Frasi
Frasi di Franco Venturi
14 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 14 citazioni di Franco Venturi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Franco Venturi (storico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Franco Venturi
Uno dei maggiori scrittori e martiri dell'illuminismo meridionale. (da La rivolta greca del 1770 e il patriottismo dellʼetà dei lumi, Unione internazionale degli istituti di archeologia, storia e storia dellʼarte in Roma, 1986, p. 31)
Il populismo russo – Citazioni
Il «vero comunismo» che Bakunin andava cercando non troverà [...] la sua formulazione nelle idee che Marx stava allora elaborando, ma in una discussione con Proudhon. Di fronte alla concezione politica e sociale di questi Bakunin ebbe un atteggiamento simile a quello contemporaneamente assunto da Herzen di fronte alle idee degli slavofili russi. Ne accettò alcune intuizioni centrali, ma volle sfrondarlo e soprattutto criticarlo alla luce della sua precedente esperienza filosofica. Sarà un processo lento, che Bakunin potrà considerar terminato soltanto quando formulerà il suo anarchismo, che altro non era – come egli stesso affermava – se non il sistema di Proudhon «allargato, sviluppato e liberato da tutti i suoi ornamenti metafisici, idealistici e dottrinari». (vol. I, p. 88)
Spesso Cernysevskij scriveva ancora in latino a suo padre, che glielo insegnò con gran cura.
Fin da bambino aveva dimostrato un'enorme passione per la lettura, cominciando a imparare le lingue classiche – molto latino, poco greco, ma una buona base d'ebraico – e tra le moderne il francese, l'inglese, il tedesco e il polacco. Conobbe queste lingue, alle quali aggiunse più tardi l'italiano, abbastanza per poterle leggere liberamente, senza però esser mai in grado di parlarle correntemente. (vol. I, pp. 241-242)
In Russia egli fu tra i primissimi non soltanto a far conoscere il materialismo storico marxista, ma ad attribuire ad esso un valore politico nella polemica interna del populismo. Fu il solo a dare una coerente visione ideologica di quelle rozze esigenze che s'erano espresse nella figura di Nečaev. (vol. II, p. 327)
Non riuscì mai a creare un vero e proprio movimento, ma la sua azione personale, isolata certo, ma sostenuta da una forte coerenza, sarà sufficiente per fornire al giacobinismo russo una propria fisionomia, per fare del suo blanquismo se non una forza politica immediatamente efficace, certo uno dei fatti importanti nel dibattito politico degli anno '60 e '70. (vol. II, pp. 327-328)
La mattina del 2 aprile , all'ora dell'abituale passeggiata di Alessandro II nei pressi del Palazzo d'Inverno, Solov'ëv gli andò incontro e gli sparò cinque colpi di rivoltella, senza riuscire a colpirlo. Lo zar, fuggendo, inciampò e cadde, ma rimase illeso. I numerosi gendarmi che lo accompagnavano si gettarono sull'attentatore, che si difese ferendo uno di essi. Ingurgitò il veleno che aveva con sé, ma, prontamente medicato, dovette sopravvivere. [...].
Processato, spiegò il perché del suo gesto, ma riuscì a nascondere i suoi movimenti, che avrebbero messo la polizia sulle tracce degli amici. Scrisse nella sua deposizione di saper benissimo che molti, terminata l'università, riuscivano a farsi una carriera, ma questo non l'aveva attirato. «Volevo dedicarmi a servire il popolo, la povertà e i bisogni del quale sono vicini al mio cuore». «Perciò cominciai col condividere le idee dei socialisti». (vol. III, pp. 263-264)
[...] Nikolaj Ivanovič Kibal'čič, una delle figure più geniali tra questi rivoluzionari . L'elemento tecnico, la volontà di dotare i rivoluzionari del più perfezionato mezzo di battaglia: la dinamite, il desiderio d'applicare questo esplosivo alle specifiche condizioni in cui doveva svolgersi la lotta partigiana contro lo zar, dovettero pesare non poco nell'indurlo a prendere la parte dei terroristi. Ma anche lui proveniva dai propagandisti. D'origine ucraina, ebbe una certa simpatia iniziale per il movimento nazionale del suo paese. (vol. III, p. 297)
Per aver distribuito stampa clandestina si era fatto tre anni di carcere preventivo, dal 1875 al 1878, per poi sentirsi condannare ad un mese di prigione al processo dei centonovantatre. Liberato, era passato tra gli «illegali». (vol. III, p. 297)
Era un vero scienziato, aveva «una testa straordinariamente inventiva». Non amava le discussioni politiche, le lotte di fazione, «la sua natura era contraria ad ogni genere di diplomazia», ma seppe dimostrarsi un notevole teorico della politica, oltre che della tecnica, come proverà uno dei più interessanti articoli pubblicati su «Narodnaja volja», dovuto alla sua penna. (vol. III, p. 297)
Sul Risorgimento italiano
Dimenticare volontariamente è, anche psicologicamente, una operazione impossibile e, se tentata, pericolosa per la salute dell'anima.
Gli uomini del XIX secolo non cercavano di dimenticare, essi furono grandi anche per questo: che ebbero una enorme fiducia nella vivacità dei morti, se così possiamo esprimerci, che fecero un enorme tentativo di vivere con loro, di vedere insieme a loro i problemi del momento.
Altro che «storia che ha sempre ragione». I morti risorgono volere o no, sia nelle cose (la famosa realtà), sia in noi stessi.
Le formule sono morte, gli involucri sono spezzati, i problemi cambiati, ma lo spirito che li spingeva dovrebbe spingere anche noi.
Per concludere, dunque, spezzare i miti, non per sostituirvene altri, o per metterli in soffitta una volta ridotti a pezzi, ma per vedere e prendere ciò che di eterno essi contengono.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026