Ritratto di Federico II di Prussia
Anton Graff · Public domain

Frasi

Frasi di Federico II di Prussia

27 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 27 frasi di Federico II di Prussia: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Federico II di Prussia (elettore di Brandeburgo e re di Prussia). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Federico II di Prussia

Bisogna che un regno sia forte, perché la forza è il solo argomento che si può impiegare con questi cani di re e imperatori.
Cacciate i pregiudizi dalla porta, rientreranno dalla finestra.
Dalla lettera a Voltaire del 19 marzo 1771.
Con la presente il re proibisce a tutti gli ufficiali di cavalleria, pena l'infame destituzione, di lasciarsi mai attaccare dal nemico, perché sono i prussiani che devono sempre attaccare per primi.
Dio è sempre con i battaglioni più forti.
Dalla lettera alla duchessa di Sassonia-Gotha, 1760.
Io mi meraviglio dell'irriguardoso memorandum che lor signori mi hanno mandato. Posso scusare i ministri per la loro ignoranza, ma la malizia e la corruzione di chi l'ha scritto deve essere punita in modo esemplare, altrimenti non riuscirò più a farmi ubbidire dalle canaglie.
La caccia è uno di quei piaceri sensuali che agitano molto il corpo e che non dicono nulla allo spirito; è un desiderio ardente di inseguire qualche animale, e una soddisfazione crudele di ucciderlo; è un divertimento che rende il corpo robusto e in forma, e che lascia lo spirito incolto, senza per nulla arricchirlo.
Da L'Antimachiavelli, capitolo XIV.
La corona è soltanto un cappello che lascia passare la pioggia.
Citato in Alessandro Barbero, Federico il Grande, Sellerio, Palermo 2011.
La guerra è una sciagura così immane, il suo esito così incerto e le conseguenze, per un paese, così catastrofiche, che i sovrani non avranno mai riflettuto abbastanza prima di intraprenderla.
Da L'Antimachiavelli
La montagna è oltrepassata, adesso sarà più facile andare avanti.
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
Le battaglie hanno luogo per essere decisive! Attaccate, attaccate, attaccate sempre, dunque!
Citato in Thomas Mann, Federico e la grande coalizione. Un saggio adatto al giorno e all'ora, a cura di Nada Carli, Edizioni Studio Tesi, 1986.
Non siamo che poveri mortali! Il mondo giudica la nostra condotta non dai motivi, ma dal successo. Cosa ci resta da fare? Aver successo.
Più si invecchia e più ci si convince che Sua sacra Maestà il Caso fa i tre quarti del lavoro in questo miserabile universo. (dalla lettera a Voltaire del 26 dicembre 1773)
Citato in Dizionario mondiale di Storia, Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 374. ISBN 88-525-0077-4
Quando Augusto beveva, tutta la Polonia era ubriaca.
Da Épitre première à mon frère le prince de Prusse, 56, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 463.
Quel che mi stupisce è che il mondo non diventa mai più avveduto. Anche dopo che si è visto quel che valgono le guarentige scritte, la gente si fa ancora gabbare dai trattati: gli uomini sono una genìa di stupidi.
Se potessi supporre che la mia camicia o la mia pelle hanno sentore delle mie intenzioni, le strapperei.
Senza rifornimenti nessun esercito è coraggioso.
Citato in AA.VV., Il libro della storia, traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2018, p. 191. ISBN 9788858016572
Sono i soli furbi ed impostori che possono opporsi al progresso delle scienze, e possono impegnarsi a discreditarle, perché sono i soli a cui le scienze nuocciono.
Discorso all'Accademia di Berlino del 27 gennaio 1772; cfr. Luca de Samuele Cagnazzi, Saggio sopra i principali metodi d'istruire i fanciulli (1819), pp. 12-13
Sono poche le persone che pensano, però tutte vogliono giudicare.
Da Lettere.
Tutto al mondo è follia, ma non l'allegria.
Citato in Fernando Palazzi, Silvio Spaventa Filippi, Il libro dei mille savi, Hoepli, Milano, 2022, n. 79. ISBN 978-88-203-3911-1
Un principe è il primo servitore ed il primo magistrato dello Stato.
Dalle Memorie di Brandeburgo e da Testamento.
Un soldato deve temere il proprio ufficiale più dei pericoli ai quali viene esposto.
Citato in Paul Henissart, Il nuovo volto dell'esercito tedesco, Selezione dal Reader's Digest, giugno 1973.
Un'alleanza è come un matrimonio: il contraente ha sempre il diritto di divorziare.
Voi siete arcicanaglie che non valgono il pane che mangiano e che meritano di essere messe alla porta. Aspettate che io venga nel Westpreussen!.

Dicono di Federico II di Prussia

Il gran Prusso tiranno, al qual dan fama / Marte e Pallade a gara, or su la sponda / sta di Cocito, oltre alla cui negr'onda / fero Minosse ad alta voce il chiama. [...] / costui, macchiato di assoluto regno, / non può d'uomo usurpar nome, né loda; / ma, di non nascer re forse era degno.
Vittorio Alfieri
Le delizie della pace, l'ubriachezza della vittoria, il prestigio dell'adulazione, che circondano e corrompono i Re conquistatori, quando tornano nell'ozio delle lor corti, non alterarono punto l'anima di Federico, che non avendo una corte, fa la sua residenza in mezzo all'armata, e che divide le sue occupazioni tra gli esercizj militari, il governo de' suoi stati, e lo studio d'ogni maniera di letteratura. Se fa grandiose spese, procura che queste non cambino né i suoi costumi, né quelli della sua nazione, né l'occupazioni della sua vita; abbellisce la sua capitale, ingrandisce , facendone nascere una parte dal seno di acque paludose, ne fa una colonia militare delle più belle che mai esistessero, fabbrica in vicinanza di quella città un vago palazzo, vi chiama tutte, le arti, vi raduna dei capi d'opera, né sdegna il lusso ne' mobili per dare alla sua nazione, e ai suoi artisti degli stimoli d'industria, e dei modelli di studio; ma in mezzo a questo fasto reale ei conserva nel suo vitto e vestito la semplicità d'un privato.
Angelo Fabroni
Le sue memorie, i suoi dispacci hanno quasi tutti la data de' suoi campi , e son distesi nel mezzo del tumulto dell'armi, hanno quel di forza e di semplicità, quella logica dritta e nobile, che sì ben conviene a un Re guerriero, e che è tanto propria d'un gran carattere e d'un genio straordinario, il coraggio del quale cresce coi pericoli, e la scienza coll'ardore.
Angelo Fabroni
Proprio "lui" dimostrò cosa fosse in realtà il dispotismo: prima non se ne aveva avuto un concetto ben definito e, per completare il significato del termine, doveva arrivare un re in grado di lavorare come lui. Egli creò però anche una varietà di dispotismo: era il despota illuminato, in quanto i suoi sudditi potevano pensare e dire ciò che volevano, purché lui, da parte sua, potesse fare ciò che voleva, e questo era un accordo proficuo per entrambe le parti, come si fu costretti ad ammettere. Le religioni non avevano importanza, dato che le disprezzava. Nei suoi stati gli atei perseguitati trovarono non solo asilo, ma anche impieghi ufficiali. Non si curava delle satire, degli scritti denigratori e dei libelli indirizzati contro di lui; non temeva lo spirito perché, finché esso era innocuo, sapeva trovare un giusto equilibrio fra amore e disprezzo. Quando sentì parlare di un suddito tendenzialmente critico, chiese:
«Ha centomila uomini? Se no, cosa volete che me ne preoccupi!».
Thomas Mann

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026