Frasi
Frasi di Francesco Beccuti
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Francesco Beccuti raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.
Francesco Beccuti (poeta italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Rime
Più che di lunghe e bionde chiome e crespe, / d'un breve e molle e negro crin m'appago. / Mi punge 'l cor un'amorosa vespe, / e son ognor più d'attuzzarla vago. (vv. 1-4)
Semplice e nuda ed ali ebbe a le piante / Pito quel dì che i vostri passi scorse / e le cortesi parolette e sante / che in sì dolci maniere al cor mi porse. (vv. 1-4)
Guardando Giove dal balcon celeste / la spaziosa terra e 'l mar profondo, / fermò in Alessi gli occhi e disse: – Al mondo / sì bella è dunque una terrena veste? / Vaghezze in ciel non son simili a queste; / Ganimede a costui bene è secondo: / siate, a portarmi al bel viso giocondo, / piume, via più che l'altra volta preste. – (vv. 1-8)
Così dirmi beato anch'io potrei, / se voi non foste al pregar mio rubello: / io men non v'amo, e sete agli occhi miei / non men gentil di Ganimede e bello: / ma, s'io non ho possanza qual gli dèi / e non posso rapirvi e farmi augello, / non gravi voi, se d'abbracciarvi ingordo, / de la modestia mia talor mi scordo. (vv. 9-16)
Aspre montagne e cave intorno intorno / al doppio carcer mio fan doppio muro, / e 'l fianco appoggio al nudo sasso e duro / de la stanchezza mia letto e soggiorno. / Quel sol ch'agli occhi miei solea far giorno, / già per me veggio inecclissato e scuro, / né da la bianca man son più sicuro / d'un breve foglio di sue note adorno: / lasso! m'è tolto 'l bel crin d'oro e 'l lume / de' due zaffiri assai più che 'l ciel chiari, (vv. 1-10)
Su la riva del fiume in quel punto era / gentil garzone di bellezze conte, / che si sedea su l'erba in vista altiera: / le costui dolci parolette pronte / fur le mie reti e le maniere accorte / che con voi tenne nel varcar del ponte. (vv. 40-45)
Un ch'era dentro corvo e di fuor cigno / ed al suo nome avea contrari effetti / e ne la lingua il tosco e 'n bocca 'l ghigno, / semina in quel cor puro odi e sospetti, / e mi son in un'ora, oimé!, ritolti / tutti gli onesti miei dolci diletti. (vv. 178-183)
Sento squarciar del vecchio tempio il velo / e 'l mio si sta dinanzi agli occhi avvolto: / trema la terra e fassi oscuro il cielo; / io non muto 'l pensier né cangio il volto; / spezzansi i sassi, ed io non rompo il gelo; / sorgono i morti, io giaccio ancor sepolto: / ma tu, cagion di sì gran cose, dammi / ch'io risorga, apra gli occhi e 'l cuore infiammi. (vv. 1-8)
Può far il mondo ladro, messer Bino, / che abbiate perso il gusto e l'intelletto / di quel ch'importa più che 'l pane e 'l vino? / So pur ch'avete il giudizio perfetto / e che più vi diletta di mangiare / dei beccafichi la schiena che 'l petto. (In lode della pederastia, vv. 1-7)
Io vorrei prima menarmelo a mano / più tosto farlo ai guatter di cucina, / ch'esser di dame un polimante vano. (In lode della pederastia, vv. 19-21)
Io, se in tutto e per tutto non la sforgio, / faccio pur non di men qualche cosetta, / quando a caval, quando con mastro Giorgio: / ma voi, che sete patrone a bacchetta, / con le vostre maniere graziose / che fa il dito che corre a la brachetta, / dovresti far cose miracolose, / levandovi del capo 'l far l'amore / con le donne superbe e dispettose; (In lode della pederastia, vv. 76-85)
Non cerchiam più se Ligurino è sordo / ai conforti di Flacco o di Platone / o se 'l tempo usa poca discrezione / a coprirlo di piume come un tordo; / ma seguiam de le torte 'l mio ricordo, / le qual son sempre belle e sempre bone, / benché sian vecchie, secondo che pone / Giovan Tortellio, che ne fu sì ingordo. (Sulle torte, vv. 1-8)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026