Ritratto di Francesco Redi
Jacob Ferdinand Voet · Public domain

Frasi

Frasi di Francesco Redi

20 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Francesco Redi raccolte in un'unica pagina: 20 frasi, divise per libro e argomento.

Francesco Redi (medico, naturalista e letterato italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Francesco Redi

La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole e negli alberelli degli speziali. (da Consulti medici)
Oh messer Franco, tu morrai! Eh! e che hanno fatto gli altri? E che faranno quelli che verranno dopo di me? Quando la morte verrà avrò una santa pazienza; e certamente non mi farà paura, perché son certo, più che certo, che lo aver paura non è cagione che la morte si ritiri. (dalla lettera a Diacinto Cestoni, 18 giugno 1689)
Prete Pero era un Maestro, / Che insegnava a smenticare, / Goffo sì, ma però destro, / Ed io era suo scolare; / E il primo giorno ch'alla scuola andai / La costanza in Amor dimenticai. (in Opere, to. III, Venezia, 1712, p. 143, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 761-762)

Bacco in Toscana – Citazioni

Beverei prima il veleno / Che un bicchier che fosse pieno / Dell'amaro e reo caffè.
Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 571.
Chi l'acqua beve / Mai non riceve / Grazie da me.
Chi la squallida cervogia / Alle labbra sue congiugne / Presto muore, o rado giugne / All'età vecchia e barbogia: / Beva il sidro d'Inghilterra / Chi vuol gir presto sotterra; / Chi vuol fir presto alla morte / Le bevande usi del Norte.
E bevendo, e ribevendo / I pensier mandiamo in bando.
Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 570.
Quanto errando, oh quanto va / Nel cercar la verità / Chi dal vin lungi si sta!
Su voghiamo, / navighiamo, / navighiamo infino a Brindisi: / Arïanna, , brindisi. / Passavoga, arranca, arranca: / che la ciurma non si stanca, / anzi lieta si rinfranca, / quando arranca verso Brindisi: / Arïanna, , brindisi. / E se a te brindisi io fo, / perché a me faccia il buon pro, / Arannuccia, vaguccia, belluccia, / cantami un poco e ricantami tu / sulla mandola la cuccurucù, / la cuccurucù, / la cuccurucù; / sulla mandola la cuccurucù.
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
Vadan pur, vadano a svellere / La cicoria e raperonzoli / Certi magri mediconzoli, / Che coll'acqua ogni mal pensan di espellere.

Esperienze intorno alla generazione degl'insetti – Citazioni

Errò bene Aristotile, quando nel libro nono della storia degli animali contraddicendo al sapientissimo Democrito, fu di opinione, che i ragnateli non si cavino il filato dalle parti interne del ventre, ma dall'esterne di tutto quanto il loro corpo; quasi che la materia di quel filo fosse una certa lanugine, o peluria, che gli vestisse per di fuora come una scorza: ma Tommaso Moufeto si avvide dell'errore di Aristotile; e se n'accorse parimente, facendone l'esperienza il celebre, e dottissimo Padre Giuseppe Blancano della venerabile compagnia di Giesù ne' suoi stimatissimi Commentari sopra le cose matematiche scritte da Aristotile. (p. 94)
Il Padre Blancano nel libro sopraccitato afferma per provata da lui, e più volte riprovata esperienza, che il filo del ragno non è un semplice filo, e pulito, ma ramoso, e sfilacciato, o per meglio dire che egli è un filo dal quale hanno origine molti altri sottilissimi fili, che per la loro innata leggierezza quasi galleggianti nell'aria per ogni verso si stendono; e se avviene, che il capo di un di quei fili trasversali si intrighi tra rami di qualche albero vicino incontanente per quel filo s'incammina il ragno, e di quello si serve per primo filo dell'orsoio della futura sua tela: quindi soggiugne il Blancano, che alle volte il filo del ragno non è un filo solo, ma che e' son dua, ad uno de' quali il ragno sta sospeso, e l'altro filo vagante or qua, e or là svolazza per l'aria, fin tanto che incontri qualche cosa da potervisi appiccar sopra. (pp. 100-101)
[...] ho bene molte, e molte volte osservato, che i ragni tirano i lor fili da una banda all'altra delle strade maestre, e che raccomandano i capi de fili alle cime de' pali, che reggon le viti; per lo che se que' pali non si alzano da terra più che tre, o quattro braccia, e se la larghezza delle strade sia per lo meno otto o dieci non so rinvenire come que' ragni penzolandosi da così basso luogo abbiano avuto valeggio di dare al filo maestro tanta lunghezza, onde i fili laterali di esso abbiano potuto arrivare all'altra parte della strada. (pp. 101-102)

Dicono di Francesco Redi

A niuno inferiore e superiore a molti è Francesco Redi, e sia che il proprio animo manifesti nella epistolare corrispondenza, sia che della inferma salute de' suoi ammalati discorra, sia ch'espenga le sue gravissime osservazioni alla istoria naturale pertinenti, sia che si applichi ad illustrare la patria favella ed a risolverne le più sottili questioni, dagli altri di lunga mano si distingue per la spontanea leggiadria con cui le scritture condisce senza renderle affettate o leziose, per le grazie ingenue e festive di cui le sparge, pel patrimonio prezioso di schiette e adequate parole di cui le arricchisce, esoprattutto per certi ritorcimenti e per certe giudiziose piegature con cui nuovi significati e vaghezza nuova alle voci radicali sa dare.
Girolamo Venanzio
Aveva ammesso nell'arte che professava, il dubbio sapientissimo su tutto ciò che di verità non sente, e, fatto timido e circospetto, diè bando alle visioni ipotetiche ed alla farragine de' rimedii, che attestavano a un tempo e l'ignoranza di chi gli amministrava, e la cieca eredulità di coloro che gli invocavano.
Giuseppe Rovani
Dava grand'opera a perfezionare l'idioma italiano: lo studio suo sugli autori più accreditati e su' testi a penna, di che era ben provveduto, il mise in istato di poter contribuire di molto al ripulimento della lingua, e alla confezione della grand'opera del Vocabolario, del quale fu uno de' compilatori.
Giuseppe Maria BozzoliVocabolario degli Accademici della Crusca.
Le belle lettere furongli sempre oggetto dell'amor suo, e come un sollievo nelle continue cure del suo difficile ministero.
Giuseppe Maria Bozzoli
Fu sempre il Redi di complession gracilissima ed estremamente scarno. Cosi egli dipinge se stesso in una lettera a Domenico David:
Son magro, secco, inaridito e strutto,
potrei servir per lanternon di gondola.Eppure egli valicò una non breve età in mezzo ad assidue mentali fatiche; serbandosi in discreta salute, mediante la sobrietà del vitto e l'esercizio della persona.
Domenico David (...-1698), librettista italiano della Repubblica di Venezia.
Il Redi poi viene considerato per uno de' magistrali compositori di prosa toscana. Egli è elegante e puro, ma non affettato; egli è copioso e perspicuo, ma non parolaio. Se alcuna cosa avesse a desiderarsi nelle prose del Redi sarebbe un poco più di nerbo e d'armonia.
Qual maraviglia il vedere un sì solenne maestro in fisica e in medicina, siccome fu il Redi, sedere a scranna eziandio nell'amena letteratura!
Il Redi occupa un posto eminente sopra il toscano Parnaso. Ne' suoi sonetti si ammira una immaginazione fecondissima. I pensieri sono ingegnosi, per dire il vero, ma la eleganza della dizione non sempre vi corrisponde.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026