Frasi
Frasi di Filippo Tommaso Marinetti
77 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 77 frasi di Filippo Tommaso Marinetti: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Filippo Tommaso Marinetti (poeta, scrittore e romanziere italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Filippo Tommaso Marinetti
Abbiate fiducia nel progresso, che ha sempre ragione, anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza.
Centrale di Poesia.
Chi pensa più alle fischianti pallottole che cinguettano sul capo coi primi passeri indifferenti? Sono preso dalla giogaia di scoprire una nuova legge. Ben lontano dai Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie trovo nel momento più pericoloso d'una battaglia la soluzione di molti problemi che i filosofi non potranno mai scoprire nei libri, poiché la vita non si svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato e del futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro che tutto il passato hanno vissuto, sudato, pianto, baciato, morso e masticato e che vogliono fra le carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, masticare il loro futuro.
Ciò che si uccide in sogno muore più dei morti della terra!...
Giovane commediografo novelliere futurista siciliano dotato di un forte ingegno originale.
Il cinematografo futurista collaborerà così al rinnovamento generale, sostituendo la rivista (sempre pedantesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente).
Il comunismo è l'esasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l'umanità.
Il nostro amore crescente per la materia, la volontà di penetrarla e di conoscere le sue vibrazioni, la simpatia fisica che ci lega ai motori ci spingono all'USO DELL'ONOMATOPEA.
Il rumore, essendo il risultato dello strofinamento o dell'urto di solidi, liquidi o gas in velocità, l'onomatopea, che riproduce il rumore, è necessariamente uno degli elementi più dinamici della poesia. Come tale l'onomatopea può sostituire il verbo all'infinito, specialmente se viene opposta a una o più onomatopee. (Es. : la onomatopea tatata delle mitragliatrici, opposta urrrrraaaah dei Turchi, nel finale del capitolo «PONTE», nel mio poema ZANG TUMB TUMB). La brevità delle onomatopee permette in questo caso di dare degli agilissimi intrecci di ritmi diversi. Questi perderebbero parte della loro velocità se fossero espressi più astrattamente, con maggior sviluppo, cioè senza il tramite delle onomatopee.
L'oro del tramonto distilla tra le foglie delle querce / e il vento s'illanguidisce tra i gorghi palpitanti / degli alberi. La sera mite bagna i dolci prati. / E la luna, pallidissima, emerge dalle pianure. // Sale verso l'azzurro reggendo l'urna piena / delle chiarità che versa nel sonno dei rossi boschi. / E il bosco in un fremito tende i rami alteri / come coppe d'oro brandite con un gesto folle. // Il soave Coppiere effonde il suo chiarore / sulle coppe tenute da grandi braccia senili / mentre i tronchi gridano: "Versa, oh! versa Astarte // la tua essenza d'amore nelle nostre deboli vene / poiché morremo domani, e queste fragili coppe / sotto i passi del sole presto saranno infrante!"
La pubblicità ha soltanto una ragione d'essere: quella di agganciare la curiosità del pubblico con la massima originalità, la massima originalità, la massima sintesi, il massimo dinamismo, la massima simultaneità e la massima portata mondiale.
[L']arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo.
Ma ho anche un'altra qualità: sono privo di modestia!
Mi coricai, la notte scorsa, a pancia all'aria, nel bel mezzo d'una vasta pianura... per contemplare a tutt'agio l'Orsa Maggiore, amica mia... Ella saltellava sulle nuvole, agitando placidamente la testa grondante di fuoco, e immergendola a quando a quando nel limpido abbeveratoio della Via Lattea...
Nordica miscela d'acqua anice cielo mare Trapani / ingabbiato di gru metalliche galleggianti / e torbide scritture di pioggia grafomane in necrologie.
Palermitani! Mi vedete venire? Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri! Sembra il mio monoplano un gigantesco uomo bianco ritto sul trampolino delle nuvole, che aperte le braccia, si chini per tuffarsi repente nella vostra fremente aurora siciliana! [...] Tu m'appari da lungi, Palermo, come un formidabile arsenale difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti. Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze un enorme cantiere, su cui può scivolare la dreadnought ideale che sgombra l'orizzonte! Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile dei calafati, e su in alto il lacerarsi soave delle brezze color di rosa.
Qualsiasi pastasciuttaro che consulti la propria coscienza onestamente al momento di ingurgitare la sua biquotidiana piramide di pastasciutta, vi troverà dentro la triste soddisfazione di tappare con essa un buco nero. Questo buco avido è una sua incurabile tristezza. S'illude, ma non lo tappa. Soltanto un pranzo futurista può rallegrarlo.
Queste due malattie italiane: l'avvocato e il professore.
Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo riunite. Sono i centomilioni di candele del massimo proiettore che sorveglia le postazioni in Val D'Astico. Pausa abbacinante. Poi sentiamo la danza furibonda e il ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, spietato, ironico e femminile della mitragliatrice Saint-Etienne che, sei metri a destra; sputa come un'andalusa fuoco di passione e garofani rossi dal suo balcone foderato di fogliami. È lei la leggendaria Dama al Balcone della brigata Casale.
Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte / in folte brume d'incubo, / le Gru colossali si trasformano / in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi. / I marsupii capaci delle lor pance son pieni / di minuscole ombre, / gesticolanti confusamente, al crepuscolo, / nel fumo degli aliti loro!... [...] Le Gru colossali, kanguri di bronzo / allineati sulle banchine, / col collo teso sinistramente / spìano prede sul mare!...
Trapano di Trapani / trapano di Trapani, coloniale nell'Africa vicina.
Un colpo di rivoltella, due, tre, venti, trenta. Sassi, randelli volanti e randellate precise. Il cordone dei carabinieri scompare. Poi, di slancio, a passo di corsa, contro i nemici. [...] La colonna, ormai padrona di Milano riconquistata, ritorna in piazza del Duomo, ritmando la sua marcia col grido “L’Avanti! non è più” e portando in testa l’insegna di legno del giornale incendiato, che fu donata a Mussolini, nella redazione del Popolo d’Italia.
Un cretino con dei lampi di imbecillità.
Citazioni di Filippo Tommaso Marinetti – Citato in Giordano Bruno Guerri, Filippo Tommaso Marinetti
Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un Beaudelaire, di un Verlaine, di uno Shelley, di uno Swinburne.
Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di Casanova e Cagliostro e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.
Bisogna ad ogni costo combattere Gabriele D'Annunzio, perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:
1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo;
2º il sentimentalismo romantico grondante di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale;
3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano;
4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.
Un Montecarlo di tutte le letterature.
sono un utile termometro anale.
Riassunto di baffi e visiera.
Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo – Citazioni
Il prete odia il provvisorio, il momentaneo, la velocità, lo slancio, la passione. E in ciò cancella brutalmente l'essenza ardente, preziosa, della morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti i perdoni e tutte le simpatie al fervore appassionato, alla fiamma volubile del cuore. Il prete dimentica che la frase di Cristo alla Maddalena: Molto sarà perdonato a chi molto ha amato. E quest'altra: Colui che è senza peccato scagli la prima pietra, sono due glorificazioni del libero amore e due calci all'indissolubilità del matrimonio.
Così il matrimonio è il comune purgatorio di tutti i temperamenti rigogliosi e potenti. Purgatorio di peccati inesistenti, logorìo di gioventù, tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice, deprimente, sopraffattrice che non ammette il trionfale sviluppo della gioia fisiologica e della libertà rischiosa e temeraria.
Democrazia futurista – Citazioni
Il sentimento della famiglia è un sentimento inferiore, quasi animale, creato dalla paura delle grandi belve libere e delle notti gonfie d'agguati e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia che screpolano la metallica gioventù.
L'arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.
Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi.
Guerra sola igiene del mondo – Citazioni
I nostri padri simbolisti avevano una passione che noi giudichiamo ridicola: la passione delle cose eterne, il desiderio del capolavoro immortale e imperituro.
Noi consideriamo invece che nulla sia basso e meschino quanto il pensare all'immortalità nel creare un'opera d'arte, più meschino e più basso della concezione calcolata e usuraia del paradiso cristiano, che dovrebbe ricompensare al milione per cento le nostre virtù terrestri.
Bisogna semplicemente creare, perché creare è inutile, senza ricompensa, ignorato, disprezzato, eroico in una parola. (p. 102)
Tutto ciò che viene fischiato non è necessariamente bello o nuovo. (p. 117)
La guerra è l'unico timone di profondità della nuova vita aeroplanica che prepariamo.
La Guerra, futurismo intensificato, non ucciderà mai la Guerra, come sperano i passatisti, ma ucciderà il passatismo. La Guerra è la sintesi culminante e perfetta del progresso (velocità aggressiva + semplificazione violenta degli sforzi verso il benessere). La Guerra è un'imposizione fulminea di coraggio, di energia e d'intelligenza a tutti. Scuola obbligatoria d'ambizione e d'eroismo; pienezza di vita e massima libertà nella dedizione alla patria. […] La Guerra ringiovanirà l'Italia, l'arricchirà d'uomini d'azione, la costringerà a vivere non più del passato, delle rovine e del dolce clima, ma delle proprie forze nazionali. (pp. 148-149)
Poeti, pittori, scultori e musicisti futuristi d'Italia! Finché duri la guerra, lasciamo da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre! Son cominciate le rosse vacanze del genio! Nulla possiamo ammirare, oggi, se non le formidabili sinfonie degli shrapnels e le folli sculture che la nostra ispirata artiglieria foggia nelle masse nemiche. (p. 154)
Manifesto del futurismo – Citazioni
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
Non v'è più bellezza, se non nella lotta.
Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perche vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii.
Già per troppo tempo l'Italia e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
Musei: cimiteri!... Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!
Manifesto tecnico della letteratura futurista – Citazioni
Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono. (n.° 1)
Si deve usare il verbo all'infinito perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all'io dello scrittore che osserva o immagina. (n.° 2)
Si deve abolire l'aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. (n.° 3)
Si deve abolire l'avverbio, vecchia fibbia che tiene unite l'una all'altra le parole. (n.° 4)
Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-imbuto, porta-rubinetto. (n.° 5)
Abolire anche la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. (n.° 6)
Distruggere nella letteratura l'«io», cioè tutta la psicologia. L'uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. […] Sostituire la psicologia dell'uomo, ormai esaurita, con l'ossessione lirica della materia. (n.° 11)
Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d'un uomo a 200 chilometri all'ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell'intelligenza, e quindi di una essenza più significativa.
Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l'immaginazione senza fili. Giungeremo un giorno ad un'arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d'altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.
Facciamo coraggiosamente il «brutto» in letteratura, e uccidiamo dovunque la solennità. Via! non prendete di quest'arie da grandi sacerdoti, nell'ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell'Arte! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà!
Prefazione alla Germania di Tacito
[...] la nostra passione futurista per la sintesi ci permette di gustare ancora Tacito senza essere soffocati dalla ripugnante polvere del passato.
[...] Tacito, maestro di concisione sintesi e intensificazione verbale, è lo scrittore latino più futurista e molto più futurista dei maggiori scrittori moderni. Ad esempio: Gabriele D'Annunzio.
[...] la visione imperiale della Germania fissata da Tacito è tuttora politicamente istruttiva e ammonitrice.
Un efficace insegnamento della letteratura latina esige traduttori ispirati quanto i latini tradotti, e interpreti sensibili capaci di trasfondere la vita del genio. Se ciò non è possibile, urge rimpiazzare le ore di Latino idiotizzato con ore di Meccanica e Estetica della Macchina, questa essendo oggi l'ideale maestra di ogni veloce intelligenza sintetica e di ogni vita potentemente patriottica.
Dicono di Filippo Tommaso Marinetti
Che Marinetti sia stato una figura centrale della rivoluzione letteraria che ebbe luogo all'inizio del secolo, è incontestabile. Ma come non sorridere quando la mania delle influenze spinge a renderlo responsabile [...] dell'Espressionismo tedesco.
Erano i primi anni Quaranta e fu allora che per la prima volta mi presentai con un rotolo di carte sotto al braccio, disegni e qualche poesia, nella casa romana di Filippo Tommaso Marinetti, a piazza Adriana. Un incontro, il primo di una lunga serie, che ha cambiato la mia vita. Lui parlava, declamava, mostrava libri, firmava dediche. Io ascoltavo inebriato.
F.T. Marinetti è forse l'esempio più famoso di scrittore che vive delle sue invenzioni e che non inventa quasi niente.
Marinetti dette uno scossone a tutto il provincialismo e a tutto l'accademismo in una volta. Qualcuno dice che era stupido. Certo, quelle sue poesie che sono tutte un'onomatopeia non possono far pensare bene: l'onomatopeia a perseguirla all'infinito diventa meccanica. Però bisogna dire di lui che fu anzitutto un uomo d'azione capitato in mezzo alla letteratura. L'hai mai visto un uomo d'azione che sia pure un letterato? Pensa a che difficoltà ci sono a mettere insieme un movimento di cultura o d'arte in Italia. Marinetti le superò.
Marinetti è così decisamente innamorato di sé, dell'eroico e del futurismo da negarsi ad ogni altra esperienza vitale.
Marinetti: più un orologio a cucù che una bomba a orologeria.
Nella sua secessione totale dal mondo del passato Marinetti rigettava in blocco senza discussione tutte le costruzioni concettuali, dottrinarie, teoretiche, che lo sorreggevano. Alle intelaiature di concetti sovrapposti artificiosamente all'azione e alla vita, egli contrapponeva un dinamismo interiore indipendente, che si collocava a diretto contatto con le più intime scaturigini de vita e dell'azione, insondabili, autonome, immensamente più ricche di qualunque definizione o concetto.
Purgatorio già hai fatto / dopo il tradimento, nei giorni di Settembre Ventunesimo, / nei giorni del crollo. / Vai! Vai a farti di nuovo eroe. / Lascia a me la parola. / Lascia a me ch'io mi spieghi, / ch'io faccia il canto della guerra eterna / fra luce e fango. / Addio, Marinetti! / Tornaci a parlar quando ti sembra". / "PRESENTE".
Un cretino fosforescente.
È sciocco credere che fare il matto sia più facile e più profittevole che mostrarsi saggio. Specie quando uno si obblighi ad una cangiante e variabile, il mestiere del matto è aleatorio e difficile. Impone degli obblighi ; delle esigenze addirittura crudeli. Guardate Marinetti: uomo di talento, scrittore ingegnoso e poeta decadente non senza finezza, da quando s'impose l'obbligo dell'originalità violenta, non s'è concessa un'ora di vacanza; neppure per un giorno ha potuto tornare ad esser quello che era, (forse quello che è); ormai egli stesso è preso come una ruota nella catapulta vuota e meccanica della sua originalità. Davvero che in lui c'è dell'eroico. Spiritato e teso, sbalorditivo e apopletico, egli ha dovuto trovare stabilità soltanto negli eccessi: e oggi la sua stessa maschera sembra quella di un eroe della , costruito in cemento armato. E tanto non basta.
Quest'uomo fa veramente pena. Dinanzi a sé e al prossimo, si è assunto un compito che per forza non riesce più a mantenere; si è imposto una maschera che lo scopre ormai da tutte le parti. Quanto gli è successo quest'anno, è triste davvero... Ha detto di avere inventato – ancora – un teatro... a sorpresa: nel quale poi l'unica sorpresa vera era il prezzo del biglietto; e l'originalità più apprezzata, nel listino dei prezzi, il rovesciamento del loggione in platea e viceversa. In palcoscenico è possibile vedere appena qualche riflesso della geniale grandezza di Petrolini.
Se per caso c'è ancora qualcuno che sia comunque in possesso di un'idea balzana, faccia la carità: la metta in carta e in busta chiusa e la mandi a F. T. Marinetti.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026