Frasi
Frasi di Felice Daneo
22 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 22 frasi di Felice Daneo: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Felice Daneo (storico italiano, professore). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Piccolo panteon subalpino
Vivevano da tempi antichissimi, non molto lungi da Pinerolo nelle valli del Piemonte che diconsi di Pragelato, Luserna e San Martino i Valdesi, sia che così si chiamino dall'abitar nelle valli, sia che Valdo, celebre eresiarca di Lione del secolo XIII loro ne il nome o ne lo ricevesse oppur ne professasse le credenze. Essi si credono seguaci della vera chiesa de' tempi apostolici, e nelle loro disputazioni del dogma sogliono farsi ragione di non interrotte tradizioni e dell'autorità di Claudio vescovo di Torino, che fiorì nel secolo IX dell' volgare. (vol. primo, cap. IV, p. 39)
[...], le imprese civili e militari, il valore la virtù e la fama di Emanuele Filiberto sono una delle glorie più stupende d'Italia, e il suo nome dura immortale nella storia. Ardito, vigile, operoso, instancabile fu veramente, come il chiamavano i contemporanei, uomo dalla Testa di ferro. (vol. primo, cap. IV, p. 41)
Carlo Felice era certamente uomo di retti intendimenti, di facili costumi e assai del popolo amante; ma per nulla egli avea alle vecchie magagne riparato; né pensava che gli Stati e le repubbliche debbono secondo i tempi, gli ordini e le leggi variare affinché abbiano stabilità, e che dovere è del principe operar con prudenza, giustizia e integrità, e promuovere e secondare quelle riforme in cui è la pace, il bene e la salute pubblica. Pertanto le cause che funestarono il regno di Vittorio Emanuele I durarono in gran parte, se non si accrebbero sotto Carlo Felice, e men belli riuscirono i primi anni del regnar di Carlo Alberto, a cui fu obbedire a una ferrea necessità, ineluttabile, come del fato favoleggiarono gli antichi. (vol. primo, cap. VII, p. 90)
Religioso forse più che a militare si addicesse (se nella religion vera ecceder si possa), deferenza somma mostrò a' ministri del culto sacro; inflessibile osservatore della giustizia per sé fu altrui prono a clemenza e generoso; perspicace, forte, temperante, severa educazione con soavità d'affetti domestici ne' suoi temperò; sobrio e frugale fino a privarsi del necessario; corpo paziente del sonno e dei disagi non in campo solo ma pur nella Regia, involandosi ai sollazzi ma in umil cella riducendosi. Mollezze e ozio ebbe a disdegno, sto per dire, la cura di se stesso, come in guerra si vide, nelle epidemie e ne' travagli. e pio non sugli averi ma sull'amor del popolo fece tesoro. Ma queste virtù sono antiche nella sua Casa e durano nei figli. (vol. primo, cap. VII, p. 104)
Benché il Denina fosse in età di settanta cinque anni circa, non cessò mai di scrivere, di rivedere e correggere le sue opere; ed ottuagenario attendeva ancora alla stampa or dell'una or dell'altra, e manteneva verdi tutti i suoi spiriti, tanto che appar prodigio di vita operosa e instancabile.(vol. primo, cap. XIII, p. 163)
Il Denina fu di mezzana statura, sottile di persona, non però di membra: il volto avea aperto, l'occhio vivace e mobile, così come ardente ne era l'indole e quasi irrequieta: sciolta la lingua e facile il parlare tanto nell'italiana come nella francese favella. Mente fecondissima e piena di alto sapere, a scrivere portavalo il proprio genio e stimolavanlo i vari casi della vita che gli furono di grande occasione a fare, ma pur cagion di poca castigatezza nella dizione ed efficacia dello stile; ma questi difetti non toccano l'opera sua principale delle Rivoluzioni d'Italia; onde per comune consenso fra i classici scrittori è annoverato. (vol. primo, cap. XIII, pp. 163-164)
[...], fu egli d'indole eccellente e mansueta, generoso e benefico senza ostentazione, grave senza alterigia, religioso e specchiatissimo di costumi. Fu poi esemplare di virtù domestiche e sociali, non mai dimenticando che il primo dovere del vivere morale è la rettitudine dei propositi e la costanza nel bene operare. (vol. primo, cap. XIV, p. 169)
Ma il libro del Napione che vorremmo ogni giorno veder per le mani della gioventù studiosa, Dell'uso e dei pregi della lingua italiana di sopra indicato, di cui tu non sai se maggiore sia la copia della dottrina o l'amore della patria nel culto dell'italiana favella, «ché non solo, dice egli, è la più bella che sia sorta dalle ruine dell'antichità, ma è lingua conosciuta ed apprezzata da tutte le côlte nazioni.» (vol. primo, cap. XIV, p. 171)
Sebbene il Tenivelli mostri non mediocre acume e discernimento critico nel giudicare degli storici che lo precedettero e singolare diligenza metta nella ricerca dei fatti e nell'esame e documenti; non si può dire tuttavia che un rigoroso pregio abbiano le sue narrazioni in cui talvolta s'incontrano delle incoerenze e anco delle amplificazioni retoriche, come si suol dire, e per amore di municipio si pregiudica talvolta alla realtà storica. (vol. primo, cap. XV, p. 177)
[...] come, secondo che bene osserva il Botta, i popoli sollevati, nei primi impeti loro prima che gli scaltri e i tristi abbiano fatto i loro maneggi per tirare a sé le cose, sogliono ricorrere a personaggi autorevoli per dottrina e per bontà; così quegli incauti e scapigliati popolani corsero alla casa del buon Tenivelli, che era veramente amico del popolo e per cittadino di libero sentire tenuto, e con preghiere e minacce e grida, lui e a suo malgrado, secondo alcuni, fra cui il Botta, oppur connivente benché con moderati intendimenti di libertà fautore, trassero, nuovo Masaniello in piazza affinché in lode del popolo e della libertà perorasse e le tasse dei condannasse. Io non credo che così semplice e delle cose ignaro fosse invero, come il Botta afferma, il povero Tenivelli, perché ciò è inconcepibile in un uomo d'ingegno dato in particolar modo agli studi storici e avvezzo a trattar mutazioni, ravvolgimenti di principi e popoli; credo sì che ei dovette ad ogni modo acconciarsi ai voleri della plebe che nei tumulti de' ciompi, la è sempre una fiera scatenata. Tanto bastò perché fosse arrestato, giudicato e condannato ferocemente a morte; onde vittima degli altrui falli venne fucilato il 13 agosto 1797, alle ore cinque di mattina. (vol. primo, cap. XV, p. 179)
Ma le opere che maggiormente attestano il raro senno e l'operosità del Bogino, è la riunione del governo della Sardegna a quello degli Stati di terraferma, operatasi nell'anno 1759, onde in men di quindici anni fu condotta a civiltà colla miglioria delle leggi, degli ordini amministrativi, coll'istituzione di Magistrati civili e di commercio, delle Università di Cagliari e di Sassari, col promuovere l'industria e l'agricoltura, incominciare i lavori pubblici ed estendervi insomma le riforme dello Stato; di maniera che l'Isola si vide crescere così di ricchezza come di popolazione ed egli è dei Sardi benemerito non meno che dei Piemontesi. (vol. primo, cap. XIX, p. 221)
Alfieri esuberantemente stufo prese la immutabile risoluzione di rompere ogni non degno legame, e per togliersi occasione ai si tagliò le ricche e lunghe chiome, affinché, siccome il decoro non permetteva allora a nobil uomo di mostrarsi in sì umile assetto quasi di servo tosato, più non potesse uscir di casa e giunse a tale di farsi legare sulla sedia per obbligarsi alla applicazione della mente. (vol. secondo, cap. XXII, p. 14)
Carlo Marenco fu uomo di retta e generosa indole; giusto, leale e sincero, padre di famiglia così affettuoso e pio che l'amor della gloria, benché sia il maggior bene di un poeta, non a quello della prole; cittadino integerrimo, savio, operoso, fu de' suoi provvido amministratore; pieno di affetto per gli amici, semplice di modi e cortese, in lui avresti facilmente veduto l'animo altamente virtuoso. Gran concetto egli ebbe della poesia e del culto delle lettere, e fu uno de' più nobili e virtuosi intelletti de' tempi nostri in Italia. (vol. secondo, cap. XXIV, p. 61)
Era di giusta e proporzionata statura, la fronte avea quasi sfuggente, inarcate le ciglia e l'occhio parlante; capelli quasi scomposti, le nari e le labbra sporgenti, ma tale un complesso cha a sé traeva e a stima e venerazione invitava. Tale di lui fecero testimonianza quanti lo conobbero. (vol. secondo, cap. XXIV, p. 61)
Era il Nota operoso, avveduto e solerte e veramente nel nome e nel fatto intendente della carica che ; imperciocché quanti ebbero o della sua amministrazione discorrono, si convengono a farne gli elogi, particolarmente a , dove essendosi sentire una terribile scossa di che molto danneggiò la spiaggia dei Liguri, diede egli esempio di rara prontezza d'ingegno, di fermezza nel porvi riparo e di carità di patria, tal che benedetto era il suo nome. (vol. secondo, cap. XXV, p. 66)
Così visse e così morì Amedeo Ravina, di carità patria e di libertà appassionatissimo, poeta ed oratore egregio, e scrittor castigato e puro che i modi più pellegrini dei classici latini e italiani avea quasi assorbiti nelle vene. Fece lunghissimi studi della storia antica e moderna, ed erano suoi autori prediletti C. Tacito, Tito Livio, Plutarco, Dante, Petrarca e , i quali quasi sapea per la memoria e quasi tutti postillò e corredò di note in sì gran copia da renderli a stento leggibili, usandone perciò più copie. (vol. secondo, cap. XXVIII, p. 101)
Quando un uomo d'ingegno eccellente e di animo generoso si è della filosofia fatto famigliare, non si piega né per l'avversa né per la prospera fortuna, ma in sé stesso volgendosi, sempre vi trova natura da bastare a sé e da recare non mediocre utilità e benefizio agli altri. (vol. secondo, cap. XXXI, p. 142)
[...] Ornato era uno di que' rari ed eletti ingegni che, appena hanno imparato a stampare le prime orme nella via del sapere, più non hanno uopo dell'opera altrui; e quindi da per sé solo continuò gli studi quasi senz'altro presidio che i libri, i quali, dicono che la sua buona madre gli togliesse talvolta di mano, entrando a notte inoltrata a spegnergli il lume, affinché ei non prolungasse di troppo la veglia, ma concedesse qualche riposo così al corpo come alla mente. (vol. secondo, cap. XXXI, pp. 144-145)
Fu adunque la vita dell'Ornato, sì in patria e sì quando pellegrino era in terra straniera, quella di un savio che la filosofia professò non già ad ostentazione d'ingegno ma perché, per sé praticandola, potesse riferirla a vantaggio dei seguaci, costoro ritraendo da quella vana specie che è la sofistica e scorgendoli all'investigazione del vero e alla pratica del bene. E quantunque di non molti monumenti scritti egli ci abbia lasciato, pur tanti e così efficaci furono gl'insegnamenti orali ch'ei trasfuse negli intelletti, e l'influenza negli animi, che il suo nome a buon diritto va unito col risorgimento degli studi filosofici in Italia. (vol. secondo, cap. XXXI, pp. 149-150)
Pio Aldo Manuzio il vecchio (così detto per distinguerlo da' figli e nipoti che esercitarono la stessa arte), lodato non meno per cultura e dottrina letteraria che per la prodigiosa operosità, venne a buon diritto chiamato il padre e l'onore della Tipografia Italiana. Egli fu il primo che prendendosi a cuore la causa dele lettere e dell'antica sapienza, prendesse a pubblicare in corrette edizioni le opere dei classici greci e latini; e così ci diede tutto Aristotele, Euripide, Teocrito, Virgilio, la prima volta stampato, e la prima Bibbia in ebraico; ed oggi ancora ha un tesoro che possiede una compiuta edizione delle stampe Aldine. (vol. secondo, cap. XXXVIII, p. 227)
[...] più che dal Perugino, il Gaudenzio imparò poi dall'Urbinate a perfezionare colla grazia e coll'espressione il suo stile; e sì che se tu ben miri i di lui dipinti, ti par di vedere un non so che di raffaellesco spirare dalle pose, dall'atteggiamento e dalla soavità dei volti, specialmente nelle donne e negli angeli dei quali una meravigliosa corona si ammira a Varallo. (vol. secondo, cap. XXXIX, p. 237)
Gaudenzio Ferrari, se tu desideri sapere qual fosse il suo carattere fisico e morale, era di proporzionata statura, di bello e franco aspetto, occhio vivace, composta la persona, ben fatto il cuore, retta e generosa l'indole; ben costumato, religioso e liberale, talvolta faceto, sempre urbano. Era nel lavorare spedito, diligente, industre; la sua vita fu uno studio continuo dell'arte e della natura. (vol. secondo, cap. XXXIX, p. 239)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026