Frasi
Frasi di Filippo Grassia
11 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Filippo Grassia raccolte in un'unica pagina: 11 frasi, divise per libro e argomento.
Filippo Grassia (giornalista e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Filippo Grassia – Guerin Sportivo
L'Italia, grazie ai Campionati del Mondo, ha scoperto in tutta la sua bellezza la pallavolo, sport spettacolare e telegenico per eccellenza. È questa la prima verità che va evidenziata [...]. Merito precipuo di questo «boom» (senza precedenti anche in altre discipline) va ascritto alla Nazionale di casa nostra che rappresenta la rivelazione più bella e sincera del meeting iridato. Gli uomini di Pittera, l'allenatore, hanno fornito prestazioni eccellenti dimostrando sul campo di meritare la fiducia del tecnico siciliano che ha compiuto l'impresa di portare la Nazionale a clamorosi livelli (atipici e perciò piacevolmente sorprendenti) di rendimento. [...] Forti, decisi, determinati, sicuri dei propri mezzi: queste le qualità precipue dei magnifici «dodici» che hanno fornito esempio chiarissimo di lineare compattezza e omogeneità. [...] Il pubblico ha risposto in misura eccezionale, a Roma come in tutte le altre sedi. Si pensa che gli spettatori, al termine dei Mondiali, supereranno le duecentomila unità [...]. Cifre da capogiro che pongono il volley in posizione di assoluta preminenza anche nei confronti di altre attività più radicate negli umori degli sportivi.
[...] lo spettacolo non è subordinato solo ai moduli o alle strategie tattiche. Alla fine fanno la differenza quelli che vanno in campo e chi ha dei fuoriclasse può permettersi di giocare in tutti i modi. Sacchi è un ottimo allenatore, che è riuscito in pochi anni a vincere tutto nel mondo con manovre e schemi di prim'ordine. Ma resto convinto che, senza Van Basten, Baresi, Gullit e soprattutto Rijkaard, anche per lui le cose sarebbero state difficili. [...] Non vorrei che [...] Berlusconi, nei suoi anni milanisti, avesse avuto un ruolo determinante al momento di «stendere» la formazione.
Al di là della facile retorica, la vittoria della Danimarca agli Europei [...] è la vittoria della semplicità, delle cose fatte in economia, della giusta misura in un ambiente che da qualche tempo pare conoscere solo lo spreco. [...] La Danimarca si è imposta con una serie di prove non trascendentali, ma oneste, caparbie, figlie d'una volontà comune e d'uno spirito di sacrificio sconosciuto a tanti nostri miliardari della pedata. [...] in Danimarca il calcio fatica a superare contorni semiprofessionistici per non dire dilettantistici con quel che segue di bello e di meno bello. Complimentiamoci allora con questo gruppo di ragazzi che ha reso al massimo: in caso contrario Laudrup e Larsen non avrebbero portato a casa quel trofeo e, tanto meno, avrebbero stupito tutta Europa.
Citazioni di Filippo Grassia – il Giornale
Altro che intruso. [...] mette paura a tutti con il suo gioco potente, solido, regolare, fatto di anticipi sorprendenti e di assoluto sacrificio. [...] E poco conta che sia bruttino, pelato, piccolo, di scarne parole. O che non abbia il fascino di Federer, la bellezza di Nadal, la possenza di Del Potro. Se c'è da tirare forte, sempre più forte, arrivare su ogni pallina e compiere gesti estremi, Nikolay non si tira mai indietro. E chissenefrega, lo ammette lui stesso, se non è un divo, non solletica i gusti delle ragazzine, non entra nel gossip. L'anti personaggio per antonomasia.
Mai come questa volta l'epica non è fuori luogo perché serve a sublimare un successo tanto legittimo quanto inatteso che entra di diritto nella storia del nostro sport. Lo ricorderemo per sempre. Al momento della premiazione non s'è limitata a baciare la coppa [...], ma l'ha coccolata e cullata, quasi avesse fra le braccia una creatura appena nata. L'ha fatto con tanta dolcezza e tenerezza da commuovere il pubblico, in grandissima parte a suo favore, e far piangere Mary Pierce [...], che ha avuto l'onore di consegnarle il trofeo.
Che sia uno scudetto di cartone [...] cominciano a capirlo anche i tifosi dell'Inter. Del genere: vale la pena battersi per un triangolino tricolore che ha causato più dolori che gioie, più polemiche che soddisfazioni? Se Moratti vi rinunciasse, il problema sarebbe risolto. Ma il presidente non sembra di questa opinione perché lo ritiene una sorta di rivalsa rispetto ai torti e ai danni subiti nelle stagioni precedenti: primo fra tutti il celeberrimo rigore negato a Ronaldo per il fallo di Iuliano nella sfida fra Inter e Juventus del 26 aprile 1998.
Zeman è una fede. Ma gli atei, calcisticamente parlando, sono in aumento.
Flavia Pennetta [...] sarebbe piaciuta a Federico Fellini, il regista della Dolce Vita: sensuale ma anche sentimentale, pragmatica e pur sempre sognatrice: femmina più che donna.
[...] la Nazionale, che non aveva partecipato alle due precedenti edizioni, conquistò l'Europeo superando in semifinale la Russia al San Paolo di Napoli con la monetina [...]. I rigori non erano ancora stati inventati. [...] A fine partita l'arbitro tedesco Tschenscher convocò nel suo spogliatoio i capitani Facchetti e Shesternev. «Testa o croce?», chiese ai due. «Testa», rispose per primo Giacinto. Ci vollero due lanci per definire il passaggio alla finale: nel primo la monetina rimase in bilico in una fessura del pavimento, nel secondo diede ragione a Facchetti. «Grazie a San Gennaro», chiosarono i tifosi napoletani rimasti in religioso silenzio sulle gradinate.
In una grande manifestazione, la novità dei tiri decisivi dal dischetto debuttò nell'Europeo del 1976 quando la Cecoslovacchia superò per 5-3 la Germania Ovest. Decisiva la sentenza di Panenka che ebbe il coraggio o la follia, forse entrambe, di beffare il portiere Maier con il cucchiaio. O meglio, quello che poi sarebbe stato chiamato cucchiaio.
Una cosa è certa. Il calcio è un gioco di squadra che non c'entra niente con i rigori finali. Qui il calcio diventa uno sport individuale, come il tennis, lo sci o la scherma. Un altro sport. Il giocatore che si presenta davanti al dischetto, è solo con se stesso, i suoi tormenti, lo stress a livelli bestiali. Mai come in quei momenti, l'appartenenza a una squadra non è più un valore aggiunto, ma diventa un peso per il timore di tradire una causa comune. Il gruppo [...] non conta più. [...] Ogni rigore fa storia a sé. E quello che batti alla fine dei supplementari non è uguale a quello a partita in corso.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026