Ritratto di François Mauriac
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Frasi

Frasi di François Mauriac

28 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di François Mauriac raccolte in un'unica pagina: 28 frasi, divise per libro e argomento.

François Mauriac (scrittore e giornalista francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di François Mauriac

A chi di noi l'albergo d'Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi. Ce l'avevano preso: il mondo, i filosofi e gli scienziati, nostra passione. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla terra. Noi seguivamo una strada, e qualcuno ci veniva a lato. Eravamo soli e non soli. Era la sera. Ecco una porta aperta, l'oscurità d'una sala ove la fiamma del caminetto non rischiara che il suolo e fa tremolare delle ombre. O pane spezzato! O porzione del pane consumata malgrado tanta miseria! «Rimani con noi, poiché il giorno declina...». Il giorno declina, la vita finisce. L'infanzia sembra più lontana che il principio del mondo; e della giovinezza perduta non sentiamo più altro che l'ultimo degli alberi morti del parco irriconoscibile.
Quando furono presso il villaggio ov'erano indirizzati, egli fece vista di voler andare più lontano. Ma essi gli fecero forza dicendo: «Rimani con noi, perché si fa tardi e il giorno declina». Egli entrò nel villaggio per rimaner con loro. Ed essendosi messo a tavola con loro, prese il pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e lo distribuì loro. Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero [...].
Da Vita di Gesù, Mondadori, Milano, 1950, p. 156; citato in Gianfranco Ravasi, La Settimana Santa. , introduzione e scelta dei testi a cura di Marco Ballarini, (supplemento n.1 a Famiglia cristiana), Periodici San Paolo,
Amo talmente tanto la Germania che sono felice di vederne due.
Citato in Stefano Folli, The Incarnation of Politics Is Gone, ilSole24ore.com, 7 maggio 2013.
Che Dio preferisca gli imbecilli, è una voce che gli imbecilli fanno circolare da diciannove secoli.
"Dimmi quello che leggi e ti dirò chi sei" è vero; ma ti conoscerei meglio se mi dicessi quello che rileggi.
Da Mémoires intérieurs.
L'amore coniugale, che persiste attraverso mille vicissitudini, mi sembra il più bello dei miracoli, benché sia anche il più comune.
Dal Diario.
L'artista è bugiardo, ma l'arte è verità!
Da Bloc-Notes.
La morte d'un essere decaduto non distrugge il germe della decadenza. E i figli della sua carne sono pure i figli della sua cupidigia destinati a trasmettere l'orrenda fiaccola a ciò che da loro uscirà.
Da Vita di Gesù, p. 79.
Morte, l'unica delle mie avventure che non commenterò...
Da Journal, II.
Non si devono accettar cortesie, quando poi non si è in grado di ricambiarle.
Da La fine della notte, p. 138.
Ogni dramma inventato riflette un dramma che non s'inventa.
Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
Se esistesse, al mondo, una creatura colla quale potessi confidarmi, sarei capace di spiegarle chiaramente che cosa c'è stato fra quel giovane e me, nell'albergo dov'ero questa mattina e dove ieri, a quest'ora ci parlavamo vicinissimi, in giardino senza vederci?
Da Teresa all'albergo.
Tra tutti gli uomini il romanziere è quello che assomiglia di più a Dio: è la scimmia di Dio.
Da Le roman.
Unire l'estrema audacia all'estremo pudore è una questione di stile.
Uno scrittore è essenzialmente un uomo che non si rassegna alla solitudine.
Da Dio e Mammona.

Giovedì Santo

Anche noi, nel Giovedì Santo, abbiamo ancora in bocca il gusto del Pane, che non è più pane, e nemmeno abbiamo finito d'adorare presente nel nostro corpo l'inimmaginabile umiltà del Figlio di Dio che dobbiamo alzarci in fretta per seguirlo all'orto dell'agonia.
Vorremmo soffermarci, ritrovare contro la spalla il posto dove la fronte di Giovanni si è posata a rivivere in il minuto della storia del mondo, nel quale un boccone fu spezzato tra un grande silenzio e poche parole bastarono a sigillare l'alleanza nuova del Creatore con la sua natura [...].
Tutto il Giovedì Santo, tutta questa lunga giornata di primavera non basterebbe ad esaurire una meditazione ardente di gioia. Ma la Mensa è finita e bisogna entrare nelle tenebre del Giardino; impossibile sostare ancora un solo minuto. (pp. 15-18)
Ravasi 2005, pp. 70-71.
La sera del Giovedì Santo l'apostolo prediletto aveva posato il capo sul petto di Cristo; dopo il Giovedì Santo è il Cristo che riposa nel petto dei suoi amici e non una volta sola, ma ogni mattina, se il loro cuore è puro. (pp. 25-30)
Ravasi 2005, p. 74.
La grazia del Giovedì Santo si trasmetterà sino alla fine dei secoli, sino all'ultimo prete che dirà l'ultima messa nel mondo semidistrutto. Il Giovedì Santo ha creato questo tipo di uomini e ha impresso loro un marchio e un contrassegno speciali. (pp. 55-58)
Ravasi 2005, p. 81.

Frasi da «Lo scimmiottino»

Due volte, nel '17, e nel '18 dopo l'armistizio, si era cercato di mettere Guillaume in collegio: dapprima a Sarlat, presso i gesuiti, poi in un piccolo seminario dei Bassi Pirenei. Era stato respinto alla fine d'un solo trimestre: il piccolo scimmiotto sporcava le lenzuola; quella gente non era attrezzata, soprattutto a quel tempo, ad accogliere ragazzi arretrati o malaticci. (I)
… lo chiamavano Guillou dopo la guerra, dal momento che aveva la sfortuna di portare lo stesso nome del Kaiser. (I)
«... Se, come non dubito punto e come mi auguro, il maestro di scuola vi oppone un nuovo rifiuto...»
«Ebbene, non ci sarà che lasciar crescere Guillaume come un contadinotto. È una vergogna vedere tanti figli di famiglia beneficiare d'una istruzione della quale sono indegni, mentre i figli del popolo...» (I)
Benché il ragazzo non avesse girato mai la testa, forse aveva avvertito la presenza del padre. Galéas ne fu tutt'a un tratto persuaso. "Non ignora che gli sono dietro, non cerca né di nascondersi a me né di confondere le sue tracce. È una guida che mi conduce là dove si augura che io vada con lui..." Galéas non guarda in faccia la via d'uscita verso la quale si affrettano i due ultimi Cernès. Il fremito degli olmi annunzia che la riva è vicina. Non è più il re degli olmi che conduce il figlio per un'ultima cavalcata, ma il ragazzo stesso, che trascina suo padre spodestato e insultato verso l'acqua addormentata della chiusa dove l'estate i ragazzi si bagnano nudi. Eccoli vicini a raggiungere gli umidi margini del reame dove la madre, la sposa, non potrà più tormentarli. Saranno liberati dalla Gorgona – riposeranno. (IV)

Scheda del libro «Lo scimmiottino»

Teresa Desqueyroux – Citazioni

[...] il pensiero è ribelle: impossibile impedirgli di correr dove vuole [...]. (1958, p. 52)
La paura è il principio della saggezza. (1958, p. 69)
Come sei buffo, Bernard, con la tua paura della morte! Non hai mai, come me, il sentimento profondo della tua inutilità? No? Non pensi che la vita di gente come noi assomigli già terribilmente alla morte? (2009, p. 62)
Non ci vuole poi molto ad essere brillanti: basta dire sempre il contrario di ciò che è ragionevole. (2009, p. 62)
Che cosa può temere? Quella notte passerà, come tutte le notti; domani il sole si alzerà: è sicura di uscirne, qualsiasi cosa accada. E niente di peggio può accadere di quest'indifferenza, di questo distacco totale che la separa dal mondo e persino da se stessa. Sì, la morte in vita: Thérèse assapora la morte quanto può assaporarla un essere vivente. (2009, p. 91)
Come spiegarle? Non capirebbe che io sono colma di me stessa, che mi occupo interamente. Anne aspetta solo di avere dei figli per annullarsi in loro, come ha fatto sua madre, come fanno tutte le donne della famiglia. Io, invece, bisogna sempre che mi ritrovi; tento in ogni modo di raggiungere me stessa... [...] È bello questo dono di sé fatto alla specie; sento la bellezza di questo cancellarsi, di questo annullarsi... Ma io, ma io... (2009, p. 102)

Dicono di François Mauriac

Certo, non c'è niente di più sincero di queste pagine. Ma è appunto ciò a renderle spaventose: che tali tormenti, lotte, conflitti gratuiti, chimerici, possano diventare, per un credente, un'angoscia reale: che, con l'accento della verità, compianga noi di non conoscerla più, quell'angoscia, di esserle sfuggiti, di vivere felici!...
André GideRiferito a un foglio di diario di Mauriac apparso nella N.R.F., numero del giugno 1931.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026