Frasi
Frasi di Francisco de Quevedo
39 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 39 citazioni di Francisco de Quevedo, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Francisco de Quevedo (scrittore e poeta spagnolo). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Francisco de Quevedo
Colui che perde la reputazione per gli affari, perde affari e reputazione.
Essi avevano compreso la proposta del Re di Francia, e avrebbero voluto recarsi a rendere obbedienza al suo ordine, ma erano rimasti in tal modo incollati ai sedili (asientos) di Spagna, che non erano in grado di alzarsi. Sarebbero anche andati in Senato trascinandosi dietro i sedili, ma non era possibile sradicarli dal suolo, perché erano inchiodati nel regno di Napoli e in Sicilia ed erano ribattuti con i prestiti alla corona di Spagna.
Fanno meno danno cento delinquenti che un cattivo giudice.
Genova consiste di tante repubbliche quanti sono i nobili, e ha tanti miserabili schiavi quanti sono i plebei. E tutte queste repubbliche personali, si riuniscono in un palazzo al solo scopo di calcolare i nostri beni e mercanzie, per rosicchiarli, facendo salire e scendere la moneta: si comportano come malfattori nei confronti dei nostri beni e cercano sempre di ridurre in povertà la nostra intelligenza. Fanno uso di noi come se fossimo spugne, mandandoci in giro per il mondo in modo che, inzuppandoci negli affari, assorbiamo ricchezza: e poi, quando ci vedono ben gonfi di beni, ci spremono a vantaggio loro. (plebeo genovese)
Il gusto di compiacere l'amico è un demonio tentatore.
Il tanto diventa poco se si desidera ancora un po' di più.
In Roma cerchi Roma, o pellegrino, / e proprio in Roma Roma non ritrovi; / le vantate muraglie, morti covi / sono, e di sé sepolcro l'Aventino. // Giace, dove regnava, il Palatino; / son limate dal tempo le medaglie; / sembrano più macerie di battaglie / degli evi, che blasone del latino. // Solo è restato il Tevere, corrente / che bagnò la città: or sepoltura, / la piange con funesto suon dolente. // Roma, da quella gloria così pura / fuggì ciò ch'era saldo e solamente / il fuggevole ormai permane e dura. (A Roma sepolta nelle sue rovine, traduzione di Vittorio Bodini, Associazione Culturale Allegorein)
L'invidia è così magra e pallida perché morde e non mangia.
Nelle Indie con onore nasce / e in giro dove il mondo l'accompagna / finisce per morir qui in Spagna / mentre a Genova qualcun lo seppellisce [...].
I sogni
I Genovesi s'accapigliano per i quattrini? [...] Torno spezzatino! Figlio mio, i Genovesi son come la scrofola, per il danaro; ed è una malattia, questa, che deriva dal praticare con i gatti o con i sacchetti di pelle di gatto pieni di dobloni. E si capisce che si tratta di scrofola, dal fatto che solamente il danaro che va in Francia riesce a guarirla, perché il re di Francia non consente ai Genovesi d'immischiarsi nei suoi commerci. E volevi che io uscissi di qua, proprio quando le strade son piene di codeste rogne delle borse? Vorrei diventare, non dico spezzatino dentro questa boccia, ma addirittura polvere da asciugare lo scritto, piuttosto di vedere codesta gente impadronirsi d'ogni cosa! (marchese, p. 136)
La verità fa dimagrire, ma non fallisce: e da ciò si comprende che i Genovesi non sono la verità, perché dimagriscono, sì, ma falliscono. (p. 136)
— Ascoltane un'altra , allora:
Con le penne voleremo
ed andremo con due piè:
sei sarà due volte tre.
«Con le penne voleremo»: voi credete che io parli per gli uccelli, ma vi sbagliate, e sarebbe una sciocchezza da parte mia. Lo dico invece per i cancellieri e per i Genovesi, perché è tutta gente che con la penna vi fa volar via il danaro dinanzi agli occhi. (p. 145)
[...] dicono che io non ho mai detto né male né bene; ma invece le cose stanno proprio al contrario, perché, quando vedevo entrare in casa mia un poeta, dicevo: «Male!», e quando invece ne vedevo uscire un mercante genovese, dicevo: «Bene!». Se vedevo mia moglie con qualche spasimante giovincello, dicevo: «Male!»; ma se la vedevo con un banchiere, dicevo: «Bene!». Se mi scontravo sulle scale di casa con qualche spadaccino, dicevo: «Stramale!»; mentre dicevo: «Strabene!», quando m'imbattevo in commercianti e fornitori. Che altro bene e male avrei potuto dire, più di così? (p. 162)
Sonetti
Chiudere potrà i miei occhi l'estrema / ombra che a me verrà col bianco giorno, / e l'anima strappare al suo soggiorno / quell'ora che lenisca i miei dolori. (Amor constante más allá de la muerte)
Era un uomo attaccato a un naso. (A un hombre de gran nariz)
Fu sogno ieri; domani sarà terra! / Poco prima, nulla; e un po' dopo, fumo!
Ieri sparì, Domani non è giunto, / l'Oggi se ne va via senza fermarsi; / sono un Fu, un Sarà, un È già smunto. (Ehi, della vita! nessuno risponde?)
Un'anima che ha avuto un dio per carcere, / vene che a tanto fuoco han dato umore, / midollo che è gloriosamente arso, / il corpo lasceranno, non l'ardore; / anche in cenere, avranno un sentimento; / saran terra, ma terra innamorata. (Gli occhi miei potrà chiudere l'estrema)
Vita del Pitocco – Citazioni
Dio ti guardi da libro cattivo, da sbirri e da donna di pelo rosso, pigolona e dalla faccia di luna piena. (Al lettore)
Vita del Pitocco – Libro I
In questo mondo [...] chi non ruba non vive. (padre di Pablos: cap. I, p. 8)
[...] salii su di un cavallo rifinito e languente, il quale, più perché zoppo che perché bene educato, andava facendo continue riverenze. Nel deretano pareva una bertuccia, coda non ne aveva quasi, il collo era quello di un cammello e anche più lungo, in testa non aveva che un occhio e pure sbiancato. Gli si riconoscevano le penitenze, i digiuni patiti, le ladrerie di chi doveva fornirgli la razione. (II, pp. 12-13)
Ma quando a uno gli succedono delle disgrazie, pare che non finiscano mai; sono anelli di una catena, e l'una tira l'altra. (Don Pablos: cap. VI, pp. 42-43)
[...] chi non sa che due compari, se cupidi l'uno e l'altro, facendo lega insieme debbono cercare d'ingannarsi a vicenda? (Don Pablos: cap. VI, pp. 52-53)
«Possibile che non ci abbiate badato? Non so come fare a dirlo: l'irriverenza è tale che non me ne dà l'animo. Non vi ricordate d'aver detto pio pio ai polli? E Pio è nome di papi, dei Vicari di Dio e capi della Chiesa! O mandatevelo giú quel peccatuccio!». Lei rimase mezza morta e disse: «Paolo, è vero! ma, che Dio non mi perdoni se l'ho fatto a malizia. Io mi ricredo: tu guarda se c'è una via da potersi evitare l'accusa, perché se mi vedessi davanti all'Inquisizione ne morirei». (VI, p. 54)
[...] io penso che la coscienza nei commercianti è come la verginità in una ciana , che viene spacciata senza che ci sia. Di quanti sono di questa razza nessuno ha coscienza, perché sentendo dire che essa morde per un nonnulla, risolsero di disfarsene insieme col cordone ombelicale nel venire al mondo. (Don Pablos: cap. X, p. 93)
[...] uno poi non si contenta solo di quel che ha, ma l'altrui dà anche qualche pensiero. (Don Pablos: cap. XII, p. 110)
Prima di tutto devi sapere che nella capitale c'è sempre il grande stupido e il gran giudizioso, il gran ricco e il gran povero, insomma gli estremi d'ogni cosa; che per i malvagi si lascia correre e vi sono ignorati i buoni; che vi è una certa specie di gente, come sarei io, di cui non si sa né di dove venga, né cosa abbia, né altro che la riguardi. (Hidalgo: cap. XIII, p. 111)
[...] chi si sa barcamenare, sta da re col poco che abbia [...]. (Hidalgo: cap. XIII, p. 117)
Vita del Pitocco – Libro II
Ma guardate lí quel mucchio di cenci che pare un fantoccio da ragazzi, piú desolato d'una pasticceria in quaresima, con piú buchi d’un flauto, piú pezzato di una chinea, piú variegato d'un diaspro, piú punteggiato di un libro di musica! (studente a soldato; II, p. 140)
Ci imbattemmo in un genovese, dico uno di questi anticristi del denaro spagnolo, che saliva al valico con il suo parasole e un paggio dietro, con tutta l'aria del riccone. Attaccammo discorso con lui. Andava sempre a finire sul tema dei quattrini, perché è gente nata apposta per il portafogli. (Don Pablos: cap. III)
[...] non nacque mai al mondo un artista come lui in dir bugie, tanto che nemmeno per errore diceva la verità. (Don Pablos: cap. III, p. 142)
Quattrini e amore non si celano [...]. (Albergatrice: cap. V, p. 159)
Credendo che io possedessi del denaro, bisognava vedere come mi dicevano che in me tutto stava bene! Non facevano che dire dei miei discorsi, che non c'era chi avesse nel parlare grazia pari alla mia. Al vederle tanto inuzzolite, io feci la mia dichiarazione d'amore alla ragazza e lei mi stette a sentire, contentona, dicendomi mille cose piacevoli. Ci separammo, e una sera per confermarle di piú nella idea della mia ricchezza, chiuso in camera mia, che era divisa dalla loro da un tramezzo molto sottile, e cavati fuori cinquanta scudi, tante volte li contai che dovettero sentirne contare un seimila. Questo del vedermi possedere, secondo loro, tanto denaro, era quel che potessi desiderare di meglio, perché non dormivano dalla voglia di trattarmi bene e servirmi. (V, p. 159)
[...] non c'è donna, per vecchia che sia, che non abbia, in ragione dell'età, altrettanta presunzione. (Don Pablos: VI, p. 169)
[...] il denaro che si abbia al nostro comando signoreggia tutto, né c'è alcuno che gli manchi di rispetto [...]. (Don Pablos: cap. VII, p. 172)
[...] io non voglio le donne per consigliere né per tenermi allegro, ma per andarci a letto, mentre se son brutte e istruite è lo stesso che andare a letto con Aristotele e Seneca o con un libro [...]. (Don Pablos: VII, p. 174)
S'abbia il malanno chi si fonda sui quattrini di mal acquisto: se ne vanno come son venuti! (Don Pablos: cap. VII, p. 181)
Fui contento della lettera, perché la donna era davvero intelligente e bella. Mangiai e mi misi il vestito con cui solevo sostenere nelle commedie la parte degli amorosi; me ne andai poi subito alla chiesa, pregai e subito cominciai con gli occhi a passare una per una tutte le incrociature e i pertugi della grata per vedere se lei appariva. Quando Dio volle alla buonora (meglio quando il diavolo volle, alla malora), ecco che sento il segnale usato; cominciò a tossire, cioè, ma era invece un tossir malandrino: contraffacemmo cosí un'infreddatura e pareva che nella chiesa fosse stato sparso del peperone. Alla fine ero già stanco di tossire quando mi si affaccia alla grata una vecchia a tossire. Capisco allora il mio guaio: è segnale quanto mai pericoloso nei conventi la tosse, perché quello che è un segnale per le giovani è abitudine nelle vecchie; cosí che uno crede che sia richiamo per un rosignolo e invece vien fuori una civetta. (IX, pp. 204-205)
Non voglio illuminarti intorno ad altro: questo basterà per sapere che devi vivere guardingo, giacché è certo che sono infinite le gherminelle che ti taccio. Si chiama dar morte il portar via il denaro, e l'espressione è propria; garbuglio chiamano il tiro contro l'amico, che per essere davvero cosa ingarbugliata, non è capita; doppi sono coloro che attirano i sempliciotti, perché questi rastrellatori di borse li sveltiscano; bianco chiamano chi è privo di malizia e buono come il pane; nero colui che, avendo fatto del suo meglio, resta deluso. (X, pp. 211-12)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026