Frasi
Frasi di Franco Di Mare
8 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 8 frasi di Franco Di Mare: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Franco Di Mare (giornalista, conduttore televisivo e scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Franco Di Mare
Eppure a volte per capire era sufficiente saper ascoltare. Si ricordò di quella volta che era riuscito a descrivere le conseguenze che il terremoto dell'Irpinia dell'80 aveva avuto sull'equilibrio di quella comunità grazie a una semplice intervista. Era bastato l'incontro con un uomo che si aggirava su una collina di macerie a Sant'Angelo dei Lombardi e raccoglieva piccole cose intorno a sé, oggetti all'apparenza privi di importanza: un fermaglio, un posacenere, una penna. Cercava con pazienza tra le pietre e le macerie e, appena qualcosa attirava la sua attenzione, si chinava a prenderla con delicatezza, come si fa con le more nei cespugli, e la riponeva in una scatola di scarpe vuota. Marco si avvicinò e gli chiese dov'era la sua casa e in che condizioni fosse.
– "È tutta qui. Ci stiamo camminando sopra." rispose l'uomo, senza scomporsi.
– "E la sua famiglia?"
– "Stiamo camminando sopra anche a quella. Mia moglie è proprio qui sotto" disse indicando la punta delle scarpe. "Qui siamo sopra la cucina. L'avevo lasciata lì ed ero andato a prendere la legna per il cammino quando è arrivata la scossa. I miei due bambini sono più in là. In quel punto, vede? Quando sono uscito stavano giocando nella loro cameretta. Devono essere ancora lì. E ora, se vuole scusarmi..." e andò via, lungo quel cimitero di macerie, cercando frammenti della sua vita perduta."
- "Buongiorno signore, ci scusi se la disturbiamo. Possiamo chiederle cosa sta facendo qui?" A suo modo aveva un'aria elegante. Certo, l'abito era sdrucito, la camicia stazzonata, la cravatta sembrava aver visto troppe feste di famiglia, testimone di tempi in cui la gente poteva ancora concedersi il lusso di festeggiare [...].
- "Aspetto il tram" rispose cortese al microfono del giornalista.
- "Guardi che il tram non passa più. Hanno interrotto tutte le corse per Marsala Tita dal 6 aprile. Ormai tre mesi fa. È per via dei cecchini...".
- "Lo so bene giovanotto, per chi mi ha preso? Vivo anch'io a Sarajevo, leggo il giornale e guardo la tv, quando c'è l'energia elettrica."
- "E allora, mi scusi, perché resta qui ad aspettare il tram?"
- "Perché passerà. Sono certo che prima o poi passerà di nuovo. E quel giorno mi troverà qui alla fermata, ad attenderlo."
- "Ma viene qui spesso?"
- "Quasi tutti i giorni, da tre mesi."
L'attuale momento di crisi può essere raccontato sotto vari aspetti, e questo è un primo elemento da valutare. Ma un tema così ampio lo si può affrontare in modi diversi anche in base alle fasce orarie: al mattino presto la tv è vista dal ceto produttivo del Paese, dunque a quell'ora si dà un taglio più d'attualità alla trasmissione.
Ricordo che quando ho iniziato questo lavoro, nel 1980, si diceva che la situazione fosse in crisi e che le cose non andavano, ogni anno in realtà ce n'è una nuova.
In realtà quella dei contenitori è una forma di giornalismo popolare che avvicina la gente, è un qualche cosa che ti da la possibilità di approfondire degli argomenti che da inviato sei costretto a raccontare in 90 secondi. [...] Potrebbe essere che un giorno ritorni a fare l'inviato, però c'è un'epoca per tutto ed ora è il momento per me di fare il conduttore.
Io adoro Elisa Isoardi, è una mia cara amica. Ha iniziato a lavorare con me, ora è diventata molto più brava di me. Sono molto felice di lavorare con lei, l'unico problema che ho con Elisa è che è alta 1,82 senza tacchi.
Fare l'inviato di guerra è il mestiere probabilmente più straordinario, disperato, difficile e magnifico che esista. Si tratta di raccontare la storia mentre la storia accade. Quando lo facevo io, vent'anni fa, la storia in qualche maniera aveva una forma di rispetto, per chi la raccontava. Oggi non c'è più. Noi potevamo passare da una parte all'altra del conflitto portando la pelle a casa – spesso, non sempre e non tutti, purtroppo. Non eravamo noi gli obiettivi, noi eravamo i testimoni. Adesso tutto è diverso, i giornalisti sono diretti obiettivi. Pensate a quello che accade in Siria, in Afghanistan o in Iraq. Cercano i giornalisti per farne martirio, per ucciderli in diretta davanti all'occhio dei telefonini per poi mettere sul web la loro uccisione. Oggi non è più possibile fare il giornalismo che ho fatto io, è morto.
Dicono di Franco Di Mare
Quando sono arrivata a Unomattina, sono entrata nel territorio di Franco Di Mare. Io volevo essere brava e imparare in fretta, per guadagnarmi il suo rispetto. Con lui ho imparato tanto ma ho faticato. Però i nostri siparietti piacevano: la gente mi ferma ancora per strada per chiedermi come sta Franco.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026