Ritratto di Fabio Genovesi
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Frasi

Frasi di Fabio Genovesi

30 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 30 frasi di Fabio Genovesi: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Fabio Genovesi (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Fabio Genovesi

È insuperabile nella singola frase piantata lì, ed è gigantesco alla distanza.
Da Intervista a Fabio Genovesi, lemeraviglie.net, giugno 2015.
Come tutte le grandezze della natura serve a ricordarci che c'è qualcosa di più potente e imponente di noi e che la vita ha dei ritmi che ci conviene seguire, anche se non sempre sono quelli che vorremmo. Il mare ci offre una meravigliosa lezione sulla realtà.
Dall'intervista di Noemi Milani, Fabio Genovesi: "Il mare ci offre una meravigliosa lezione sulla realtà", Illibraio.it, 13 settembre 2017.
Machismo per me significa mancanza di sicurezza; un uomo sicuro non ha bisogno di dimostrare nulla, infatti mio padre non ha mai fatto a botte, non si è mai arrabbiato, non ha mai litigato con nessuno. [...] Un grande padre non dà lezioni a voce, dà l'esempio. E il vero amore non si dice, si fa.
Da Eleonora Molisani, Intervista a Fabio Genovesi: Il mare dove non si tocca è un elogio alla (sana) follia, tustyle.it, 13 settembre 2017.
Non lo so. Domande sì, risposte forse. Io non sopporto le persone che vogliono darti delle risposte: il mio pensiero è piuttosto "io non ne so nulla, tu non ne sai nulla, andiamo a scoprire insieme cosa succede". Ho paura di quelle persone che a sedici anni sanno già cosa fare da grandi, preferisco quelli che a trent'anni sono ancora nel panico.
Da Annamaria Trevale, Intervista a Fabio Genovesi, ecco perché ho scritto "Il mare dove non si tocca", sulromanzo.it, 23 ottobre 2017.
Mi piace immaginare quello che nasconde sotto di sè, come ti fa capire che sei poca cosa rispetto alla sua immensità.
Credo che quasi tutti i romanzi siano romanzi di formazione, dal momento che di solito il protagonista parte in una situazione e arriva in un'altra. Il bello del romanzo è vedere come cambia la vita, cosa succede e deve succedere qualche cosa, altrimenti non avrebbe senso nemmeno il libro. Spesso l'errore è nel credere che si possa parlare di formazione solo quando siamo bambini, invece siamo sempre in formazione (o deformazione), anche a 80 anni.
Da Elena Sassi, #IlSalotto - «Se si coltiva la propria originalità si piace di più a se stessi e, alla fine, anche agli altri»: intervista a Fabio Genovesi, criticaletteraria.org, 29 ottobre 2017.
Si dice spesso che i ragazzi che guardano troppa tv hanno modelli di riferimento sbagliati: tronisti, veline, calciatori. Vivere in Versilia vuol dire avere questi personaggi al di là della siepe del proprio giardino, e questo ti modifica ancora di più. Sei bambino e vedi il piccolo turista figlio di industriali che abita nella casa con la piscina e il pony, hai sempre davanti questi esempi di splendore che sono riveriti dai tuoi concittadini adulti, e così cresci pensando che l'unico modo di avere una vita soddisfacente sia quel modo, pensi che essere felice corrisponda ad avere successo. Invece essere felici è il vero successo.
La noia di provincia è meravigliosa. La bella noia è quando vorresti fare, sei pieno di vita ma non ci sono opportunità e allora dal nulla devi inventarti qualcosa.
Di solito gli adulti amano l'infanzia, perché è un'epoca ormai lontana e se la ricordano come non è. L'adolescenza invece è un'età incredibile, hai tantissime energie ma molte più occasioni di fare rumore rispetto a quando eri bambino.
Sono nato al mare (a Forte dei Marmi [...], ndr) e fin da piccolissimo, d'estate, mia mamma, che di lavoro faceva le pulizie, mi lasciava in uno stabilimento balneare dove lavorava una zia. Da maggio a settembre, dalle otto del mattino alle nove di sera, la spiaggia era la mia casa e nel resto dell'anno non è che fosse molto diverso. La prima volta che ho viaggiato in vita mia avevo tredici anni e sono andato in gita con la scuola a Firenze. Quel giorno ho capito che esistono posti senza mare e mi sono sentito triste, una tristezza che tutt'oggi provo se vado in un luogo dove il mare non c'è. Mi sembra un'ingiustizia.
Quando scrivo cerco di dedicare la stessa attenzione a tutti i miei personaggi e di non giudicare mai. Odio quei libri in cui si capisce cosa pensa l'autore, io tento sempre di scomparire quando racconto.
Credo che uno scrittore non possa cambiare la morale o la politica, il suo è un piccolo ruolo e allo stesso tempo grandissimo: innamorarsi di una storia e raccontarla per far emozionare chi la leggerà. La letteratura, specie in un mondo tecnologico come il nostro, ci mantiene ancora umani.
In Italia ormai si va solo a cena. Una volta si andava a mangiare una pizza, poi al cinema o a teatro, oppure a visitare una mostra. Adesso si va al ristorante alle nove, ci si resta fino all'una di notte e mentre si cena si parla di cibo... La gente dice spesso di non avere i soldi per i libri e la cultura, ma spende tanto in vino e cibo; altri sostengono di non avere il tempo per leggere ma passano le ore a guardare MasterChef o a smanettare sul telefono. Capisco di più chi dice "leggere mi fa schifo".
Il romanzo per me è una casa dove scrittore e lettore convivono, ed entrambi devono arredare la storia. Se il lettore si ritrova immerso nella storia fin dal principio credo che dipenda, appunto, dalle centinaia di pagine che ho scritto prima, che conosco solo io ma che, in qualche modo, mi sono servite a costruire un mondo. A volte, quando leggo i manoscritti di qualche esordiente [...] mi viene da dirgli «tu non conosci il gusto di gelato preferito del tuo personaggio!», anche se questo dettaglio, poi, alla fine nel romanzo non compare. Del tuo personaggio devi sapere tutto: cosa pensa, cosa mangia, che auto possiede o vorrebbe avere. Il lettore lo capisce se non sai tutto dei tuoi personaggi. Mi sembra più onesto: solo quando ti appassioni veramente riesci a trasmettere delle emozioni.
Vivo a Forte dei Marmi dove d'inverno ci sono solo ottantenni. Mi ritrovo ad ascoltarli sempre con estremo interesse. Raccontano storie micidiali in un modo tutto loro, un po' scombiccherato. Il narratore migliore per me è quello che divaga e ti fa innamorare del suo racconto interrompendolo per parlare di personaggi che non c'entrano nulla. Le storie funzionano quando stanno addosso ad altre storie.
Ho fatto il giardiniere per tanti anni e ho scoperto che negli alberi ci sono rami che danno fiori, altri che danno frutti e altri che non danno nulla ma servono per mantenere in equilibrio la pianta. Così sono i romanzi: se c'è troppa ansia di mandare avanti la storia, o manca un'armonia tra la vicenda principale e le trame secondarie, i libri non funzionano.
Per me la normalità semplicemente non esiste. Credo sia un prodotto della matematica, che io non amo. La normalità è come il salario medio delle statistiche, che, appunto, non esiste. Tutte le persone sono in qualche modo strane, solo che alcune sono più brave a nascondere le loro bizzarrie. Per me la scelta è solo tra essere strani infelici — perché ti mimetizzi — e strani felici, perché non nascondi le tue stranezze e le persone ti vogliono anche più bene.
Il Giro è follia: solo una lucida pazzia può infatti spingerti a cento e più all'ora in discesa sotto la pioggia, o a scalare una montagna sui pedali sotto la neve, o a sprintare in mezzo ad altri dieci che ondeggiano, ti stringono, ti tagliano la strada.
Amo Indro Montanelli, ma non i suoi emuli. I polemisti per posa non mi piacciono, non li ritengo utili. Ma lui non era un polemista fine a se stesso, come tanti dei suoi presunti eredi. Era piuttosto, come da titolo di una sua fortunata rubrica, controcorrente. Non si curava delle convenienze, dei vantaggi che gli sarebbero derivati nel seguire l'onda di pensiero prevalente. Aveva la sua visione delle cose, sempre originale e spesso esatta. Io credo che dire quel che si pensa premi sempre. Montanelli lo faceva, e andava a letto tranquillo.
Per me è impossibile pensare a una vita senza il dono della fede, e ho la fortuna di averla. Ma la mia fede è "pro" e non "contro": non credo nei divieti, in una religione terrorizzante e punitiva; di conseguenza, non credo al 99 per cento delle cose che mi sono state insegnate al catechismo.
Coppi mi è sempre sembrato un alieno: sgraziato e rachitico, in bici diventava meraviglioso. Pensare a lui, al suo modo di stare in sella, mi fa tornare in mente la poesia di Baudelaire sull'albatro, che descrive maldestro, comico e brutto quando è a terra, e così maestoso invece quando vola "con le sue ali da gigante". Coppi si sentiva inadeguato nella vita di tutti i giorni perché era nato per stare sulla bicicletta.

Citazioni di Fabio Genovesi – Citazioni non datate

La cosa che mi fa più paura dell'umanità è la ricerca di potere e ricchezza. [...] Anche questa voglia di affermazione sociale [...] mi indispone. Mio babbo era un idraulico eccezionale con talento, istinto e capacità incredibili. E oggi sento ragazzi che fanno gli idraulici o i giardinieri perché non sono riusciti a fare quello che volevano, tipo il manager o aprire un locale di successo, e allora fanno i giardinieri: ma fare i giardinieri è difficilissimo, ci vuole talento, non è più facile di essere uno chef stellato [...]. Si pensa che esistano delle vite di serie b [...] non sono affatto inferiori alle altre.
Dall'intervista di Michele Boroni, Il metodo di non sapere nulla, luz.it.
Secondo me la morte del romanzo è la scaletta, lo schema, è una gabbia che ammazza la scrittura. I personaggi che appassionano sono quelli di cui conosci moltissimo ma senza avere la presunzione di sapere cosa faranno. Se hai una scaletta tendi a far fare ai personaggi quello che vuoi tu, invece devi lasciarti sorprendere quando scrivi. Non c'è cosa peggiore di sforzarsi di scrivere cose che vogliono stupire a tutti i costi.
Prima viene il posto. Immagino una strada, una via, una casa, poi un'altra da un'altra parte. E poi ci aggiungo tanti personaggi, che non conosco. Come ad una festa, non conosci nessuno e poi ti guardi in giro e cominci a conoscere qualcuno, poi qualcun altro. Alcuni personaggi restano, altri li elimino. Seleziono molto, tolgo tutto quello che non serve.
Non è quella che si vede nei Tg delle vacanze e nelle riviste di gossip. Non è la terra delle grandi opportunità, dove le veline incontrano i calciatori e gli industriali incontrano i ministri. Non è la pista di atterraggio per gli elicotteri dei petrolieri russi. Non è quell'incanto anni Cinquanta che ricordano nostalgiche le vecchie miliardarie, e nemmeno il mito dei ruggenti anni Sessanta che non smetterà mai di tormentarci. La Versilia [...] è quella che certe cose le vede solo di striscio. È intensa e clamorosa pure lei, ma in un modo tutto diverso. È la vita di una provincia che per due mesi sembra Las Vegas, e il resto dell'anno Bucarest. E chi ci vive le assomiglia un po', persone a tratti brillanti a tratti catatoniche, perse tra fiammeggianti ricordi d'infanzia e una nebbia fitta addosso alle prospettive di vita. Gente fantastica e sfigata, banale e impossibile allo stesso tempo.
Per partire mi serve una spinta. Un'idea forte, magari non estesa, anche solo un'immagine, una situazione di passo, che però mi invogli a lavorarci. Può essere anche una frase. Poi immagino chi la può dire, questa frase, e a chi, e dove, e come mai. Intorno, si allarga la storia e pure l'orizzonte. La persona che dice quella cosa, di colpo ha un amico e una famiglia, e vive in un posto, e tutto intorno la vita comincia. Magari, alla fine, quel seme che mi ha dato la spinta iniziale non ha una posizione importante nella storia, magari ci sta pure che lo tolgo e non ne resta traccia. Come appunto per il seme di una pianta. Però all'inizio c'è stato, e mi ha dato la spinta. E lo ringrazio per questo.

Cadrò, sognando di volare – Citazioni

Il coraggio delle fughe di Pantani. Che si alzava sui pedali come per vedere cosa c’era là davanti. E non lo vedeva mica. C’era solo la strada ripida e cattiva, e un tornante che chiudeva l’orizzonte, e tutta la fatica, tutto l’ignoto della vita che lo guardavano in faccia. E Pantani dritto in piedi, le mani a stringere la parte bassa del manubrio, chiudeva gli occhi e ci si tuffava dentro. Ci vuole un sacco di coraggio, per fuggire. (cap. 8 - Riders on the Storm)
Come tutte le persone con cui si intende e si trova bene, è molto più vecchio di lui. Ma è normale, Marco viene dal passato, da un tempo senza tempo dove si mescolano forze primitive e portentose. Quelle stesse forze muovono Luciano Pezzi, che ha settantacinque anni, è stato capo partigiano, ha corso con Coppi e Bartali, ha portato il giovane Gimondi a vincere il Tour de France. E adesso è convinto di poter fare lo stesso con lui, che non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto. (cap. 9 - I sogni finiscono nelle foreste del Giappone)
C'era il traguardo, un arco colorato di giallo su un viale di Dublino. Sotto non passava nessuno, perché erano arrivati tutti, la tappa appena finita. E in blu la tabella con la classifica, che scorreva dal primo all'ultimo. Ullrich aveva vinto, aveva già la Maglia Gialla di chi comanda il Tour. Gli altri favoriti stavano tutti nei primi dieci posti, poi via via nomi sempre più piccoli fino in fondo alla lista dei centottantanove partenti. "Marco Pantani, Italia, centottantunesimo." (cap. 25 - Un mugnaio nello spazio)
Stai muto, non ci provare! Se sei uno schifoso, almeno abbi il coraggio di esserlo fino in fondo! Cosa vuol dire se il tuo babbo è idraulico, te non sei il tuo babbo, te ti sei trovato gli agganci giusti, con la gente che conta e che comanda. Con quelli che le guerre le vogliono e le mettono in piedi, poi però a morire ci mandano i figli degli altri. Sai una cosa, Avvocato? Te non vuoi che ti chiami avvocato, ma lo sei eccome. Sei proprio un avvocato perfetto, con le leggi tutte dalla tua parte, belle lucidate lì in tasca. Mi fai schifo! E mi faccio schifo pure io, che ti ho fatto venire qui da me, e ho ascoltato le tue cazzate, e ti ho raccontato le mie! Te sei uno stronzo, e io sono un coglione! Vattene via! Vattene subito di qua! Non ti faccio nemmeno problemi, quando arriva il certificato del distretto. Hai pure questo culo, io firmo subito e via, così ti levi dalle palle e mi lasci in pace, solo e tranquillo, perché mi fai schifo, mi fai schifo!. (cap. 29 - La guerra dei poveri)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026