Frasi
Frasi di Federigo Tozzi
29 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Federigo Tozzi raccolte in un'unica pagina: 29 frasi, divise per libro e argomento.
Federigo Tozzi (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Federigo Tozzi
Anche gli avvocati, con noi poveri, si comportano come tutti gli altri. Questo non ci dà né meno da sedere! (da Il podere, 1965, p. 113)
Andava verso la città sovra la quale si raccoglieva una dolcezza d'azzurro, tra le colline l'una più soave dell'altra. Quella bellezza meravigliosa l'umiliava. (da Con gli occhi chiusi)
Come i figli assomigliano i padri, e la carne nasce medesima dalla carne, così l'anime dalle anime. (da Quel che manca all'intelligenza, Pagine critiche, 1993, p. 84.)
Diamo fuoco alle logge. (da L'ideuzza, in Pagine critiche, 1993, p. 82)
Ella si fermava a guardare gli oggetti: una cecca imbalsamata, un vaso di terracotta per fiori. Ella pensò che nessuno ve li aveva messi mai e provò come una pena. (da Adele)
Io sento, nell'anima che m'è congiunta, questa soglia dell'immortalità. (da Novale, Le Lettere, Firenze, 2007, p. 160)
L'uomo che cerca Dio esalta la propria individualità; perché cercare Dio significa spingere l'anima fin dove le è concesso di arrivare; e più in là non è possibile. E io non temo nessuno, all'infuori di Dio che è in me. (da Quel che manca all'intelligenza, in Pagine critiche, 1993, p. 82)
Lo scopo di avere un posto nel giornalismo è per guadagnare per potere studiare per conto mio, e non per avanzare nel giornalismo. (da Novale, Le Lettere, Firenze, 2007, p. 70)
Mi ricordo di quand'ero giovine. Bastava che restassi una mezz'ora solo e non avessi niente da fare, perché mi venisse una specie di sospetto che mi faceva paura. Io non ero né meno sicuro di vivere. Il sospetto che avevo non glie lo so spiegare; ma cercherò di farglielo capire. Lei sognando, qualche volta, ha certamente avuto nello stesso istante una sensazione vaga, non si sa se con piacere o con dolore, che le impediva di credere al suo sogno; e avrebbe voluto che fosse stata la realtà, invece. Ma quella sensazione staccava il suo sogno, lo teneva discosto, senza riescire più a fare di lei stesso e del sogno una cosa sola. Ebbene la realtà – la chiamano realtà – che m'era intorno, mi faceva lo stesso effetto. Io non sapevo se quel che vedevo era un sogno più vasto, continuo, a cui mi ero abituato; e del quale soltanto poche volte avevo coscienza. Per farla capire meglio, immagini che il presente stesso era per me il senso d'una realtà convenzionale. (da Tre croci, 1991, pp. 89-90)
Noi vediamo che, quando l'uomo respinge Dio, diventa servo delle passioni, tiranneggiato dalla bestia interna, affumicato dall'ignoranza, pazzo. [...] Noi dopo avere ansimato, in una notte afosa, per viottoli serpeggianti che sboccavan su precipizi e in paludi, abbiamo ritrovato la Via, la Verità e la Vita. Per questo ci arroghiamo il diritto di rampognare gli erranti. (da La nostra fede, La Torre, 6 novembre 1913)
Esse pregavano inginocchiate, con le mani congiunte vicino ai mazzetti di fiori: e, in mezzo a loro, il morto doventava sempre più buono. Il giorno dopo spaccarono il salvadanaio di coccio e fecero comprare da Modesta tre croci eguali: per metterle al Laterino. (da Tre croci, 1991, p. 105)
Reazionari, invochiamo e propugnamo a viso aperto, contro i figuri demagogici la necessità del boia; cattolici, mentre le monarchie vacillano, difendiamo la Chiesa. La tolleranza è indifferenza: chi crede vuole che gli altri credano. (da La nostra fede, La Torre, 6 novembre 1913; ora in Paolo Cesarini, Tutti gli anni di Tozzi, Editrice le balze, Montepulciano, 2002, p. 141)
Tristezza come l'acqua che rimane quando ci siamo lavati. (da Un'allucinazione, in Giovani e altre novelle, p. 368)
Tu mi possiedi mille volte di più che se noi vivessimo insieme. L'ombra tua invade la mia anima di voluttà. (da Opere, vol. 4)
Vi sono dolcezze che fanno male quanto il dolore. (da Ricordi di un impiegato)
Barche capovolte
Le più grandi leggi sono indefinibili; si intravedono soltanto come orizzonti di quiete, come una promessa lontana di felicità.
Molte volte la vita è simile a una grande violenza. Tutte le ombre, anche le più lontane, stanno sopra a noi; e la nostra anima diviene silenziosa per le orme del meriggio che cominciano a scintillare. E tutte le cose vengono incontro a noi, come una marea.
Nessuno comprende che molta parte della bellezza è bontà.
Talvolta io sento la mia anima piena di occhi chiusi.
Bestie – Citazioni
Ecco la sera, quando le cose della stanza doventano pugnali che affondano nella mia anima; maniche che mi attendono. Qualche altra volta mi erano sembrate – libri, tavoli, sedie, tagliacarte, cuscini, lampade, pareti – poemi immensi. Mai, in nessun modo, sono riescito ad essere indipendente dinanzi a loro.
La mia anima, per aver dovuto vivere a Siena, sarà triste per sempre: piange, pure che io abbia dimenticato le piazze dove il sole è peggio dell'acqua dentro un pozzo, e dove ci si tormenta fino alla disperazione. Ma i miei brividi al tremolio bianco degli olivi! E quando io stavo fermo, anche più di un'ora, senza saper perché, allo svolto di una strada, e la gente mi passava accanto e mi pareva di non vederla né meno! Città, dove la mia anima chiedeva l'elemosina, ma non alla gente! Città, il cui azzurro mi pareva sangue!
Leggerò, forse, fino a stasera; ma il libro non lo chiuderò; resterà aperto tutta la notte e troverò i sogni su le pagine come se fossero figure.
Sopra la sua insegna c'era una Madonna, ad affresco, scalcinata e stinta: tutti i sabati le accendeva il lumino, tirando giù la fune a cui era attaccato; riconoscevo perfino il lieve cigolio della carrucolina. E poi restavo, dietro i vetri, a guardare quel lumicino che faceva scorgere soltanto le mani e le ginocchia della Madonna.
Dicono di Federigo Tozzi
Non saprei dire se il Novecento italiano abbia avuto o no narratori maggiori di Tozzi. Ma credo si possa affermare che il fronte di esperienze sul quale Tozzi ha lavorato, non sia stato portato più oltre in seguito.
Sarebbe stato probabilmente fascista se non fosse morto ancora giovane per una polmonite, che si buscò andando in motocicletta da Siena a Roma.
Tozzi era certamente uno scrittore di destra come confermano i suoi rapporti con il padre, le sue amicizie. Ci sono tuttavia due elementi, in lui, che lo pongono al di sopra della destra: il misticismo molto forte e la violenza. Una violenza tutta particolare, voglio dire, nascosta nel cuore degli uomini e nelle pieghe dell' animo umano.
Chi conosce Tozzi sa quanto lontane, le scenette da formati frivoli e borghesi; vi si condensa, circondato di stupore, tutto il peso delle nostre strane leggi, e d'altronde potremmo trovare a centinaia nell'opera tozziana i passi dove il senso del gratuito, del demoniaco puro, del perverso, e dell'irrisorio tende come a comporsi in un album umano dimostrativo. È singolare quanto serva questa naturale doppiezza (critica, più spesso, autocritica) a un'arte che adora abbandonarsi alle forti pitture. In essa, forse, potremmo trovare i migliori motivi della obbiettività del dramma, «intellettuale» anzi che supplichevole di elemosine sentimentali. Voglio dire che si può pensare essenziale a tutte le cosidette tragedie d'intelligenza la facoltà di colpire, in un atto nostro o di altri, lo strato interno che lo giustifica e lo perdona: c'è poco posto, allora per le reazioni convinte; e, particolarmente in Tozzi dalle reazioni tentatrici e impetuose, l'esattezza spietata dei riflessi è stata certo l'indirizzo più efficace a un'arte difficile.
Egli è dei pochi che han riflesso nel nostro romanzo, tradizionalmente, ortodossamente trattato, un genuino caso intellettuale, facendogli intorno come visioni peculiari semidipendenti fatti plausibili ed uomini vivi. Fra Verga e il romanziere di Trieste , Tozzi sembra in tal senso il più appropriato trait d'union; ma ben più al di qua che al di là dell'ideale barriera, fuori, vale a dire, quasi nettamente dal semplicismo naturalista e dal mito per noi tradizionale dei caratteri bloccati.
I romanzi son ricchi di «effetti». Ma, mentre in Verga (Verga, per esempio, del «Marito di Elena») l'eccesso, non animale, ma veracemente psichico suscita accenti falsi e ridicoli, nel nostro la corda risponde cosi bene, salvo rare stonature di confidenza, che si può dire aver egli dato alla letteratura italiana forse le pagine più profonde, e perfette di diavoli in libertà.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026