Frasi
Frasi di François Villon
11 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 11 citazioni di François Villon, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
François Villon (poeta francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di François Villon
Fratelli umani, voi ancora vivi, / non siate duri di cuore con noi! / Se di noi miseri avrete pietà / più presto l'avrà Dio anche di voi.
Ma dove, le nevi dell'anno passato?
Ma non ignoro che poveri e ricchi, / intelligenti e sciocchi, preti e laici, / villani e nobili, prodighi e avari, / piccoli e grandi, affascinanti e brutti, / dame dagli ampi colli impellicciati, / qualunque sia la loro condizione, / qualunque sia l'acconciatura o l'abito, / Morte li prende senza mai eccezione.
Dama dei cieli, reggente della terra, / imperatrice delle infernali paludi, / ricevi la tua umile cristiana, / perché sia compresa tra i tuoi eletti,| nonostante che io mai sia valsa a nulla. / I tuoi beni, o dama e signora, / sono molto più grandi di me peccatrice / senza quei beni nessuno può acquistare meriti / né possedere il cielo; non sono bugiarda: / in questa fede voglio vivere e morire.
Non perdo nel tuo campo la semente / quando a me il frutto somigliante viene. / Che lo sterri vuol Dio e vi ponga il germe; / e questo è il fine per cui noi s'è insieme.
Vivere voglio e morire in questa fede.
Dicono di François Villon
La gente per bene ne parla sottovoce; i professori dalla cattedra glissent, n'appuient pas, gli amatori di cose grassocce ed i collezionisti di bibliotechine pornografiche gli riservano un posto di onore fra il Satiricon di Petronio e i Dialoghi dell'Aretino. Povero Villon! Se il suo spirito travagliato vivesse ancora tra noi, chi gli farebbe perdere peggio le staffe: questi col loro inintelligente entusiasmo, o quelli col loro presuntuoso dispregio?
Non è un Apollo, Villon, siamo d'accordo. Più magro «d'una chimera», più nero «d'uno scovone da forno», i denti più lunghi di quelli d'un rastrello, raso il capo, la barba, i cigli; malato, avariato, vecchio a trent'anni. Non lo dico io, lo dice lui, a chi vuol sentire ed a chi non vuol sentire, con quella sua lingua che taglia e che cuce. Una figura «tra l'orso e il porco», col peggio dell'uno e dell'altro. Pure raggia dai suoi occhi – questo non lo dice, ma possiamo bene figurarcelo senza tema d'errare – un divini aliquid, come raggio di sole tra piovaschi.
La visione di Dante è reale, perché egli la vide; la poesia di Villon è reale, perché egli la visse.
Villon non mentisce a se stesso; egli non sa molto, ma egli sa ciò che sa.
Vorrei essere François Villon per cantare una nuova
Ballata degli impiccati
O penduli salami, cotechini
di Bologna, soavi mortadelle
con il grasso che cola a fior di pelle!
Profumati biroldi, salamini,
sopressate stupende! O vaghe, o buone
salsicce che pendete come liane!
O rosee, vaghissime collane!
E tu, maestosissimo zampone
[...] A voi salve, o salumi bene amati,
e a quei maiali dei vostri antenati.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026