Ritratto di Eugenio Scalfari
Francesca Marchi / International Journalism Festival · CC BY-SA 2.0

Frasi

Frasi di Eugenio Scalfari

100 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 100 citazioni di Eugenio Scalfari, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Eugenio Scalfari (giornalista, scrittore e politico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Eugenio Scalfari

A guardar bene Trump coltiva una tendenza di tipo dittatoriale: un capo e l'America, nessun partito, uno staff personale composto da uomini di finanza e da alcuni militari che hanno il solo pregio di un'amicizia personale con lui. Lui è contro l'establishment americano e questo evidentemente piace agli americani. Il populismo di Trump va incontro al populismo di un ceto medio in tragica decadenza ed anche ai giovani. Non sopportano una classe dirigente.
Da La forza dell'Io sul percorso di Donald e di Matteo, la Repubblica, 22 gennaio 2017.
Adesso però quella definizione è stata sostituita da un'altra: non si dice più snob ma invece radical-chic. Non è un sinonimo, c'è qualche cosa in più ed è una dimensione politica: il radical-chic è di sinistra. Di una certa sinistra. Per guadagnarsi quella definizione deve stupire e spiazzare anzitutto la vera sinistra che, per antica definizione, si identifica con l'ideologia marxista.
Da Ebbene sì, siamo radical-chic, Espresso.it, 10 aprile 2012.
Anche la scienza, a differenza della filosofia, cerca la verità ultima, non maneggiando idee, concetti, parole, ma usando numeri, formule, equazioni, potenze. La scommessa della scienza è di scoprire la chiave capace di aprire tutte le porte, fino all'ultima che custodisce il numero d'oro, la formula finale, la legge che chiarisce e svela l'ultima incognita. Ecco perché la Chiesa non si sente insidiata dalla scienza: perseguono infatti lo stesso obiettivo.
Da Quando Dio cantò l'algebra, L'espresso, n. 39, anno LII, 5 ottobre 2006, p. 234.
Berlusconi è una simpatica e gentile persona, con tratti di generosità e un'elevata capacità imprenditoriale nel suo settore. C'è un solo problema, ed è che Berlusconi è un bananiere a ventiquattro carati, cioè un uomo d'affari che fa i suoi affari con la politica.
Citato in Berlusconi val bene una messa..., la Repubblica, 26 luglio 1990.
Berlusconi è un uomo di gomma laddove Mussolini si atteggiava a uomo di ferro. Berlusconi galleggia e padroneggia la democrazia cercando di renderla invertebrata; Mussolini distrusse la democrazia. Mussolini volle lo Stato etico, Berlusconi appoggia il suo potere sull'incompatibilità degli italiani nei confronti dello Stato, salvo adottare lo statalismo quando una società impaurita lo invoca come il protettore di ultima istanza. Si tratta, come si vede, di differenze profonde anche se il fine è analogo: un Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad esser popolo ed ha trasferito in blocco la sua sovranità al Capo.
Da La nuova destra che forse non nascerà, la Repubblica, 22 marzo 2009.
Ciampi fu padre degli italiani. Non fece mai il tifo per questa o quella parte poiché la dominante sempre presente in tutti i suoi ruoli pubblici fu sempre l'interesse generale e quello per i poveri, i deboli, gli esclusi. [...] Prese due lauree, una in Lettere l'altra in Giurisprudenza ed anche quella doppia scelta non fu casuale: amava la cultura e la legalità ed entrambe hanno alimentato la sua vita.
Da Un padre degli italiani attento ai più deboli. La sua vita all'insegna di legalità e cultura, Repubblica.it, 17 settembre 2016.
Colombo ha rivelato al pubblico la sua omosessualità ed anche, sia pur per breve periodo, la sua condizione di consumatore di cocaina.
Citato in Un premier omosessuale ed ex DC? Ecco chi era, Giornalettismo.com, 20 settembre 2010
Credo nel Golgota perché lì fu celebrato il sacrificio di un giusto, di un debole, di un povero. Quel sacrificio si ripete ogni giorno ed è il vero ed unico peccato del mondo: il sacrificio, la sopraffazione, l'umiliazione del povero, del debole, del giusto. Il Golgota raffigura il peccato del mondo.
Da Ragionando con Martini di peccato e Resurrezione, repubblica.it, 13 maggio 2010.
È buono come Papa Giovanni, affascina la gente come Wojtyła, è cresciuto tra i gesuiti, ha scelto di chiamarsi Francesco perché vuole la Chiesa del poverello di Assisi. Infine: è candido come una colomba ma furbo come una volpe.
Da Fede e ragione. Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco, la Repubblica, 7 agosto 2013, p. 35.
Eravamo molto giovani quando ci conoscemmo. Ci piacevano le ragazze ma a quell'epoca non era facile farci l'amore, le portavamo al cinema o nelle sere di bel tempo a spasso nei parchi romani, Villa Borghese, il Pincio, il Gianicolo, qualche bacio e i desideri dell'età che però restavano insoddisfatti. Poi ci raccontavamo le nostre imprese infiocchettandole di particolari inesistenti.
Da La sera andavo al Colle nell'oasi segreta di Pertini, la Repubblica, 4 giugno 2014.
Ha detto tante cose Gesù. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo. E per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.
Da I cammelli al galoppo nella cruna dell'ago, la Repubblica, 13 maggio 2007.
Ho visto e ascoltato a Otto e mezzo Dario Fo che parlava di Grillo. Con tutto il rispetto: ma è mai possibile? Un attore con una degna storia di teatro alle spalle e anche di pensiero. È mai possibile? Ah, Narciso! Quanti guai combini nella vita delle persone.
Citato in Album Scalfari a Fo: «Narcisista» Da che pulpito..., il giornale.it, 15 giugno 2013.
Ho una cultura illuminista e non cerco Dio. Penso che Dio sia un'invenzione consolatoria e affascinante della mente degli uomini.
I radical-chic sono una definizione coniata dalla destra populista e qualunquista che però ha trovato qualche corrispondenza anche nel marxismo ufficiale.
Il lessico [...] fa tutt'uno con il pensiero che esprime in parole, costituisce la manifestazione del pensiero e quindi della sostanza del fatto e della sua verità. Se il lessico è sbagliato ciò significa che il pensiero che esso esprime è sbagliato e non contiene una verità bensì un errore.
Da Chi è davvero per la vita?, L'espresso, 19 maggio 2005, p. 242.
Il problema di come uscire dagli «anni di piombo», da questa «notte della Repubblica», ci è stato posto e ce lo siamo posto tante volte, specialmente rispetto alle ipotesi di amnistia o di altre soluzioni analoghe. Credo che occorra partire da un punto essenziale: se in Italia c'è stata in quegli anni una guerra civile oppure una serie numerosa, sanguinosa, orrenda, di delitti comuni. Personalmente ho sempre ritenuto che non ci sia stata una guerra civile: ne sono mancati, per fortuna, i presupposti.
Dal programma televisivo La notte della Repubblica, Rai 2, 11 aprile 1990.
Io ho smesso di essere fascista solo quando ne sono stato espulso, quando, appunto, fui messo fuori dal partito. E devo dire che ne ebbi un grande dispiacere. Fu un dolore inferto alla mia giovinezza vedermi strappare le stellette dalle spalline, una sconfitta che generò in me una profonda crisi.
Dall'intervista di Pietrangelo Buttafuoco, Ero giovane, fascista e felice, Il foglio, 29 maggio 2008, p. I.
La canzonetta custodisce la memoria. A guardar bene è un contenitore di memoria, probabilmente il più perfetto a stimolare quella parte del cervello che conserva i ricordi del passato, i volti, i luoghi, le vicende, gli amori e i dolori, insomma la biografia delle persone.
Da Non sono solo canzonette, L'Espresso, n. 48, anno LII, 7 dicembre 2006, p. 234.
La corruzione italiana è un fenomeno che deriva direttamente dall'estraneità dello Stato rispetto al popolo, dall'esistenza d'una classe dirigente barricata a difesa dei suoi privilegi, dall'appropriazione delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal proliferare delle corporazioni con proprie deontologie, propri statuti, propri privilegi; dalla criminalità organizzata e governata da leggi e codici propri.
Da La triste storia dell'Italia corrotta, la Repubblica, 28 dicembre 2008, p. 1.
La dittatura populista non pesa. Noi ne abbiamo un esempio relativamente recente con Mussolini. Neanche lui aveva un partito. Aveva origini socialiste ma rivoluzionarie. Poi, nello spazio di pochi anni diventò dittatoriale e della dittatura fece un regime. Con una cultura però che andò addirittura a ripescare l'Impero di Roma di duemila anni fa. Questa fu la genialità di Mussolini che arrivò ad assumere come simbolo storico i fasci romani, il Colosseo e le mura dell'antica Roma. Lui e il popolo, le adunate oceaniche.
La pubblicazione avvenuta di recente nei "Meridiani" Mondadori dell'opera completa di Baruch Spinoza è un evento importante nella cultura italiana e non soltanto per la vastità degli apparati, la completezza critica dei testi, la qualità dei commenti e in particolare per le introduzioni alle singole opere e per quella generale, dovuta a Filippo Mignini. L'evento sta nel fatto stesso della pubblicazione. Qui ed ora, viene in mente di dire. Perché qui ed ora la filosofia di Spinoza attraversa di nuovo una fase attraente, direi in sintonia con i modi di sentire dell'epoca in cui viviamo; ma sintonia però non consapevole e perciò inadeguata, neppure nella società dei colti e dei filosofi, con alcune importanti eccezioni tra le quali va segnalata quella di Emanuele Severino che di Spinoza è stato da sempre attento e acuto cultore.
Da Spinoza. Ripensò Dio e liberò l'uomo, la Repubblica, 6 luglio 2007.
La radicalità del pensiero spinoziano nei confronti della salvezza, dell'antropomorfismo e della centralità dell'uomo nel mondo. Non c'è stata finora filosofia più lontana, più indifferente, anzi più impegnata nella dimostrazione che la nostra specie non può vantare alcun privilegio e alcuna posizione dominante nell'universo. Non solo: non può appellarsi né sperare in alcun Dio che possa assicurarci la salvezza e indicarne il percorso. Ma, nello stesso tempo, una filosofia dedicata alla dimostrazione che "Dio c'è" come si direbbe oggi, ed anzi è presente in tutto e dovunque, eterno e assoluto, unica sostanza esistente, della quale tutto l'universo è pervaso fin nelle sue più intime particelle.
La razionalità non fa più parte del nostro bagaglio intellettuale e morale. È stata picconata da tutte le parti la razionalità; accusata di essere all'origine dei delitti e del più grave tra tutti – quello della superbia. Così la luce della ragione è stata spenta, nuove ideologie si sono installate al posto di quelle crollate in rovina, fondamentalismi d'ogni tipo hanno preso il posto della tolleranza e della certezza del diritto.
I circuiti mediatici hanno dato mano a questa devastazione e salvo rarissime eccezioni ancora continuano in questa funzione amplificatoria e istigatrice del peggio, accreditando e ventilando versioni dei fatti prive di verità e di ragione.
Da La destra giacobina a passo di carica, la Repubblica, 3 giugno 2007.
La rivoluzione non si compie mai coi giorni dorati del vino e delle rose, ma attraverso un lungo cammino per anni oscuri, confusi, fangosi e talvolta sanguinosi. Chi si trova a viverla come protagonista, come vittima o più semplicemente come spettatore difficilmente può avere la consapevolezza del moto e il senso della corrente. Al massimo può accorgersi che le acque stagne della palude si sono trasformate in impetuosi e freschi torrenti sotto la cui spinta i vecchi argini pericolano.
Da L'autunno della Repubblica. La mappa del potere in Italia, p. 209.
L'eccellente Berlusconi viaggia verso un progetto di televisione europea. Qui da noi ha già in mano tutti i network privati che contano, in numero di ben tre; ha messo radici a Parigi e sta per metterle anche a Madrid. In tutti e tre i paesi i suoi "patron" sono socialisti, ma Berlusconi socialista non è: è un uomo d'affari; si allea con chi lo appoggia; tutt' al più ne diventa socio, sempre pronto a cambiar società se il vento cambiasse direzione. Così fan tutti, è normale. L'espediente di far oscurare gli schermi berlusconiani da qualche pretore intransigente, largamente appoggiato dal partito Rai, è logoro. Non è quello il problema. Il problema riguarda invece due punti-chiave: la concentrazione dei network in una sola mano e l'affollamento pubblicitario nelle trasmissioni.
Da Carniti, Berlusconi, Gemina, tre esempi, la Repubblica, 2 febbraio 1986.
Lui non è più il Vicario di Cristo in terra, ma il Vicario di Dio perché Cristo non è che l'amore di Dio, non un Dio diverso che s'incarnò, visse 33 anni [...] e fu crocifisso.
Da Papa Francesco . Il pontefice Pastore e Profeta che vuole incontrare la modernità., la Repubblica, 1º luglio 2015, pp. 48-49.
Mussolini e il fascismo volevano costruire un uomo nuovo, ispirato dai valori della forza, dai doveri verso lo Stato, dalla cultura della guerra e della conquista, dagli ideali dell'imperialismo, dal mito della Roma imperiale. La maggior cura la dedicarono all'educazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia. I successi che ottennero si rivelarono effimeri non appena si scontrarono con la durezza della realtà. Il berlusconismo ha invece avuto come obiettivo la decostruzione del rapporto tra l'individuo e la collettività, la decostruzione delle ideologie, l'esaltazione della felicità immediata nell'immediato presente, l'antipolitica, il pragmatismo come solo fondamento delle decisioni individuali, il trasformismo come pratica quotidiana. La corruttela pubblica come peccato veniale.
Da La nuova destra che forse non nascerà, la Repubblica, 22 marzo 2009.
Noi ci inventiamo... che cosa ci inventiamo? Ci inventiamo i desideri. Non i primi bisogni, bisogni primari, perché quelli li abbiamo pure noi, come gli animali. I poveri, salvo pochissimi, non hanno bisogni secondari.
Dall'intervista di Tv2000it, 14 febbraio 2016. Video disponibile su Youtube.com (min. 25:37).
Non me ne sono mai vergognato di quella giovinezza nei Guf, anzi: tutto quel mio essere stato orgogliosamente fascista ha poi reso solido il mio antifascismo.
Gruppi universitari fascisti.
Personalmente scrivevo su alcuni giornali fascisti, tra i quali soprattutto Nuovo Occidente e Roma Fascista. Il giornalismo politico cominciò ad attrarmi fin da allora e lo praticai con molta soddisfazione. Tuttavia durò poco più di un anno, alla fine del quale fui chiamato dal vicesegretario generale del partito fascista e da lui espulso dal Guf (Gioventù universitaria fascista), per un articolo in cui criticavo alcuni gerarchi che secondo le voci in circolazione si erano appropriati illecitamente di molti milioni di lire speculando sulla costruzione dell'Eur. Queste notizie erano state da me scritte in un articolo di fondo su Roma Fascista e questa fu la causa della mia espulsione dai Guf. Vissi due giorni di grande amarezza alla quale subentrò improvvisamente non solo una calma ma una nuova motivazione del mio pensiero politico: mi dissi che evidentemente il vicesegretario del partito ne sapeva del fascismo molto più di me e se mi aveva espulso era segno che io non ero fascista ma anzi il suo contrario.
Da Il neofascismo ama la dittatura, è per questo che ama Salvini, Rep.repubblica.it, 23 marzo 2019.
Putin, come lo avevo definito tempo fa, è un serpente a sonagli che circonda i suoi avversari, non sempre il serpente a sonagli morde velenoso. Spesso, specie se viene accarezzato, circonda con disinvoltura il corpo di chi lo sopporta, ma può colpire di sorpresa e mordere con morsi velenosi e quindi uccidere. E così è accaduto, il serpente con il suo morso velenoso ha colpito, l'aggressione militare all'Ucraina è stata ed è ancora in queste ore di una violenza inaudita.
Da Il morso velenoso del serpente russo, repubblica.it, 6 marzo 2022.
Quando trovo in un libro una frase o un verso che per qualche ragione mi colpiscono e mi danno emozione li trascrivo su un quadernetto. Ne ho già riempiti quattro e penso che siano troppi perché le parole e le frasi poetiche che veramente ti toccano nel profondo non possono che esser poche.
Da Quando Dio cantò l'algebra, L'espresso, n. 39, anno LII, 5 ottobre 2006, p. 234.
Quanto a cultura i radical-chic sono illuministi e voltairiani, tra i loro personaggi di culto campeggiano Einstein, Keynes e Roosevelt. La definizione di radical-chic all'inizio gli sembrò insultante ma adesso se ne sentono onorati vista la sponda da dove proviene.
Questi giovani insegnano qualcosa anche in termini operativi. L'assedio alle tipografie di Springer per bloccare l'uscita dei suoi giornali è un mezzo nuovo di lotta molto più sofisticato ed efficace delle barricate ottocentesche o degli scioperi generali. Ad un sistema «raffinato» si risponde con rappresaglie «raffinate». L'esempio è contagioso. Venerdì sera a Milano un corteo di studenti in marcia per dimostrare sotto il consolato tedesco si fermò a lungo e tumultuando sotto il palazzo del Corriere della sera. Può essere un ammonimento per tutte quelle grandi catene giornalistiche abituate ormai da lunghissimo tempo a nascondere le informazioni e a manipolare l'opinione pubblica. Ammesso che sia mai esistita, la società ad una dimensione sta dunque facendo naufragio. Chi ama la libertà ricca e piena non può che rallegrarsene e trarne felici presagi per l'avvenire.
Da L'Espresso, 21 aprile 1968, citato in Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Rizzoli, 1991.
Questo, dopo il rapimento e poi l'uccisione di Aldo Moro, è il giorno più grave della nostra storia repubblicana.
Da Come ai tempi del caso Moro, la Repubblica, 30 aprile 1993.
Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d'incontrarlo e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo. (Smentita da una nota del capo della Sala Stampa Vaticana)
Eugenio Scalfari, Repubblica, 9 ottobre 2019. Citato da Francesco Boezi, Scalfari cita di nuovo il Papa, ma il Vaticano smentisce. URL archiviato il 22 ottobre 2019. La smentita è citata daFamiglia Cristiana dell'11 otto
Silvio Berlusconi ha un suo rispettabile concetto dei mezzi d'informazione, che si fonda su due punti essenziali. Primo punto: i mezzi d'informazione sono soprattutto dei contenitori di pubblicità e alla raccolta di pubblicità debbono subordinare ogni altro obiettivo. Secondo punto: i mezzi d'informazione debbono essere strumento d'appoggio e casse di risonanza dei gruppi di potere dominanti. I tycoons della televisione e della stampa fanno cioè parte della stessa galassia popolata dagli altri vested interests, gli interessi forti del sistema.
Da La libertà di stampa non si compra, la Repubblica, 3 dicembre 1989.
Se si votasse oggi, dice il sondaggio, il 65 per cento degli interpellati dà la vittoria al centrodestra, solo il 12 al centrosinistra. Si possono certo opporre a questo sondaggio altri con esiti alquanto diversi, ma la visione comune è quella di un paese agitato, percorso da emozioni e incertezze, speranze e paure. Domina – così mi sembra – un'attesa di palingenesi con sfumature vagamente messianiche. Quanto di peggio.
Da Il popolo che cerca il giudizio universale, la Repubblica, 16 settembre 2007.
Solo il 30 per cento del centrodestra è sensibile agli appelli di Grillo, perché il centrodestra il suo Grillo ce l'ha già e se lo tiene ben stretto. Si chiama Silvio Berlusconi, che da 15 anni fa politica in nome dell'antipolitica, che guida il più grosso partito italiano in nome della lotta ai partiti, che di battute ce ne ha una più di Grillo. Le fa perfino su stesso e ci si ride addosso contagiando quel riso a tutti i suoi fedeli. Lui è ben contento che ci sia Grillo che il danno lo fa a sinistra. A lui, a Berlusconi, i "Vaffa" gli rimbalzano. Colpiscono i suoi nemici, non lui.
Teniamoci stretti al personalismo dei giudizi perché è il solo alibi che possediamo per evitare il dolo della calunnia.
Da La cazzità, categoria dello spirito, L'espresso, 27 luglio 2006, n. 29 anno LII, p. 174.
Togliatti era odiato; era considerato un nemico, anzi il nemico, il calcolatore cinico e diabolicamente abile che, contro ogni tradizione, contro l'ordine costituito, contro gli interessi del paese, contro le credenze più radicate e gli ideali più rispettati, cospirava a sovvertire, a distruggere, a scardinare, servendosi delle passioni più elementari, strumentalizzando la miseria e il rancore sociale, intento esclusivamente ad attuare le direttive che gli provenivano da un paese straniero.
Da Il nemico Togliatti, L'Espresso, 30 agosto 1964.
Una delle voci più significative nel panorama del giornalismo italiano ed europeo. Diciamo un punto di eccellenza quale ce ne sono pochi per cultura, professionalità, spirito di indipendenza.
Citato in La lite tra Spinelli e Scalfari, IlPost.it, 16 dicembre 2013.
Un’Italia e un’Europa di marca Salvini è quanto di peggio un Paese come il nostro possa esprimere, ma per il momento è il solo scenario esistente. Siamo, come avrebbe detto Cecco Angiolieri, al peggio del peggio.
Da La sfida di Salvini nell'Europa senza guida, Rep.repubblica.it, 30 giugno 2018.
Volentieri pubblichiamo questo intervento di Gianni Baget Bozzo, esponente della Democrazia cristiana negli anni Cinquanta, ora sacerdote e storico del partito cattolico.
Citato in la Repubblica, 12 maggio 1976.
Una nazione non è mai una realtà pre-esistente, salvo che non venga ristretta a rapporti di carattere parentale. Infatti la "gens" romana era un fatto parentale, la tribù è un fatto parentale, non sono nazioni.
La nazione moderna è sempre stata un risultato, mai una premessa; è sempre stata la creazione culturale prima e politica poi di una piccola minoranza.
Il Risorgimento italiano è stato un'operazione quasi esclusivamente culturale; gli interessi economici sono sopravvenuti dopo, da soli non avrebbero creato un bel nulla.
I suoi agenti principali furono Foscolo, Manzoni, Berchet, Mameli, Mazzini, Rossini, Verdi. I suoi strumenti politici furono per un verso Cavour e per l'altro Garibaldi.
Quando il Manzoni, definendo la nazione, scriveva Una d'armi di lingua d'altare di memorie di sangue di cor compiva un macroscopico esercizio retorico senza alcun fondamento nella realtà.
Gli italiani che parlavano la lingua "nazionale" non superavano il 2 per cento della popolazione. Solo la religione era universalmente diffusa ma insufficiente a promuovere l'idea di nazionalità.
La nazione israeliana nasce con lo Stato di Israele, e preceduta da una grande operazione culturale che fu il sionismo, e ha come condizione preliminare l'olocausto.
Il giornalismo è un viaggio all'esterno di sé, i libri sono un viaggio dentro di sé.
Quando io diventai fascista universitario, con una divisa che non sto a dire, ce la mettevamo e andavamo a prendere le ragazze la domenica quando uscivano dalla chiesa perché la divisa faceva effetto.
La colpa è nostra, quando dico nostra dico degli italiani; gli italiani hanno una classe dirigente sulla quale adesso molti sparano, ma la classe dirigente siamo noi che la votiamo. Ogni paese ha la classe dirigente che si "merita" e se noi da mezzo secolo abbiamo sempre gli stessi problemi, è segno che noi li alimentiamo o li tolleriamo o ci campiamo dentro bene. Questo non va bene.
Gli italiani odiano lo Stato.
La maggior parte degli italiani [odia lo Stato], poi c'è una parte responsabile che di solito è straniera in patria.
[La] parte responsabile [degli italiani] di solito è straniera in patria.
La maggior parte [degli italiani] odia lo Stato o quantomeno lo ritiene estraneo e quindi evade le tasse perché non è un reato evadere le tasse di uno Stato odiato.
Lo Stato è un ente che è "intrusivo", non è "rappresentativo" nostro. È una cosa che impaccia.
A noi italiani piace far da soli e spesso siamo molto furbi per far da soli: furbi, ma non intelligenti.
Moderati [in politica] di solito significa conservatori.
I liberali sono quelli che privilegiano la libertà insieme all'eguaglianza, invece la sinistra democratica privilegia l'eguaglianza insieme alla libertà.
Noi dobbiamo pensare che l'Europa deve essere uno Stato federale, perché diversamente gli staterelli attuali non avranno nessuna voce in capitolo nel mondo globale; quindi se non c'è un continente europeo che diventa uno Stato vero, noi saremo irrilevanti.
Renzi ha le caratteristiche, per quel poco della sua visione che conosciamo (che non è molto), di persona liberal-moderata. Se lui [Renzi] diventa il capo del partito, cambia l'antropologia del partito , perché il partito è un partito riformista di centro sinistra, non è un liberale-moderato il partito.
Martini credeva fermamente in Gesù Cristo, figlio di dio, io ho sempre avuto come uno dei riferimenti principali del mio modo di pensare Gesù di Nazareth, figlio dell'uomo. La nostra differenza era questa – che è grossa – ma non tale da non consentirci di camminare la mano nella mano.
Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano.
Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano".
Ne discussi anche con Italo Calvino, che votò per la Repubblica. Lo ricordo bene perché fu l'ultima lettera, quella che chiuse il nostro scambio epistolare.
Era un liberale, come lo ero io. In realtà eravamo repubblicani. E infatti subito dopo il voto mi sentii lealmente schierato con la Repubblica.
In un primo momento circolò la voce che avessero vinto i monarchici: al Sud il loro voto era stato di gran lunga prevalente. C'era una grande confusione, anche il timore che la votazione non si fosse svolta in modo regolare.
Nell'inverno del 1943 ero ancora fascista, come la massima parte dei miei coetanei. Ed ero contento di esserlo, tra mitografie imperiali, la divisa littoria che piaceva alle ragazze, il lavoro giornalistico su Roma fascista. Finché fui cacciato dal Guf per un articolo in cui denunciavo una speculazione dei gerarchi. Se Carlo Scorza non mi avesse espulso, avrei vissuto il post-fascismo da fascista.
A Pertini mi legava un'amicizia perfino imbarazzante, che il presidente ostentava senza reticenza. Interveniva per telefono anche alle riunioni mattutine de la Repubblica, e la sua voce energica portava allegria.
Scelsi il nome la Repubblica perché volevo dare al giornale un carattere politico e nazionale.

L'uomo che non credeva in Dio – Citazioni

Se è stata una vita piena, se hai potuto realizzare te stesso al meglio delle tue capacità, se hai conosciuto amore e dolore, se hai accettato i tuoi limiti ma hai utilizzato tutte le valenze vitali delle quali disponevi, se non hai prevaricato, se infine non sei stato avaro di te stesso; questo vuol dire aver fatto i conti con la morte.
Che stagione l'adolescenza. Senti di poter esser tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la ragione della tua onnipotenza mentale. (p. 29)
L'infanzia è una stagione fatata. La sola di tutta una vita che non finisce mai e t'accompagna sino all'ultimo respiro. (p. 22)
La politica coincide dunque con la morale? [...] Penso che politica e morale abbiano fondamenti distinti. I loro territori confinano ma non coincidono. Spesso addirittura morale e politica confliggono e si scontrano. (p. 127)

Dicono di Eugenio Scalfari

Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante. Senza, per carità, allusione a Scalfari. Solo come promemoria.
Indro Montanelli
Da laico, Scalfari era diverso da Montanelli. Lui Dio lo vedeva e lo trovava ogni mattina, quell'immagine allo specchio mentre si stava curando la barba.
Giampiero Mughini
Di sbagli se ne fanno sempre. Uno grosso lo feci quando Eugenio Scalfari mi offrì di acquistare il 5 per cento delle azioni di Repubblica e io rifiutai perché il 5 per cento era troppo poco.
Robert Maxwell
Eugenio Scalfari è un libertino del compromesso con buono-premio.
Francesco Grisi
È stato un grande editore, molto capace, e un buon giornalista. Non sono d'accordo con lui sul modo di utilizzare i giornali. Io non li ho mai utilizzati, i miei giornali e le mie tv, per farmi pubblicità, Scalfari ha un'altra idea.
Silvio Berlusconi
Fa un giornalismo spazzatura indegno di un Paese democratico e civile e dei giornalisti che ci lavorano.
Silvio Berlusconi
L'altra sera, intervistato da Daria Bignardi, Eugenio Scalfari ha sostenuto che Feltri meriterebbe la radiazione a vita dall'Albo dei giornalisti. Chissà quale apocalittica punizione dovrebbe invocare, allora, per chi, nel suo gruppo editoriale, pubblicò negli anni Settanta colossali patacche sul conto dell'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, costringendolo a ingiuste dimissioni.
Pierluigi Battista
La sua battaglia è stata tentare di ricondurre l'Italia entro schemi politici istituzionali di un normale paese europeo.
Alberto Asor Rosa
Lei inocula continuamente nel corpo di una Nazione già provata da storiche divisioni e contrapposizioni politiche e ideologiche, il germe del razzismo antropologico e il veleno della denigrazione morale nei confronti di chi non la pensa come Lei. I riferimenti culturali di cui fa sfoggio per giustificare le Sue opinioni non sono altro che rimasticature scolastiche o, nella migliore delle ipotesi, letture male intese e ancor peggio digerite. [...] Lei rappresenta esattamente il contrario di un autentico uomo di cultura. Tutta la Sua storia, infatti, è contrassegnata dalla militanza cieca e livorosa al servizio di una parte politica o di un interesse di parte: dalla Sua fedele adesione al fascismo fino al Suo sostegno all'impresa di Carlo De Benedetti e al corteggiamento dei disegni eversivi di un Di Pietro. [...] le idee che Lei rappresenta [...] costituiscono una grave minaccia per tutti coloro che vogliono costruire un Paese più libero e democratico.
Sandro Bondi
Mi affidava servizi che non voleva fare nessuno: matrimoni e grandi amori. Il primo fu la storia tra Togliatti e la Iotti, di cui allora si parlava sottovoce. Mi spedì a bordo della Vespucci, fece lui il titolo: Una giornalista e quattrocento marinai.
Laura Laurenzi
Non voglio commentare un signore molto anziano che non è più in condizioni di sostenere domande e risposte. Lasciamo perdere.
Carlo De Benedetti
Riconosco a Scalfari il merito di aver realizzato un miracolo creando il secondo quotidiano d'Italia che talvolta si aggiudica il primo posto. Ha avuto un'intuizione felice e ha saputo investire al meglio su alcuni professionisti per offrire un'alternativa a istanze politiche e culturali presenti nella sinistra italiana. Ma al tempo stesso lo reputo responsabile del degrado ideologico della stampa italiana, avendo legato lo straordinario successo di un grande giornale, formalmente indipendente, alla logica della militanza politica per promuovere campagne faziose e talvolta personali contro gli avversari.
Magdi Allam
Scalfari, da quando non dirige più, dà le pagelle a chiunque, anche al Papa a cui spesso impartisce lezioni di teologia. È un filosofo della libertà di stampa. Lui è libero.
Vittorio Feltri
Un intellettuale meridionale prestato al nord.
Alberto Asor Rosa
È un giornalista trimezzato. Un terzo giornalista, un terzo uomo politico, un terzo uomo d'affari.
Scalfari è molto bravo. Se dovessi dargli un voto darei 10 come uomo d'affari. Otto come giornalista. Cinque come uomo politico perché non ne ha mai indovinata una.
Scalfari e Montanelli direttori all'antica, padroni, mattatori che ricordano gli Scarfoglio, i vecchi direttori dell'ottocento che non solo incrociavano la penna ma anche la spada in una rissa continua con tutti.
Scalfari è un direttore padrone che dà una linea assolutamente omogenea, fermissima, dalla prima pagina sino all'ultima, dal primo titolo fino all'ultimo.
Eugenio ha scelto di collocarsi editorialmente sempre più a sinistra. Ha fatto bene. Se avesse fatto un giornale meno di sinistra non avrebbe avuto il successo che ha avuto.
Lui di politica non ha mai capito nulla. È troppo moralista.
Scalfari non è un mio nemico. È stato grande direttore, grande editore e grande amministratore. L'Espresso vendeva al massimo ottantamila copie. Alla fine dell'anno se il buon Gianni Agnelli non dava qualche liretta a suo cognato Caracciolo, la situazione era grigia. Scalfari lo trasformò in magazine e saltò a quattrocentomila copie.
Se ci fosse ancora un partito socialista con una sua autonomia, io e Scalfari staremmo lì entrambi.
Siamo stati entrambi legati a Pannunzio. Ma io a Pannunzio piacevo, Eugenio no.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026