Frasi
Frasi di François Rabelais
21 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di François Rabelais raccolte in un'unica pagina: 21 frasi, divise per libro e argomento.
François Rabelais (scrittore e umanista francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Attribuite
Me ne vado in cerca di un grande forse.
Tirate il sipario, la farsa è finita.
Gargantua e Pantagruele – Citazioni
Che se la sete non è presente, bevo per la sete futura. (libro I, cap. V; 1925)
L'appetito vien mangiando, diceva Angest di Mans, ma la sete se ne va bevendo. (libro I, cap. V; 1925)
Come potrei governare altrui, io che non saprei governare me stesso? (libro I, cap. LII; 1925)
La più vera perdita di tempo che conoscesse era contare le ore. (libro I, cap. LII)
Nelle loro regole c'era solo una frase: fai quello che ti pare. (libro I, cap. LVII)
Scienza senza coscienza non è che rovina dell'anima! (libro II, cap. VIII)
Fa di non aver ricevuto invano le grazie che Dio t'ha dato. (libro II, cap. VIII; 1925)
Mancanza di denari, malattia senza pari. (libro II, cap. XVI)
In quanto poi ai rettori dell'università e teologi, li perseguitava in altri modi; quando ne incontrava qualcuno per la via, non mancava mai di far loro qualche brutto scherzo: ora mettendogli uno stronzo nelle pieghe del berretto, o attaccandoglì delle code di carta o strisce di cenci dietro la schiena, o qualche altro fastidio. Un giomo, che tutti i teologi dovevano riunirsi in Sorbona per esaminare gli articoli della fede, egli compose una bella tartina alla Borbonese, tutta fatta d'aglio, di galbanum, di assafoetida, di castoreum, e di stronzi ben caldi, la stemperò nella marcia di posteme cancrenose, e sul far del mattino ne impiastrò 'e unse teologalmente tutto l'anfiteatro di Sorbona, che non ci avrebbe resistito neanche il diavolo. (libro II, cap. XVI)
Non appena fece un peto, la terra tremò per nove leghe all'ingiro, e da essa, insieme alla corruzione dell'aria, nacquero subito più di cinquantatremila omettini, tutti nani e contraffatti; e da una correggia, che gli venne subito dopo, altrettante piccole donne, come ne avete potute veder sulle fiere, di quelle che non crescono mai se non quanto una coda di vacca in lunghezza, o tutte in grossezza come le rape del Limosino. — Come, disse Panurge, avete i peti così prolifici? Perdio, ecco dei bei mozziconi d'uomini e dei begli stoppini di donne: bisogna sposarli assieme, e chissà che non ne nascano dei tafani. (libro II, cap. XXVII)
Degl'ipocriti ancora meno, benché siano tutti beoni superlativi, tutti blenorragici e impestati, guarniti di sete inestinguibile e di fame insaziabile. E perché? Perché non sono gente dabbene, anzi da male, di quel male da cui preghiamo quotidianamente che Dio ci liberi. Non importa che essi contraffacciano talora i penitenti. Mai vecchia scimmia non fece bella smorfia. (libro III, prologo; 1925)
Non riesce a esser debitore chiunque voglia, non riesce a far creditori chiunque voglia. (libro III, cap. III; 1925)
Colle corna varrai di più, peccatore. (libro III, cap. XXVIII; 1925)
Le corna sono appannaggio naturale del matrimonio. Come l'ombra segue il corpo, così le corna seguono gli ammogliati. E quando voi udrete dire di qualcuno queste due parole: è ammogliato, se voi affermate: dunque è, o è stato, o sarà, o può esser becco, voi non passerete per inesperto nell'architettura delle conseguenze naturali. (libro III, cap. XXXII; 1925)
E facilmente la figlia batte le orme della madre. (libro III, cap. XLI)
Ignoranza è madre di tutti i mali. (V, 7)
Amici, voi noterete che al mondo vi sono assai più coglioni che uomini; ricordatevene! (libro V, cap. VIII; 1925)
... il tempo, il quale corrode e diminuisce ogni cosa, accresce invece il valore dei benefici, poiché una buona azione compiuta liberamente verso un uomo ragionevole è continuamente accresciuta da nobile pensiero e dalla rimembranza.
Dicono di François Rabelais
Che cos'è Rabelais? L'ultimo grande grido di gioia del Medio Evo.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026