Ritratto di Fabio Caressa
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Frasi

Frasi di Fabio Caressa

72 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Fabio Caressa raccolte in un'unica pagina: 72 frasi, divise per libro e argomento.

Fabio Caressa (giornalista, telecronista sportivo e conduttore televisivo italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Fabio Caressa

Dallo stadio Partenio, Napoli-Juventus!
Il Partenio è lo stadio dell'Avellino, mentre il Napoli disputa le partite casalinghe allo stadio Maradona.
Io sono orgoglioso se esiste un caressismo, vuol dire che è un modo di fare telecronaca riconosciuto. Il caressismo – se c'è – è riuscire a trasferire l'emozione che si vive sul campo a casa.
Citato in Renato Franco, La disfida delle tv ai Giochi. La Rai di Bragagna contro Caressa e Sky, olimpiadi.corriere.it, 20 luglio 2012.
La Svizzera, a meno che non si faccia un torneo di calcetto delle banche, non può essere testa di serie.
Citato in Caressa: "La Svizzera non ha vinto nulla", Tio.ch, 12 dicembre 2013.
Una volta Giraudo chiamò Tom Mockridge, boss di Sky Italia, e gli disse che doveva cacciare me e Bergomi. Aggiunse che da quel momento la Juve si sarebbe scelta i telecronisti. Mockridge al cocktail natalizio di Sky disse alla redazione: "Visto che siamo noi a pagare la Juve, al massimo saremo noi a scegliere il loro allenatore e non loro i nostri telecronisti."
Citato in Tancredi Palmeri, Blob 2010, le previsioni di Ibra "Al Barça si vince, non all'Inter", gazzetta.it, 31 dicembre 2010.
Non mi rassegno a questa idea. Ma è sempre stato così, anche in tv funziona così. Se due litigano, funziona e diventi virale.
Noi non siamo educatori, ma attraverso il pallone si possono trasmettere dei valori. Credo molto in questo.
Il futuro degli streamers e delle OTT è mettere insieme produzione ed economia di scala.
Uno dei grandi problemi della modernità è la resistenza al cambiamento, a maggior ragione da quando la tecnologia ha portato una variazione rapidissima del mondo. Quando iniziamo ad adattarci e guardiamo dalla finestra... il mondo è già andato un po' avanti e dobbiamo ricominciare ad adattarci. Ne sono sempre stato convinto [...]

Citazioni di Fabio Caressa – Serie A

E finisce qui. L'Inter batte il Milan 4-3. Amici dell'Inter, amici del Milan, se siete seduti accanto a un vostro amico che tifa per l'altra squadra, stringetegli la mano. E' stato uno dei derby più belli di tutti i tempi.
Apri gli occhi. Apri gli occhi tifoso della Juve. L'incubo è finito. Apri gli occhi. Intorno a te c'è di nuovo casa tua. Le cose che conosci, che ti sono familiari. Apri gli occhi e mettiti comodo in poltrona. Alza il volume. Forse ci vorrà un po' per ricostruire. Forse non è proprio come prima. Ma apri gli occhi. Magari scopri che così ad occhi aperti, si può ricominciare a sognare.
Il derby è come un gatto. Il derby è come il gatto della strega. S'annida e guarda lì lontano, entra nei pensieri e non sai come fare a scacciarlo. Ogni tanto ti blandisce e ti struscia, ogni tanto invece graffia. Si muove di scatto, oppure sta immobile, fisso, lascia che non succeda nulla. Non ti puoi mai fidare del gatto della strega. Non ti puoi mai fidare del derby, figuriamoci ad Halloween.
Dicono sia stata trovata una strana vettura nel piazzale. Dicono che lì vicino abbiano visto pascolare strani animali: sembravano cervi, ma erano più grossi. Dicono che per lo stadio si aggiri uno strano signore, con una grande pancia e gli occhialini tondi. Dicono che sia vestito di rosso. È un periodo di grande lavoro, ma pazienza: doppio turno il 24 notte!
Oggi non gioca solo "il Napoli". Oggi gioca una città che si stringe attorno alla squadra, ancora una volta. Perché qui c'è voglia di vivere un sogno, una favola. Sogni, buoni sentimenti, favole, tifo, correttezza: quello che servirebbe a tutti.
La rivalità arriva da lontano: da quando Napoli e Palermo, due perle, erano le Capitali del Regno degli Angioini. Era il 1270 quando Carlo I d'Angiò spostò la capitale del suo regno da Palermo a Napoli. Dodici anni dopo le proteste dei siciliani divennero rivolta. La rivolta cominciata di sera, all'ora del Vespro. È da lì che arriva la rivalità, dai Vespri siciliani. L'ora del vespro è a prima sera, come oggi, come adesso.
Fa rimbalzare in avanti la pallina davanti al suo piede sinistro, stira bene i muscoli della schiena, uno sguardo alla rete, fa oscillare in avanti il braccio, la mano sinistra tocca la pallina, il manico della sua racchetta tenuto in saldo con la destra. 6-4, 4-6, 3-6, 7-5, 5-3, 40-15, è l'Open d'Italia, è il match ball. L'Inter alza la pallina, è pronta a battere!
Mentre su Milano calano le prime ombre della notte, due investigatori sono pronti a risolvere il mistero del derby: Mourinho, come l'ispettore Callaghan, ama spararle grosse, la calibro 45 montata sulla lingua. Ancelotti, come il commissario Maigret, risolve i dubbi in trattoria. Ancelotti li risolve affettando salame. Uno solo arriverà alla soluzione, uno solo sarà il primo.
Il Bologna ha vinto una volta in questo campionato: a Milano. Ma i miracoli non si ripetono, non spesso perlomeno. È per questo che sono tali, se diventassero routine finirebbero per perdere d'importanza. Eppure ci sono posti particolari nel mondo dove quello che è capitato ha buone probabilità di capitare di nuovo. Anche se si tratta di un miracolo. Mourinho è portoghese di Setubal, un paio d'ore di pullman da Fatima. Chissà se ha pensato ai miracoli stamattina...
La cena di classe, ma solo maschi. Due cose urlate in faccia per sfogarsi, una stretta di mano dopo una litigata. Abbracciarsi forte per sentire il calore dell'amicizia. Ci sono cose che cementano un gruppo, ci sono momenti che diventano decisivi perché si superano insieme le difficoltà, e si guarda a nuovi orizzonti.
Oggi nessuno è qui per partecipare. Stasera è una partita che si vince con i calzoncini sporchi e la maglia strappata, i denti stretti e le lacrime. Stasera è una partita che se perdi smarrisci te stesso, e in fondo al pozzo rimani da solo!
I grandi allenatori capiscono come andrà già dentro il tunnel. Guardano gli occhi degli avversari, e quelli dei propri giocatori. Sono i secondi in cui cala il silenzio, rotto solo dal rumore attutito del pubblico che fuori già spinge, dai tacchetti sul cemento. Si sente l'odore dell'erba che l'aria fredda di stasera porta dentro. Lì Mourinho e Ranieri in fondo sono soli. Quello che dovevano dire lo hanno gia detto. Sono solo pochi passi, il tempo per un incoraggiamento, per uno sguardo d'intesa, perché fuori da ogni tunnel, nella vita di un uomo, fuori da ogni tunnel c'è luce, speranza, il proprio destino...
Nelle barzellette per i bambini trionfano i colmi; il colmo per un idraulico? Non capire un tubo. Qual è stasera il colmo per la Roma? Serrare le file, ritrovare i vecchi eroi, schierare le forze interne nemiche pronte ad attaccare, per vincere, per tornare ai vecchi fasti. Prepararsi alla conquista, insomma. E avere un generale più importante degli altri a difendere i nemici. Qual è il colmo della Roma stasera? Attaccare un avversario guidato da Giulio Cesare!
Ci sono attimi che arginano il tempo, isole fuori dalle rotte della storia. Sono momenti bianchi come una luce accecante, aggrediti dal nero dell'assenza di logica, azzurri come il cielo infinito della speranza. Oggi Torino è un universo parallelo: fatto di orgoglio, coraggio, decisione. Non tutte le emozioni vivono incastrate in una cornice: le più profonde, spesso, fluttuano libere...
Ci sono storie che si esauriscono, ed altre che hanno bisogno di un finale. Quattro personaggi in cerca d'autore: Ranieri a testa alta, come sempre, sospetta che il suo di finale sia già stato scritto; Ancelotti ne è padrone e attende per scegliere, Maldini ha detto basta, oggi gioca la sua ultima "classica" pensando alle altre 100; Del Piero si siede, in panchina, e spera nell'inizio di una storia nuova. Forse è tutto già deciso, forse tutto dipende da stasera, e da chi scriverà la parola "fine"...
Certo che Quaresma col sinistro, come si diceva un tempo, non sale neanche sull'autobus.
I derby che ricordiamo si immergevano nell'odore di caldarroste, di un autunno che volgeva all'inverno, o magari, al ritorno, avevano il sapore dei primi gelati, della primavera che si affacciava. Un derby così però non c'era mai stato: le corse ai traghetti, il clacson per liberarsi in autostrada, il ritardo del volo che fa paura, qualcuno ci segue ancora dalle vacanze, il sole sulla pelle. Sapore di mare, sapore di sale, il nuovo gusto del derby.
Siamo nell'era del villaggio globale. Eppure conta ancora il piccolo mondo quotidiano, il panettiere, l'amico al bar, i colleghi d'ufficio. Navighiamo e chattiamo, ma è il rapporto con chi abbiamo vicino che cambia il nostro umore. Ecco perché, un derby così conta di più perché il risultato di stasera nel suo piccolo a Genova, cambierà la qualità della vita di molti, almeno per qualche giorno!
Vidal, dentro... Alex Del Piero! Nel giorno più importante, nella partita più importante, nel momento più importante, l'uomo della storia della Juventus! Due a zero per la Juve! I grandi campioni si vedono nei momenti che contano, Alex Del Piero è uno che in carriera ha segnato in finale di Coppa Campioni, in finale di Coppa Intercontinentale, l'uomo dell'assist nei momenti degli scudetti più importanti (ne ricorderete uno in rovesciata), l'uomo decisivo in trasferta come a Madrid in Champions League. I grandi campioni si vedono nei momenti speciali. Standing ovation per Alessandro Del Piero! Il dieci della Juve!
Una carriera esemplare. Un esempio per i bambini. La cosa più bella che possa raggiungere uno sportivo: diventare esempio per i figli dei suoi tifosi.
Vedete che il campione se ne va come ha vissuto, abbracciando i suoi amori. Tenendo stretti i suoi valori. La sua famiglia, la sua città. Il posto dove ha deciso di vivere, per sempre [...] Il più grande giocatore della storia della Roma. Uno dei più grandi giocatori del calcio italiano. Il più grande artista del calcio, forse di tutti i tempi, sicuramente italiano. Con il suo futuro in braccio, esce dal campo, abbraccia il suo pubblico. E stiamo piangendo tutti. [...] Perché 25 anni è una parte della vita di tutti, che saluta. Per qualcuno è stata la giovinezza, per qualcuno sono stati gli anni importanti e più importanti della propria vita. Ci sono state delle gioie, si è pianto tanto anche in questo stadio per 25 anni. Ma nel cuore dei romanisti c'è sempre stata una speranza, anche in questi ultimi anni: entra Totti. C'è Totti. [...] Passeranno altri campioni: uno così, con questa maglia, non ci sarà più.

Citazioni di Fabio Caressa – UEFA Champions League

Una partita così può dare senso a una vita. Roma è la città della storia, eppure la storia passa anche da piccoli fatti: anche da una partita così. Perché se ci tieni a una partita così, se la vinci, per qualche ora ti cambia il modo di vedere il mondo.
Ascoltabile su youtube.com, Lione-Roma, Telecronaca Caressa.
Lo scorso anno di questi tempi hai aperto gli occhi, tifoso juventino, e sei uscito dall'incubo: di nuovo in Serie A! Ora prova a richiuderli, entra nel sogno. Senti i rumori che erano consueti, il tifo, l'inno, le lingue che non conosci, la musica della Champions che tra poco suonerà. Senti crescere l'adrenalina che hai subito in questi anni, abituati alle nuove battaglie, guarda la coppa. Oh sì, tifoso della Juventus, ci siamo! Welcome back in the Champions League!
Dopo una grande vittoria la cosa più difficile è non cedere agli ozi, non mettersi in poltrona con whisky e sigaro.
Ci sono stadi che valgono per il nome, e per la storia; stadi dove il calcio è un'altra cosa, dove sembra una religione. Forse è per questo che giocare al Bernabeu sembra qualcosa di trascendente, quasi una missione; perché vincere qui non conta per la classifica, non per la Champions, e forse neanche per la carriera, vincere qui conta perché vincere qui ti fa sentire più Uomo!
Arriva il buio. "Mamma, ho paura!". Il lumino non basta, l'armadio scricchiola. "Mamma, ho paura!". L'uomo nero può anche essere biondo, può aver segnato 14 goal. Ma arriva sempre una notte in cui si vincono i demoni in sogno. Li scacci con la pistola da cowboy, la spada di Zorro... la bacchetta di una fata. Quella è la notte in cui si comincia a crescere. "Mamma, stasera non si può avere paura!!!"
Ascoltabile su youtube.com.
Intorno a loro territori ostili. Fieri nella piana del Campo Nuovo attendono. Gli sguardi scrutano la conquista. Il rumore dei nemici ha annunciato il loro arrivo. Salde le gambe sostengono il coraggio. Oggi è il giorno segnato nel destino delle loro vite. Quella che volge al crepuscolo, deve essere la sera della gloria.
Ne è passato di tempo da quando la Chiesa ha approvato come tale un Miracolo. Quel giorno era sempre di mercoledì e, chiamatela fatalità, era il 13. Sono passati tanti anni da quel mercoledì 13, forse anche troppi. Non è che verso le 22:40 la Chiesa si dovrà di nuovo mettere al lavoro?

Citazioni di Fabio Caressa – Mondiali di calcio Germania 2006

Dieci minuti prima di entrare in campo, sto lì con la testa china, cerco il massimo della concentrazione, poi l'allenatore mi dice le ultime cose, già le so, me le ha dette cento volte, le ho pensate mille. Poi c'è il rito, ogni squadra ha il suo, un urlo forte e siamo pronti: adesso ci siamo, adesso andiamo fuori, adesso andiamo a vincere. Dallo stadio Niedersachsen di Hannover Italia-Ghana, oggi sapremo chi siamo.
Abbiamo sofferto con loro e per loro, abbiamo cantato le loro canzoni, abbiamo visto e amato i loro film, abbiamo mangiato i loro panini e indossato i loro jeans, li abbiamo visti volare a canestro e raggiungere la Luna. Ma il calcio è un'altra cosa; nel calcio, vogliamo comandare noi. Dallo stadio Fritz Walter di Kaiserslautern Italia-Stati Uniti, per stare tranquilli.
Il coraggio non è mai stato non avere paura. Le persone coraggiose sono quelle che affrontano i loro timori e le loro incertezze, sono quelle che le ribaltano a loro vantaggio usandole per diventare ancora più forti; negli occhi dei nostri, oggi, forse c'è anche un po' di timore, come sempre quando arrivi a un momento decisivo. E allora coraggio, Azzurri! Dal FIFA Stadion di Amburgo Italia-Repubblica Ceca, per andare avanti.
Oggi siamo esploratori di un continente ignoto. Non sappiamo fino a dove si estende, non sappiamo cosa ci troveremo di fronte, ma abbiamo delle certezze. Il cammino è ancora lungo, il campo base è alle spalle. Abbiamo lasciato lì le nostre paure. Vogliamo andare avanti. Fino all'Eldorado.
C'è un limite nella vita di uno sportivo, un muro che divide la normalità dall'eccellenza. Può essere un momento o una partita come questa. Se hai la forza di superarlo puoi alzare gli occhi, guardare la luce e pensare di non avere più confini.
Sono 600mila gli italiani di Germania, alcuni vivono qui da sempre, non hanno mai rinnegato la loro terra: quanto conta per loro oggi i nostri giocatori lo hanno capito, gliel'hanno letto negli occhi in questi giorni quando si sono fatti abbracciare. Adesso c'è una cosa in più per cui lottare, soprattutto per chi vive qui. Oggi essere italiani conta di più. Dal Westfalenstadion di Dortmund Italia-Germania, l'appuntamento con la storia.
Io sono un uomo di campo, io so cosa vuol dire combattere per vincere. Io sono un uomo di sport, io so cosa vuol dire vivere nel gruppo, leggere negli altri le tue stesse speranze. Io so cosa vuol dire avere un sogno comune e trovarsi ad un passo dal realizzarlo, io conosco i pensieri che attraversano le vostre menti, le paure che dovete vincere: io ci sono stato, io so che potete farcela, che farete di tutto, che sentite che vi siamo vicini. Adesso, ragazzi, adesso è il momento, noi ci crediamo. È il 9 di luglio del 2006, è l'Olympiastadion di Berlino, Italia-Francia, è la finale.
E allora diciamolo tutti insieme, tutti insieme, quattro volte: siamo campioni del mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo! Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene; vogliamoci tanto bene. Perché abbiamo vinto, abbiamo vinto tutti stasera, abbiamo vinto tutti, amici, abbiamo vinto tutti, abbiamo vinto tutti amici. Guardate dove siete, perché non ve lo dimenticherete mai! Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai! E sarà l'abbraccio più lungo che una manifestazione sportiva vi abbia mai regalato, forse uno dei più lunghi della vostra vita! Abbracciatevi forte... Abbracciatevi forte... E abbracciate soprattutto questa meravigliosa squadra che ha vinto soffrendo, che ha vinto come l'Italia non era riuscita a vincere: ai calci di rigore, contro la Francia che ci aveva sempre eliminato, contro i francesi che ci avevano sempre battuto nelle manifestazioni dal '78 in avanti. E questa volta no, questa volta no... Questa volta abbiamo vinto noi. E Beppe, ci prendiamo la coppa, Beppe! Ci prendiamo la coppa, Beppe!
Alza la coppa, capitano! Alzala alta al cielo, capitano, perché questa è la coppa di tutti gli italiani! Perché oggi grazie a voi abbiamo vinto tutti! Alzala alta perché oggi è più bello essere italiani!

Citazioni di Fabio Caressa – Mondiali di calcio Sudafrica 2010

Nell'82 ero il più giovane, andavo a dormire più tardi possibile perché avevo paura di svegliarmi a casa: temevo che fosse tutto un sogno. Nel '98 ero il più esperto, parlavo con i ragazzi per dare loro il coraggio, che ogni tanto manca, e per toglierlo quando diventava presunzione. Il Mondiale non è una questione di età: il coraggio, la forza, la voglia di vincere non ti passano con gli anni e non ti aspettano se sei giovane.
Sono abituati a navigare in mari pericolosi, a vivere il mistero della tradizione Maori, la forza, il coraggio e la capacità di soffrire. Dobbiamo aver rispetto, ma il vero nemico alla seconda partita dei Mondiali non è mai davanti a te, è lì dentro che prova a roderti le sicurezze: è la partita che non si può sbagliare. Molti nostri avversari hanno fallito, noi non possiamo. Qui regna la savana, come ti sei svegliata, Italia? Leone o gazzella?
Chiusi, asserragliati, soli. Sembrano accucciati in un angolo, al buio, timorosi di muoversi, di arrivare a quel maledetto interruttore. Basta poco, in fondo: basta un barlume per tornare ad orientarsi, per trovare la porta ed uscire dallo scantinato. Un piccolo sforzo per respirare aria nuova, per tornare liberi di sognare.

Citazioni di Fabio Caressa – Mondiali di calcio Brasile 2014

Veniamo da momenti difficili, nel calcio e nella vita di tutti i giorni. Abbiamo dovuto stringere i denti e ogni tanto abbassare la testa, ma ora è il momento di ritrovare fiducia, di alzare lo sguardo, di cercare un nuovo orizzonte: ora è il momento di riscrivere in cielo il nostro destino.
La conferma è il momento più difficile, non devi sentirti sicuro di quello che hai fatto perché già non conta più. Conta solo ciò che sarà: è la legge del Mondiale, è la legge della vita. La fortuna si costruisce un passo alla volta, senza incertezze e mai da soli. Finché staremo stretti tutti insieme con generosità, italiani, non possiamo avere paura, mai!
Ci hanno detto che loro sono più patrioti, più decisi, più cattivi, che la loro garra charrúa ci annienterà, ma nessuno è bravo come noi con le spalle al muro, nessuno come noi sa rialzarsi quando sembra finita, quando si è a un passo dal KO e ti devi aggrappare alle corde; è la nostra storia che ce lo insegna. Nessuno come noi in quei momenti, quando sembra sconfitto, guarda l'avversario dritto negli occhi e ha il coraggio di urlargli in faccia: "noi non molliamo, noi siamo l'Italia, noi non siamo nati per perdere".
KLOSE! Miro Klose, 2-0 per la Germania! Porta chiusa in faccia al Brasile! Record storico di gol nel campionato del mondo, per Miro Klose! Nessuno mai nella storia come lui!
3-0 in 24 minuti! 3-0 in 24 minuti! Germania spa-ven-to-sa!
Non ho mai visto nella mia vita una semifinale così, e ne ho viste tantissime dal 1970 eh!
Questi non si fermano! Potremo assistere alla più grande sconfitta, e forse è già, la più grande sconfitta della storia del calcio brasiliano!
E che hai vinto sei a zero in Brasile contro il Brasile lo racconti ai nipoti, ai pronipoti, per generazioni e generazioni.

Citazioni di Fabio Caressa – Europei di calcio Francia 2016

Oggi è un giorno tragico e di profondo cordoglio per le nostre vittime dell'assalto a Dacca. Il calcio, lo sappiamo, è solo uno sport, ma questa squadra ha perseguito in questi giorni valori come la solidarietà, la fratellanza, la compattezza, che sono punti fermi intorno ai quali raccogliersi: non potranno cancellare il dolore, non potranno asciugare le lacrime, ma con quello che è successo più che mai li riconosciamo come nostri, i valori dell'Italia di tutti.
C'è un popolo dietro alla nazionale francese oggi, c'è voglia di dimenticare, di festeggiare, di tornare a sorridere dopo mesi di tensione, paura e rabbia. Tutti aggrappati alla nazionale, che vincendo dimostrerebbe che si può convivere, che c'è una Francia dove uomini di razze e credi diversi possono essere fratelli. E dall'altra parte, in fondo, un uomo che ha lottato per diventare un simbolo, per dire a tutti che è il migliore: nessuno vince da solo nel calcio, nessuno. Forse però Cristiano Ronaldo può.

Citazioni di Fabio Caressa – Europei di calcio 2020

Abbiamo resistito aggrappati ai balconi, chiusi a rivedere in tv i vecchi trionfi per nascondere nella commozione le lacrime di angoscia, paura e dolore. Ci siamo sentiti più forti insieme, perché ci siamo ritrovati uniti e compatti come solo l'Italia sa fare nei momenti di difficoltà. Ci siamo abbracciati al Tricolore perché tra noi non potevamo, soli sui tetti a suonare l'inno. Negli stadi abbiamo ascoltato il silenzio della tragedia, vento nel deserto di una speranza che sembrava sempre più lontana, ma tutti insieme ne stiamo uscendo: con apprensione per il futuro, con incertezze, certo, ma con fermezza, coraggio e decisione. Oggi riaprono gli stadi, è tempo di asciugarsi le lacrime, è tempo di tornare a sognare, è tempo di rialzarsi e vincere. Dallo stadio Olimpico in Roma Turchia-Italia, comincia l'Europeo.
Il genio può essere scintilla, ma è la costanza ad alimentare il fuoco.
L'essere umano si adatta, nei momenti difficili reagisce e cerca soluzioni, crea abitudini partendo dal nuovo. Tutto diventa consuetudine per essere accettabile, perfino le sconfitte, ma noi adoriamo le nostre nuove abitudini; lo spettacolo, il bel gioco, la vittoria. Vincere per preparare i nuovi successi: non fermiamoci!
Ora è cambiato tutto: si gioca per sopravvivere, non si può sbagliare. È cambiato tutto: cresce la posta, sale la tensione. È cambiato tutto: non c'è più l'abbraccio dell'Olimpico, il calore di casa, chi arriva a Londra vive blindato in una bolla che porta tristemente indietro nella memoria. È cambiato tutto: bisogna sempre adattarsi per restare sé stessi.
Quando hai fatto le cose per bene, ti sei preparato con cura, hai rispettato i tuoi riti, hai fatto tutto con professionalità e serietà, quando sei legato a valori importanti: fratellanza, amicizia, aiuto reciproco, quando pulsi sotto la maglia azzurra e rappresenti una nazione, allora hai una sola certezza; rispetto per tutti, paura di nessuno.
Chissà se va, ma sì che va! Perché comunque saremo orgogliosi di questa Nazionale che abbiamo visto ballare da capogiro, il rumore della paura non ha più casa qui. Ma che musica che suoni, maestro Mancini, adesso a far l'amore nelle partite cominciamo noi e forse non è un caso che il Tuca Tuca con la Spagna si giochi nella terra della Regina, oggi che salutiamo la nostra Regina bionda.
11 luglio 1982: l'ultimo gradino prima di entrare in campo, guardo gli avversari dritto in faccia, rispetto ma niente paura, siamo arrivati fin qui, vogliamo vincere. 11 luglio 2021: lo so, ragazzi, lo stadio grida, ma vi deve guidare la consapevolezza di aver fatto tutto bene, avete meritato di essere qui come noi allora, siamo orgogliosi di voi comunque vada. Godetevela, divertitevi, come ha detto il vostro grande mister Roberto Mancini, ma durante l'inno ci dev'essere solo un pensiero a guidarvi, una nazione ve lo chiede: ragazzi, siete a Wembley per vincere! Dallo stadio Wembley di Londra la finale dell'Europeo, Italia-Inghilterra! Le squadre si schierano, tra poco il nostro inno cantato con orgoglio dai 7000 che sono assiepati sulla tribuna che ci è stata riservata, e poi quello inglese che sarà indimenticabile, cantato da tutto lo stadio. È il calcio che ci riporta la vita, è il calcio che ci dice che c'è una speranza.
Sìììììì!!! Grazie Signore che ci hai dato il calcio! Grazie Signore che ci hai dato il calcio, che ci fa abbracciare, che ci fa sognare, che ci fa vincere, che ci fa vincere! Grazie! Siamo campioni d'Europa, Italia! Siamo campioni d'Europa! Campioni d'Europa! Grazie! Grazie che esiste lo sport, che ci fa abbracciare e che ci fa piangere, grazie per queste lacrime, come disse un mio collega con il gol di Maradona, che ci fanno tornare alla vita! Grazie Signore! Siamo campioni d'Europa! Grazie ragazzi, ve lo siete meritato, siete i nostri eroi moderni, ve lo siete meritato! Siamo venuti senza paura a Wembley a giocarci l'Europeo e a vincerlo, a vincerlo! Grazie Mancio, ci hai dato delle lezioni! Ti amo Gianluca [Vialli], sei un fratello e te lo meriti! Presidente [Mattarella], io lo so che è un'istituzione e che non può lasciarsi troppo andare ma si allarghi questo sorriso, Presidente! Piange Mancini, piangono tutti, ma piangiamo tutti! Sono stati diciotto mesi d'inferno, sono stati diciotto mesi in cui ci siamo aggrappati alle speranze, ai balconi, al Tricolore che stiamo portando alto a Wembley! Diciotto mesi in cui abbiamo tenuto duro, abbiamo dimostrato di essere squadra e abbiamo vinto qui, hanno vinto questi ragazzi perché hanno dimostrato di essere squadra!
Adesso arriva il capitano, arriva il capitano che prende la medaglia. È per tutti quelli che hanno sofferto, per quei mesi terribili che sembravano senza speranza, per le persone care che non ce l'hanno fatta, che lo sapete che sono lì accanto a voi, per chi ha rubato dieci minuti di sonno accasciato sulla scrivania, pronto a ricominciare per salvarne un altro, per quelle bare sui camion, per i giorni passati a sentire solo ambulanze e per il coraggio di riprendersi, di lottare, di tornare a sorridere, per il coraggio di stare insieme, di andare sui balconi ad esultare come faremo adesso... Siamo campioni d'Europa! Alzala la coppa, capitano, alzala! Grazie ragazzi! Nel trentanovesimo anniversario dell'82 il calcio torna a Roma! L'Italia torna a vincere!

Citazioni di Fabio Caressa – Europei di calcio Germania 2024

Qui ricordi meravigliosi, ma la strada per Berlino è lunga e non si corre voltati indietro. Una Nazionale giovane e di talento, un CT con orizzonti profondi: non ci danno tra i favoriti. Giochiamo in uno stadio tinto di rosso, il colore dell'Albania, ancora una volta contro tutti, ma ci sono gli italiani di Germania che spingono, un titolo da difendere, le vostre case tornate tinte d'azzurro, l'orgoglio di chi siamo da mostrare. Anche oggi essere italiani conta di più. Dal Westfalenstadion di Dortmund, lo chiamo alla vecchia maniera, Italia-Albania, la prima dell'Europeo.
Come un'adolescente alla prima festa importante, abbiamo scelto il vestito che ci piace e lasciato qualche dubbio nell'armadio. Ci sentiamo belli, ma cerchiamo la nostra sicurezza negli occhi degli altri: vogliamo mostrarci all'altezza e abbiamo ancora paura di esagerare. Lei è sempre stata la più elegante, la più presuntuosa, la più ammirata, spesso salutandola abbiamo abbassato lo sguardo e incassato le spalle, anche quando abbiamo vinto. Ma adesso è il nostro momento, vogliamo guardarla dritto negli occhi, spavaldi, e farglielo capire: "oggi sono più bella io".
Tre, quattro, cinque; oggi non è una questione di numeri, né di tattica o credo filosofico. Oggi conta la personalità, la Stella Polare di quando si perde la via, l'unico credo nella ricerca di se stessi, lo scoglio al quale aggrapparsi nell'onda di pena. Ognuno per conto suo, con la sua anima, e tutti insieme abbracciati, con l'anima di un'intera nazione. Perché nella terra di Bach non c'è spazio per la fuga. Dobbiamo restare qui per continuare a lottare. Dalla Leipzig Arena di Lipsia, Croazia-Italia: la verità!
Le foto degli eroi che ti guardano dalle pareti, le memorie che ti assalgono, fremi di nostalgia, ma la storia non è solo il ricordo, è la pietra angolare del futuro, è lì per insegnare, spingere, spronare. Stesso stadio, momenti diversi: non siamo qui per guardarci indietro, siamo a Berlino per imparare da ciò che è stato, per ricominciare a scrivere il nostro futuro, solo di passaggio, per poi tornare nel giorno più importante.

Dicono di Fabio Caressa

Il caressismo non è giornalismo. È raccontare una partita in maniera folkloristica, usare la stessa enfasi per il gol che fa vincere l'Italia ai Mondiali e per il gol del sette a uno dell'Inter contro l'ultima squadra di serie A. Quando guardo una partita, a me la voce di un piazzista non interessa. Non puoi chiamare Fabio Caressa a commentare le gare di nuoto solo perché è famoso, è un insulto all'olimpismo.
Franco Bragagna

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026