di ogni bene, è la sconfitta del diavolo, è la forza della fede. Essa dà la grazia, essa è la perfezione, che vince col solo presentarsi. (p. 38)
La morte è più potente dell'amore. È una sfida gettata all'esistenza. (p. 39)
Il mondo è pieno di brava gente. Quando si è onesti e si lavora il premio vien sempre... (p. 66-67)
La morte è più forte dell'amore, è una sfida all'esistenza. (p. 31)
Quando non si lavora, gli arnesi se ne scappano! (p. 39)
Il mondo è pieno di brave persone! Quando si è onesti e si lavora, si è sempre ricompensati. (p. 51)
È così bello vivere, e la vita è così dolce che non può essere cattiva! (p. 51)
La felicità per noi poveretti sta solo nell'umiltà e nell'ubbidienza. (p. 51)
Dicono di Émile Zola
Che il romanzo sia una forma d'arte buona a tutti gli usi, anzi una larva di arte letteraria adoperata a coprire ogni sorta di trattazioni morali, politiche, filosofiche, si vede da un pezzo. Che dunque lo Zola si sia valso anche stavolta del romanzo per sostenere una tesi sociale, mostrando quanta semenza umana si sperda nella colpa e nel vizio, quanti bambini muoiano quasi per universale volontà, quanto deperisca la razza umana per tanti volontari impedimenti posti alla fecondità, che sola può ridare al mondo sanità e letizia e risolvere la questione sociale, non è e si può ammettere. Ch'egli abbia torto o ragione, si può discutere. Ma che per propugnare una sua idea, per quanto giusta, egli abbia adoperati mezzi letterari imperfetti, grossolani, inefficaci, non si può negare da alcuno.
Ci sono scrittori che si perdono e naufragano nella realtà che li risucchia e li abolisce, come soggetti tagliati fuori dal tutto. È, in questo caso, il numero, la pluralità, il particolare, che imprigiona la coscienza creatrice e la riassorbe definitivamente in sé. Così avviene di Zola e di Maupassant.
Come è noto, Zola applica il metodo sperimentale all'arte e alla letteratura così com'era stato applicato negli studi scientifici; opera sui suoi personaggi, sulle loro passioni, sulla loro anima, sull'ambiente che descrive, alla stessa maniera con la quale il fisiologo opera sui corpi sottoposti al suo coltello anatomico.
Fogazzaro è il poeta della ereditarietà, come Zola ne è il clinico.
Il libro che Emilio Zola scrisse durante il suo nobile esilio d'Inghilterra, dopo avere occupato per lungo tempo le appendici dei soliti giornali, è uscito, ahimè, anche in volume. Dunque ci vuol pazienza: bisogna sorbirsi queste settecentocinquanta fittissime, interminabili pagine; smaltire questa tegola, questo mattone, questo pane di piombo; e poi darne notizia al pubblico senza dire delle porcherie, ed esprimerne un giudizio senza venir meno all'alto rispetto ch'è nell'animo di tutti noi verso Emilio Zola, invitto atleta della verità e della giustizia. Tutte cose molto difficili.
La mente è un prodotto di predisposizioni ereditarie e di condizioni fisiologiche che si vanno organizzando col mezzo de' sensi, e ricevono una impronta definitiva dall'ambiente morale e dall'educazione.
Questa è la teoria di Zola, riflesso dalla scienza contemporanea. E i suoi romanzi hanno per fine di rappresentare questo processo della natura.
Lei è stato così gentile da spedirmi L'Oeuvre e gliene sono molto grato. Mi fa sempre molto piacere leggere i suoi libri e questo mi ha doppiamente interessato perché solleva le questioni artistiche per le quali da tanto tempo ci battiamo. L'ho appena letto e ne sono rimasto, glielo confesso, turbato, inquieto. Lei ha fatto in modo, deliberatamente, che non uno dei suoi personaggi somigliasse a uno di noi, ma temo, malgrado ciò, che nella stampa e tra il pubblico i nostri nemici facciano il nome di Manet o almeno i nostri, per fare di noi dei falliti; il che non è nel suo spirito, non voglio crederlo. Mi scusi se glielo dico. Non è una critica; ho letto L'Oeuvre con grandissimo piacere, ritrovando ricordi a ogni pagina. Del resto lei sa della mia ammirazione per il suo talento. No; ma io mi batto da tanto tempo e ho paura che nel momento del successo i nostri nemici si servano del suo libro per liquidarci.
Lo Zola non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale.
Questo principio fondamentale della scuola naturalista, fu dallo Zola applicato e svolto in tutta la sua vasta e complessa opera letteraria: per lui la letteratura acquista una grande funzione sociale. I suoi avversari, naturalmente, lo accusarono di aver creato dei tipi di una profonda inverosimiglianza, di essere stato quasi sempre, un assolutista e un semplicista. Ma la scienza – che è venuta in soccorso del letterato – ha dimostrato con esempi luminosi che l'opera dello Zola era profondamente scientifica ed umana, che i suoi tipi erano tratti dalla realtà della vita e che egli – come ha scritto Scipio Sighele – ha intuito il legame intimo e indissolubile, non solo fra tutte le varie e diverse forme di degenerazione, ma fra il germe ereditario e l'ambiente.
Zola con la sua audacia ha destato il fanatismo nel pubblico sonnolento. Lodano soprattutto in lui lo scamiciato. Ci trovano non solo la realtà purificata di ogni retorica, ma tutta la realtà, anche la realtà indecente, anche largot. E chi ne piglia scandalo si turi le orecchie, solo tra mille avidi, a giudicarne dalle numerose edizioni. Quale romanzo francese ha avuto il successo dellAssommoir e del Ventre di Parigi? Neppure l'ultimo libro di Victor Hugo.
Sebbene Zola volesse di proposito astenersi dall'adottare qualunque dottrina politica per salvaguardare la propria obbiettività di osservazione, la sua opera risultò in sostanza una formidabile denuncia di tutti i vizi, le prevaricazioni, le ingiustizie sociali del «sistema borghese».
Si può riconoscere in Zola una visione del mondo originale: nel senso che per lui l'uomo, a dispetto della sovrastrutture intellettualistiche, culturali e morali, consta di pochi istinti elementari, e cresce sottoposto a pesanti pressioni dell'ambiente, che gli impongono brutalmente la loro autorità e finiscono, alla lunga, per determinare la sua condotta.
Zola, più che un creatore di personaggi, si mostra in questi libri un grande evocatore di ambienti, di masse, in un suo stile potente, epico, che lo raccosta a Flaubert, e che è pur capace di grandi delicatezze (specie in certi indimenticabili idilli di adolescenti). Egli si può chiamare un grande «impressionista», nel senso letterario e poetico della parola.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026