Frasi
Frasi di Eschilo
56 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 56 citazioni di Eschilo, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Eschilo (tragediografo ateniese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Eschilo
Colui il quale canta al dio un canto di speranza, vedrà compiersi il suo vôto.
Eschilo, figlio di Euforione, ateniese, / morto a Gela produttrice di grano, questo monumento ricopre: / la sacra terra di Maratona potrebbe raccontare il suo glorioso valore / e il Medo dalle lunghe chiome che ben lo conosce.
Fatti coraggio: il colmo della sventura non durerà a lungo.
I malvagi che hanno successo sono insopportabili.
Agamennone – Citazioni
Non vi è riparo allo sterminio / per l'uomo che, imbaldanzito / dalle ricchezze, ha diroccato / il grande altare della Giustizia. (2004, p. 19)
[...] il malvagio che si avvoltola tra colpe / è destinato a perire. (2004, p. 20)
Alle fortune che già brillano, fortune s'aggiungono. (2004, p. 23)
Non è opportuno offuscare un giorno di festa con parole di malaugurio [...]. (2004, p. 28)
Un antico proverbio è diffuso tra gli uomini, / che la felicità dei mortali, / raggiunto il suo culmine, / partorisce, non muore sterile: / dalla fortuna germoglia alla stirpe / dolore insaziabile. (2004, p. 32)
La Giustizia brilla nelle capanne annerite dal fumo / e onora la vita timorata. (2004, p. 32)
Coro Tale fu grande un giorno e fiorente di ogni audacia guerriera, e di costui nemmen più si dirà che esistette; poi venne un secondo, e anche questo scomparve trovato un terzo più forte. Chi con cuore devoto canta epinici a Zeus, questo soltanto avrà colto suprema saggezza.
Le vie della saggezza Zeus aprì ai mortali, facendo valere la legge che sapere è soffrire. Geme anche nel sonno, dinanzi al memore cuore, rimorso di colpe, e così agli uomini anche loro malgrado giunge saggezza; e questo è beneficio dei numi che saldamente seggono al sacro timone del mondo. (2000, p. 144)
Coro Solo a chi ha sofferto, bilancia di giustizia concede sapienza. (2000, p. 145)
Coro Le preghiere e le suppliche al padre / non curano e l'età verginale / i príncipi bramosi di battaglie. / E ai servi il padre dopo la preghiera / impose sollevarla / come una capra sull'altare, / caduta ch'era nei pepli, / aggrappata con l'anima al suolo, / fermando nel freno della bocca / splendida prora, la voce, che non imprechi alle case, / violento morso muto. / Versando le vesti, spume di croco, a terra / ella colpisce ognuno dei sacrificatori / con la freccia di pietà dagli occhi, / come un'immagine viva, e voleva invocarlo, / lei che sovente danzava ai festini del padre / e, vergine, della sua pura voce onorava benigna / al terzo calice l'inno, pregando felice il destino. // Quel che seguì non ho veduto né dico. (1949, pp. 13-14)
Molti degli uomini preferiscono l'apparenza / più che l'essenza, scostandosi dal giusto. (2004, p. 33)
Chiunque è incline a piangere con l'infelice; / ma il morso del dolore / non gli penetra fino nell'infinito; / così, per mostrare di gioire con chi è felice, / sforza il suo volto che fa resistenza al sorriso. (2004, p. 33)
Clitennestra [...] questo sempre interviene fra gli uomini, che quando uno è caduto, tanto più lo calpestano. (2000, p. 156)
Clitennestra Ho consumato gli occhi in lunghe veglie / per te, piangendo il fuoco dei segnali / che mai non appariva, e mi destavo / nei sogni a un ronzo lieve di zanzara, / vedendoti bersaglio di più mali / che gli attimi del sonno. Dopo tanti / dolori alfine libera d'angoscia, / chiamo quest'uomo il cane dell'ovile, / la gomena per cui scampa la nave, / la colonna che regge l'alta casa, / il figlio unico al padre, isola apparsa / ai naufraghi di là d'ogni speranza, / luce splendida dopo la tempesta, / fonte alle labbra arse del viandante. (1949, p. 37)
Agamennone Anche senza velluti marezzati / la buona fama ha grido, e la misura / è il più grande fra i doni degli dèi: / dirai felice chi compì la vita / pago di sua prosperità. Mi arrida / tale grazia, e non temerò la sorte. (1949, p. 38)
Solo quando la vita di un uomo arriva alla fine in prosperità si può dire che quell'uomo è felice. (928-9)
Coro Perché mi si alza a volo incontro / al cuore che interroga i prodigi / questo spavento ostinato, / e senza comando né premio / il canto scaglia presagi, / né, sdegnandoli al pari di sogni / inestricabili, siede / nel trono del cuore coraggio confidente? (1949, p. 40)
Coro Perché mai a me questa paura, stabilmente, come un guardiano davanti al mio cuore profetico volteggia? E un canto non richiesto, non pagato, pronuncia profezie, né posso io scacciarlo come si fa con sogni confusi, in modo che la fiducia rassicurante sieda sul trono della mia mente?
Ma l'uomo che con tutto il cuore / celebra l'onnipotente / nome di dio, è il saggio vero! / È stato Lui a darci la ragione, / se è per lui che vale la legge: / solo chi soffre, sa. / Quando, in fondo al sonno, / il rimorso s'infiamma, / è in esso, inconscio, la coscienza: / così si attua la violenza d'amore / degli dei al tribunale dei cieli.
Cassandra Aiuto, aiuto! / di nuovo l'angoscia divina in me / fa vorticare la sua tempesta di voci! / Guardate questi ragazzi seduti / davanti al palazzo, ombre di sogno: / sì, sono i figli massacrati dai parenti, / le mani colme di carne, portano in pasto / le loro interiora, le loro viscere, / a un padre che se le porta alla bocca... / Ve lo dico: c'è uno di cui qualcuno vuole / la vendetta, un leone – ma un leone pavido, / nella casa, accucciato sul letto, che aspetta / che ritorni il padrone: padrone anche mio, / se mi trascina nelle catene della schiava. / E il capo della flotta, il distruttore di Troia, / non sa cosa l'atroce cagna, la cui voce / non fa che ridire una gioia ch'è morte, / gli prepara in nome delle vecchie colpe. / È dannata. Femmina assassina del maschio, / solo qualche mostro – Scilla, con le sue / due teste, terrore dei naviganti – forse / potrebbe prestarle il nome che si merita, / madre infuriata, uscita dall'inferno, in guerra / contro tutti i suoi! Ah, il grido di trionfo, / ch'essa ha lanciato, come sul nemico morto! / E doveva essere gioia per un felice ritorno! / Che mi crediate o non mi crediate, che importa? / Tutto si compirà. E tu, pieno di dolore, / vedrai che ho detto soltanto la verità..
Cassandra Oh sorte dei mortali! È solo un'ombra / la fortuna; se piomba la sciagura, / rade una spugna madida ogni segno. (1949, p. 54)
Clitennestra Io pensavo da tempo a questo cozzo / d'antica lite; e pure tardi, è giunto. / Dove ho vibrato il colpo ora mi accampo. / È stata opera mia, né la rinnego, / che non si scrolli o scampi al suo destino. / Ho stesa, come a squalo, immensa rete / su di lui: il fasto lugubre d'un manto. / Io gli vibro due colpi e in due lamenti / lui s'accascia: gli assesto il terzo, a terra, / in grazia all'Ade, scampo dei defunti. / Agita così l'anima caduto / e soffiando uno sprazzo acre di sangue / m'investe d'una funebre rugiada, / che mi rallegra come la semente / granisce al nembo, che largisce Giove. / Così stanno le cose, cittadini / venerabili in Argo; e ne godrete / voi, se vi piace; io me n'esalto in me. / Si potesse libare sui cadaveri, / qui sarebbe giustizia, alta giustizia – / di tanti mali e maledizioni / costui colmò la coppa in questa casa, / che ora, al ritorno, s'è vuotata solo. (1949, pp. 56-57)
Coro Oltraggio ribatte l'oltraggio / e arduo è giudicare; / chi preda è depredato e chi ferisce perisce. / Ma finché rimane Giove in trono, / rimane «Quel che fai ti è reso». È la legge. / Chi mai scaccerà dal palazzo / la stirpe di maledizioni? / Questa progenie è legata a sciagura. (1949, p. 63)
Egisto Si sa bene che le speranze sono il cibo degli esuli. (2000, p. 173)
So come gli uomini in esilio si nutrano con sogni di speranza. (1668)
La morte è migliore, è un destino più dolce che la tirannia.
Coefore – Citazioni
La bilancia della giustizia / improvvisa oscura alcuni nella luce del giorno; / altri attende nell'ora che il sole / incontra la tenebra, e li copre l'affanno; / altri avvolge una notte senza fine. (2004, p. 69)
Chi violò talami di vergini, più non ha sollievo: / se i fiumi scendessero tutti da un'unica via / a purificare la mano macchiata di sangue, / scorrerebbero invano. (2004, p. 69)
[...] è la fatica dell'uomo che nutre l'ozio alle donne. (2004, p. 103)
Nessun mortale trascorrerà mai / vita incolume da pene. (2004, p. 108)
Una buona fortuna è un dio tra gli uomini, è più di una divinità stessa. (59-60)
Eumenidi – Citazioni
[...] non femmine, anzi Gòrgoni / io le dirò: benchè, neppure a Gòrgoni / le posso assimigliar, quali dipinte / io le vidi a Finèo predar la mensa. / Ma senz'ali son queste, e negre, e tutte / lorde: con ammorbanti aliti russano, / e sozze marce giú dai cigli colano. / Né vesti pari a quelle ch'esse cingono / tollerare saprian dei Numi gl'idoli, né tetti umani. Io mai progenie simile / non ho veduta, e non mi so qual terra / glorïar si potrà ch'ebbe a nutrirle / senza suo danno, senza averne a piangere. (1922, vol. II, p. 207)
Chi spontaneamente, senz'esservi costretto, / si comporta con giustizia, non sarà infelice, / né mai lo coglierà totale rovina. (2004, p. 134)
Persiani – Citazioni
Umane sventure certo possono agli umani toccare; e molte sventure ai mortali vengon dal mare e molte poi dalla terra, se il tempo di vita in là si prolunghi. (1963, p. 76)
Ombra: [...] Io tornerò giù, nel buio sotterraneo. E a voi, o vegliardi, addio: pure in mezzo alle sventure date gioia al vostro cuore, giorno dopo giorno. Ricchezza non giova ai morti. (2006, p. 123)
Prometeo incatenato – Citazioni
Tutto quanto il futuro io conosco perfettamente fin d'ora, né mi giungerà inatteso alcun dolore. Bisogna sopportare il meglio possibile la porzione di sorte che ci è assegnata, sapendo che invincibile è la forza della necessità. (vv. 101-5)
[...] le parole / son medicina all'animo che soffre. (primo episodio)
La tecnica è di gran lunga più debole della necessità. (v. 514)
Coro: Chi governa la necessità?
Prometeo: Le Moire che tessono il filo e le Erinni dalla memoria implacabile.
Coro: E Zeus è più debole [athenésteros] di loro?
Prometeo: Anche Zeus non può sfuggire a ciò che è destinato [peproménen]. (vv. 515-518)
Il tempo con il suo trascorrere insegna tutte le cose. (982)
O venerata maestà di mia madre, o etere che volgi la luce, spalancato su tutti, vedete voi l'ingiustizia che soffro.
Tutto è fissato, tranne che per chi comanda agli dèi: libero infatti è nessuno all'infuori di Zeus.
Non di forza e di violenza c'è bisogno, ma il primo per conoscenza sarà re. (citato in Joseph L. Mankiewicz, a cura di Alberto Morsiani, Il Castoro Cinema, 1991. Ed. 2005.)
Sette contro Tebe – Citazioni
Mai nella sventura e neppure nell'agognata prosperità mi sia dato di coabitare con la razza delle donne. Perché la donna, se impera, non è che impudenza impraticabile, e se teme è iattura ancor più grande per case e città. (2006, pp. 157 e 159)
Il bene pubblico è interesse dell'uomo: guai se decide la donna. (2006, p. 159)
Non riuscirai a sottrarti ai mali che gli dei ti danno.
Supplici – Citazioni
Non conviene che il debole abbia lingua audace. (2006, p. 245)
Dicono di Eschilo
Eschilo è [...] il vero padre della tragedia, perché intuì quello che alla rappresentazione scenica è più essenziale, colse il dramma nel vivo, sentì non essere azione commovente dove non è contrasto, e vide che senza almeno il secondo protagonista, il fecondo germe dell'azione teatrale .
Eschilo, in quanto cittadino, non diversifica punto da Eschilo in quanto poeta; l'opera sua nell'uno e nell'altro carattere mira sempre al medesimo fine. Egli, come Pindaro, fa che gli uditori suoi abbiano aperto l'adito ai più occulti recessi del mito, del quale mette in luce la significazione e la santità morale, rischiarandola colla esperienza attinta nella storia. L'uomo ritratto da Eschilo nel personaggio simbolico di Prometeo, tenace nella lotta e non dômo dal dolore, superbo pel sentimento di sua potenza, infaticabile nel pensare nuovi trovati, ma proclive anche all'operare inconsulto, alla presunzione e all'orgoglio, ritrae la generazione de' contemporanei suoi, ansiosi di procedere ognor più innanzi senza mai ritrarsi.
Ripensando la storia maravigliosa della Grecia e i gloriosi che eternarono la fama della patria loro, Eschilo ci si dipinge nella fantasia come un esempio mirabile e, sto per dire, come uno di quegli eroi di grandezza sovrumana ch'ei pone su la scena. Era egli di antica stirpe, e per essa unito con sacri legami al più venerando tempio che fosse nella contrada, al tempio d'Eleusi; onde chiama se stesso figlio di Cerere.
Dal che intendiamo quanto sentisse il pregio di appartenere ad una schiatta sacerdotale, e come gli stesse ferma nel cuore la sua religione, religione che non disgiungeva gli Iddii dalla patria.
È ben vero che il carattere fondamentale di Eschilo è la sua religiosità. Soltanto – e il Prometeo incatenato n'è una riprova: non la sola – questa religiosità non coincide con l'ossequio alla religione ufficiale del tempo suo. Tanto vero che anche Eschilo, come molti spiriti più veramente e profondamente religiosi dei propri contemporanei, fu accusato d'empietà.
La religiosità di Eschilo non è quella, antropomorfica e superstiziosa, dei Greci del tempo suo. Eschilo ha, della Divinità, un concetto indicibilmente più alto e più puro; tende al monoteismo.
Negli eventi umani Eschilo scorge una forza misteriosa, che non è la Provvidenza cristiana (non è consolatrice, non è chiaroveggente), ma piuttosto una giustizia inesorabile, la quale raggiunge il colpevole, e lo castiga, in lui e nel suo sangue, cioè nei figli, e nei figli dei figli. Idea anche questa biblica; e strettamente connessa all'altra, che la colpa genera la colpa, e il sangue chiama sangue, sino alla totale espiazione.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026