Frasi
Frasi di Fernanda Romagnoli
37 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 37 citazioni di Fernanda Romagnoli, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Fernanda Romagnoli (poetessa italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Fernanda Romagnoli
È molto ciò che regala una giornata / di primavera – ma non sappiamo spenderlo / né accumularlo, tanto / la sua moneta è in disuso. / Ti sembra astruso dar credito / al minuscolo scoppio della foglia / che sbuccia il ramo a livello di finestra, / e neppure t'accorgi di vederla / nel mattinale scontento... / Ma ne dura / la gioia in te fino a sera: in una voglia / di cominciare da capo, una maldestra / baldanza nel tuo passo, / mescolato alle giovani creature, / nell'indulgenza di te... Già questo solo / basterebbe per chiudere all'attivo / il raccolto del giorno – incluso il dolo. (È molto)
Io qui non mi trovo. Io fra voi / sto come il tredicesimo invitato.
[...] pende fra uno sciame alto di stelle / dall'abisso notturno la Bilancia: / sopra il vivere mio lucida, esatta, / non turbata dai venti, / in equilibrio / fra il cielo già trascorso e quel che resta.
L'anima in disparte
All'ombra delle tende azzurre gialle / approda il vecchio. Siede, / guarda intorno la scena: mitemente / nel suo castello d'ossa si consola / di farne ancora parte. / Ma l'anima – è in disparte. (da Strada)
Anche il poeta ha un corpo. / Mangia. Invecchia. / Anche il poeta è stretto / nella sua triste carne. (da Prima vista)
Chi amico ti chiama – è beato. / Felice colei che ogni giorno / ti parla ti tocca / ti dorme a lato. (da Cristallo di rocca)
Come spenti / passano i vinti, passa il vittorioso / manipolo, ridente pur se stanco. / E in mezzo, lui, che ancora la tribuna / vibra al suo nome, echeggia la collina. / A testa china, assorto, / la dolce nuca ersuta di sudore, / l'ecchimosi, lo strappo sulla maglia. (da Giovane campione)
Ma "vecchio" che significa, poeta, / per te che ricominci ad ogni sguardo / da settant'anni, per l'inesausto slancio / della radice, la sua storia d'anelli / su per il legno, verso la cima, dove "bisbigliano gli uccelli" e fanno a giorno le costellazioni / dell'anima. (da Per il poeta malato, dedicata a Nicola Lisi)
Morte pulita – ed in fretta. / Ma che ne so della via / che il bruco ha percorso in quell'unico / istante d'agonia. (da Bruco)
Per sfuggire al silenzio degli echi / con edelweis mi tapperò gli orecchi. (da Dolomiti)
Tagliato in due col suo frutto / il bruco si torce, precipita / nel piatto, ove un attimo orrendo / sopravvive al suo lutto. (da Bruco)
Ti supplico per lei, così smaniosa / di mari e di ginestre // Tu non esaudirmi, ché non io, / la mia carne di madre ha paura. (da Per lei)
Stupendo sacrilegio imporvi un segno / - l'arco del piede - premere col viso / la freschezza deposta dalla luna. / Il mare straripava nel sereno / a livello dei cigli. Ah, la bellezza / che pativo, non mia, che mia stringevo / in quel primo singhiozzo di creatura / che s'arrende all'immenso - era già il pegno, / la stigmata che in me sfolgora e dura. (da Stigmata)
Mi scinderò dalla perpetua danza, / dal flusso senza fine che mi porta, / creatura di lucente libertà / - io - che piangete morta. (da Avvento)
M'inebrio al colpo che t'assalirebbe / all'altezza dell'anima. M'inebria / pensare come il volto / ti si farebbe pallido, e smarrita / l'onestà dello sguardo. (da Tu sapessi)
I capelli riposano leggeri / nell'ombra che al suo corpo fa da culla. / Ma la mano s'è arresa, / crocefissa alla vita. (da Sonno)
Poi ti raggiungerò / là dove – abbandonata / la via terrestre, simile / a rotaia in disuso – / s'incammina lo spirito, esitante, / confuso ancora al grido, ancora all'orlo / della sua cieca vibrazione umana. / Io ti raggiungerò / dove tu "Sono qui!" / balenerai, che ancora dalla fascia / del buio mi districo. / "Qui dove" – nell'angoscia / di troppa luce, nessuno distinguendo – / ti griderò. Ma già saremo Uno. (da Poi)
Fu pura diserzione. / Silenziosa vedetta mi scortava / all'estuario del tempo. / Lo spazio si sfilava dai miei piedi, / mal cucito sudario. / Non v'era qui altro metro che l'eterno. / Non v'era riva fuor che lo splendore. (da Libertà)
Lungamente in me fissa mi dilato, / la mia fronte diviene continente, / il timpano un Frejus: / per ogni arteria della dolce terra / s'aduna in me la schiera degli addii. (da Se al risveglio)
Fruscio di foglie sulla terra nera, / in fila dietro il piffero d'un vento, / lacere, scalze, illuse / d'essere ricondotte a primavera. / Senti nel buio il trepido colloquio / cieco, il sussurro per farsi coraggio. / – Da loro impara, anima, / se indietro sogni torcere il tuo viaggio. – / Ah, tradite nell'alba al soliloquio / del primo uccello! Sbaragliate al puro / chiarore! Senza voce, illividite, / fucilate dal sole a piè di un muro. (da Esecuzione)
La folle tentazione dell'eterno
Non soffierà da gola di fontana / secca tosse di vento, / che tutta l'acqua non sia già stillata / fino all'estrema goccia della Grazia: / se quanto basti a un grembo di conchiglia, / o totale battesimo, / questo - figlia - da lui già calcolato. (da Memento, p. 31)
Se voi foste con me, se voi stringeste / la dura aguzza aureola della spiga / se piangeste felici / sulla riga ascendente dell'allodola! / - Ma voi, miei diletti, dormite. - (da Arianna, p. 33)
Che non so amarti, dici. // Ma chiedilo al tremore delle mani / quando si fanno nido alla tua nuca, / chiedilo alle radici delle vene / quando m'ami, al mio cuore che boccheggia / spingendo la sua punta palpitante / fra i cerchi delle costole di pietra. (da Tu dici, p. 35)
Uno sposo / giusto a suo modo - avvinta alla cordata / sempre seconda, il rischio / più suo, soltanto sua però la vetta. (da Tirate le somme, p. 55)
Ma i libri, in fila silenziosi, l'ali / serrate al dorso, sognano di me. (da Tiepido tè, p. 70)
Quando sarò memoria, in quale età / degli occhi tuoi salirò a galla. Giovane, / fra i tuoi giochi in ginocchio, per avere / il tuo viso a livello del mio. / O come oggi mi vedi, dall'altezza / del ramo terminale ove fiammeggi. (da Tra fuoco e cenere, p. 81)
Mi reincarno, / fino a giungere figlia ove mia madre / s'appressava a sfiorire - ancora bella - / nell'ombra del mio crescere impaziente / crudele perentorio: / ma dolcissimo a lei. (da Imparando a lei, p. 175)
Verità - nel mistero intraveduta: / immagine riflessa, non sostanza. / Come un vetro di maggio / che si spalanca e richiude / porta dentro un riverbero, la perla / d'un uccello che trilla. (da In agguato, p. 184)
Dicono di Fernanda Romagnoli
C'è in questi versi... il segno di un destino poetico, volto a una confessione di continuo sollevata dal puro diarismo per il rovello e l'attesa di una rivelazione, nella linea della grande Dickinson, di Cristina Rossetti. Esso nasce dall'ininterrotto scontro tra il quotidiano e il visionario.
È un caso letterario Fernanda Romagnoli? Sì, lo è, nel senso più alto, meno effimero... Con Il tredicesimo invitato ha raggiunto una serena eternità da piccolo classico.
Eppure – come nei metafisici inglesi che certamente ha letto, o in Caproni cui deve qualcosa, o alla Guidacci che forse le è vicina – quanta vita sotterranea, rappresa, rimane in questa poesia della Romagnoli, capace ancora di fremere di agitarsi di lottare fra l'esistere e l'essere.
La poesia della Romagnoli rispecchia l'essenza della vita: stati d'animo, travagli di coscienza, accensioni spirituali di una donna coraggiosamente impegnata a leggere in sé la propria verità...
Possedere la verità in un'anima e un corpo era il grido, quale a noi risulta, più che un progetto, con cui si chiudeva Une saison en enfer. Il richiamo a Rimbaud tende a sottrarre alla convenzionalità dei due termini di un conflitto mai risolto la sostanza del libro drammatico che abbiamo davanti...
Rarissimo evento, Fernanda Romagnoli è poeta.
Ci sono poeti che hanno un destino di silenzio, anche se a tratti sembra che la gloria, o la fama almeno, li abbia per un attimo baciati. Il silenzio, in vita e in morte, tranne che per qualche breve istante, pare essere il destino di Fernanda Romagnoli, poetessa romana morta nell'86 all'età di settant'anni.
La sua fortuna letteraria era stata come il percorso breve e subito cancellato di una stella cadente che si accende per qualche attimo solo quando è vicina al termine della sua corsa. Prima e dopo quell'attimo, nulla, o quasi.
Una donna senza storia, Fernanda Romagnoli, se non questa sua quasi segreta passione dello scrivere: come la poetessa americana Emily Dickinson, che amava molto e alla quale per certi aspetti è affine.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026