Frasi
Frasi di Flavio Tranquillo
88 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 88 citazioni di Flavio Tranquillo, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Flavio Tranquillo (giornalista, scrittore e telecronista sportivo italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Flavio Tranquillo – il Fatto Quotidiano
2 aprile 1987, Losanna, finale di Coppa dei Campioni tra Tracer e Maccabi. 71-69 Milano, pochi secondi sul cronometro, Meneghin sbaglia il lay-up della staffa, Doron Jamchy cincischia con la palla in mano, il suo tiro cortissimo finisce inoffensivo nelle mani di Bob McAdoo e dopo 21 anni il massimo trofeo continentale torna a Milano. Un giovane precario seduto in tribuna stampa balza in piedi e lancia un urlo belluino per sfogare tensione e gioia per la vittoria (non sua peraltro). Il capo-rubrica basket del quotidiano sportivo più venduto in Italia, che teneva quel precario "sotto osservazione", guarda schifato e decide che in Via Solferino spazio per lui non ce ne sarà mai. Senza vergognarmi di essere stato quell'urlatore, è appena ovvio che avesse ragione il prestigioso collega. Le due cose, tifo e giudizio intellettualmente onesto, non sono compatibili. Se uno non riesce a rinunciare alla prima non deve certo nascondere il proprio animo ma semplicemente scegliere un altro lavoro. Non finirò mai di ringraziare quel capo-rubrica, perché mi ha spalancato le porte di un mondo, quello Tv, molto più adatto a me. Ma ancora di più perché quello sguardo di riprovazione mi ha fatto capire che è meglio vedere professionalmente lo sport senza foderarsi le lenti col prosciutto del tifo.
No, Mennea non era "The Chosen One", anzi. Con quel fisico, nel Sud senza strutture, in una nazione che dedica risorse e fama quasi esclusivamente agli eroi del calcio, mettersi in testa di eccellere in una specialità dominata dagli afro-americani senza barare non aveva alcun senso apparente. Se non quello, maestoso, di sconfiggere secoli di vittimismo piagnone, di ignavia e di ricerca della scusa buona. Di indicarci una via che è più attuale che mai, ben oltre le piste, i campi e lo sport.
Pietro Mennea è un , nel senso che lo considero il migliore atleta italiano di tutti i tempi. E non certo perché purtroppo se ne è andato così presto. È pacifico che non si possa stilare una classifica tecnica attendibile, non potendosi paragonare sensatamente sport ed epoche diverse. Il barlettano però è stato molto più di un atleta, molto più degli strabilianti risultati raggiunti. Pietro Mennea è stato, e fortunatamente è, cultura. Cultura nel senso più pieno del termine, e non per le quattro (!) lauree, i venti libri scritti e l'omonima Fondazione. No, Mennea è stato cultura in pista, correndo e soprattutto allenandosi. Diventando il più grande contro tutto e tutti, al lordo di posizioni scomode e indubbi difetti.
Citazioni tratte da telecronache – Formule classiche
La squadra è in rottura prolungata
Spettacoloso canestro!
Lascia partire una palla che balla, canta e suona!
Ci mette parecchia mostarda sopra!
Si oscura la vallata!
Altro tiro, altro giro, altro regalo!
Segna, subisce il fallo, andrà in lunetta col tiro libero... supplementare!
E a questo punto, è "game, set and match"!
È tutto per questo appuntamento, anche per (commentatore tecnico ed eventuali bordocampisti), con un saluto e un ringraziamento da Flavio Tranquillo!
Manda per aria l'ultima preghiera da metà campo
Tiro forzato anzi che no... e segnato anzi che no!
Passi sesquipedali
La classe operaia va in Paradiso!
Tiro non accolto dagli dèi del basket
Accende l'autobus e lo porta a scuola
Citazioni tratte da telecronache – NBA
Non c'è bisogno del Paradiso... ci sono le finali NBA!
Ultimi 40 secondi, Jordan va subito a canestro, appoggia al vetro anche con contatto e segna in un amen, riportando a -1 Chicago. Discrepanza di circa 13 secondi tra il cronometro dei 24 e quello della partita, Chicago non vuole prendere un gioco da tre punti, vuole eventualmente la palla anche se segna Utah, per il pareggio a sua volta con un gioco da tre punti..LA RUBA JORDAN, E SE LA PRENDE, direttamente dalle mani di Malone, ultimi 15 secondi, meno uno Chicago. Il palleggio, per Michael Jordan, che ha spazio, tutti lo aspettano, può essere l'ultima azione della sua carriera NBA, arresto, tiro, JORDAN, JORDAN! MICHAEL...JEFFREY...JORDAAAAN!!!
Subito, Nash, dentro per LaFrentz... Nash è un attacco! Cioè, il playbook dei Dallas Mavs è una foto di Nash coi capelli pettinati!
Ma non può passargli sopra, dai, non può... ma non può passargli sopra, è 2.10, non può passargli sopra!
Spurserello.
Quel gorilla da due tonnellate e mezzo è sceso dalla spalla di Mark Cuban e di Dirk Nowitzki, i Dallas Mavericks sono in Finale della Western Conference!
Bryant forzato! E segnato! Se questo non vi ha ricordato Michael Jordan, non avete mai visto Michael Jordan.
E in panchina dicono "eh però ancora tu, ma non dovevamo vederci più".
Walton, che con Bryant è il miglior giocatore di triangolo della squadra... questo è il miglior giocatore di triangolo, quadrilatero, trapezio, esagono: fate voi!
Eccolo il "maiale cieco", mi sembrava ci vedesse bene però!
Flavio Tranquillo: Direi che a naso deve aver annusato odore di sangue.
Federico Buffa: In compenso sulla temperatura del suo non ci poniamo più il problema.
Allen Iverson è 1 metro e 78 solo per la visita militare.
Oltre a essere piccolo, l'Est non ha neanche un playmaker di ruolo. Iverson aveva promesso una partita alla Aldo Ossola, ma a vedere da questo inizio fatichiamo a credergli [...] Alza Iverson per Carter che in controtempo va alla deviazione al volo! Magari Ossola faceva anche passaggi del genere, ma non so con tutto il rispetto per i vari Meneghin, Morse e Flaborea se la conclusione fosse simile.
Non interrompe l'intervallo il suo incedere.
Difficile fermare un treno con le mani.
Questo non ha nulla a che fare con il resto del genere umano. Ha dispregio per il resto del genere umano, perché se ne separa in maniera completa e totale.
Flavio Tranquillo: Se non vi piace Ray Allen, ma non sapete cosa vi state perdendo.
Federico Buffa: Ogni tiro è più difficile del precedente.
Flavio Tranquillo: E ogni tiro è semplicemente l'atto finale di una poesia.
Ragazzi, se non vi piace veder giocare questi due uno contro l'altro, abbiam terminato i giocattoli per voi.
Ecco McGrady che conduce il contropiede, butta contro il tabellone! Schiaccia al volo! Tutti in piedi, tutti in piedi a Philadelphia... occhio all'uno!
Bisogna sempre capire che l'America non è solo New York e Los Angeles.
Tutti al bar a prendere un Martini natalizio, con le finte di Derrick Rose.
"Passi" dice Rick Carlisle... però, caro Rick, se avessi un centesimo di euro per ogni passi non fischiati in questa finale, adesso sarei qui a offrire Dom Perignon a tutti.
E si prende addirittura il "Bravo Danny di Duncan", ovverosia il massimo ordine del cavalierato Spurs.
Palla un po' indietro sul bersaglio, Ray Allen la trasforma in oro! Non è il numero 20, è re Mida.
Un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco rosso nera e il suo nome è LeBron Raymone James!
No eh! No, no, no! Non mi mettere questo mentre ti stai sedendo anche in tribuna, non puoi fare una cosa del genere... ragazzi ce lo fate vedere 20 volte questo lavoro? Io spero che sia chiaro per tutti, anche ai meno addentro la vicenda, il grado di difficoltà dell'ultimo tiro, all'altezza di Curry, in un contesto di playoff NBA, mandato a sinistra, sarà anche che ci va meglio, ma non è proprio un mancino naturale.
È caldo come una stufa! Ultimo carrello!
Ginobili! Oh mio Dio, ho perso la fede, ho perso la fede!
Ginobili al ferro! Ginobili al ferrooo!
Follia! Follia all'AT&T Center, con Emanuel David Ginobili!
Ma no! Ma se esiste una cosa più bella del basket, ditecelo! Mandateci una mail!
Rubata degli Spurs, palleggio per Tony Parker che dice: "Fatemi riposare un attimo, che anche io sono un uomo". Blocco di Diaw, riaccelera Parker, va ancora in palleggio-arresto-tiro! Uomo sì, ma non troppo!
James da tre per il pareggio...fuori! Si salta a rimbalzo, la prende Bosh! Riapre per Ray Allen lo specialista! RAY ALLEN da 3! Pareggio a 95!
Steph Curry mamma mia! Steph Curry mamma mia!
Harrison Barnes fa un errore puerile cercando la palla, e quello è il Re, dico quello è il Re!
E poi rimbalzo controllato da Iguodala, che prende velocità, schiaccia per terra, Curry per lui... ARRIVA! INCREDIBILE! Arriva incredibile, si oscura la vallata! Cosa ha fatto LeBron James potrebbe avere messo la firma sul capolavoro; È LA GIOCONDA, NON È UNA STOPPATA quella che ha fatto LeBron James!
Tredici minuti e ventun secondi in campo e quattordici punti segnati con un solo errore al tiro... dev'essere uscito dalla panchina piuttosto fresco! MR. RRRRRUSSELL WESTBROOK!
Ammutolita la Oracle Arena. È un dio greco, non è un giocatore di basket: è LeBron James, da inner city Akron, Ohio.
Keyser Soze, il solito sospetto.
Non so come sia il diavolo, ma secondo me somiglia a uno con la maglia numero 30.
La maglia non è biancoceleste, ma per il resto è Fausto Coppi con Ferretti eh. Un uomo più che solo al comando, dei suoi, ma al comando.
Citazioni tratte da telecronache – Introduzioni alle telecronache
Nove mesi di sudore, vittorie, sconfitte, lacrime ed emozioni confluiscono tutti in una singola partita. Un Super Bowl dei canestri, l'unica gara che verrà ricordata: 48 minuti per un anello...
Il redde rationem è arrivato. Dallas, Texas, la casa dei Dallas Mavericks, a 2 vittorie dal titolo di Campioni del Mondo. Ma 3 sconfitte in fila in quel di Miami fa degli Heat la squadra più vicina al Larry O'Brien Trophy, la palla d'oro che queste due formazioni vogliono a tutti i costi. 48 minuti per vincere il primo titolo nella storia della franchigia, per Riley, per Shaq, per Wade e per tutti gli altri; 48 minuti per forzare la seconda Gara#7, in Texas, in altrettante stagioni...
Miami, Florida, American Airlines Arena. Torna in Florida la serie finale NBA 2011, ma torna con l'inaspettato, quello che era lecito aspettarsi all'inizio delle operazioni. Dallas Mavericks 3, Miami Heat 2; spalle al muro per i "Big 3", un'altra sconfitta e il titolo se ne va da Mark Cuban e da Dirk Nowitzki. Now or never, ora o mai più: questo recita il Twitter di LeBron James scritto alle 3 del mattino dopo l'amara sconfitta in Gara#5. Jason Terry è la faccia vincente dei Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, a 48 minuti dalla Storia...
No, a differenza di quello che dice la straordinaria sigla della ABC dopo stasera il viaggio non continua. Ci si ferma qui. È l'ultima partita della stagione NBA. Semplicemente la più importante, semplicemente quella che arriva statisticamente una volta ogni tanto. Una partita speciale, unica, senza pronostico. Tutta da vedere, tutta da gustare. [...] Brividi, assoluti brividi allo Staples Center. Gara 7, NBA Finals: basta e avanza!
Vent'anni dopo, ma i moschettieri non sono 4, sono 24. Sempre giovane, sempre attuale. NBA All-Star Game edizione 2012, dopo 20 anni si torna ad Orlando. Si trova un gioiello dell'architettonica sportiva, l'Amway Center. Si trova Dwight Howard, non si sa ancora per quanto, e si trova Magic Johnson, da spettatore e non da protagonista, in un weekend lunghissimo che ci mantiene giovani.
I record si accumulano in regular season, la storia si fa nei playoff. La vera storia si fa nelle finali NBA...
The stage is set, the moment is now. Il palcoscenico è pronto, il momento è ora. Gara #4, NBA Finals 2012. Oklahoma City Thunder spalle al muro, Miami Heat con il match point sulla racchetta, anche se vincere significherebbe portarsi sul 3-1 e non chiudere la serie. Ma nessuno nella storia della serie finale ha rimontato da 1-3. LeBron James, questi i numeri e dietro i numeri c'è tutto un mondo. Lui e Dwyane Wade contro Kevin Durant, Russell Westbrook, James Harden e il resto dei Thunder nella partita che ti fa davvero davvero dire: the moment is now, il momento è adesso.
Esattamente un anno fa, subito prima di gara 5, i Miami Heat erano a un passo. Un passo dal baratro, un baratro che li accolse poi definitivamente al Triple A, la loro American Airlines Arena, in una gara #6 da incubo chiusa col trionfo di Dirk Nowitzki e i Dallas Mavericks. Un anno dopo, LeBron James e i Miami Heat sono ancora a un passo. Ma stavolta letteralmente a un passo dal titolo, dopo rocambolesche vittorie in Gara #3 e soprattutto Gara #4, dopo crampi, errori, difficoltà, playoff difficili, soprattutto la serie contro i Boston Celtics, dopo una Gara #1 in cui Kevin Durant sembrava destinato a dominare. Un solo passo: il più difficile però, il più complicato in assoluto.
Citazioni tratte da telecronache – Italbasket
Sedici anni dopo Nantes, da un Meneghin all'altro, la vittoria dell'Italia, la grande emozione!!!
Danilo step back, Danilo step back, DANILO STEP BAAAACK!"
È Ale l'Ariete! Ma questo è un capolavoro, con tutto il rispetto per Tomba e Michelle!
Consegnato per Sergio Rodriguez, in corsa, contro Cusin, Cusin marca Rodriguez, tiene i palleggi, lavora ancora El Chacho, CUSIN LO STOPPAA!
Ancora Bargnani, ultimi 5 secondi dell'azione, dal palleggio Bargnani contro Gasol... Cosa ho visto! COSA HO VISTO!
Il re del tiro strano! 'O famo strano stasera! Due più uno potenziale: Danilo Gallinari!
Polonara, DA DISTANZAAA! E METTILA QUELLA TRIPLA ACHILLE! E METTILA!
Rimane lì Jokić... E MELLI LO STOPPA! E GLI MANGIA IL PALLONE! E POI URLA VERSO LA PANCHINA!
Citazioni tratte da telecronache – Altre partite
Tonitruante schiacciata di Robert Allen McAdoo, l'uomo di Greensboro!
Decolla Air France, volo non stop, Michel Morandais!
Siamo al Pianella, è Cantù, è contropiede, è pandemonio!
Akindele, se giocasse a pallavolo, potrebbe essere fermato solo da un decreto legge.
E qui Roma che, permettetemi il neologismo, Panathinaikoseggia in casa del Panathinaikos!
E ancora! Pulitissimo, come il bucato appena uscito dalla lavatrice!
Interviste
Per anni ho sottovalutato il potenziale culturale dello sport. Sperando di comprenderlo meglio oggi, credo che vada prima fissato nei suoi princípi costitutivi e poi declinato nella società. Lo sport oggi è intrattenimento, coinvolgimento emotivo e fitness, tutti ottimi concetti. Manca però paurosamente la parte relativa al suo immenso potenziale valoriale, quella che farebbe di questa attività il miglior veicolo di educazione alla legalità, crescita della personalità, accettazione consapevole dell'altro e molto di più. Di questi valori, nella fase educativo-formativa, non può che farsi garante lo Stato (cioè noi in una dimensione di comunità), in analogia con quello che avviene per la Scuola, che è peraltro il luogo in cui fisicamente dovrebbe dispiegarsi questa modalità di Sport-Cultura.
Con il massimo rispetto per tutte le opinioni, non sono sicuro di capire perfettamente cosa si intenda per essere contrari alla moltiplicazione dei ricavi. Senza tensione verso maggiori ricavi non esiste impresa, e siamo daccapo. Se non c'è la lesione di un diritto e se non viene pregiudicato un bene comune superiore, mi pare che la nostra economia sia basata sul concetto della libertà di impresa. [...] Tutt'altra cosa è sostenere che questa condizione economica non è verificata, ma mi pare difficile riuscire a dimostrare che Juve-Catanzaro (al cuore non si comanda) vale più di Juve-Barcellona. Tutt'altra cosa ancora è rimarcare invece che NON è una questione di ricavi, ma di profitti (o meglio di auto-sostenibilità economica). Questo è vero, e senza cambiare le modalità di gestione dei club, la Superlega sarebbe una nequizia senza pari. Il che non toglie che non esiste, nella mia idea, un dirigismo che possa giustificare la compressione della crescita economica, della quale la crescita dei ricavi è una (non sufficiente) condizione.
La trasparenza è a dir poco cruciale, e non perché ci siano complotti da scoperchiare, ma perché solo una maggiore conoscenza di fatti, dati e processi può migliorare la qualità del decision-making (e del pensiero critico) in campo sportivo. Il concetto di trasparenza va semplicemente applicato, senza se o ma.
La cultura è un processo, non una serie di prescrizioni.
[...] la discussione su questa ipotetica Superlega continua purtroppo ad essere inchiodata su tematiche di stampo paternalistico, che girano attorno all'assunto che sarebbe una sconfitta morale escludere dal gioco le piccole società. Nei diversi settori economici "tradizionali" è normale che si creino all'interno dei sotto-settori in cui, come conseguenza delle normali dinamiche di mercato, ciascuna azienda trova il proprio posto sulla base delle specifiche caratteristiche. La bottega di quartiere non può ovviamente pensare di competere con Amazon, ma può cercare di dare al cliente qualcosa che Amazon non è in grado di dargli, trovare la propria nicchia e massimizzare le opportunità di business. Se affrontiamo il problema dello sport professionistico facendone solo e soltanto una questione morale, filosofica e di solidarietà, stiamo completamente mancando il bersaglio. La direzione in cui sta andando il calcio non è fermabile, così come non è fermabile Amazon. Si può però subire il cambiamento o tentare di governarlo. Credo che la seconda ipotesi sia preferibile, anche perché ci sono tutte le possibilità di creare sotto-settori omogenei nelle quali ciascuna realtà, dal Real Madrid al Catanzaro, possa trovare la sua collocazione ottimale.
Paradossalmente, la NBA viene da molti indicata come la morte della democrazia e della solidarietà, magari proprio da quelli che dividono i diritti TV in proporzioni variabili in base al livello delle squadre che compongono un campionato. Le franchigie NBA invece dividono tutto in parti uguali, ma non certo per paternalismo, o senso della giustizia. È semplicemente una questione di efficienza, perché un sistema cooperativo è sempre più efficiente in termini economici di uno che non lo è. Trovo bizzarro pensare che debba o possa essere io (o anche qualche altro supposto esperto) a spiegare agli imprenditori che gestiscono le società sportive multimilionarie come si fa a fare soldi, semmai saranno loro che lo insegnano a me. Il problema è però che questi imprenditori mi sembra si ostinino a perseguire obiettivi individuali, mentre dovrebbero accettare di cedere una parte del loro potere per permettere una gestione sistemica di un settore che porterebbe incredibili benefici economici per tutti gli attori coinvolti. I proprietari delle franchigie NBA (tra l'altro mediamente più ricchi di quelli delle squadre di calcio europee) hanno deciso di trovare un terreno comune per un certo tipo di accordi che, alla resa dei conti, mi pare abbiano funzionato benino. Lo hanno fatto per convergenza di interessi, non per spirito solidaristico, democratico o civile.
Dicono di Flavio Tranquillo
Quando sento Flavio Tranquillo capisco che è troppo più bravo, è troppo più competente.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026