Ritratto di Federico García Lorca
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Frasi

Frasi di Federico García Lorca

20 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 20 frasi di Federico García Lorca: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Federico García Lorca (poeta e drammaturgo spagnolo). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Federico García Lorca

Ah, che fatica mi costa / amarti come ti amo!
Da Es verdad, ne Le poesie, traduzione di Carlo Bo, Garzanti, 1979.
Il denaro dà la bellezza...
Da Amore di don Perlimplin con Belisa nel suo giardin, in Tutte le poesie e tutto il teatro.
Adele: Mamma, perché quando fugge una stella o balena un lampo, si dice: "Santa Barbara benedetta, che nel cielo sei scritta con carta e acqua benedetta"?
Bernarda: Gli antichi sapevano molte cose che noi abbiamo dimenticato.
Da La casa di Bernarda Alba, traduzione di Vittorio Bodini, copioni.corrierespettacolo.it.
Principessa innamorata senza esser corrisposta. / Garofano rosso in una valle profonda e desolata. / La tomba che ti ricopre trapela la tua tristezza / attraverso gli aperti occhi del marmo. // Eri una colomba dall'anima di gigante / il cui nido fu sangue di terra castigliana, / versasti il tuo fuoco in un calice di neve / e le tue ali si spezzarono perché volevi alimentarlo. // Sognavi che il tuo amore fosse come il bambino / che ti segue docile reggendoti il manto. / E invece di fiori, versi e collane di perle, / la morte ti ha dato rose appassite su un ramo.
Da Elegia a donna Giovanna la Pazza, in Poesie, a cura di Claudio Rendina, Newton Compton, Grandi Tascabili Economici, Roma, 1991, p. 49.
Un poeta più vicino alla morte che alla filosofia; più vicino al dolore che all'intelligenza; più vicino al sangue che all'inchiostro.
Da Presentación de Pablo Neruda, in Obras completas, Madrid 1969; citato in Pablo Neruda, Poesie, BUR, 2013.
Un uomo vero che ormai sa che il giunco e la rondine sono più eterni della guancia dura della statua.
Vederti nuda è ricordare la terra.
Da Le poesie.

Canti andalusi e poesie

So benissimo che quella che si chiama conferenza serve nelle sale e nei teatri per lanciare negli occhi delle persone quelle punte di spillo, dove si infilzano gli irresistibili anemoni di Morfeo, e provocare certi sbadigli per i quali bisognerebbe avere una bocca da caimano.
Ho constatato che in genere colui che tiene una conferenza si mette in cattedra senza compiere il minimo sforzo per avvicinarsi al suo uditorio; parla di quel che sa senza il minimo logorio di nervi e con una mancanza totale di sentimento; tutto questo determina momentaneamente nei suoi confronti un odio profondo, che ci fa desiderare con tutto il cuore che scivoli scendendo dalla tribuna o starnutisca in modo così violento che gli cadano gli occhiali nel bicchiere.
Per questo sono venuto qui non a tenere una conferenza su temi studiati e preparati, ma a conversare con voi di ciò che nessuno mi ha insegnato, di ciò che è sostanza e magia, di poesia.
E la folla? Nessuno può riferire esattamente cosa sia una folla newyorkese; cioè, lo sapeva Walt Whitman che rifugiava in certe solitudini e lo sa T. S. Eliot che in un poema spreme la folla come un limone per ricavarne vati feriti, ombre bagnate e ombre fluviali. Ma se a questo si aggiunge che quella folla è ubriaca, avremo uno degli spettacoli più intensi che si possono ammirare.
[...] Ma io protestavo ogni giorno. Protestavo nel vedere i bambini negri come decollati dai colletti inamidati, con vestiti e stivaletti dai colori sgargianti, pulire le sputacchiere di uomini freddi che parlano come anitre.
Protestavo per tutta questa carne rubata al paradiso, maneggiata dagli ebrei dal naso gelido e dall'anima inaridita; e protestavo per la cosa più triste, perché i negri non volevano essere negri, perché inventano pomate con cui nascondere i deliziosi capelli ricci e polveri che mutino il grigio del viso e sciroppi con cui ingrassare e attenuare il florido cachi delle labbra.

Frasi da «Romancero Gitano»

I cavalli neri sono. / I ferri sono neri. ("Romance de la Guardia Civil Española")
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
La luna venne alla fucina / col suo guardinfante di nardi. ("Romance de la luna, luna")
Verde che ti voglio verde. / Verde vento. Verdi rami. / La barca sopra il mare / e il cavallo sulla montagna. ("Romance sonámbulo")

Scheda del libro «Romancero Gitano»

Tutte le poesie

Annunziata dei Re, / ben lunata e mal vestita, / apre la porta alla stella / che per la strada le veniva incontro. / L'Arcangelo Gabriele, / tra giglio e sorriso, / pronipote della Giralda, / veniva in visita. / Sul corsetto ricamato / grilli occulti palpitavano. / Le stelle della notte / divennero campanelle.
Fiore eterno. Supplica del sospiro. / Fiore grandioso, divino, snervante, / fiore di fauno e di vergine cristiana, / fiore di Venere furiosa e tuonante, / fiore mariano celeste e calmante, / il fiore che è vita e azzurra fontana / dell'amore giovanile e arrogante / che nel suo calice rischiara le ansie.
Il mare è / il Lucifero dell'azzurro. / Il cielo caduto / per l'anelito d'essere la luce. // Povero mare condannato / a eterno movimento, / mentre prima era stato / quieto nel firmamento! // Ma dalla tua amarezza / ti redense l'amore. // Desti alla luce Venere pura / e il tuo abisso rimase / vergine e privo di dolore. // Le tue tristezze sono belle, / mare di spasimi gloriosi.
Da Mare, in Tutte le poesie, a cura di Norbert von Prellwitz, traduzioni di Lorenzo Blini e Renato Bruno, Rizzoli, Milano, 2013, p. 148. ISBN 978-88-58-65234-3
Quando spunta la luna / le campane si perdono / e appaiono i sentieri / impenetrabili. // Quando spunta la luna, / il mare ricopre la terra / mentre il cuore si sente / un'isola nell'infinito.
Da La luna spunta, in Tutte le poesie, Rizzoli, Milano, 2013, p. 686.
Un libro di poesie / è un autunno morto: / i versi son le foglie / nere sulla bianca terra, / e la voce che li legge / è il soffio del vento / che li affonda nei cuori / intime distanze.

Dicono di Federico García Lorca

Il prestigio poetico di Federico aumentava, nonostante non avesse raccolto in volume, sino al 1927, i suoi poemi. Il successo che otteneva recitando le sue canciones e ballate era immenso. Fui presente, nell'Ateneo di Siviglia, all'omaggio che vari poeti e scrittori della nostra generazione dedicammo a don Luis de Gongora, nel terzo centenario della morte, il più clamoroso di tutti. E recitò, precisamente, i poemetti dedicati ad Antonito el Camborio, nome che in quella serata sentii per la prima volta.
Rafael Alberti
Se potessi piangere di paura in una casa abbandonata, / se potessi cavarmi gli occhi e mangiarmeli, / lo farei per la tua voce di arancio in lutto / e per la tua poesia che vien fuori gridando.
Pablo Neruda

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026